Fa un caldo tale che la cosa che mi riesce meglio è dormire, e anche quando sono sveglia non è che le mie facoltà siano al meglio, infatti vado dicendo che ormai ho superato lo stadio Alzhaimer, ma sono all'encefalopatia spongiforme.
Devo dire che ho avuto il dubbio che non si tratti di una battuta quando il mio medico l'altra mattina ha ridacchiato educatamente quando gliel'ho detto, vabbè.
Il guaio è che ho l'impressione che in Italia sia in corso un'epidemia di encefalopatia spongiforme, che colpisce i già debilitati cervelli dei nostri politici.
I fatti sono banali nella loro antica semplicità e consuetudine.
Il nano pelato è stato colto nel corso di una intercettazione telefonica (ché lui è intercettato, a differenza di me che sono solo una rompiballe ma non ho processi in corso per alcun genere di reato, e non mi frega niente del fatto che lui sia intercettato, anzi), mentre dava indicazioni a un pubblico funzionario per la sistemazione presso la televisione di stato (quella a cui io non pago il canone perché non ce l'ho, e questo è un ottimo motivo per continuare a non averla), per la sistemazione professionale ancorché precaria di alcune sue scaldaletto.
Non stiamo qui a disquisire sull'opportunità di fare carriera facendo da scaldaletto a chicchessia, e nemmeno sull'italico uso di sistemare le proprie scaldaletto a spese dei pubblici servizi.
Il fatto è che di Pietro, quel ragazzaccio, ha detto che il bisunto invece di fare il lavoro di capo del governo (o dell'opposizione in quel preciso momento), faceva il magnaccia.
Apriti cielo, l'irruente ex pm è stato ovunque criticato perché usa un linguaggio da osteria.
A parte che se vogliamo proprio essere sofistici, il termine sarebbe da bollare come "triviale", "da trivio", inteso non nel suo senso di incrocio a tre vie, ma in quello di termine volgare.
Bene, quindi di Pietro si è espresso in termini triviali.
Ora io penso che se sto parlando di santi parlerò in linguaggio ecclesiastico, se parlo di poesia in linguaggio aulico e poetico, se sto parlando di questioni di letto sarà un linguaggio erotico, se parlo di prestazioni sessuali contro compenso, beh, un linguaggio da trivio rende perfettamente l'idea.
Insomma che come sempre si scambia la forma con la funzione, e invece di entrare nel merito del comportamento del bisunto, che, ripeto, sistema le sue scaldaletto a spese del servizio pubblico, gli si da solidarietà attaccando quello che chiama le cose col loro nome, dicendo alla sorda e inebetita opinione pubblica italiana che l'ometto fa il magnaccia invece che il presidente del consiglio italiano.
O che sia un coro di sospiri di invidia nei confronti del pelato che, alla sua età, si può ancora permettere tutta quella carne? mah ....
A proposito di carne, l'altro giorno ho scritto che in questi giorni il fornello in casa mia si accende solo per fare il caffè, e puntuale mi è arrivata la richiesta di precisazioni: scusa, ma che cosa mangiate?
Beh, a parte che c'è il Liolà, dove ogni tanto ci rifiugiamo perché si può mangiare qualcosa di semplice e ben cucinato a prezzi degnissimi e godendo il frescolino della campagna, per il resto andiamo a frullati.
Un esempio?
Frullato di verdura
4 carote, 1 piccolo cespo di lattuga, qualche foglia di prezzemolo, succo di mezzo limone, 1 vasetto di yogurt di capra, 1 tazza di ghiaccio tritato.
Mettere tutti gli ingredienti nel frullatore finché diventa una crema omogenea e un po' montata, servire immediatamente
Sono nato per aiutare la mia creatrice che era a dieta. La dieta funziona anche, ma la politica nemmeno un po', e così sempre di quella si finisce per parlare ...
domenica 29 giugno 2008
venerdì 27 giugno 2008
Il Travaglio del pensiero magico
Ieri pomeriggio, in quel di Lignano, nell'ambito di una degnissima manifestazione denominata "Incontro con gli autori e con il vino", siamo andati a sentire Marco Travaglio.
Pubblico da grandi eventi nonostante il solleone e la canicola, e tifo da stadio per il giornalista che presentava il suo libro "Se li conosci li eviti", una specie di dizionario enciclopedico dei nostri parlamentari di qualsiasi colore politico, tanto per dimostrare che la cialtroneria non è una questione di tessera, anche perché in Italia nemmeno la tessera è una questione di tessera, dato che gli interessi in gioco sono ben altri.
Insomma, assolutamente niente di nuovo per chi segue la politica italiana con spirito critico ancorché incazzato, e infatti il vasto pubblico applaudiva sottolineando i passi salienti dell'intervento, centrato sul conflitto di interessi del bisunto.
Il problema è che quel pur vasto pubblico rappresenta una minoranza in Italia, la minoranza di coloro che guardano le cose con occhio critico, si informano, e usano la ragione per mettere le cose al loro posto, di coloro che per ciascun evento stabiliscono un rapporto di causa ed effetto.
E la maggioranza? La maggioranza è costituita da coloro che invece esaminano gli eventi alla luce del pensiero magico.
Ora si sa, la magia è fatta di formule, che, si pensa, se più volte ripetute danno origine a degli effetti che alterano la vita reale.
Ed ecco qui che sua maestà Silviuccio da Arcore diche i magistrati lo perseguitano, e lo dice un sufficiente numero di volte per cui, per coloro che adottano il pensiero magico, sia vero, e sia vero al punto da sentirsi offesi da questo, e lo ritengono un loro problema, e gli danno simpatia e voto, invece di capire che è un problema solo suo.
Sono gli stessi che sono convinti che votare un imprenditore multimilionario per proprietà transitiva faccia diventare multimilionari anche loro.
Oppure pensano che i loro fallimenti siano colpa degli immigrati, e quindi concordano su leggi assurde contro gli immigrati, senza rendersi conto che queste leggi servono solo a far scendere di prezzo il già basso costo della manodopera clandestina. E non si rendono conto che meno viene pagata la manodopera clandestina meno verrà pagata anche la manodopera legale. In un qualche modo i due fattori sono legati.
Insomma che l'incontro di ieri sera con Marco Travaglio è stato estremamente interessante quanto estremamente inutile, perché chi era lì era terreno fertile, mente razionale che non doveva essere convinta di nulla, al limite dotata di qualche strumento in più per le proprie analisi razionali.
