Ecco fatto, le elezioni sono passate (quasi che ci sono alcuni ballottaggi minori), e il nano ha stravinto, o meglio, la cosiddetta sinistra ha straperso.
Sono un po' di giorni che mi chiedo come abbia fatto il nano a stravincere, nonostante abbia fatto, umanamente parlando, tutto il possibile per farsi lanciare su Marte.
Eppure gli italiani gli hanno dato di nuovo fiducia.
Ora, una cosa è da dire: la fiducia l'hanno data a lui, perché effettivamente si è speso sempre in prima persoa, persino il paventato disastro del Lazio, dove il suo partito ha fatto il possibile e l'impossibile per farsi eliminare dal gioco, è diventato una vittoria perché l'ometto, che è ridicolo in tutto tranne che nella sua enorme forza di volontà applicata al potere, si è speso pesantemente, dando forza a qualsiasi mistificazione.
Poi ieri, sentendo una trasmissione radiofonica che tutto sommato non mi piace, vale a dire Un giorno da pecora, ho capito tutto degli elettori di destra che in massa sono andati a votare, mentre quelli di sinistra sono stati a casina loro, e l'ho capito ascoltando Lory del Santo, potete ascoltarla anche voi cliccando qui, cioè scaricando il podcast della trsmissione.
E' veramente illuminante sugli argomenti che muovono il medio elettore della destra nostrana, che, è bene dirlo, non ha nulla a che vedere con la destra liberista vera, che non apprezzo ma rispetto, e nemmeno con la destra con cui ci si menava ai tempi miei, epoca in cui tutti eravamo in torto marcio ma avevamo l'attenuante di crederci davvero e non volere niente in cambio per le botte che davamo e prendevamo.
E intanto, mentre Lory del Santo si erge a maitre a penser dell'elettorato di destra, che fa il PD? O meglio, che fa oltre a cavillare, distinguere, dividersi, incolpare, fare dichiarazioni di vittoria inutili, stare attaccata al cadreghino con tutte le proprie forze?
Niente, assolutamente niente.
E la tragedia è che nessuna lezione gli insegna niente, nè la pesante sconfitta, che ha colpito anche persone che avrebbero meritato di vincere come la Bresso e la Bonino, nè l'esempio della Puglia e di Vendola, esempio che insegna che non sono i giochini di segreteria, gli infiniti distinguo e i mazantinismi a dirigere il voto, oggi il voto si dirige in tutt'altro modo.
Insomma che Puglia a parte, e molto a parte direi, il PD non c'è, mentre il PDL c'è, anche se sinceramente parlando non risponde a nulla delle necessità del popolo italiano, ma lo fa con una tale leggerezza e convinzione che gli italiani si sono convinti che sia meglio essere governati da uno che fa palesemente i cazzi suoi e che prende in giro i propri oppositori per il look invece che per le idee, dimostrando così che le loro idee sono del tutto ininfluenti.
Misera consolazione, non c'è nemmeno Brunetta, che non ha superato le urne, nè per statura nè per voti.
Consiglierei a tutti coloro che non ci sono, a Brunetta così come ai dirigenti del PD, di chiudersi in casa a giocare a Pet Society, che è alla loro portata. Per il resto, sarà bene ricominciare da capo.
Sono nato per aiutare la mia creatrice che era a dieta. La dieta funziona anche, ma la politica nemmeno un po', e così sempre di quella si finisce per parlare ...
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mercoledì 31 marzo 2010
giovedì 11 marzo 2010
Il fantastico mondo di Amelie
Probabilmente faccio una citazione a capocchia, non ho visto il film di cui sfrutto il titolo, ma d'altra parte i post devono avere un titolo, e questo mi sembra adatto alla situazione. Certo, la situazione è confusa e non esattamente fantastica, ma d'altra parte il tentativo di coprire tutto con quintali di melassa è tale che può essere riferito solo a un film che riesce a far venire il diabete anche solo leggendo la asettica descrizione di Wikipedia.
Di cosa parlo? Ohibò, parlo del casino delle elezioni, ancora e ovviamente, dopo che in questi giorni la situazione era talmente magmatica che non appena mi accingevo a mettere mano al blog le cose cambiavano, e mi toccava desistere.
Breve punto della situazione, in soldoni e senza sottigliezze e sfumature, che non ho voglia di stare a battere tasti per sei mesi onde descrivere qualche giorno di vita politica italiana.
In Lazio le liste del principale partito di governo, definito da ora avanti, tanto per usare un linguaggio contrattuale, Partito Unico (PU), hanno scazzato l'orario di presentazione delle stesse, venendo quindi escluse dalla competizione elettorale.
Certo, è brutto, ma in fin dei conti la disamina dei fatti dice che se la sono cercata, il loro incaricato alla presentazione pare sia andato a mangiarsi un panino invece di portare le liste al protocollo, che poi sia davvero un attacco di fame, o, come si mormora, un atttacco di modifica delle liste all'ultimo minuto,il risultato non cambia.
D'altra parte, in Lombardia la lista dello stesso PU viene presentata priva di alcuni dei requisiti richiesti per legge, in particolare priva delle autentiche di firma. Ora, è notorio che molto spesso alcune delle firme di presentazione di lista non vengono ammesse, ma in questo caso la situazione è stravolgente: le firme irregolari sono così tante che la lista scende sotto il minimo indicato dalla legge, e quindi non viene ammessa.
Anche lì, come direbbe il proverbio, chi è causa del suo mal pianga se stesso, non si tratta di una norma varata ieri, si sa che le firme di presentazione delle liste devono essere più o meno legalmente vere, c'è solo da alzare un po' il culo per raccoglierle, non è certo difficile, non per Formigoni in Lombardia, tanto per dire.
Ora, da qualsiasi parte del mondo chi ha combinato simili pasticci sarebbe cacciato dalla sua base, a colpi di calcio in culo, perché se è vero che non si può togliere al popolo il diritto di votare, tanto meno lo può fare l'arroganza, l'insipienza e il mancato rispetto per le regole.
Ho detto questo a un amico di estrema destra (è uno solo, lo tengo con grande cura come se fosse una specie protetta dal WWF, anche e soprattutto perché mi fa tenerezza il fatto che dica estrema destra e sia così facile leggere l'anarchia nei suoi assunti, senza che lui lo voglia ammettere), che mi ha tacciato di essere nazimaoista e ha detto che la mia pretesa gli ricordava i Kmer Rossi di Cambogia.
Ora, non mi pare che si possano tirare in ballo gli Kmer per via di un mancato rispetto delle leggi, ma vorrei segnalare all'amico, e a chi si trovasse a pensarla come lui, che il rispetto delle leggi non è mai contro il popolo, soprattutto se queste leggi sono state fatte da rappresentanti eletti dal popolo, liberamente.
