domenica 14 giugno 2009

I libri di maggio

  • Mostri per le masse - nino d'Attis - 29.05.2009
  • Ladro di sogni - Sergio Paoli - 27.05.2009
  • Neve di primavera - Yukio MIshima - 25.05.2009
  • Madre notte - Kurt Vonnegut - 18.05.2009
  • Al mio giudice - Alessandro Perissinotto - 15.05.2009
  • Rosso Italiano - Massimo Rainer - 12.05.2008
  • Skellig - David Almond - 12.05.2009
  • In fondo alla notte - Hugues Pagan - 11.05.2009
  • Le nove valigie - Béla Zsolt - 08.05.2009
  • Tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno - Leif Persson - 05.05.2009
  • Hammerstein o dell'ostinazione - H.M. Enzesberger - 02.05.2009

martedì 5 maggio 2009

Del libero pensiero,ovvero post pedante numero due

In questi giorni mi sono baloccata con l'idea di scrivere qualcosa sullo scandaletto che sta travolgendo la nostra repubblichetta, vale a dire la richiesta di separazione inviata da donna Veronica al bisunto regnante.
Ora, a parte la discutibile abitudine dei due quasi ex coniugi di comunicare tramite stampa nazionale, abitudine che è forse una necessità dovuta all'eccessivo numero di residenze dei due, che gli impedisce di ritrovarsi, come tutti gli altri coniugi, tra anticamera e cucina, non vedo nulla di nuovo e di sconvolgente nella fine di questo matrimonio, né nelle sue motivazioni, per cui chiudo l'argomento portando a conoscenza dei miei ingenui amici del PD il fatto che questo divorzio e le sue motivazioni nulla cambieranno nell'atteggiamento degli italiani nei confronti dello psiconano.
Insomma, siamo sinceri, il fatto di avere un conducator che se la fila con le minorenni e in palese preda di priapismo e demone meridiano, non solo non è per la maggioranza degli italiani, e mi tocca mettere le donne italiche insieme agli uomini, pregiudizio morale per un leader politico, anzi, immagino che molti gli invidino prestazioni e frequentazioni, dimenticando peraltro che il demone meridiano segna irrevocabilmente l'inizio della fine.
E con questo chiudo questo argomento che forse non avrei dovuto nemmeno pensare di affrontare, tanto poco è il suo significato, a invece mi dedico alla vera materia di questo post, ovvero una disquisizione, che forse sarà un po' pedante, su che cosa è il libero pensiero, e di come i liberi pensatori siano da sempre considerati un fattore di tale disturbo da tentarne l'esclusione dalla società civile.
Riporto qui l'ottima definizione di base fornita da wikipedia: “il libero pensatore definisce col suo libero pensiero tre punti fermi, a) gnoseologico, b) interpretativo, c) espressivo. Egli ritiene infatti che la conoscenza non debba essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica ma deve essere una libera ricerca. La libertà di ricerca si coniuga con la libertà interpretativa rispetto a canoni precendentemente fissati. Infine c) egli rivendica la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impedito o censurato da qualche autorità.”
Il resto del lemma è all'altezza della definizione qui sopra, e invito quindi chi vuole un approfondimento accademico, con note storiche e quant'altro, ad andarselo a leggere.