Gli altri non c'erano, perché ciò di cui si stava parlando non aveva alcun accenno di magia, e quindi non sarebbero stati in grado di capire che si stava parlando di qualcosa, figuriamoci di che cosa.
Alla fine della manifestazione è stato servito il vino, prodotto da un'azienda agricola della zona che coltiva le sue viti in maniera eco-compatibile. I miei compagni di gita mi dicono che era piuttosto buono, ma io, si sa, sono astemia. In compenso le patatine che hanno servito insieme non erano freschissime.
Nota: non si parla di cucina in questo periodo, il caldo è così terribile che il massimo dell'accensione dei fornelli è la preparazione del caffè.
Pubblico da grandi eventi nonostante il solleone e la canicola, e tifo da stadio per il giornalista che presentava il suo libro "Se li conosci li eviti", una specie di dizionario enciclopedico dei nostri parlamentari di qualsiasi colore politico, tanto per dimostrare che la cialtroneria non è una questione di tessera, anche perché in Italia nemmeno la tessera è una questione di tessera, dato che gli interessi in gioco sono ben altri.
Insomma, assolutamente niente di nuovo per chi segue la politica italiana con spirito critico ancorché incazzato, e infatti il vasto pubblico applaudiva sottolineando i passi salienti dell'intervento, centrato sul conflitto di interessi del bisunto.
Il problema è che quel pur vasto pubblico rappresenta una minoranza in Italia, la minoranza di coloro che guardano le cose con occhio critico, si informano, e usano la ragione per mettere le cose al loro posto, di coloro che per ciascun evento stabiliscono un rapporto di causa ed effetto.
E la maggioranza? La maggioranza è costituita da coloro che invece esaminano gli eventi alla luce del pensiero magico.
Ora si sa, la magia è fatta di formule, che, si pensa, se più volte ripetute danno origine a degli effetti che alterano la vita reale.
Ed ecco qui che sua maestà Silviuccio da Arcore diche i magistrati lo perseguitano, e lo dice un sufficiente numero di volte per cui, per coloro che adottano il pensiero magico, sia vero, e sia vero al punto da sentirsi offesi da questo, e lo ritengono un loro problema, e gli danno simpatia e voto, invece di capire che è un problema solo suo.
Sono gli stessi che sono convinti che votare un imprenditore multimilionario per proprietà transitiva faccia diventare multimilionari anche loro.
Oppure pensano che i loro fallimenti siano colpa degli immigrati, e quindi concordano su leggi assurde contro gli immigrati, senza rendersi conto che queste leggi servono solo a far scendere di prezzo il già basso costo della manodopera clandestina. E non si rendono conto che meno viene pagata la manodopera clandestina meno verrà pagata anche la manodopera legale. In un qualche modo i due fattori sono legati.
Insomma che l'incontro di ieri sera con Marco Travaglio è stato estremamente interessante quanto estremamente inutile, perché chi era lì era terreno fertile, mente razionale che non doveva essere convinta di nulla, al limite dotata di qualche strumento in più per le proprie analisi razionali.
Gli altri non c'erano, perché ciò di cui si stava parlando non aveva alcun accenno di magia, e quindi non sarebbero stati in grado di capire che si stava parlando di qualcosa, figuriamoci di che cosa.
Alla fine della manifestazione è stato servito il vino, prodotto da un'azienda agricola della zona che coltiva le sue viti in maniera eco-compatibile. I miei compagni di gita mi dicono che era piuttosto buono, ma io, si sa, sono astemia. In compenso le patatine che hanno servito insieme non erano freschissime.
Nota: non si parla di cucina in questo periodo, il caldo è così terribile che il massimo dell'accensione dei fornelli è la preparazione del caffè.
sabato 21 giugno 2008
Storie di povera gente
Leggo oggi sul Corriere una triste storia di estrema povertà in quella che viene considerata una delle zone più ricche del paese, il Nordest: intere famiglie, ben 111, con un reddito lordo annuo tra zero e 5.000 euro.
Vien da chiedersi perché mai si raccolgano fondi per il cosiddetto terzo mondo quando qui da noi c'è tanta povertà, e ci si chiede come si pensi a dar lavoro agli immigrati invece di darlo a questa povera gente, che di sicuro campa chiedendo l'elemosina ai crocicchi delle strade, sfidando le sempre più rigide norme comunali che vietano l'accattonaggio.
Veramente una storia pietosa, peccato che sia completamente falsa.
O meglio, il reddito dichiatato da queste personcine ammodo è quello, da zero a 5.000 euro, mentre il vero reddito era completamente sconosciuto al fisco, così sconosciuto da permettersi l'acquisto di imbarcazioni da 600.000 euro (4 volte il valore della mia casa che sto faticosamente pagando con un mutuo variabile che è aumentato del doppio in meno di tre anni), qualcuno di loro possedeva 50 appartamenti pur dichiarandosi nullatenente, e via così.
Ma in fondo che c'è di male? C'è chi teorizza e chi mette in pratica, e noi abbiamo un presidente del consiglio che considera immorale pagare le tasse.
Chissà quale partito hanno votato queste brave persone, che immagino stimatissime e autorevoli all'interno della loro comunità, le camicie azzurre o i celodurcantanti?
Non so, comincio a pensare che Dante avesse ragione, e che le uniche pene applicabili siano quelle che scaturiscono dal principio del contrappasso, ma non aspetteri l'inferno, non ci sarebbe la certezza della pena in questo modo.
Non credo che sia anticostituzionale una legge che stabilisce che la pena deve essere uguale e contraria al reato, e che faccia campare questa gente col reddito effettivamente dichiarato per tanti anni quanti hanno evaso le tasse.
Come pena accessoria li farei trattare come vengono trattati gli extracomunitari dalle loro parti, e se per caso una parte dei loro redditi fossero derivati dallo sfruttamento di immigrati clandestini, li condannerei a vagare per il Mediterraneo su un barcone.
Sono cattiva? Penso di no, credo di essere semplicemente giusta, e sono anche stufa di questa gente così autoindeulgente con se stessa e pronta a mettersi sul pulpito quando si tratta degli altri.
Vien da chiedersi perché mai si raccolgano fondi per il cosiddetto terzo mondo quando qui da noi c'è tanta povertà, e ci si chiede come si pensi a dar lavoro agli immigrati invece di darlo a questa povera gente, che di sicuro campa chiedendo l'elemosina ai crocicchi delle strade, sfidando le sempre più rigide norme comunali che vietano l'accattonaggio.