Che poi sono gli stessi che oggi invocano la libertà di non rispettarle.
Ma santo iddio, se io sono una che deve presentare una gara presso un ente pubblico, e arrivo in ritardo al protocollo dove devo presentare i documenti, non posso invocare l'emissione di un decreto interpretativo che dica che il fatto che io sono nell'edificio dove si trova il protocollo significa che mi sono presentato allo stesso.
Piuttosto facciamo un decreto che dia vigore di legge al quarto d'ora accademico, che per lo meno diventa uguale per tutti.
Perché insomma, mi sono andata a cercare il testo del famoso decreto "salvaliste", e a mio modesto parere è anticostituzionale. Io non sono una costituzionalista, ma un chimico, però ogni volta che ho detto che una legge mi puzzava di anticostituzionalità mi sono trovata ad aver ragione. E siccome non credo di essere un genio, penso che in realtà non sia così difficile capire se una cosa va secondo i dettami della costituzione oppure no.
In ogni caso se qualcuno vuol leggere il testo del decreto, che, detto tra di noi, è un pastrocchio innominabile, lo trova qui.
E' un pastrocchio innominabile perché, essendo stato scritto in fretta e furia da qualcuno che evidentemente con il funzionamento della legge ha poca dimestichezza, sta risultando del tutto ininfluente sulla ammissibilità o meno delle liste alle elezioni. Certifica solo che si può bighellonare nei locali del Tribunale e dire che si è lì per presentare una lista, e poi consegnarla anche due giorni dopo e pretendere che si tenga conto dei termini, e questo per la problematica del Lazio, mentre il comma che si occupa della Lombardia è un capolavoro di cui potrebbe andare fiero Ponzio Pilato.
Insomma che fatto il decreto, la soluzione non si è trovata, così ieri scende in campo il pelato, ed è il suo intervento che mi ha scatenato il titolo del post.
In altre parole, con una ricostruzione che è un capolavoro di architettura del fantastico, il nostro gnomo ha accusato i radicali e i giudici di aver impedito fisicamente la presnetazione della lista in Lazio.
Ora, che i fans di Emma Bonino potessero essere in tribunale a fare un po' di gazzarra, potrebbe anche starci, ma in quel caso il bravo presentatore di lista aveva solo che da chiamare le forze dell'ordine e farsi scortare all'ufficio protocollo. Lui sarebbe arrivato in tempo, e i gazzarristi sarebbero stati, come minimo, richiamati all'ordine. C'è da dire, a parziale discolpa, che i rappresentanti del PU sono così allergici ai tribunali da non sapere che al loro interno si trovano copiose le forze dell'ordine, vale a dire quegli omini in divisa a cui chiedere protezione in caso di necessità.
Ma i giudici? Ma qualcuno può seriamente vedere i giudici che si mettono a fare barriera contro il presentatore di lista? Qualcuno ci crede? No perché mi pare veramente una cosa ai confini della realtà, di quelle che se vado in giro a dirle io arriva un uomo in camice bianco, con fare paterno, e in men che non si dica mi ritrovo in una cella imbottita e blindata.
Oltretutto mi sfugge un particolare.
Se la ricostruzione cosi fantasiosamente fantastica fosse vera, perché:
1) si è fatto il decreto salvaliste, la cui formulazione indica chiaramente da che parte sta la negligenza
2) perché non si è proceduto a una querela, che oltretutto non sarebbe nemmeno stata contro ignoti, visto che in Italia impedire a qualcuno di votare è reato?
C'è un'anima buona che mi spiega queste incongruenze in maniera logica e sensata?
E ricordate, io sono una fan di Alice nel Paese delle Meraviglie e della ferrea logica di Lewis Carrol, Amelie non fa per me.
Di cosa parlo? Ohibò, parlo del casino delle elezioni, ancora e ovviamente, dopo che in questi giorni la situazione era talmente magmatica che non appena mi accingevo a mettere mano al blog le cose cambiavano, e mi toccava desistere.
Breve punto della situazione, in soldoni e senza sottigliezze e sfumature, che non ho voglia di stare a battere tasti per sei mesi onde descrivere qualche giorno di vita politica italiana.
In Lazio le liste del principale partito di governo, definito da ora avanti, tanto per usare un linguaggio contrattuale, Partito Unico (PU), hanno scazzato l'orario di presentazione delle stesse, venendo quindi escluse dalla competizione elettorale.
Certo, è brutto, ma in fin dei conti la disamina dei fatti dice che se la sono cercata, il loro incaricato alla presentazione pare sia andato a mangiarsi un panino invece di portare le liste al protocollo, che poi sia davvero un attacco di fame, o, come si mormora, un atttacco di modifica delle liste all'ultimo minuto,il risultato non cambia.
D'altra parte, in Lombardia la lista dello stesso PU viene presentata priva di alcuni dei requisiti richiesti per legge, in particolare priva delle autentiche di firma. Ora, è notorio che molto spesso alcune delle firme di presentazione di lista non vengono ammesse, ma in questo caso la situazione è stravolgente: le firme irregolari sono così tante che la lista scende sotto il minimo indicato dalla legge, e quindi non viene ammessa.
Anche lì, come direbbe il proverbio, chi è causa del suo mal pianga se stesso, non si tratta di una norma varata ieri, si sa che le firme di presentazione delle liste devono essere più o meno legalmente vere, c'è solo da alzare un po' il culo per raccoglierle, non è certo difficile, non per Formigoni in Lombardia, tanto per dire.
Ora, da qualsiasi parte del mondo chi ha combinato simili pasticci sarebbe cacciato dalla sua base, a colpi di calcio in culo, perché se è vero che non si può togliere al popolo il diritto di votare, tanto meno lo può fare l'arroganza, l'insipienza e il mancato rispetto per le regole.
Ho detto questo a un amico di estrema destra (è uno solo, lo tengo con grande cura come se fosse una specie protetta dal WWF, anche e soprattutto perché mi fa tenerezza il fatto che dica estrema destra e sia così facile leggere l'anarchia nei suoi assunti, senza che lui lo voglia ammettere), che mi ha tacciato di essere nazimaoista e ha detto che la mia pretesa gli ricordava i Kmer Rossi di Cambogia.
Ora, non mi pare che si possano tirare in ballo gli Kmer per via di un mancato rispetto delle leggi, ma vorrei segnalare all'amico, e a chi si trovasse a pensarla come lui, che il rispetto delle leggi non è mai contro il popolo, soprattutto se queste leggi sono state fatte da rappresentanti eletti dal popolo, liberamente.
Che poi sono gli stessi che oggi invocano la libertà di non rispettarle.