Voglio però dare una interpretazione di quelli che vengono indicati come i tre punti fermi del libero pensiero.
Inizio dalla gnoseologia, che detta così sembra una cosa difficilissima, e infatti gli anglosassoni, che sono abilissimi semplificatori del linguaggio, la chiamano teoria della conoscenza. Ohibò, così è decisamente più facile, anche perché ci sono due modi di affrontare la conoscenza, il dogma e il dubbio, tertium non datur.
Insomma che il dogmatico è un platoniano, per cui la conoscenza è immutabile, e definisce un dato universale definibile in modo chiaro e stabile. Beh, se vogliamo riassumere tutto questo con un termine che ultimamente si sente spesso, il dogmatico è non relativistico, e da chi si sente spesso questo termine ultimamente? ma dall'uomo biancovestito che regna in vaticano …
Platone si sa lo conoscono tutti, compreso un bifolco incrociato al cinema anni fa e convinto che Platoon fosse la traduzione appunto di Platone, e si chiedeva cosa c'entrasse sto tizio col film di di Oliver Stone, molta meno gente invece conosce Leucippo e Democrito, vale a dire i fondatori del materialismo dialettico. Per la serie Marx non ha inventato nulla, come potrebbe suggerire Giambattista Vico. In ogni caso, su che cosa si fonda il materialismo dialettico? Secondo questa dottrina, la conoscenza è faticosa conquista che si corregge e arricchisce indefinitamente, non un’intuizione contemplativa; il suo oggetto è la materia, nei suoi vari livelli di organizzazione, non la percezione, che ne è unicamente il riflesso, la comunicazione sensibile di qualche aspetto, che per divenire elemento di conoscenza deve essere interpretato nel quadro di una concezione teorica, cioè di tentativo di rispecchiare la realtà che va oltre il fenomenico, spiegandone e prevenendone le occorrenze. Ogni processo di conoscenza per il materialismo dialettico avanza attraverso il confronto continuo fra tre momenti principali: analisi dei dati percettivi; provocazione di nuovi dati percettivi mediante la prassi materiale della sperimentazione; registrazione induttiva ed escogitazione costruttiva di teorie. Insomma il dubbio, il dubbio costante che porta a una ricerca costante, a non dare mai nulla per certo, ad avere opinioni dinamiche, a sapere di non sapere, come disse Socrate, che pure, filosoficamente parlando, è della stessa partita di Platone.
Ovviamente il libero pensiero è in totale contrasto con qualsiasi dogmatismo, una contraddizione in termini. Il dogmatico ha la conoscenza assoluta e in questa il suo nirvana, la sua consolazione la sua pace. Ha magari fatto un percorso duro per arrivarci, nessuno dice il contrario, ma è arrivato e infine si riposa. Il libero pensatore invece, nel suo materialismo dialettico, non riposa mai ...'na faticaaaa.
