sabato 20 settembre 2008

La kriptonite nella borsa

Ho iniziato a leggere questo libro due giorni fa, la mattina del 18 settembre.
Io e il prof stavamo facendo colazione, e come sempre stavamo leggendo. Dopo due pagine gli ho detto: "Devi leggerlo, sono sicura che ti piacerà".
Parla di Napoli questo libretto, di una famiglia un po' normale e un po' squinternata, dei vizi e vezzi di una città diversa da tutte, che io conosco pochissimo, ma della quale, al posto d'onore nella nostra sala, è appesa una panoramica notturna.
E poi le battute, i frizzi, i lazzi, le inquitetudini e i segreti timori, e i personaggi, uguali a quelli che lui mi ha sempre raccontato fare parte della sua gioventù napoletana.
Ma lui, il mio amore, il mio mitico prof, il prof per definizione, non leggerà mai questo libro.
La sera del 18 settembre, mentre stavamo cenando, come sempre col nostro libro davanti, e lui stava leggendo Diario di scuola di Pennac e stava ridendo riconoscendo molti suoi colleghi nelle impietose descrizioni dello scrittore francese, si è improvvisamente accasciato, e nonostante un'ora di sforzi da parte dei medici del 118, non c'è stato nulla da fare.
Ho finito il libro questa mattina. Non riesco a dormire perché il dolore mi morde coi suoi denti di lupo.
L'ho finito e ho pianto, e ancora piango, perché Alfredo avrebbe adorato questo piccolo libro, e su ogni aneddoto avrebbe ricamato altri aneddoti presi dall'inifnito archivio della sua giovinezza, prendendomi in giro perché io sono lombarda e non ho avuto la fortuna di nascere a Napoli, però tutto sommato non sono una lombarda così male: detesto Bossi e Berlusconi, so fare la pastiera, capisco ormai meglio il napoletano del friulano, che ancora mi paralizza nonostante viva qui da quasi dieci anni.
Ciao amore mio, Rosaria si è impegnata a non farmi scordare il napoletano, ma tu puoi prendere esempio da Gennaro Superman, che poi Superman era anche il tuo eroe preferito, e vieni a farmi una carezza ogni tanto. Me le vedo davanti, le tue mani grandi, calde e gentili, me le sento ancora sul viso.

1 commento:

Cicabuma ha detto...

Mariagrazia...
Sono paralizzata davanti alla tastiera e non so che cosa scrivere... Dimmi che ho capito male!!!
Lo so che non ci conosciamo e forse per te non sono niente, ma io sono qui, sono di Udine, sono vicina... Se hai bisogno di qualcosa, fammelo sapere!!!
Un abbraccio forte forte
Francesca