Ma santo iddio, se io sono una che deve presentare una gara presso un ente pubblico, e arrivo in ritardo al protocollo dove devo presentare i documenti, non posso invocare l'emissione di un decreto interpretativo che dica che il fatto che io sono nell'edificio dove si trova il protocollo significa che mi sono presentato allo stesso.
Piuttosto facciamo un decreto che dia vigore di legge al quarto d'ora accademico, che per lo meno diventa uguale per tutti.
Perché insomma, mi sono andata a cercare il testo del famoso decreto "salvaliste", e a mio modesto parere è anticostituzionale. Io non sono una costituzionalista, ma un chimico, però ogni volta che ho detto che una legge mi puzzava di anticostituzionalità mi sono trovata ad aver ragione. E siccome non credo di essere un genio, penso che in realtà non sia così difficile capire se una cosa va secondo i dettami della costituzione oppure no.
In ogni caso se qualcuno vuol leggere il testo del decreto, che, detto tra di noi, è un pastrocchio innominabile, lo trova qui.
E' un pastrocchio innominabile perché, essendo stato scritto in fretta e furia da qualcuno che evidentemente con il funzionamento della legge ha poca dimestichezza, sta risultando del tutto ininfluente sulla ammissibilità o meno delle liste alle elezioni. Certifica solo che si può bighellonare nei locali del Tribunale e dire che si è lì per presentare una lista, e poi consegnarla anche due giorni dopo e pretendere che si tenga conto dei termini, e questo per la problematica del Lazio, mentre il comma che si occupa della Lombardia è un capolavoro di cui potrebbe andare fiero Ponzio Pilato.
Insomma che fatto il decreto, la soluzione non si è trovata, così ieri scende in campo il pelato, ed è il suo intervento che mi ha scatenato il titolo del post.
In altre parole, con una ricostruzione che è un capolavoro di architettura del fantastico, il nostro gnomo ha accusato i radicali e i giudici di aver impedito fisicamente la presnetazione della lista in Lazio.
Ora, che i fans di Emma Bonino potessero essere in tribunale a fare un po' di gazzarra, potrebbe anche starci, ma in quel caso il bravo presentatore di lista aveva solo che da chiamare le forze dell'ordine e farsi scortare all'ufficio protocollo. Lui sarebbe arrivato in tempo, e i gazzarristi sarebbero stati, come minimo, richiamati all'ordine. C'è da dire, a parziale discolpa, che i rappresentanti del PU sono così allergici ai tribunali da non sapere che al loro interno si trovano copiose le forze dell'ordine, vale a dire quegli omini in divisa a cui chiedere protezione in caso di necessità.
Ma i giudici? Ma qualcuno può seriamente vedere i giudici che si mettono a fare barriera contro il presentatore di lista? Qualcuno ci crede? No perché mi pare veramente una cosa ai confini della realtà, di quelle che se vado in giro a dirle io arriva un uomo in camice bianco, con fare paterno, e in men che non si dica mi ritrovo in una cella imbottita e blindata.
Oltretutto mi sfugge un particolare.
Se la ricostruzione cosi fantasiosamente fantastica fosse vera, perché:
1) si è fatto il decreto salvaliste, la cui formulazione indica chiaramente da che parte sta la negligenza
2) perché non si è proceduto a una querela, che oltretutto non sarebbe nemmeno stata contro ignoti, visto che in Italia impedire a qualcuno di votare è reato?
C'è un'anima buona che mi spiega queste incongruenze in maniera logica e sensata?
E ricordate, io sono una fan di Alice nel Paese delle Meraviglie e della ferrea logica di Lewis Carrol, Amelie non fa per me.
mercoledì 3 marzo 2010
Impensabile
Impensabile, così pare che abbia commentato Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del consiglio, riferendosi ovviamente al fatto che la magistratura ha confermato che le due liste del partito più potente d'Italia non rispettavano i requisiti minimi di legge.
Ora mi chiedo: che cosa è impensabile?
Che le liste non avessero i requisiti minimi di legge?
Oddio, capita. In effetti arrivare in ritardo non è reato, però ovunque il ritardo ha delle conseguenze: se io arrivo in ritardo in stazione perdo il treno (a meno che non sia una Freccia, ma questo è un altro, tragico capitolo), se arrivo in ritardo a un appuntamento con una nuova fiamma rischio di essere scaricata prima ancora di salire sulla giostra, e via così. Per cui, il ritardo non è un reato, ma se non ci si può presentare alle elezioni per un negligente ritardo si recita il mea culpa, non si grida all'intrigo politico nè si accusa la magistratura per aver rilevato il problema, e nemmeno si minaccia la rivoluzione.
Un po' più grave del ritardo è spacciare firme taroccate. Voglio dire: la legge prevede che le firme siano raccolte secondo certe modalità per evitare che siano composte di nomi a caso. Per esempio, se ci fosse la mia firma sulla lista di Formigoni, sarebbe evidentemente tarocca, perché è una firma che io non metterei mai, tanto per fare un esempio.
Non sta bene che la legge richieda che le firme abbiano dei requisiti? si cambia la legge prima, non dopo che è stata scoperto l'inganno, e anche qui, si recita il mea culpa, ci si cosparge il capo di cenere, e si evita di prendersela con la magistratura, che è poi lo stesso comportamento del bimbo che quando viene scoperto con la mano nella marmellata dice che non è colpa sua, ma della mamma che ha comprato la marmellata.
Oppure è impensabile che qualcuno si sia permesso, a norma di legge e svolgendo i suoi compiti istituzionali, di stabilire che certi comportamenti ancora non si possono tenere?
Mi sa che è buona la due.
La magistratura, ancora una volta, ha preso atto che il re è nudo, si è permessa di dichiarare invisibili i vestiti dell'imperatore.
D'altra parte lo si vede bene, questo potere che ormai sta alla guida della nazione da 16 anni, che le interruzioni sono state poche e del tutto ininfluenti, è sempre più insofferente di qualsiasi regola, che si tratti di legge o di vivere civile.
Per cui è impensabile, veramente impensabile, sopportarli ancora ...
Ora mi chiedo: che cosa è impensabile?
Che le liste non avessero i requisiti minimi di legge?
Oddio, capita. In effetti arrivare in ritardo non è reato, però ovunque il ritardo ha delle conseguenze: se io arrivo in ritardo in stazione perdo il treno (a meno che non sia una Freccia, ma questo è un altro, tragico capitolo), se arrivo in ritardo a un appuntamento con una nuova fiamma rischio di essere scaricata prima ancora di salire sulla giostra, e via così. Per cui, il ritardo non è un reato, ma se non ci si può presentare alle elezioni per un negligente ritardo si recita il mea culpa, non si grida all'intrigo politico nè si accusa la magistratura per aver rilevato il problema, e nemmeno si minaccia la rivoluzione.