Alè, insomma che con tanta fatica e ricerca il povero libero pensatore è riuscito a raggiungere un atomo di conoscenza (dimenticavo, il materialismo dialettico si chiama anche atomismo), dopo di che che ne fa? Mica lo può mettere da parte così, come un diamante grezzo, anche perché il mettere da parte la conoscenza è il fondamento del dogmatismo. No, questo atomo va interpretato. Va messo in relazione con gli altri atomi, a loro volta interpretati in precedenza, e la cui interpretazione a sua volta si modifica, ne possono essere invalidate le fondamenta persino. E fin dove arriva l'interpretazione? Fino alle sue estreme conseguenze, alla luce dei pregressi e degli sviluppi, e spesso le conclusioni sono diverse, lontane, incompatibili col sentire comune di tipo dogmatico, sentire che, al suo massimo di ricerca, stabilisce rapporti diretti di causa ed effetto. E soprattutto l'interpretazione della conoscenza da parte del libero pensatore mette in relazione tra di loro cose apparentemente distanti, provenienti da campi totalmente diversi, andando a costituire un corpus interpretativo tanto vasto quanto del tutto atipico per chi non utilizza gli stessi modelli di pensiero. Blasfemo a volte, irritante quasi sempre, altro sempre.
E poi? Poi viene l'espressione. La libertà del pensiero si applica necessariamente anche al linguaggio. Nota per gli eventuali studenti medi, inferiori e superiori, che passassero di qui: non sto dicendo che la libertà del pensiero porta all'abolizione dell'ortografia e della grammatica, sto dicendo che il linguaggio deve essere efficace. Deve essere privo di formalismi, spaziare nella terminologia e nella forma per accompagnare nel modo più efficace il pensiero che si deve esprimere, deve essere forte e immaginativo sia nella forma parlata che nella forma scritta: il linguaggio è l'unico modo che ha il libero pensatore per trasmettere l'unicità del proprio pensiero.
Disturbante? E' molto probabile, soprattutto in una nazione come l'Italia dove si ritiene che la letteratura “alta” debba essere incomprensibile ai più, al punto che la più grande missione della gran parte degli insegnanti di lettere è cancellare qualsiasi forma di spontaneità nell'espressione dei loro allievi.
Insomma che il povero libero pensatore finisce per essere emarginato dalla società, un paria a cui, se va bene, si guarda come a un innocuo eccentrico, e che, se va male, si cerca di emarginare e stigmatizzare, tacciandolo di immoralità, sulla sola base del suo rifiuto adogmatico della morale corrente.
Insomma, e chi me lo fa fare a me di essere un libero pensatore, dati gli enormi inconvenienti della faccenda? Mi tocca ricercare continuamente la conoscenza, senza mai darla per scontata, mi tocca interpretare ogni volta ogni atomo di conoscenza acquisita alla luce di tutto quello che ho acquisito prima, interpretando fenomeni, fatti, parole e avvenimenti fino alle più lontane ed estreme conseguenze, dopo di che non mi posso nemmeno servire di un linguaggio tradizionale, tradizionalmente decente, dato che, se voglio l'efficacia della comunicazione, devo servirmi di iperboli, termini crudi e forti che rimangano impressi, ma che, soprattutto non siano equivocabili e confondibili nel borborigmo del politically correct. Chi me lo fa fare insomma?
Ci sono tante motivazioni, e credo che chiunque eserciti il libero pensiero potrà dare la sua, la mia è semplicemente che sono viva, e non concepisco la vita in altro modo che una perenne ricerca.