Veramente una storia pietosa, peccato che sia completamente falsa.
O meglio, il reddito dichiatato da queste personcine ammodo è quello, da zero a 5.000 euro, mentre il vero reddito era completamente sconosciuto al fisco, così sconosciuto da permettersi l'acquisto di imbarcazioni da 600.000 euro (4 volte il valore della mia casa che sto faticosamente pagando con un mutuo variabile che è aumentato del doppio in meno di tre anni), qualcuno di loro possedeva 50 appartamenti pur dichiarandosi nullatenente, e via così.
Ma in fondo che c'è di male? C'è chi teorizza e chi mette in pratica, e noi abbiamo un presidente del consiglio che considera immorale pagare le tasse.
Chissà quale partito hanno votato queste brave persone, che immagino stimatissime e autorevoli all'interno della loro comunità, le camicie azzurre o i celodurcantanti?
Non so, comincio a pensare che Dante avesse ragione, e che le uniche pene applicabili siano quelle che scaturiscono dal principio del contrappasso, ma non aspetteri l'inferno, non ci sarebbe la certezza della pena in questo modo.
Non credo che sia anticostituzionale una legge che stabilisce che la pena deve essere uguale e contraria al reato, e che faccia campare questa gente col reddito effettivamente dichiarato per tanti anni quanti hanno evaso le tasse.
Come pena accessoria li farei trattare come vengono trattati gli extracomunitari dalle loro parti, e se per caso una parte dei loro redditi fossero derivati dallo sfruttamento di immigrati clandestini, li condannerei a vagare per il Mediterraneo su un barcone.
Sono cattiva? Penso di no, credo di essere semplicemente giusta, e sono anche stufa di questa gente così autoindeulgente con se stessa e pronta a mettersi sul pulpito quando si tratta degli altri.
giovedì 19 giugno 2008
La guida per turisti
Stamattina siamo andati a Gorizia per alcune questioncelle di famiglia.
Non voglio parlare di Gorizia, città sulla quale si è già espresso molto bene Ungaretti, di cui condivido pienamente il pensiero. Solo una breve nota per dire che ho rischiato il soffocamento per le risate quando, sui due bugiardini locali ho letto, rispettivamente:
bugiardino numero 1) che il vicesindaco di alleanza nazionale invocava il dispiegamento della Brigata Pozzuolo per i problemi di ordine pubblico della città (avete presente Gorizia? No? ecco, appunto)
bugiardino numero 2) che la brigata Pozzuolo, nella persona del suo comandante, rispondeva al giornalista che chiedeva se la brigata si sarebbe dispiegata in città di non avere alcuna intenzione di presidiare Gorizia in quanto impegnati in Libano (in cose decisamente più serie che i tiramenti di culo di un vicesindaco fascista insomma).
Comunque, già che eravamo a Gorizia, abbiamo approfittato per fare un salto in Slovenia. Innanzi tutto in Slovenia la benzina costa parecchio meno che in Italia (1,2 euro al litro), ma, soprattutto, nonostante sia entrata in Europa, usi l'Euro e sia in Schengen, in Slovenia non si è verificata la terrificante corsa dei prezzi che ci ha ridotto sul lastrico.
Non vorrei dire una assurdità, ma mi pare che il governo sloveno abbia vigilato perché non succedesse, mentre il governo italiano, che in un modo o nell'altro è fatto di bottegai, che da questi rincari hanno tratto e stanno traendo profitti inauditi (e non lo dico io, lo ha recentemente fatto chiaramente capire anche Mario Draghi), si è messo una bella mascherina sugli occhi, e un po' non ha visto, un po' ha indossato le vesti del bandito.
E se vogliamo aggiungere al danno la beffa, siamo entrati in un piccolo supermercato per fare qualche spesetta, e siamo rimasti basiti nel trovare prodotti italiani venduti a un prezzo inferiore a quello a cui gli stessi prodotti vengono venduti in Italia.
Nel piccolo supermercato abbiamo comprato della spalla di maiale cruda: qui costa circa 6 euro al chilo, là ne costava 3, ed era di qualità migliore, e i miei gatti ne vanno ghiotti.
Dopo di che, decidiamo di rientrare in Italia da un valico diverso da quello da cui siamo entrati, in modo da passare da una macelleria che conosciamo e che vende delle costate superbe.
Usciamo da Nova Gorica e ci troviamo a Salcano, e vediamo l'Isonzo, che in Slovenia si chiama Soca, gonfio delle piogge di questi giorni.
La giornata è stupenda, le molte piogge hanno fatto crescere l'erba e il verde a dismisura, viaggiamo in direzione Tolmin, ci sono poche macchine e siamo di umore ottimo.
A un certo punto vediamo uno strano baracchino su ruote.
E' composto da una station vagon a cui è stato tagliato il tetto nella parte posteriore, facendone una specie di pickup, e su questa base è stata montata una parte che viene chiaramente da una roulotte.
L'insieme, pencolante decisamente verso sinistra, è tenuto più o meno dritto da una serie di tiranti.
Ovviamente la targa è olandese, solo in Olanda è possibile mettere assieme e farsi omologare simili trabiccoli.
Finito lo studio dello strano oggetto decidiamo di superarlo, e continuiamo a percorrere la valle del Soca, con le sue numerose centrali idroelettriche.
A un certo punto però ci rendiamo conto che stiamo facendo troppa strada.
Ci fermiamo e consultiamo le cartine.
Nell'atlante d'Europa che abbiamo in macchina la Slovenia è rappresentata come l'Africa sulle mappe degli antichi romani: hic sunt leones. C'è Nova Gorica, Lubiana, e per il resto una informe massa grigia.
Allora acchiappiamo una cartina dell'Italia, d'altra parte stiamo chiaramente viaggiando a ridosso del confine, e infatti la strada che percorriamo c'è.
Capiamo che doabbiamo tornare indietro per una decina di chilometri e poi andare a destra, verso le colline, e così facciamo.
E' una strada secondaria, che sale serpeggiando nei boschi, che mandano un profumo inebriante.
A un certo punto arriviamo in cima alla collina, e improvvisamente il paesaggio si apre e sotto di noi, in tutto il suo splendore, compare, intero, il Collio, parte slovena e parte italiana.
Le vigne e i frutteti sono di un verde abbagliante, qua e là punteggiato dal bianco o dal crema delle case e delle cantine.
Iniziamo la discesa, e non dobbiamo dirci niente per capire che abbiamo una fame nera, e che quella terra così fertile e ricca deve sicuramente produrre qualche trattoria in cui due poveri viandanti si possano sfamare.