Un po' più grave del ritardo è spacciare firme taroccate. Voglio dire: la legge prevede che le firme siano raccolte secondo certe modalità per evitare che siano composte di nomi a caso. Per esempio, se ci fosse la mia firma sulla lista di Formigoni, sarebbe evidentemente tarocca, perché è una firma che io non metterei mai, tanto per fare un esempio.
Non sta bene che la legge richieda che le firme abbiano dei requisiti? si cambia la legge prima, non dopo che è stata scoperto l'inganno, e anche qui, si recita il mea culpa, ci si cosparge il capo di cenere, e si evita di prendersela con la magistratura, che è poi lo stesso comportamento del bimbo che quando viene scoperto con la mano nella marmellata dice che non è colpa sua, ma della mamma che ha comprato la marmellata.
Oppure è impensabile che qualcuno si sia permesso, a norma di legge e svolgendo i suoi compiti istituzionali, di stabilire che certi comportamenti ancora non si possono tenere?
Mi sa che è buona la due.
La magistratura, ancora una volta, ha preso atto che il re è nudo, si è permessa di dichiarare invisibili i vestiti dell'imperatore.
D'altra parte lo si vede bene, questo potere che ormai sta alla guida della nazione da 16 anni, che le interruzioni sono state poche e del tutto ininfluenti, è sempre più insofferente di qualsiasi regola, che si tratti di legge o di vivere civile.
Per cui è impensabile, veramente impensabile, sopportarli ancora ...
martedì 2 marzo 2010
Vota Antonio
Certo che non potevo scegliere momento migliore per riprendere questo blog. Tra poche settimane si terranno le elezioni in diverse regioni, tra le quali due che sono in grado di spostare l'ago politico italiano, e che cosa va a capitare? Che le liste presentate dal più potente partito italiano non vengono accettate.
In Lazio prima la lista vien presentata in ritardo, perché l'incaricato si è attardato a riempirsi lo stomaco, in Lombardia poi una buona fetta delle firme manca dei requisiti di legge, e pertanto la lista scende sotto il minimo legale e non può essere accettata.
Ohibò, ma che succede a questo partito autobattezzatosi partito del fare?
Che a furia di fare ha strafatto, qui come per esempio alla Maddalena, l'Aquila e quant'altro?
Perché, siamo seri, le due cose sono strettamente imparentate.
Mi pare ovvio che chi prende sottogamba le leggi e le regole sugli appalti lo faccia anche per le leggi elettorali.
E poi via, le elezioni sono una sgradevole, ancorchè ad oggi ancora necessaria, sinecura, cerchiamo di sbrigare la pratica al più presto e non disturbate, come sempre, il manovratore.
Così si affida la presentazione della lista principale a un faccendiere ex autista di autobus, che ha già mostrato nel 2006 di che pasta era fatto sparendo per una intera notte con le liste da presentare in Lombardia, ma lungi dall'imparare la lezione gli viene affidato di nuovo l'onore, e lui di nuovo lo scazza.
Qualcuno ci crede che gli sia venuto un improvviso attacco di ipoglicemia? Io personalmente no.
Ma d'altra parte è uso di questa classe politica gridare al sopruso quando la legge viene applicata contro di lei. Questo governo, che è quello che ha varato più leggi nella storia d'Italia, è allergico alla legge quando incorre nei suoi rigori, e urla al superameno della forma con la sostanza.
Ma purtroppo in queste cose la forma o la sostanza sono la stessa cosa, perché la forma è quella che preserva l'uguaglianza per tutti della sostanza.
Firme e timbri sono solo orpelli, dice l'altro "disordinato", vale a dire Formigoni, in pratica chiedendo di sdoganare la firma taroccata.
Ora, la nostra situazione elettorale è così disperante da far piangere. Sentivo oggi alla radio le regole per il voto, e la conclusione è che se uno va a votare può esprimere qualsiasi cosa tranne che la sua volontà politica. Vogliamo anche che ci sia una vestigia di legalità nella presentazione delle liste? Ma per favore, i candidati sono affari dei politici che già sono al potere, come dimostra la situazione in Campania, dove le liste elettorali ricostruiscono interi alberi genealogici, con mogli, figli, ascendenti, discendenti e collaterali.
Beh, in Friuli non si vota, ma se si votasse io farei campagna elettorale con Totò: Vota Antonio, vota La Trippa, vota Antonio ... molto, molto più serio.
In Lazio prima la lista vien presentata in ritardo, perché l'incaricato si è attardato a riempirsi lo stomaco, in Lombardia poi una buona fetta delle firme manca dei requisiti di legge, e pertanto la lista scende sotto il minimo legale e non può essere accettata.
Ohibò, ma che succede a questo partito autobattezzatosi partito del fare?
Che a furia di fare ha strafatto, qui come per esempio alla Maddalena, l'Aquila e quant'altro?
Perché, siamo seri, le due cose sono strettamente imparentate.
Mi pare ovvio che chi prende sottogamba le leggi e le regole sugli appalti lo faccia anche per le leggi elettorali.
E poi via, le elezioni sono una sgradevole, ancorchè ad oggi ancora necessaria, sinecura, cerchiamo di sbrigare la pratica al più presto e non disturbate, come sempre, il manovratore.
Così si affida la presentazione della lista principale a un faccendiere ex autista di autobus, che ha già mostrato nel 2006 di che pasta era fatto sparendo per una intera notte con le liste da presentare in Lombardia, ma lungi dall'imparare la lezione gli viene affidato di nuovo l'onore, e lui di nuovo lo scazza.
Qualcuno ci crede che gli sia venuto un improvviso attacco di ipoglicemia? Io personalmente no.
Ma d'altra parte è uso di questa classe politica gridare al sopruso quando la legge viene applicata contro di lei. Questo governo, che è quello che ha varato più leggi nella storia d'Italia, è allergico alla legge quando incorre nei suoi rigori, e urla al superameno della forma con la sostanza.
Ma purtroppo in queste cose la forma o la sostanza sono la stessa cosa, perché la forma è quella che preserva l'uguaglianza per tutti della sostanza.
Firme e timbri sono solo orpelli, dice l'altro "disordinato", vale a dire Formigoni, in pratica chiedendo di sdoganare la firma taroccata.
Ora, la nostra situazione elettorale è così disperante da far piangere. Sentivo oggi alla radio le regole per il voto, e la conclusione è che se uno va a votare può esprimere qualsiasi cosa tranne che la sua volontà politica. Vogliamo anche che ci sia una vestigia di legalità nella presentazione delle liste? Ma per favore, i candidati sono affari dei politici che già sono al potere, come dimostra la situazione in Campania, dove le liste elettorali ricostruiscono interi alberi genealogici, con mogli, figli, ascendenti, discendenti e collaterali.
