martedì 5 maggio 2009

Del libero pensiero,ovvero post pedante numero due

In questi giorni mi sono baloccata con l'idea di scrivere qualcosa sullo scandaletto che sta travolgendo la nostra repubblichetta, vale a dire la richiesta di separazione inviata da donna Veronica al bisunto regnante.
Ora, a parte la discutibile abitudine dei due quasi ex coniugi di comunicare tramite stampa nazionale, abitudine che è forse una necessità dovuta all'eccessivo numero di residenze dei due, che gli impedisce di ritrovarsi, come tutti gli altri coniugi, tra anticamera e cucina, non vedo nulla di nuovo e di sconvolgente nella fine di questo matrimonio, né nelle sue motivazioni, per cui chiudo l'argomento portando a conoscenza dei miei ingenui amici del PD il fatto che questo divorzio e le sue motivazioni nulla cambieranno nell'atteggiamento degli italiani nei confronti dello psiconano.
Insomma, siamo sinceri, il fatto di avere un conducator che se la fila con le minorenni e in palese preda di priapismo e demone meridiano, non solo non è per la maggioranza degli italiani, e mi tocca mettere le donne italiche insieme agli uomini, pregiudizio morale per un leader politico, anzi, immagino che molti gli invidino prestazioni e frequentazioni, dimenticando peraltro che il demone meridiano segna irrevocabilmente l'inizio della fine.
E con questo chiudo questo argomento che forse non avrei dovuto nemmeno pensare di affrontare, tanto poco è il suo significato, a invece mi dedico alla vera materia di questo post, ovvero una disquisizione, che forse sarà un po' pedante, su che cosa è il libero pensiero, e di come i liberi pensatori siano da sempre considerati un fattore di tale disturbo da tentarne l'esclusione dalla società civile.
Riporto qui l'ottima definizione di base fornita da wikipedia: “il libero pensatore definisce col suo libero pensiero tre punti fermi, a) gnoseologico, b) interpretativo, c) espressivo. Egli ritiene infatti che la conoscenza non debba essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica ma deve essere una libera ricerca. La libertà di ricerca si coniuga con la libertà interpretativa rispetto a canoni precendentemente fissati. Infine c) egli rivendica la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impedito o censurato da qualche autorità.”
Il resto del lemma è all'altezza della definizione qui sopra, e invito quindi chi vuole un approfondimento accademico, con note storiche e quant'altro, ad andarselo a leggere.
Voglio però dare una interpretazione di quelli che vengono indicati come i tre punti fermi del libero pensiero.
Inizio dalla gnoseologia, che detta così sembra una cosa difficilissima, e infatti gli anglosassoni, che sono abilissimi semplificatori del linguaggio, la chiamano teoria della conoscenza. Ohibò, così è decisamente più facile, anche perché ci sono due modi di affrontare la conoscenza, il dogma e il dubbio, tertium non datur.
Insomma che il dogmatico è un platoniano, per cui la conoscenza è immutabile, e definisce un dato universale definibile in modo chiaro e stabile. Beh, se vogliamo riassumere tutto questo con un termine che ultimamente si sente spesso, il dogmatico è non relativistico, e da chi si sente spesso questo termine ultimamente? ma dall'uomo biancovestito che regna in vaticano …
Platone si sa lo conoscono tutti, compreso un bifolco incrociato al cinema anni fa e convinto che Platoon fosse la traduzione appunto di Platone, e si chiedeva cosa c'entrasse sto tizio col film di di Oliver Stone, molta meno gente invece conosce Leucippo e Democrito, vale a dire i fondatori del materialismo dialettico. Per la serie Marx non ha inventato nulla, come potrebbe suggerire Giambattista Vico. In ogni caso, su che cosa si fonda il materialismo dialettico? Secondo questa dottrina, la conoscenza è faticosa conquista che si corregge e arricchisce indefinitamente, non un’intuizione contemplativa; il suo oggetto è la materia, nei suoi vari livelli di organizzazione, non la percezione, che ne è unicamente il riflesso, la comunicazione sensibile di qualche aspetto, che per divenire elemento di conoscenza deve essere interpretato nel quadro di una concezione teorica, cioè di tentativo di rispecchiare la realtà che va oltre il fenomenico, spiegandone e prevenendone le occorrenze. Ogni processo di conoscenza per il materialismo dialettico avanza attraverso il confronto continuo fra tre momenti principali: analisi dei dati percettivi; provocazione di nuovi dati percettivi mediante la prassi materiale della sperimentazione; registrazione induttiva ed escogitazione costruttiva di teorie. Insomma il dubbio, il dubbio costante che porta a una ricerca costante, a non dare mai nulla per certo, ad avere opinioni dinamiche, a sapere di non sapere, come disse Socrate, che pure, filosoficamente parlando, è della stessa partita di Platone.