D'altra parte è mezzogiorno.
Ovviamente nel momento in cui ci si rende conto che si ha fame non compare più alcun posto di ristoro.
Attraversiamo paesi e paesini, vino quanto se ne vuole, ma da mangiare niente.
Siamo affamatissimi quando decidiamo di fermarci a fare benzina, e il prof chiede al benzinaio se conosce un posto dove mangiare.
Il benzinaio ci consiglia di tornare indietro e di salire a un castello che si vede sull'altro lato della valle, lì, dice, c'è un ristorante con prezzi normali.
Non stiamo a chiederci che cosa siginifichi normali, andiamo.
Fuori dal castello abbiamo un attimo di incertezza: il posto ci sembra un po' pretenzioso, e ancora più pretenzioso ci sembra quando entriamo. Oltretutto siamo soli.
Fa niente, ormai ci siamo, e non potemmo fare un solo passo in più senza cercare di morderci reciprocamente.
Ci portano il menù, e i prezzi esposti ci confortano, sono decisamente onesti.
Io ordino un carpaccio di funghi, seguito da un roastbeef di cavallo con porcini ai ferri, mentre il prof chiede delle specie di piccoli ravioli ripieni di patate e conditi con una crema di porri, e calamari fritti.
Il cibo è abbondante, come di solito in Slovenia, e buonissimo. I piccoli champignon del mio carpaccio sono freschissimi, cosparsi di scaglie di ottimo grana, i ravioletti veramente sfiziosi, il roastbeef tenerissimo e i calamari perfetti, morbidi e assolutamente non unti.
Saremmo anche a posto così, ma mi ricordo che sul menù ci sono le palacinke.
Le palacinke possono essere buonissime o pessime, dipende da come sono fatte.
In molti casi sanno troppo di uovo, in altri casi sono troppo spesse, oppure il ripieno è troppo dolce.
Insomma che è un dessert semplicissimo che riserva un sacco di cattive sorprese.
Decido di tentare, data la qualità del resto, e infatti mi vengono servite delle palacinke perfette, ripiene di una deliziosa crema di fichi secchi e noci.
Il prof prende una torta tipica locale, sue strati di sfoglia morbida farciti di ricotta e ciliegie.
Paghiamo un conto di 30 euro (ebbene si), e ce ne andiamo felici.
Non voglio parlare di Gorizia, città sulla quale si è già espresso molto bene Ungaretti, di cui condivido pienamente il pensiero. Solo una breve nota per dire che ho rischiato il soffocamento per le risate quando, sui due bugiardini locali ho letto, rispettivamente:
bugiardino numero 1) che il vicesindaco di alleanza nazionale invocava il dispiegamento della Brigata Pozzuolo per i problemi di ordine pubblico della città (avete presente Gorizia? No? ecco, appunto)
bugiardino numero 2) che la brigata Pozzuolo, nella persona del suo comandante, rispondeva al giornalista che chiedeva se la brigata si sarebbe dispiegata in città di non avere alcuna intenzione di presidiare Gorizia in quanto impegnati in Libano (in cose decisamente più serie che i tiramenti di culo di un vicesindaco fascista insomma).
Comunque, già che eravamo a Gorizia, abbiamo approfittato per fare un salto in Slovenia. Innanzi tutto in Slovenia la benzina costa parecchio meno che in Italia (1,2 euro al litro), ma, soprattutto, nonostante sia entrata in Europa, usi l'Euro e sia in Schengen, in Slovenia non si è verificata la terrificante corsa dei prezzi che ci ha ridotto sul lastrico.
Non vorrei dire una assurdità, ma mi pare che il governo sloveno abbia vigilato perché non succedesse, mentre il governo italiano, che in un modo o nell'altro è fatto di bottegai, che da questi rincari hanno tratto e stanno traendo profitti inauditi (e non lo dico io, lo ha recentemente fatto chiaramente capire anche Mario Draghi), si è messo una bella mascherina sugli occhi, e un po' non ha visto, un po' ha indossato le vesti del bandito.
E se vogliamo aggiungere al danno la beffa, siamo entrati in un piccolo supermercato per fare qualche spesetta, e siamo rimasti basiti nel trovare prodotti italiani venduti a un prezzo inferiore a quello a cui gli stessi prodotti vengono venduti in Italia.
Nel piccolo supermercato abbiamo comprato della spalla di maiale cruda: qui costa circa 6 euro al chilo, là ne costava 3, ed era di qualità migliore, e i miei gatti ne vanno ghiotti.
Dopo di che, decidiamo di rientrare in Italia da un valico diverso da quello da cui siamo entrati, in modo da passare da una macelleria che conosciamo e che vende delle costate superbe.
Usciamo da Nova Gorica e ci troviamo a Salcano, e vediamo l'Isonzo, che in Slovenia si chiama Soca, gonfio delle piogge di questi giorni.
La giornata è stupenda, le molte piogge hanno fatto crescere l'erba e il verde a dismisura, viaggiamo in direzione Tolmin, ci sono poche macchine e siamo di umore ottimo.
A un certo punto vediamo uno strano baracchino su ruote.
E' composto da una station vagon a cui è stato tagliato il tetto nella parte posteriore, facendone una specie di pickup, e su questa base è stata montata una parte che viene chiaramente da una roulotte.
L'insieme, pencolante decisamente verso sinistra, è tenuto più o meno dritto da una serie di tiranti.
Ovviamente la targa è olandese, solo in Olanda è possibile mettere assieme e farsi omologare simili trabiccoli.
Finito lo studio dello strano oggetto decidiamo di superarlo, e continuiamo a percorrere la valle del Soca, con le sue numerose centrali idroelettriche.
A un certo punto però ci rendiamo conto che stiamo facendo troppa strada.
Ci fermiamo e consultiamo le cartine.
Nell'atlante d'Europa che abbiamo in macchina la Slovenia è rappresentata come l'Africa sulle mappe degli antichi romani: hic sunt leones. C'è Nova Gorica, Lubiana, e per il resto una informe massa grigia.
Allora acchiappiamo una cartina dell'Italia, d'altra parte stiamo chiaramente viaggiando a ridosso del confine, e infatti la strada che percorriamo c'è.
Capiamo che doabbiamo tornare indietro per una decina di chilometri e poi andare a destra, verso le colline, e così facciamo.
E' una strada secondaria, che sale serpeggiando nei boschi, che mandano un profumo inebriante.