domenica 3 maggio 2009

I libri di aprile

Corri, coniglio - John Updike - 26.04.2009
Ma come hai ridotto questo paese - Michael Moore - 24.04.2009
In viaggio con Erodoto - Ryszard Kapuscinski - 19.04.2009
La mia famiglia e altri animali - Gerard Durrel - 16.04.2009
Cuore di ferro - Alfredo Colitto - 12.04.2009
Survivor - Chick Palahniuk - 09.04.2009
Oblomov - Ivan Goncarov - 09.04.2009
Odisee - Gianantonio Stella - 03.04.2009
La regina dei castelli di carta - Stieg Larsson - 02.04.2009

venerdì 24 aprile 2009

Terremoto SPA, seconda puntata: il libro dei numeri

Ecco, dopo un terremoto, un terremoto devastante come quello dell'Abruzzo, dove alcuni paesi come l'ormai tristemente famosa Onna sono stati completamente rasi al suolo, e dove nel capolouogo il 100% degli edifici pubblici è stato dichiarato inagibile, bisogna ricostruire.
E bisogna ricostruire in fretta, in modo da evitare un'altra tristemente famosa vergogna italica, vale a dire i terremotati che per decenni campano nelle tendopoli e nei container.
Basti pensare che ci sono ancora notevoli tracce dei terremoti, tanto per fare qualche esempio, di Messina (anno 1908), Belice (anno 1968), Irpinia (anno 1980), Umbria (1997).
Stranamente non ci sono tracce del terremoto del Friuli, o meglio, una traccia c'è, una rovina diroccata … custodita con la massima cura a perenne memento di quando di questa regione non restò pietra su pietra, ed era il 1976, non il 1908.
Qual'è la differenza tra gli altri terremoti e quello del Friuli, dove l'ultimo baraccato tornò a vivere in una vera casa a meno di dieci anni dall'evento, quando, appunto, ci sono famiglie che ormai hanno visto trascorrere le generazioni nelle baracche nelle altre zone terremotate?
Io non ero in Friuli all'epoca, anche se quel terremoto mi è rimasto impresso per un gustoso episodio famigliare, ma da quel che so, da quello che mi hanno raccontato friulani che quella tragedia hanno vissuto, credo che la differenza l'abbia fatta la circostanza che i cittadini presero in mano in prima persona la situazione, senza attendere l'aiuto di nessuno, e poi accettando e utilizzando al meglio l'aiuto di tutti quelli che vollero darlo.
E questo sia nel momento dell'emergenza, come lo svuotamento dell'ospedale di Gemona, che allora si trovava in pieno centro, dove una catena umana di volontari autoorganizzati evuacò i malati usando le proprie automobili, sia dopo, al momento della ricostruzione, quando ognuno impegnò se stesso fino alla spasimo.
Nessuna grande ricostruzione per il Friuli, ma un grande amore per il territorio, e un attento utilizzo di tutte le risorse che vi piovvero, al punto che, con una battuta, si dice che la fortuna del Friuli è stata il terremoto, che prima la principale produzione di questa regione erano gli emigranti, e adesso fa parte della “locomotiva del Nord-Est”.
Insomma questa lunga digressione per dire che adesso bisogna ricostruire alla svelta.
E qui tornano in primo piano i costruttori edili, vale a dire quelle stesse persone e imprese che sono in gran parte responsabili, assieme ai politici che gli hanno tenuto mano, del disastro avvenuto.
In realtà, dopo il terremoto del Friuli, nessun disastro imputabile a movimenti tellurici è privo di colpevole, e questo deve essere molto chiaro, e il colpevole è colpevole per dolo, e non per semplice colpa od omissione, perché le leggi ci sono, da decenni ormai, e solo il loro mancato rispetto ha provocato tutto questo, e lo provocherà ancora in qualsiasi parte la terra italica deciderà di tremare di nuovo.
Ho già sentito invocare nuove leggi, l'altro grande sport di noi italiani. Abbiamo uno dei corpus giuridici più complesso e completo del mondo, in gran parte ancora abbastanza ben scritto, per lo meno in quelle parti dove la furia e la foga celoduristica e pseudoliberista che girano libere per l'aere dal 1994 in avanti non hanno ancora messo mano.