Beh, in Friuli non si vota, ma se si votasse io farei campagna elettorale con Totò: Vota Antonio, vota La Trippa, vota Antonio ... molto, molto più serio.
lunedì 1 marzo 2010
Tremate, tremate ...
la strega è tornata.
Si, ho deciso, dopo mesi di silenzio e di riassestamento personale, di riprendere questo blog, nonostante nel frattempo ne siano nati altri due, perché è il primo, perché è pieno di ricordi, e perché mi è tornata la voglia di non soccombere all'orribile politica nostrana.
In realtà, oltre al fatto che stavo vivendo una fase di mutamento, il mio silenzio era dovuto proprio alla sensazione di annichilamento che provavo di fronte agli avvenimento politici.
La sensazione di essere stata una facile Cassandra quando ho parlato degli intrighi che inevitabilmente abrevvero seguito la ricostruzione nel post terremoto de L'Aquila, per esempio.
Oggi che si stanno scoperchiando le pentole piene di schifezze che ci hanno cucinato 16 anni di quasi ininterrotto governo del nano, con le sue ballerine e il suo sovrano disprezzo per la legalità che lo porta a chiedere la non prevalenza della burocrazia per la vicenda delle liste presentate in ritardo dal suo partito per le elezioni regionali del Lazio, dimenticando che si tratta di una prevaricazione, perché i termini di deposito sono uguali per tutti, e non uguali per tutti ma per qualcuno scusabili.
Insomma, rieccomi ... e sono molto, molto incazzata ...
Si, ho deciso, dopo mesi di silenzio e di riassestamento personale, di riprendere questo blog, nonostante nel frattempo ne siano nati altri due, perché è il primo, perché è pieno di ricordi, e perché mi è tornata la voglia di non soccombere all'orribile politica nostrana.
In realtà, oltre al fatto che stavo vivendo una fase di mutamento, il mio silenzio era dovuto proprio alla sensazione di annichilamento che provavo di fronte agli avvenimento politici.
La sensazione di essere stata una facile Cassandra quando ho parlato degli intrighi che inevitabilmente abrevvero seguito la ricostruzione nel post terremoto de L'Aquila, per esempio.
Oggi che si stanno scoperchiando le pentole piene di schifezze che ci hanno cucinato 16 anni di quasi ininterrotto governo del nano, con le sue ballerine e il suo sovrano disprezzo per la legalità che lo porta a chiedere la non prevalenza della burocrazia per la vicenda delle liste presentate in ritardo dal suo partito per le elezioni regionali del Lazio, dimenticando che si tratta di una prevaricazione, perché i termini di deposito sono uguali per tutti, e non uguali per tutti ma per qualcuno scusabili.
Insomma, rieccomi ... e sono molto, molto incazzata ...
martedì 25 agosto 2009
C'era una volta
Intendevo dedicare questo post a un argomento ameno, vale a dire la lista dei ristoranti dove ho mangiato in queste vacanze, con indirizzi e relative valutazioni, e la playlist di viaggio, ma ahimè, le vacanze finiscono e sono già un bel ricordo, e la dura realtà di ogni giorni riprende i suoi spazi, a maggior ragione quando uno va al bar a prendere un caffè la mattina e legge sul bugiardino locale, vale a dire il Messaggero Veneto, edizione di Udine, un titolo cosiffatto: "Cattedre, la metà ai prof meridionali". Dato che purtroppo conosco bene le abilità dei titolatori del Messaggero, capacissimi di far dire al titolo il contrario di quello che sostiene l'articolo, attendo che chi sta sfogliando il giornale lo depositi, e me ne approprio.
Questo è l'articolo , che tutto sommato è piuttosto neutro, e spiega semplicemente come mai è così facile dalle nostre parti l'inserimento di insegnanti provenienti da altre regioni, che poi si tratti di regioni o meno del meridione è del tutto ininfluente, è una questione di mero meccanismo. L'articolo che invece è irreperibile nella versione online del bugiardino, e che è assai più grave, è un altro, che è il violento attacco leghista ai prof provenienti dal meridione, e la promessa (direi meglio la minaccia), di creare un meccanismo che porti di fatto all'impossibilità per chi proviene dal sud di insegnare in Friuli.
Ora, e lo dico da persona geneticamente padana, assai più di Bossi, della Gelmini, di Calderoli e di chi per loro, essendo io nata all'ombra del Torrazzo e sulle rive del fiume Eridano, tutto ciò è veramente una stronzata, una idea del tutto imbecille che può essere partorita solo da imbecilli.
Nella mia personale carriera scolastica ho avuto professori meridionali eccelsi (una tra tutte, l'insegnante di matematica delle superiori) e deprecabili, così come professori settentrionalissimi eccelsi (sempre per citarne una tra tutte, la prof di lettere del biennio delle superiori) e altri che sarebbe stato meglio non incontrare sul proprio cammino.
Non credo che la matematica mi sarebbe potuta essere insegnata meglio se la docente avesse parlato con accento lombardo piuttosto che siciliano, nè che sia stato l'accento lombardo a far si che l'insegnamento della prof di lettere abbia prodotto dei buoni risultati sul mio atteggiamento nei confronti delle lettere e sul mio modo di praticarle.
Dopo di che credo sia necessario dire che l'insegnamento, qualsiasi insegnamento, deve essere impartito in lingua italiana, perché è demente insegnare in uno dei qualsiasi dialetti/lingue di questo paese, per non dire del fatto che tutti questi salvatori delle piccole patrie secondo me della cultura che vogliono portare avanti non sanno nulla.
Però questo post si intitola C'era una volta, che è la formula con cui inizia una storia, ed è una storia che voglio raccontare.
C'era una volta un giovane laureato in lingue, laureato al prestigioso Istituto Orientale di Napoli, culla della linguistica in Italia assieme a Ca' Foscari di Venezia.
Subito dopo la laurea il giovane si rese conto che a Napoli la sua vita sarebbe stata troppo dura, così prese un treno di emigranti e arrivò a Udine, dove, nel corso di una affollata giornata al Marinelli, gli fu assegnata, non senza un po' di dolo (ma si, non si preoccupi, il posto è ben collegato con la città, e non era vero, non lo è ora figuriamoci a quei tempi), la sede di Ampezzo.
Chi sa di Carnia sa di che parlo. Comunque il giovane neoprofessore andò ad Ampezzo, e ci si trovò bene, e gli ampezzani si trovarono bene con lui, al punto che in pochi mesi era un membro attivo della vita locale, e uno dei fondatori di una associazione culturale locale.