A un certo punto arriviamo in cima alla collina, e improvvisamente il paesaggio si apre e sotto di noi, in tutto il suo splendore, compare, intero, il Collio, parte slovena e parte italiana.
Le vigne e i frutteti sono di un verde abbagliante, qua e là punteggiato dal bianco o dal crema delle case e delle cantine.
Iniziamo la discesa, e non dobbiamo dirci niente per capire che abbiamo una fame nera, e che quella terra così fertile e ricca deve sicuramente produrre qualche trattoria in cui due poveri viandanti si possano sfamare.
D'altra parte è mezzogiorno.
Ovviamente nel momento in cui ci si rende conto che si ha fame non compare più alcun posto di ristoro.
Attraversiamo paesi e paesini, vino quanto se ne vuole, ma da mangiare niente.
Siamo affamatissimi quando decidiamo di fermarci a fare benzina, e il prof chiede al benzinaio se conosce un posto dove mangiare.
Il benzinaio ci consiglia di tornare indietro e di salire a un castello che si vede sull'altro lato della valle, lì, dice, c'è un ristorante con prezzi normali.
Non stiamo a chiederci che cosa siginifichi normali, andiamo.
Fuori dal castello abbiamo un attimo di incertezza: il posto ci sembra un po' pretenzioso, e ancora più pretenzioso ci sembra quando entriamo. Oltretutto siamo soli.
Fa niente, ormai ci siamo, e non potemmo fare un solo passo in più senza cercare di morderci reciprocamente.
Ci portano il menù, e i prezzi esposti ci confortano, sono decisamente onesti.
Io ordino un carpaccio di funghi, seguito da un roastbeef di cavallo con porcini ai ferri, mentre il prof chiede delle specie di piccoli ravioli ripieni di patate e conditi con una crema di porri, e calamari fritti.
Il cibo è abbondante, come di solito in Slovenia, e buonissimo. I piccoli champignon del mio carpaccio sono freschissimi, cosparsi di scaglie di ottimo grana, i ravioletti veramente sfiziosi, il roastbeef tenerissimo e i calamari perfetti, morbidi e assolutamente non unti.
Saremmo anche a posto così, ma mi ricordo che sul menù ci sono le palacinke.
Le palacinke possono essere buonissime o pessime, dipende da come sono fatte.
In molti casi sanno troppo di uovo, in altri casi sono troppo spesse, oppure il ripieno è troppo dolce.
Insomma che è un dessert semplicissimo che riserva un sacco di cattive sorprese.
Decido di tentare, data la qualità del resto, e infatti mi vengono servite delle palacinke perfette, ripiene di una deliziosa crema di fichi secchi e noci.
Il prof prende una torta tipica locale, sue strati di sfoglia morbida farciti di ricotta e ciliegie.
Paghiamo un conto di 30 euro (ebbene si), e ce ne andiamo felici.
mercoledì 18 giugno 2008
Storia del puzzle dalla bolletta al pranzo
Tanto per proseguire il discorso di ieri, e dare ancora un pochino di ragione al matto (ma solo sull'argomento del costo del petrolio), oggi su un pericoloso giornale rivoluzionario (il Corriere della Sera), trovo questo articoletto ameno:
"Il puzzle bollette. Tasse e vecchi debiti
Guardare che cosa c'è dietro ai prezzi dei prodotti italiani dell'energia è un po' come aprire un vaso di Pandora: all'interno si scoprono voci bizzarre, che potrebbero addirittura avere un risvolto comico se non si traducessero automaticamente in un prelievo di denaro dalle tasche delle famiglie. Così è ad esempio per l'accisa che grava sul prezzo dei carburanti, che contiene una serie di prelievi che, in ordine temporale, vanno dal finanziamento della guerra di Etiopia del 1935 fino al contributo per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 passando per il Vajont, il Belice, l'alluvione di Firenze e altro. Imposte che si sono stratificate nel tempo e hanno contribuito a far sì che il 55% del prezzo del litro di benzina verde, o il 45% di quello del gasolio, sia costituito da tasse, Iva inclusa."
(Chi vuole leggere integralmente l'articolo, lo trova qui http://www.corriere.it/economia/08_giugno_18/bollette_sideri_916382d0-3cf6-11dd-bfea-00144f02aabc.shtml)
Insomma che, molto candidamente, apprendiamo che tra il 45 e il 55% del costo della benzina alla pompa è costituito da tasse, e non tasse normali, che se mi dicessero che il 55% del costo della benzina verde va a finanziare la sanità pubblica, o la scuola pubblica, forse nemmeno farei una piega, anzi, probabilmente plaudirei felice.
Invece è costituito da tasse che non si sa dove vanno a finire, dato che i recipienti non esistono più: la guerra d'Etipia è finita nel modo ignominoso che conosciamo, i ferrotranvieri quel contratto l'hanno avuto, immagino due lire a fronte di un fiume di soldi che contiuano ad arrivare dalle tasse sui carburanti, il sindaco del Vajont ha detto pubblicamente che tutto è ricostruito da un pezzo, che quei soldi non gli servono più, e che, soprattutto, non li ha mai nemmeno ricevuti, eccetera eccetera ...
E allora, caro Tremonti, oltre a inventare tasse improbabili che probabilmente daranno un gettito per cui non vale proprio lo sforzo, per ridistribuire una inezia dei favolosi introiti dei petrolieri, perché non dare una ripulita ai mille balzelli che gravano i carburanti? Oppure, con atto intelligente, accorparli in una unica voce il cui gettito vada a finanziare lo stato sociale, alè!
E a proposito di puzzle, oggi, esattamente all'ultimo momento, il prof mi ha avvisato che avrebbe portato a casa a pranzo un collega.
Per fortuna qualche anno fa frequentavo gli Hare Krsna, dai quali ho imparato che quando aumentano i commensali non è il caso di aumentare il quantitativo delle porzioni, è molto meglio aggiungere una portata, da dividere tra tutti i commensali (soprattutto se nel frattempo il negozio ha chiuso per l'intervallo di pranzo).
Una specie di puzzle culinario insomma, e, visto che oggi il pranzo prevedeva pesce con insalata, ci ho aggiunto un po' di fagiolini e un piatto di spaghetti.
Spaghetti al pesto rosso (x 3 persone)
210 g di spaghetti, 6 cucchiai di olio extravegine di oliva, 70 g di pomodori secchi sott'olio, 30 g di grana grattuggiato, 1 spicchio d'aglio, qualche foglia di basilico.