Sono leggi che se fossero applicate, invece che continuamente disattese e derogate, ci darebbero, tra le altre cose, abitazioni, scuole, uffici pubblici capaci di stare in piedi per uno scuotimento che non ha raggiunto il sesto grado della scala Richter, valore che in Giappone considerano a malapena fastidioso, altro che devastante.
E invece no, si invocano nuove leggi, una ricostruzione veloce, quartieri nuovi, L'Aquila più grande e più bella che pria, si va a far visita ai terremotati nelle tendopoli con grande sfoggio di cerone e fard, si colpevolizza un vignettista che fa semplicemente il suo mestiere, vale a dire esprime dubbi e pungola, si mandano sms per donare soldi alla protezione civile, si fanno consigli dei ministri, e forse pure un G8, nelle zone terremotate, e, soprattutto si dice che le inchieste per scoprire i colpevoli di tanto casino intralciano la ricostruzione.
Ora, è ben vero che nell'Italia di Berlusconi, così come è stato nell'America di Bush Junior, non è lecito disturbare il manovratore, e soprattutto chi ha uno spirito critico viene tacciato di essere un sabotatore, uno privo di amor di patria, un comunista pedofilo e mangiatore di bambini, e soprattutto, oggi, in riguardo all'Abruzzo, uno che non vuole che questo terremoto sia diverso dagli altri, che non lasci i terremotati nelle tendopoli.
Ora, riaffermo il concetto che un terremoto diverso dagli altri c'è già stato, ed è stato quello del Friuli, eppure non c'erano all'epoca ceronati e postfascisti in grande spolvero, non c'erano consigli dei ministri e G8, che erano anni biechi di Democrazia Cristiana, e Moro sarebbe morto solo due anni dopo.
E quindi, come ricostruire in fretta e bene, evitando che gli stessi pescecani che sono colpevoli del disastro si pappino le fette più grosse della pioggia di aiuti che sono in arrivo, beati e pasciuti fino al prossimo terremoto, col quale si potranno poi pascere di nuovo?
Bene, la mia ricettina, non a caso sono anche una cuoca, è questa:
innanzi tutto, tutti, e dico tutti, quelli che non si danno da fare con le mani vadano fuori dalle palle (mi si passi il francesismo, ma prediligo l'efficacia alla finezza del discorso), quindi via televisioni, ceronati, nani, ballerine, pseudoesperti raglianti e quant'altro. Si permetta, come mezzo di comunicazione e informazione, la sola radio, che ha mostrato di essere veramente un servizio pubblico, pubblica o privata che fosse.
Vengano formati dei comitati per la gestione degli aiuti, formati dai cittadini, in primis da coloro che hanno perso casa e famiglia, perché solo chi ha molto sofferto sarà in grado di tenere alla larga chi potrebbe causare nuove sofferenze.
Stiano alla larga i grandi costruttori nazionali, coloro che sono infiltrati dalla mafia, dalla camorra e dalla semplice speculazione, che secondo me di danni ne fa di più che la mafia e la camorra messi insieme, ma la ricostruzione sia affidata alle sole piccole imprese locali, e che queste imprese siano comunque controllate fino alla carta asciugamani nei cestini dei cessi.
Si dia mano libera alla magistratura, perché individui in via definitiva i colpevoli, e li affidi certamente a scontare la loro pena (è vero che io suggerirei i lavori forzati, ma anche spogliarli di tutti i guadagni ingiustamente realizzati, da dividersi tra i loro operai sottopagati non sarebbe male, con successiva interdizione allo svolgere qualsiasi lavoro pagato più di mille euro al mese).
E, soprattutto, si ami finalmente il territorio, lo si consideri una parte viva della comunità: non c'è comunità senza territorio, quando il territorio è devastato si svuota, e infatti già si sentono voci di gente che se ne vuole andare dall'Abruzzo, e se un territorio si svuota, si perde definitivamente una ricchezza di gente e di cultura.
Eppure, non so perché, ma ho la sensazione che le cose andranno in modo diametralmente opposto.
Ma questa è un'altra storia,e si dovrà raccontare un'altra volta.