Ovviamente il libero pensiero è in totale contrasto con qualsiasi dogmatismo, una contraddizione in termini. Il dogmatico ha la conoscenza assoluta e in questa il suo nirvana, la sua consolazione la sua pace. Ha magari fatto un percorso duro per arrivarci, nessuno dice il contrario, ma è arrivato e infine si riposa. Il libero pensatore invece, nel suo materialismo dialettico, non riposa mai ...'na faticaaaa.
Alè, insomma che con tanta fatica e ricerca il povero libero pensatore è riuscito a raggiungere un atomo di conoscenza (dimenticavo, il materialismo dialettico si chiama anche atomismo), dopo di che che ne fa? Mica lo può mettere da parte così, come un diamante grezzo, anche perché il mettere da parte la conoscenza è il fondamento del dogmatismo. No, questo atomo va interpretato. Va messo in relazione con gli altri atomi, a loro volta interpretati in precedenza, e la cui interpretazione a sua volta si modifica, ne possono essere invalidate le fondamenta persino. E fin dove arriva l'interpretazione? Fino alle sue estreme conseguenze, alla luce dei pregressi e degli sviluppi, e spesso le conclusioni sono diverse, lontane, incompatibili col sentire comune di tipo dogmatico, sentire che, al suo massimo di ricerca, stabilisce rapporti diretti di causa ed effetto. E soprattutto l'interpretazione della conoscenza da parte del libero pensatore mette in relazione tra di loro cose apparentemente distanti, provenienti da campi totalmente diversi, andando a costituire un corpus interpretativo tanto vasto quanto del tutto atipico per chi non utilizza gli stessi modelli di pensiero. Blasfemo a volte, irritante quasi sempre, altro sempre.
E poi? Poi viene l'espressione. La libertà del pensiero si applica necessariamente anche al linguaggio. Nota per gli eventuali studenti medi, inferiori e superiori, che passassero di qui: non sto dicendo che la libertà del pensiero porta all'abolizione dell'ortografia e della grammatica, sto dicendo che il linguaggio deve essere efficace. Deve essere privo di formalismi, spaziare nella terminologia e nella forma per accompagnare nel modo più efficace il pensiero che si deve esprimere, deve essere forte e immaginativo sia nella forma parlata che nella forma scritta: il linguaggio è l'unico modo che ha il libero pensatore per trasmettere l'unicità del proprio pensiero.
Disturbante? E' molto probabile, soprattutto in una nazione come l'Italia dove si ritiene che la letteratura “alta” debba essere incomprensibile ai più, al punto che la più grande missione della gran parte degli insegnanti di lettere è cancellare qualsiasi forma di spontaneità nell'espressione dei loro allievi.
Insomma che il povero libero pensatore finisce per essere emarginato dalla società, un paria a cui, se va bene, si guarda come a un innocuo eccentrico, e che, se va male, si cerca di emarginare e stigmatizzare, tacciandolo di immoralità, sulla sola base del suo rifiuto adogmatico della morale corrente.
Insomma, e chi me lo fa fare a me di essere un libero pensatore, dati gli enormi inconvenienti della faccenda? Mi tocca ricercare continuamente la conoscenza, senza mai darla per scontata, mi tocca interpretare ogni volta ogni atomo di conoscenza acquisita alla luce di tutto quello che ho acquisito prima, interpretando fenomeni, fatti, parole e avvenimenti fino alle più lontane ed estreme conseguenze, dopo di che non mi posso nemmeno servire di un linguaggio tradizionale, tradizionalmente decente, dato che, se voglio l'efficacia della comunicazione, devo servirmi di iperboli, termini crudi e forti che rimangano impressi, ma che, soprattutto non siano equivocabili e confondibili nel borborigmo del politically correct. Chi me lo fa fare insomma?
Ci sono tante motivazioni, e credo che chiunque eserciti il libero pensiero potrà dare la sua, la mia è semplicemente che sono viva, e non concepisco la vita in altro modo che una perenne ricerca.

1 commento:

Raffaele ha detto...

Carisima Ombraluce,
Carissime Voi Tutte.

in questo giorno particolare è un sincero grazie in ogni momento, in ogni giorno a tutte le mamme del mondo che con tanto amore ci hanno fatto dono della vita. Vita che deve essere vissuta in ogni micro secondo, anche nel tormento dell’anima per cogliere sempre il BELLO, il BUONO ed il VERO in ogni cosa del creato. Anche là dove c’è la tenebra ed il buio che ci mostra le radiose assai care stelle natie che non vediamo nella luce del giorno.

Ma soprattutto anche un assai sincero sentito commosso amorevole silente pensiero per tante mamme che per un fatale destino e per tanti disaggi e prove della vita, soffrono nel loro cuore per essere state private dalla viva presenza dei loro immensi amori.

Affettuosamente
Raffaele