Mettere nel mixer i pomodori secchi, l'olio, l'aglio e il grana e frullare fino ad ottenere un pesto grossolano.
Nel frattempo lessare la pasta, condirla con il pesto diluito con qualche cucchiaio di acqua di cottura, aggiungere il basilico e servire caldissimo.
Filetto di branzino al limone (x 2 persone)
2 branzinetti sfilettati, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, scorza di mezzo limone, olio extravergine di oliva.
Scaldare l'olio in una padella antiaderente, deporre i filetti di branzino con la polpa in alto, cuocere per un paio di minuti, poi aggiungere la scorza di limone e il vino. Continuare la cottura prendendo di tanto in tanto un cucchiaio di fondo e irrorando i filetti. Quando sono uniformememente bianchi, incoperchiare e proseguire la cottura per 5 minuti.
Volendo arricchire il piatto con dei fagiolini, lessarli in acqua bollente salata per 10 minuti, scolarli e ripassarli nel fondo di cottura del pesce.
Insalata capperina
100 g di foglie di lattuga, 80 g di rucola, 150 g di pomodori ciliegini, 1 carota, 1 costola di sedano, un cucchiaio di capperi di Pantelleria, olio extravergine di oliva, succo di mezzo limone, qualche foglia di basilico.
Lavare, strizzare e spezzettare le insalate, tagliare la carota a fettine sottilissime con un pelapatate, tagliare la costola di sedano a listarelle e i pomodori in quarti.
Disporre il tutto in una capace insalatiera e aggiungere i capperi.
In una ciotolina emulsionare l'olio, il limone e le foglie di basilico spezzettate, quindi condire l'insalata.
"Il puzzle bollette. Tasse e vecchi debiti
Guardare che cosa c'è dietro ai prezzi dei prodotti italiani dell'energia è un po' come aprire un vaso di Pandora: all'interno si scoprono voci bizzarre, che potrebbero addirittura avere un risvolto comico se non si traducessero automaticamente in un prelievo di denaro dalle tasche delle famiglie. Così è ad esempio per l'accisa che grava sul prezzo dei carburanti, che contiene una serie di prelievi che, in ordine temporale, vanno dal finanziamento della guerra di Etiopia del 1935 fino al contributo per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 passando per il Vajont, il Belice, l'alluvione di Firenze e altro. Imposte che si sono stratificate nel tempo e hanno contribuito a far sì che il 55% del prezzo del litro di benzina verde, o il 45% di quello del gasolio, sia costituito da tasse, Iva inclusa."
(Chi vuole leggere integralmente l'articolo, lo trova qui http://www.corriere.it/economia/08_giugno_18/bollette_sideri_916382d0-3cf6-11dd-bfea-00144f02aabc.shtml)
Insomma che, molto candidamente, apprendiamo che tra il 45 e il 55% del costo della benzina alla pompa è costituito da tasse, e non tasse normali, che se mi dicessero che il 55% del costo della benzina verde va a finanziare la sanità pubblica, o la scuola pubblica, forse nemmeno farei una piega, anzi, probabilmente plaudirei felice.
Invece è costituito da tasse che non si sa dove vanno a finire, dato che i recipienti non esistono più: la guerra d'Etipia è finita nel modo ignominoso che conosciamo, i ferrotranvieri quel contratto l'hanno avuto, immagino due lire a fronte di un fiume di soldi che contiuano ad arrivare dalle tasse sui carburanti, il sindaco del Vajont ha detto pubblicamente che tutto è ricostruito da un pezzo, che quei soldi non gli servono più, e che, soprattutto, non li ha mai nemmeno ricevuti, eccetera eccetera ...
E allora, caro Tremonti, oltre a inventare tasse improbabili che probabilmente daranno un gettito per cui non vale proprio lo sforzo, per ridistribuire una inezia dei favolosi introiti dei petrolieri, perché non dare una ripulita ai mille balzelli che gravano i carburanti? Oppure, con atto intelligente, accorparli in una unica voce il cui gettito vada a finanziare lo stato sociale, alè!
E a proposito di puzzle, oggi, esattamente all'ultimo momento, il prof mi ha avvisato che avrebbe portato a casa a pranzo un collega.
Per fortuna qualche anno fa frequentavo gli Hare Krsna, dai quali ho imparato che quando aumentano i commensali non è il caso di aumentare il quantitativo delle porzioni, è molto meglio aggiungere una portata, da dividere tra tutti i commensali (soprattutto se nel frattempo il negozio ha chiuso per l'intervallo di pranzo).
Una specie di puzzle culinario insomma, e, visto che oggi il pranzo prevedeva pesce con insalata, ci ho aggiunto un po' di fagiolini e un piatto di spaghetti.
Spaghetti al pesto rosso (x 3 persone)
210 g di spaghetti, 6 cucchiai di olio extravegine di oliva, 70 g di pomodori secchi sott'olio, 30 g di grana grattuggiato, 1 spicchio d'aglio, qualche foglia di basilico.
Mettere nel mixer i pomodori secchi, l'olio, l'aglio e il grana e frullare fino ad ottenere un pesto grossolano.
Nel frattempo lessare la pasta, condirla con il pesto diluito con qualche cucchiaio di acqua di cottura, aggiungere il basilico e servire caldissimo.
Filetto di branzino al limone (x 2 persone)
2 branzinetti sfilettati, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, scorza di mezzo limone, olio extravergine di oliva.
Scaldare l'olio in una padella antiaderente, deporre i filetti di branzino con la polpa in alto, cuocere per un paio di minuti, poi aggiungere la scorza di limone e il vino. Continuare la cottura prendendo di tanto in tanto un cucchiaio di fondo e irrorando i filetti. Quando sono uniformememente bianchi, incoperchiare e proseguire la cottura per 5 minuti.
Volendo arricchire il piatto con dei fagiolini, lessarli in acqua bollente salata per 10 minuti, scolarli e ripassarli nel fondo di cottura del pesce.
Insalata capperina
100 g di foglie di lattuga, 80 g di rucola, 150 g di pomodori ciliegini, 1 carota, 1 costola di sedano, un cucchiaio di capperi di Pantelleria, olio extravergine di oliva, succo di mezzo limone, qualche foglia di basilico.
Lavare, strizzare e spezzettare le insalate, tagliare la carota a fettine sottilissime con un pelapatate, tagliare la costola di sedano a listarelle e i pomodori in quarti.
Disporre il tutto in una capace insalatiera e aggiungere i capperi.