mercoledì 22 aprile 2009

Terremoto SpA, prima puntata: la genesi

L'Italia, si sa, è un paese di grandi sconvolgimenti, i fiumi straripano, le montagne finiscono dentro bacini artificiali facendo strage di popolazione e scempio di territorio, ma soprattutto, la terra trema.
Trema con grandissimo entusiasmo dal nord al sud di tutto lo stivale, per usare una immagine cara ai nostrani patrioti.
Trema da sempre, cosicché, secondo il noto proverbio “col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”, si dovrebbe supporre che gli italiani abbiano imparato a convivere con questo territorio parkinsoniano, e a contrastarne gli effetti.
E invece no, ogni volta è la prima volta, come dice ogni giorno un simpatico conduttore radiofonico colpito da amnesia.
E infatti è la prima volta anche questa volta, col devastante terremoto dell'Abruzzo.
Devastante, beh, mi pare una parola grossa, visto che in Giappone terremoti di quell'ordine di grandezza sono quasi all'ordine del giorno e non fanno né caldo né freddo a nessuno.
E invece in Abruzzo è venuto giù tutto.
Ora, passi per i monumenti storici, costruiti per forza di cose senza alcun criterio antisismico. Quelli era quasi ovvio che crollassero, grandissimo danno, certo, ma, come ha dimostrato il Friuli, pietra su pietra li si può tirare su di nuovo, belli come prima, e a prova di terremoto, che ovviamente nella ricostruzione, per quanto filologica, ci si può infilare qualche trucchetto.
Il problema è che sono venuti giù, e con grande fervore, edifici recenti, nuovi o nuovissimi, che essendo stati costruiti DOPO il terremoto del Friuli avrebbero dovuto essere stati costruiti con i criteri che quel disastro ha ispirato al legislatore.
Ops, a quanto pare il legislatore propone e i costruttori dispongono. Poverini, dovessero costruire con i criteri della legge vedrebbero drasticamente diminuire il loro margine di guadagno, e così iniziano col chiedere deroghe, prontamente concesse, che ovviamente il politico di turno è sensibile agli interessi di chi lo ha finanziato, più di chi lo ha votato.
Dopo di che a volte la deroga non basta, cavolo, con la sola deroga invece di guadagnare i soliti 100 si rischia di guadagnare solo 80. Che cosa si può fare per prevenire una simile sciagura?
Beh, sappiamo tutti benissimo che al supermercato c'è la pasta che costa 2 euro al chilo e quella che invece costa 70 centesimi, ma è tutta pasta no? Fa niente se quella da 2 euro tiene la cottura e ha una resa ottimale, mentre l'altra si trasforma in una orrenda colla non appena versata nell'acqua calda.
Ecco, anche il cemento, la sabbia, il ferro, hanno le loro versioni a costo normale e low cost. Con gli identici problemi.
Attenzione, io non sto dicendo che sono contro i risparmi o il low cost in generale, sto semplicemente dicendo che se la differenza di costo presuppone una differenza di prestazioni, che sia pasta o che sia cemento è bene utilizzare il materiale che costa di più.
Insomma che i nostri beneamati costruttori hanno utilizzato materiali low cost, nella migliore delle ipotesi, e poi, giusto perché occhio non vede, cuore non duole, hanno evitato di fare quelle simpatiche cosette che sono le prove di resistenza materiali.
Breve nota di spiegazione su cosa sono le prove di resistenza materiali, mi scusi chi è del settore, ma è veramente “for dummies”.
All'atto pratico si produce una serie di cubi di cemento, o del materiale da testare, identici per composizione al materiale che poi verrà posto in opera, e questi cubi vengono maltrattati in tutti i modi, per vedere di nascosto l'effetto che fa, ottenendo così una serie di parametri che permettono di predire che cosa succederà alla nostra costruzione durante la sua vita vera.
Insomma che di queste prove se ne sono fatte poche o punte, e questo me lo conferma un amico che lavora proprio in un laboratorio dove le prove vengono effettuate, molto stupito dal fatto che di case se ne costruiscono sempre tante, ma di cubetti da strapazzare ne arrivano veramente pochi, e sempre meno.
E poi, ci scommetterei, qualche cubetto che proprio doveva essere prodotto risulterà non corrispondere alla composizione del materiale messo in opera. L'ha detto il gobbo nazionale che a pensare male si fa peccato ma di solito non si sbaglia, io mi adeguo solamente.
Insomma che risica e rosica, il nostro bravo costruttore si è riportato quasi al suo 100 di guadagno. Quasi. C'è ancora qualche piccola discrepanza che lo fa sentire tanto povero.