Insegnare ad Ampezzo significava anche avere cura dei giovani saurani, abitanti di Sauris, che allora non era ancora la località turistica un po' esclusiva che è oggi, e che erano emarginati dato che non parlavano friulano, ma una variante del 1200 del tedesco. Così il giovane prof andò ad insegnare tedesco moderno ai saurani. Dopo sei anni in quelle che erano diventate le sue montagne, ragioni di famiglia lo portarono a Udine, eppure la Carnia gli rimase nel cuore finché visse.
A Udine continuò a insegnare, in una maniera tale per cui molti dei suoi allievi, una volta entrati nel mondo del lavoro, gli mandavano mail ringraziandolo per la qualità del suo insegnamento, diventò formatore di insegnanti, pioniere della multimedialità nella didattica, ricercatore, eccetera eccetera.
Da un anno questo professore, che pure era ancora giovane e attivo, non c'è più, eppure il suo nome verrà ricordato, a differenza dei nomi degli imbecilli leghisti che firmano certe proposte di legge.
Che vadano a chiedere ad Ampezzo, a Sauris, a San Giorgio di Nogaro, a Feletto, all'Università di Udine, al Goethe Institut di Trieste, Napoli e Monaco chi era Alfredo Colucci, professore meridionale.
Questo è l'articolo , che tutto sommato è piuttosto neutro, e spiega semplicemente come mai è così facile dalle nostre parti l'inserimento di insegnanti provenienti da altre regioni, che poi si tratti di regioni o meno del meridione è del tutto ininfluente, è una questione di mero meccanismo. L'articolo che invece è irreperibile nella versione online del bugiardino, e che è assai più grave, è un altro, che è il violento attacco leghista ai prof provenienti dal meridione, e la promessa (direi meglio la minaccia), di creare un meccanismo che porti di fatto all'impossibilità per chi proviene dal sud di insegnare in Friuli.
Ora, e lo dico da persona geneticamente padana, assai più di Bossi, della Gelmini, di Calderoli e di chi per loro, essendo io nata all'ombra del Torrazzo e sulle rive del fiume Eridano, tutto ciò è veramente una stronzata, una idea del tutto imbecille che può essere partorita solo da imbecilli.
Nella mia personale carriera scolastica ho avuto professori meridionali eccelsi (una tra tutte, l'insegnante di matematica delle superiori) e deprecabili, così come professori settentrionalissimi eccelsi (sempre per citarne una tra tutte, la prof di lettere del biennio delle superiori) e altri che sarebbe stato meglio non incontrare sul proprio cammino.
Non credo che la matematica mi sarebbe potuta essere insegnata meglio se la docente avesse parlato con accento lombardo piuttosto che siciliano, nè che sia stato l'accento lombardo a far si che l'insegnamento della prof di lettere abbia prodotto dei buoni risultati sul mio atteggiamento nei confronti delle lettere e sul mio modo di praticarle.
Dopo di che credo sia necessario dire che l'insegnamento, qualsiasi insegnamento, deve essere impartito in lingua italiana, perché è demente insegnare in uno dei qualsiasi dialetti/lingue di questo paese, per non dire del fatto che tutti questi salvatori delle piccole patrie secondo me della cultura che vogliono portare avanti non sanno nulla.
Però questo post si intitola C'era una volta, che è la formula con cui inizia una storia, ed è una storia che voglio raccontare.
C'era una volta un giovane laureato in lingue, laureato al prestigioso Istituto Orientale di Napoli, culla della linguistica in Italia assieme a Ca' Foscari di Venezia.
Subito dopo la laurea il giovane si rese conto che a Napoli la sua vita sarebbe stata troppo dura, così prese un treno di emigranti e arrivò a Udine, dove, nel corso di una affollata giornata al Marinelli, gli fu assegnata, non senza un po' di dolo (ma si, non si preoccupi, il posto è ben collegato con la città, e non era vero, non lo è ora figuriamoci a quei tempi), la sede di Ampezzo.
Chi sa di Carnia sa di che parlo. Comunque il giovane neoprofessore andò ad Ampezzo, e ci si trovò bene, e gli ampezzani si trovarono bene con lui, al punto che in pochi mesi era un membro attivo della vita locale, e uno dei fondatori di una associazione culturale locale.
Insegnare ad Ampezzo significava anche avere cura dei giovani saurani, abitanti di Sauris, che allora non era ancora la località turistica un po' esclusiva che è oggi, e che erano emarginati dato che non parlavano friulano, ma una variante del 1200 del tedesco. Così il giovane prof andò ad insegnare tedesco moderno ai saurani. Dopo sei anni in quelle che erano diventate le sue montagne, ragioni di famiglia lo portarono a Udine, eppure la Carnia gli rimase nel cuore finché visse.
A Udine continuò a insegnare, in una maniera tale per cui molti dei suoi allievi, una volta entrati nel mondo del lavoro, gli mandavano mail ringraziandolo per la qualità del suo insegnamento, diventò formatore di insegnanti, pioniere della multimedialità nella didattica, ricercatore, eccetera eccetera.
Da un anno questo professore, che pure era ancora giovane e attivo, non c'è più, eppure il suo nome verrà ricordato, a differenza dei nomi degli imbecilli leghisti che firmano certe proposte di legge.
Che vadano a chiedere ad Ampezzo, a Sauris, a San Giorgio di Nogaro, a Feletto, all'Università di Udine, al Goethe Institut di Trieste, Napoli e Monaco chi era Alfredo Colucci, professore meridionale.
venerdì 21 agosto 2009
Parola d'ordine: ordine!
Il mio resoconto di ieri è stato colpevolmente sbrigativo e lacunoso, a mia discolpa posso solo dire che quando l'ho redatto ero molto stanca, e così non ho affrontato un argomento di cui mi aveva accennato l'amico con cui ho cenato ieri sera. D'altra parte altrimenti il resoconto di oggi sarebbe inesistente, dato che ho trascorso la giornata un po' oziando in spiaggia, un po' dormendo e un po' passeggiando per i vicoli di Albisola.
Veniamo al dunque. Le ultime elezioni a sindaco hanno visto l'affermazione, nel comune di Albisola, del sen. Orsi, gentiluomo di chiara fama e con un teutonico senso dell'ordine.
Verso l'augusto personaggio si sono immediatamente levate le accorate proteste dei residenti dei vecchi vicoli del paese, quelli che dall'Aurelia si inoltrano verso la passeggiata a mare. Noi non possiamo dormire, dicono i residenti, qui c'è casino a qualsiasi ora del giorno e della notte, e soprattutto in estate, con le finestre aperte per via del caldo, tutti questi giovinastri che gozzovigliano sotto le nostre finestre, e chissà se si limitano a gozzovigliare, che poi da qui possono andare in spiaggia, sia mai che la luna, le stelle e l'andare e venire del mare gli ispirino atti contro la pubblica morale.