In una ciotolina emulsionare l'olio, il limone e le foglie di basilico spezzettate, quindi condire l'insalata.
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martedì 17 giugno 2008
Ai matti si da sempre ragione
Si dice che ai matti si da sempre ragione, e questo è vero, soprattutto quando ce l'hanno.
Il matto in questione è il presidente iraniano Ahmadinejad, che di solito quando apre bocca dice degli spropositi inauditi, ma stavolta sono nettamente propensa a pensare che abbia ragione.
Mi spiego, in un articolo pubblicato su Repubblica il barbuto giovanotto sostiene che il caro prezzi del petrolio è falsato e manovrato, che non c'è alcuna necessita di aumentare la produzione di greggio perché sul mercato ce n'è più che a sufficienza, anzi, troppo, e che alla base di tutta l'instabilità che stiamo vivendo c'è la diminuzione di valore del dollaro (rispetto all'euro immagino, come sempre negli articoli dei giornali italiani le dichiarazioni dei politici sono tagliate in modo da capirci il meno possibile).
Infatti giusto ieri il prof mi faceva notare che, preso il valore del dollaro rispetto all'euro nel 2000 e nel 2008, traducendo il costo del petrolio in euro si otterrebbe una diminuzione di costo per ciascun barile di circa mezzo euro.
Si, mi sono spiegata bene, in pratica noi che paghiamo le nostre forniture in euro non dovremmo riscontrare alcun aumento nei prezzi del petrolio.
E invece no, i nostri prezzi continuano ad alzarsi.
Ora, considerato che, esaminando quello che ha detto il barbuto, mi par di capire che questa enorme differenza di soldi che escono dalle nostre tasche non arrivi in quelle degli iraniani, mi chiedo dove sia il collo di bottiglia, dove sia questo enome aneurisma di soldi che si sta formando da qualche parte.
Ed ecco che Tremonti, nel suo modo demagogico, punta il dito sul colpevole, istituendo la Robin Tax sugli enormi guadagni dei petrolieri.
Non sto ad esaminare ora una tassa che è stata strombazzata come un modo per ridistribuire la ricchezza, e sarà invece una una tantum ... e immagino che, a differenza delle tante una tantum con cui negli anni sono stati colpiti i cittadini, che sono diventate "una semper", questa sarà veramente una una tantum, e scommetto anche che finiremo per ripagarla noi ... ma dicevo, non ho voglia di approfondire adesso.
Così, mi tocca dar ragione al matto, niente da fare in proposito, anche se questo non migliora di una virgola la mia opinione sul soggetto, che d'altra parte è la stessa opinione che ho nei confronti dei politici nostrani.
Lo so che qualcuno potrà ritenere questo abbinamento blasfemo, ma oggi ho cucinato maiale. Giuro, non l'ho fatto per scorno al presidente iraniano, la spesa per oggi l'ho fatta ieri, quando ancora non avevo letto la sua opinione sul prezzo del petrolio!
Nodini di maiale in umido con verdure (x 2 persone)
2 nodini di maiale, 1/2 cipolla, 1 costola di sedano, 2 carote, 1 peperone rosso, 10 g di burro, 1/2 bicchiere di brodo vegetale, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine di oliva, farina, prezzemolo, dragoncello, semi di finocchio.
Sciogliere il burro con poco olio in una larga padella antiaderente.
Tagliare a dadini molto piccoli tutte le verdure, metterle nella padella e farle appassire.
Nel frattempo infarinare bene i nodini, scrollando la farina in eccesso.
Togliere le verdure dalla padella, mettere i nodini e rosolarli un paio di minuti per parte.
Rimettere le verdure nella padella, aggiungere il vino e lasciarlo evaporare, bagnare col brodo e continuare la cottura con padella coperta finché la carne è ben tenera (15 minuti circa).
Tritare finemente gli aromi e cospargere la carne qualche minuto prima di spegnere il fuoco.
Servire caldissimo accompagnando con del riso Basmati lessato.
Il matto in questione è il presidente iraniano Ahmadinejad, che di solito quando apre bocca dice degli spropositi inauditi, ma stavolta sono nettamente propensa a pensare che abbia ragione.
Mi spiego, in un articolo pubblicato su Repubblica il barbuto giovanotto sostiene che il caro prezzi del petrolio è falsato e manovrato, che non c'è alcuna necessita di aumentare la produzione di greggio perché sul mercato ce n'è più che a sufficienza, anzi, troppo, e che alla base di tutta l'instabilità che stiamo vivendo c'è la diminuzione di valore del dollaro (rispetto all'euro immagino, come sempre negli articoli dei giornali italiani le dichiarazioni dei politici sono tagliate in modo da capirci il meno possibile).
Infatti giusto ieri il prof mi faceva notare che, preso il valore del dollaro rispetto all'euro nel 2000 e nel 2008, traducendo il costo del petrolio in euro si otterrebbe una diminuzione di costo per ciascun barile di circa mezzo euro.
Si, mi sono spiegata bene, in pratica noi che paghiamo le nostre forniture in euro non dovremmo riscontrare alcun aumento nei prezzi del petrolio.
E invece no, i nostri prezzi continuano ad alzarsi.
Ora, considerato che, esaminando quello che ha detto il barbuto, mi par di capire che questa enorme differenza di soldi che escono dalle nostre tasche non arrivi in quelle degli iraniani, mi chiedo dove sia il collo di bottiglia, dove sia questo enome aneurisma di soldi che si sta formando da qualche parte.
Ed ecco che Tremonti, nel suo modo demagogico, punta il dito sul colpevole, istituendo la Robin Tax sugli enormi guadagni dei petrolieri.
Non sto ad esaminare ora una tassa che è stata strombazzata come un modo per ridistribuire la ricchezza, e sarà invece una una tantum ... e immagino che, a differenza delle tante una tantum con cui negli anni sono stati colpiti i cittadini, che sono diventate "una semper", questa sarà veramente una una tantum, e scommetto anche che finiremo per ripagarla noi ... ma dicevo, non ho voglia di approfondire adesso.
Così, mi tocca dar ragione al matto, niente da fare in proposito, anche se questo non migliora di una virgola la mia opinione sul soggetto, che d'altra parte è la stessa opinione che ho nei confronti dei politici nostrani.
Lo so che qualcuno potrà ritenere questo abbinamento blasfemo, ma oggi ho cucinato maiale. Giuro, non l'ho fatto per scorno al presidente iraniano, la spesa per oggi l'ho fatta ieri, quando ancora non avevo letto la sua opinione sul prezzo del petrolio!