Siccome la necessità aguzza l'ingegno, finalmente ricorda che dal punto di vista puramente riempitivo la sabbia è sabbia, sia che provenga dal mare sia che provenga dalla cava, dove anche quella della qualità più scadente ha un costo. La sabbia di mare invece è del tutto gratuita. E se è gratuita, vale a dire non ha alcun valore, c'è un buon motivo.
Avete presente il sale, quello che mettete nell'acqua della pasta e che fa salire la pressione?
Ecco, chimicamente è cloruro di sodio, NaCl, e si trova in enormi quantità nel mare. Dovreste saperlo, visto che oggi come oggi il sale marino di evaporazione va assai di moda tra i gourmet, che possono scegliere tra il sale grigio di Guerande, il sale lievemente rosato della Bolivia, quello nero, quello affumicato della Norvegia, e via così salando.
E dato che il mare è pieno di sale, non si vede perché non debba esserlo la sabbia che sta nel mare.
Beh, si chiederà qualcuno, ma che c'entra il sale nella sabbia con il terremoto?
C'entra, e sciagurato questo paese che non insegna la chimica e la trasforma in una materia odiosa per i più, perché con tante lettere classiche si finisce col non rendersi conto di quante fregature ci vengono propinate.
E a questo punto vediamo di fare un po' di chimica per dummies, giuro, sarò breve.
Come sappiamo tutti il sale si scioglie molto bene nell'acqua (la pasta, ricordate?), e guardacaso il calcestruzzo, che è poi la miscela di cemento e sabbia con cui sono costruite le nostre case, viene impastato con acqua. L'acqua scioglie il sale contenuto nella sabbia, e il sale, in soluzione acquosa, è una sostanza abbastanza vivace, non a caso le due sostanze che lo compongono sono il cloro e il sodio, che ritroviamo in due bestioline simpatiche come l'acido cloridrico e la soda caustica, di cui tutti sanno essere personcine da trattare con i dovuti modi.
Insomma che queste due sostanze, non più legate tra di loro, ma rese libere e indipendenti dall'acqua, iniziano a far danni in giro, legandosi con tutto quello che trovano e che glielo permette (chimicamente parlando si intende), e producendo composti chimici che nel calcestruzzo proprio non ci dovrebbero essere, ma fin qui la cosa è grave ma non gravissima, qualche civile iraqueno ammazzato per effetti collaterali, direbbe il non rimpianto ex presidente degli stati uniti Bush Junior.
I veri fuochi artificiali avvengono quando questa miscela che non possiamo più chiamare veramente calcestruzzo incontra il ferro di armatura (lo sapete vero che parlare di cemento armato significa che ha un'anima in ferro, e non che è dotato di kalashnikof?). Il cloro ha una vera passione per il ferro, li vuole tanto bene che se lo mangia proprio, cosicché dopo un tempo relativamente breve invece delle nostre bacchettine di ferro dentro i pilastri non ci sarà più nulla, il composto che si forma dall'unione mistica tra ferro e cloro è un sale, non ha alcuna proprietà meccanica.
La casa non crollerà immediatamente, assolutamente no, ma i pilastri sono privi di anima, e così al primo scossone il calcestruzzo, che poi non è nemmeno veramente calcestruzzo, visto che il troppo sodio che ha dentro ne modifica le caratteristiche, deciderà che ne ha avuto abbastanza e si sgretolerà.
Come è successo alla casa dello studente de L'Aquila, o all'ospedale della stessa città, o ad alre costruzioni.
Ma mica è finita qui, perché questo trucchetto della sabbia marina nel calcestruzzo ha portato il nostro costruttore molto vicino al suo desiderato guadagno 100, ma l'obiettivo non è stato centrato in pieno, assolutamente no. E allora che cosa resta da inventare?
Beh, i calcoli sono i calcoli, la carta, o i fogli elettronici si lasciano ben scrivere, e poi l'edilizia mica è una scienza esatta. Se in altri campi la precisione della misura si misura in centesimi, millesimi, armstrong, in edilizia si misura in centimetri. Insomma che se il calcolo da una sezione per un pilastro, per ipotesi, di 50x50 cm, a furia di arrotondamenti si può anche arrivare a 30x30 cm. La casa (l'ospedale) sta su lo stesso … fino al primo scossone.
Dopo di che, quando lo scossone è arrivato, e tutto è venuto giù, hai voglia di risalire alla catena di responsabilità, ciascuno dei personaggi che fanno parte della catena scaricherà sull'altro, e c'è verso che alla fine il colpevole risulti il committente, che così finisce cornuto e mazziato.
Ma dov'è il problema? Dopo un terremoto si ricostruisce no? Lavoro per tutti!
Il resto è un'altra storia, e sarà raccontata un'altra volta ... (La storia infinita - Michael Ende)