Detto fatto, il sen. Orsi emette un'ordinanza: il venerdì e il sabato notte, dalle tre alle sei e qualcosa del mattino, è impedita qualsiasi cosa in quella zona di cui sopra, compreso respirare. E' rigorosamente permesso solo il dormire, e solo se si è residenti.
E se siamo affittuari per le vacanze? Domanda un sacco di gente che si incontra nei vicoli, e che teme di non poter rientrare nel proprio alloggio se andrà in altro comune ad assistere a qualcuno dei numerosi spettacoli estivi, che si possono concludere anche piuttosto tardi, per non dire di chi pensa di passare la nottata a Montecarlo, che a questo punto dovrà rientrare solo a mattino inoltrato.
E io cosa faccio col mio forno? Dice il panettiere abituato a vedere scomparire la sua prima infornata di focaccia proprio alle tre del mattino, a temperare gli effetti dell'alcool che qualcuno a bevuto nelle discoteche del ponente.
Ma che senso ha rendere inaccessibile una zona della città? Chiede il prevosto?
Già, che senso ha mi chiedo io? Albisola è una città di mare a vocazione fortemente turistica, il che significa che la maggior parte degli esercizi commerciali del centro trae il suo guadagno in un periodo di circa tre mesi all'anno, e per farlo tiene aperto quasi 24 ore su 24, anche perché i turisti di giorno sono in catalessi sulla spiaggia, e cominciano ad andare un po' in giro dall'ora dell'aperitivo in avanti. La movida, come viene chiamata con un termine mutuato dallo spagnolo e che a me ricorda una tintura per capelli di uso domiciliare, non è una pessima abitudine insorta da quando si è importato il termine. Esiste da sempre, in quasiasi luogo di mare, basterebbe al senatore chiedere a qualche grande vecchio del suo partito, di quelli che da giovani andavano a trascorrere le vacanze al Forte dei Marmi.
Albisola non è il Forte? Indubbiamente no, ma il Forte è diventato tale perché ha avuto la spregiudicatezza di accogliere e favorire le stravaganze degli allora giovani vitelloni, molti dei quali oggi sono tra quelli che a pacificare la propria vecchiaia non fanno altro che pretendere restrizioni per coloro che vecchi non sono. D'altra parte ha ben detto de Andrè, si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivi esempi.
Per quanto mi riguarda, nonostante il mio ormai prossimo mezzo secolo, che fa si che mi venga sonno in orario da galline e non ricordi il nome del posto dove ho deciso di andare domani se non leggendolo sulla Moleskine dove l'ho appuntato, ricordo benissimo i pellegrinaggi fatti alle cinque del mattino per cercare un laboratorio di pasticceria che sfornasse bomboloni freschi, e mi chiedo perché, se io non mangio più bomboloni, debba prendermi la briga di impedirlo anche agli altri. E se pesa troppo l'astensione da simili piaceri, beh, basta tenere un alka seltzer a disposizione.
Last but not least, della pregevole ordinanza sono affisse copie in ogni e qualsivoglia angolo della piccola cittadina, così che, anche non volendo, l'ho letta e riletta più volte, e non mi suona bene, nella forma, che del contenuto ho già detto.
Si da il caso che per uno dei tanti casi della via abbia passato alcuni anni a scrivere ordinanze, e se quello seminato in giro è il testo ufficiale e completo, beh, è uno di quei testi che non avei mai fatto firmare al sindaco che ho servito, perché puzza di illegittimità. Ho chiesto all'amico residente di procurarmi il testo depositato in comune, ci voglio studiar sopra.
Dicevo all'inizio che oggi non ho fatto praticamente nulla, salvo rosolarmi e dormicchiare, e mangiare ovviamente. Sto facendomi scorpacciate di spaghetti con … a pranzo, nel ristorangte dell'albergo, che è pregevole, soprattutto perché non cincischia i condimenti, che risultano leggeri, spaghetti con scampetti e calamari, a cena invece spaghetti con polpo e melanzane, dopo i quali mi sono concessa un po' di farinata di ceci.
Domani, grazie al suggerimento di un gentile tassista conosciuto per caso, andrò a visitare Triora, il paese delle streghe. Sono un centinaio di km da qui, nell'entroterra di Imperia, ma d'altra parte non amo così tanto la spiaggia da rosolarmici per due giorni di fila, e poi ho voglia di assaggiare un altro tipo di cucina.
P.S. Giusto per avere una piccola idea su chi è il sen. Franco Orsi leggete qui
Veniamo al dunque. Le ultime elezioni a sindaco hanno visto l'affermazione, nel comune di Albisola, del sen. Orsi, gentiluomo di chiara fama e con un teutonico senso dell'ordine.
Verso l'augusto personaggio si sono immediatamente levate le accorate proteste dei residenti dei vecchi vicoli del paese, quelli che dall'Aurelia si inoltrano verso la passeggiata a mare. Noi non possiamo dormire, dicono i residenti, qui c'è casino a qualsiasi ora del giorno e della notte, e soprattutto in estate, con le finestre aperte per via del caldo, tutti questi giovinastri che gozzovigliano sotto le nostre finestre, e chissà se si limitano a gozzovigliare, che poi da qui possono andare in spiaggia, sia mai che la luna, le stelle e l'andare e venire del mare gli ispirino atti contro la pubblica morale.
Detto fatto, il sen. Orsi emette un'ordinanza: il venerdì e il sabato notte, dalle tre alle sei e qualcosa del mattino, è impedita qualsiasi cosa in quella zona di cui sopra, compreso respirare. E' rigorosamente permesso solo il dormire, e solo se si è residenti.
E se siamo affittuari per le vacanze? Domanda un sacco di gente che si incontra nei vicoli, e che teme di non poter rientrare nel proprio alloggio se andrà in altro comune ad assistere a qualcuno dei numerosi spettacoli estivi, che si possono concludere anche piuttosto tardi, per non dire di chi pensa di passare la nottata a Montecarlo, che a questo punto dovrà rientrare solo a mattino inoltrato.
E io cosa faccio col mio forno? Dice il panettiere abituato a vedere scomparire la sua prima infornata di focaccia proprio alle tre del mattino, a temperare gli effetti dell'alcool che qualcuno a bevuto nelle discoteche del ponente.
Ma che senso ha rendere inaccessibile una zona della città? Chiede il prevosto?