Nodini di maiale in umido con verdure (x 2 persone)
2 nodini di maiale, 1/2 cipolla, 1 costola di sedano, 2 carote, 1 peperone rosso, 10 g di burro, 1/2 bicchiere di brodo vegetale, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine di oliva, farina, prezzemolo, dragoncello, semi di finocchio.
Sciogliere il burro con poco olio in una larga padella antiaderente.
Tagliare a dadini molto piccoli tutte le verdure, metterle nella padella e farle appassire.
Nel frattempo infarinare bene i nodini, scrollando la farina in eccesso.
Togliere le verdure dalla padella, mettere i nodini e rosolarli un paio di minuti per parte.
Rimettere le verdure nella padella, aggiungere il vino e lasciarlo evaporare, bagnare col brodo e continuare la cottura con padella coperta finché la carne è ben tenera (15 minuti circa).
Tritare finemente gli aromi e cospargere la carne qualche minuto prima di spegnere il fuoco.
Servire caldissimo accompagnando con del riso Basmati lessato.
lunedì 16 giugno 2008
Muti come pesci
Dato che sulla politica italiana è meglio stendere un velo pietoso ... o meglio, macchè velo, un tendone da circo che copra questo governo eletto in maniera plebiscitaria, e al quale gli italiani hanno dato mandato di
a) fare i cazzi di Berlusconi
b) fare i cazzi di Berlusconi
b) succhiare quel poco di indipendenza intellettuale che si può ancora trovare in giro in modo che Berlusconi e accoliti possano meglio farsi i cazzi propri
torno a parlare di cucina, che è poi lo scopo principe per cui era nato questo blog.
A guardare il tempo ci si dovrebbe dare dentro con la classica cucina invernale, nonostante sia giugno inoltrato fa un freddo polare, e ringrazio la mia pigrizia che mi ha fatto rimandare il momento di portare la trapunta in lavanderia, dato che la trapunta è dovuta tornare, e d'urgenza, sul letto, ma d'altra parte qui siamo a dieta (giusto per dire qualcosa di nuovo), così si cerca di cucinare leggero.
Cucinare leggero non significa che quello che si mangia non deve avere alcun sapore, altrimenti, come sanno tutti eccetto i dietologi, nessuna dieta può dare un qualche risultato, e così oggi ho preparato le trote farcite di trota e una insalatina con salsa mimosa.
Trote alla trota (x 2 persone)
2 trotelle freschissime eviscerate, 50 g di trota affumicata, 2 patate medie, 1 ciuffo di prezzemolo, qualche foglia di aneto, la scorza di mezzo limone, olio extravergine di oliva.
Tritare finemente, fino ad avere un composto omogeneo, la trota affumicata, il prezzemolo, l'aneto e la scorza di limone.
Farcire le trote lavate e asciugate.
Pelare le patate e tagliarle a fette sottilissime. Immergerle in acqua bollente e cuocere per due minuti. Scolarle e disporle al centro di due quadrati di alluminio per cucina, formando un letto su cui disporre le trote.
Irrorare con pochissimo olio, chiudere il cartoccio e cuocere in forno caldissimo (220 °C) per 20 minuti.
Insalatina in salsa mimosa (x 2 persone)
100 g di valerianella, 1 finocchio, i costola di sedano, 1 uovo, succo di mezzo limone, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva.
Pulire, laare e asciugare l'insalata, togliere le foglie esterne al finocchio e tagliarlo a fettine sottili. Tagliare a fettine sottili anche il sedano.
Riunire tutti i vegetali in una capace insalatiera.
Rassodare l'uovo e prelevarne il tuorlo. Sminuzzarlo finemente in una ciotolina. Aggiungere il succo di limone, un pizzico di sale, una abbondante macinata di pepe e l'olio, e sbattere energicamente con una forchetta fino a emulsionare il composto.
Condire l'insalatina mescolando bene.
a) fare i cazzi di Berlusconi
b) fare i cazzi di Berlusconi
b) succhiare quel poco di indipendenza intellettuale che si può ancora trovare in giro in modo che Berlusconi e accoliti possano meglio farsi i cazzi propri
torno a parlare di cucina, che è poi lo scopo principe per cui era nato questo blog.
A guardare il tempo ci si dovrebbe dare dentro con la classica cucina invernale, nonostante sia giugno inoltrato fa un freddo polare, e ringrazio la mia pigrizia che mi ha fatto rimandare il momento di portare la trapunta in lavanderia, dato che la trapunta è dovuta tornare, e d'urgenza, sul letto, ma d'altra parte qui siamo a dieta (giusto per dire qualcosa di nuovo), così si cerca di cucinare leggero.
Cucinare leggero non significa che quello che si mangia non deve avere alcun sapore, altrimenti, come sanno tutti eccetto i dietologi, nessuna dieta può dare un qualche risultato, e così oggi ho preparato le trote farcite di trota e una insalatina con salsa mimosa.
Trote alla trota (x 2 persone)
2 trotelle freschissime eviscerate, 50 g di trota affumicata, 2 patate medie, 1 ciuffo di prezzemolo, qualche foglia di aneto, la scorza di mezzo limone, olio extravergine di oliva.
Tritare finemente, fino ad avere un composto omogeneo, la trota affumicata, il prezzemolo, l'aneto e la scorza di limone.
Farcire le trote lavate e asciugate.
Pelare le patate e tagliarle a fette sottilissime. Immergerle in acqua bollente e cuocere per due minuti. Scolarle e disporle al centro di due quadrati di alluminio per cucina, formando un letto su cui disporre le trote.
Irrorare con pochissimo olio, chiudere il cartoccio e cuocere in forno caldissimo (220 °C) per 20 minuti.
Insalatina in salsa mimosa (x 2 persone)
100 g di valerianella, 1 finocchio, i costola di sedano, 1 uovo, succo di mezzo limone, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva.
Pulire, laare e asciugare l'insalata, togliere le foglie esterne al finocchio e tagliarlo a fettine sottili. Tagliare a fettine sottili anche il sedano.
Riunire tutti i vegetali in una capace insalatiera.
Rassodare l'uovo e prelevarne il tuorlo. Sminuzzarlo finemente in una ciotolina. Aggiungere il succo di limone, un pizzico di sale, una abbondante macinata di pepe e l'olio, e sbattere energicamente con una forchetta fino a emulsionare il composto.
Condire l'insalatina mescolando bene.
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