lunedì 6 aprile 2009

I libri di marzo

L.A. Confidential - James Ellroy - 29.03.2009
Il ponte sulla Drina - Ivo Andric - 27.03.2009
L'amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez - 20.03.2009
L'uomo che amava i bambini - Christina Stead - 19.03.2009
Non A-3 - Alfred E. van Vogt - 15.03.2009
Melampus - Ennio Flaiano - 14.03.2009
Quello che ti meriti - Anne Holt - 13.03.2009
Il triangolo quadrilatero - William F. Temple - 11.03.2009
Flatlandia - Edwin A. Abbott - 10.03.2009
Letteratura e salti mortali - Raffaele la Capria - 09.03.2009
La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson - 07.03.2009
Everyman - Philip Roth - 05.03.2009
Occhio di gatto - Margaret Atwood - 04.03.2009
La storia infinita - Michael Ende - 02.03.2009

domenica 8 marzo 2009

Lo spirito delle feste

Otto marzo, festa della donna, e buona parte degli uomini a sperticarsi in auguri e mazzi di mimose, mentre parecchie donne fanno le "cene tra donne", magari seguite da spettacolino di spogliarello maschile. Dopo di che, nella cassetta della posta si trovano gli auguri e le esortazioni della politica locale, che è una specie di "monstrum", in quanto unica e pertanto tirata fuori dalla naftalina a dire e fare cose ininfluenti in momenti inutili.
Intanto continuano e aumentano gli stupri, intanto continua e aumenta l'emorragia che fa uscire le donne dal lavoro, aumenta, sebbene stigmatizzata, la discriminazione.
Io mi chiedo che senso abbia festeggiare la donna, veramente.
Innanzi tutto la donna non è niente altro che il genere femminile della specie "homo sapiens", e come tale è diversissima dal genere maschile, eppure identica.
Nessuno si chiede se esista una questione femminile tra i gatti, tanto per fare un esempio, maschi e femmine sono diversi dnelle funzioni e nei compiti, ma assolutamente uguali nella specie.
Se questo banale concetto entrasse nelle nostre troppo complicate testoline, forse potremmo tutto in un botto risolvere la questione.
Maschi e femmine sono diversi, biologicamente, psicologicamente, comportamentalmente, eppure sono identici nel loro ruolo di specie, che, considerato che la specie umana non può vivere allo "stato di natura", altrimenti saremmo ancora scimmie arboricole, consiste, oltre che nel crescere e moltiplicarsi, nel far funzionare la complicata società che ci siamo costruiti.
E ognuno di noi, femmina o maschio che sia, la fa funzionare con identico sforzo, identico uso delle proprie risorse personali, identico impegno, e, soprattutto, identico valore.
E qui ho già finito il mio argomentare, nel senso che le donne della mia età hanno fatto di sicuro una certa confusione, cercando di negare il proprio essere "femmine", e gli uomini invece continuano a non riconoscere l'identità di specie, trasformando in merito e privilegio una semplice differenza biologica.
Così nascono le leggi di emancipazione e parificazione (e io mi chiedo: da chi mi devo emancipare? a chi mi devo parificare? io che sono unica e irripetibile, un assoluto campione di alterità da chiunque?), e sono leggi che nascono già zoppe, perché stabiliscono uno stato di privilegio, o anche solo di normalità, al quale chi non è privilegiato o normale (le donne) deve essere equiparato.
Così, per far bene si fa male, si stabilisce per legge che le donne hanno una situazione di disparità, certificata.
E come si rimedia? si festeggia la donna, ma si sa, le feste servono a mettersi a posto la coscienza. Esattamente come a Natale siamo tutti più buoni, dimenticando quale è il messaggio del Natale (che lo si intenda come nascita di Cristo, di Mitra da cui il natale cristiano è derivato, o Beltane, l'antica festa del solstizio d'inverno), vale a dire il momento del rinnovamento dei patti tra l'uomo e la natura, così si festeggia la donna, dimenticando che nessuna particolare ricorrenza o celebrazione è necessaria tra uguali.

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