Già, che senso ha mi chiedo io? Albisola è una città di mare a vocazione fortemente turistica, il che significa che la maggior parte degli esercizi commerciali del centro trae il suo guadagno in un periodo di circa tre mesi all'anno, e per farlo tiene aperto quasi 24 ore su 24, anche perché i turisti di giorno sono in catalessi sulla spiaggia, e cominciano ad andare un po' in giro dall'ora dell'aperitivo in avanti. La movida, come viene chiamata con un termine mutuato dallo spagnolo e che a me ricorda una tintura per capelli di uso domiciliare, non è una pessima abitudine insorta da quando si è importato il termine. Esiste da sempre, in quasiasi luogo di mare, basterebbe al senatore chiedere a qualche grande vecchio del suo partito, di quelli che da giovani andavano a trascorrere le vacanze al Forte dei Marmi.
Albisola non è il Forte? Indubbiamente no, ma il Forte è diventato tale perché ha avuto la spregiudicatezza di accogliere e favorire le stravaganze degli allora giovani vitelloni, molti dei quali oggi sono tra quelli che a pacificare la propria vecchiaia non fanno altro che pretendere restrizioni per coloro che vecchi non sono. D'altra parte ha ben detto de Andrè, si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivi esempi.
Per quanto mi riguarda, nonostante il mio ormai prossimo mezzo secolo, che fa si che mi venga sonno in orario da galline e non ricordi il nome del posto dove ho deciso di andare domani se non leggendolo sulla Moleskine dove l'ho appuntato, ricordo benissimo i pellegrinaggi fatti alle cinque del mattino per cercare un laboratorio di pasticceria che sfornasse bomboloni freschi, e mi chiedo perché, se io non mangio più bomboloni, debba prendermi la briga di impedirlo anche agli altri. E se pesa troppo l'astensione da simili piaceri, beh, basta tenere un alka seltzer a disposizione.
Last but not least, della pregevole ordinanza sono affisse copie in ogni e qualsivoglia angolo della piccola cittadina, così che, anche non volendo, l'ho letta e riletta più volte, e non mi suona bene, nella forma, che del contenuto ho già detto.
Si da il caso che per uno dei tanti casi della via abbia passato alcuni anni a scrivere ordinanze, e se quello seminato in giro è il testo ufficiale e completo, beh, è uno di quei testi che non avei mai fatto firmare al sindaco che ho servito, perché puzza di illegittimità. Ho chiesto all'amico residente di procurarmi il testo depositato in comune, ci voglio studiar sopra.
Dicevo all'inizio che oggi non ho fatto praticamente nulla, salvo rosolarmi e dormicchiare, e mangiare ovviamente. Sto facendomi scorpacciate di spaghetti con … a pranzo, nel ristorangte dell'albergo, che è pregevole, soprattutto perché non cincischia i condimenti, che risultano leggeri, spaghetti con scampetti e calamari, a cena invece spaghetti con polpo e melanzane, dopo i quali mi sono concessa un po' di farinata di ceci.
Domani, grazie al suggerimento di un gentile tassista conosciuto per caso, andrò a visitare Triora, il paese delle streghe. Sono un centinaio di km da qui, nell'entroterra di Imperia, ma d'altra parte non amo così tanto la spiaggia da rosolarmici per due giorni di fila, e poi ho voglia di assaggiare un altro tipo di cucina.
P.S. Giusto per avere una piccola idea su chi è il sen. Franco Orsi leggete qui
mercoledì 12 agosto 2009
Crollo psichico
Ho appena finito di fare colazione e sto controllando alcune cose su internet mentre aspetto che Michela finisca di prepararsi, quando, tradendo gli impegni presi con me stessa per queste vacanze vado sul sito di Repubblica, e leggo l'ennesima sparata leghista di questa estate piena di convulse scemenze, vale a dire la proposta del ministro Zaia di affidare a RAI educational delle trasmissioni da svolgere in dialetto al fine di promuovere le culture locali.
Per essere più precisi il ministro propone che le trasmissioni dedicate al territorio e ai prodotti locali siano tenute nel dialetto del posto, cosa che secondo lui darebbe un sapore più autentico a queste cose tradizionali.
Per esempio, la ricetta dell'oss bus in gremulada dovrebbe essere rigorosamente data in dialetto milanese, e quella dei bruscit in dialetto di Busto Arsizio, quella dei cjarsons in friulano, la ribollita in fiorentino, la pastiera e i purpatielli alla Luciana in napoletano, e via così.
Si da il caso che siano tutti piatti che so fare, e il fatto che, pur conoscendone i nomi originali, chi mi ha insegnato le ricette lo abbia fatto rigorosamente in italiano non li rende di sicuro meno autentici, mentre è certo che se qualcuno tentasse di descrivermi la preparazione dei cjarsons in lingua friulana non otterrebbe da me altro che uno sguardo di totale incomprensione.
Si da il caso, come ho già detto più volte, che io sia una lombarda residente in Friuli che non parla e non capisce alcun dialetto, ma questo non mi priva né dell'interesse né della capacità di cimentarmi con varie cucine regionali, ma a quanto pare al ministro Zaia sfugge il fatto che in Italia ci siano italiani che parlano italiano, lingua la quale essendo quella della repubblica è la sola in grado di veicolare per tutti tutti i contenuti, cosa che i dialetti, pur con tutta la possibile (e impossibile) dignità non possono fare.
Ho sempre ritenuto Zaia il pezzo migliore di questo governo, l'ho sentito più volte intervistato a Decanter, una trasmissione sul cibo e la cultura del buon bere e del buon mangiare che ascolto volentieri, e mi era sembrata una persona misurata e competente, per cui attribuisco questa sua uscita decisamente poco intelligente alla calura estiva: si sa, il solleone provoca crolli psichici, in questa stagione escono i matti e coloro che non lo sono tendono a diventarlo.
Riassumo la proposta del ministro leghista a Diego e Michea. Diego è un friulano trasferito a Roma, Michela una romana puro sangue, di me ho già detto più sopra, e ci troviamo d'accordo nel giudizio in un corale vaffanculo, al ministro e alla sia idea geniale.
Nel frattempo Michela è pronta, e Matteo, che ha deciso di venire con noi, pure. Diego resterà a casa con Camilla.
Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Castelgandolfo.
Scendiamo dalla macchina, e l'auto della polizia ferma davanti al cancello ci dice che sua santità sta nella sua residenza estiva, che pertanto non è possibile visitare. Cerchiamo di indirizzarci verso la zona archeologica, ma ci si presenta davanti una salita impossibile da fare con il passeggino, così torniamo in macchina e raggiungiamo la nostra seconda meta, vale a dire Rocca di Papa.
Il paesetto è delizioso, ancorché infestato di macchine che starebbero meglio da un'altra parte, e di cassonetti puteolenti, che mi fanno esclamare un “Raccolta differenziata no grazie, eh?” sotto lo sguardo attonito di due tizi che siedono sul gradino di una botteguccia mangiando cocomero e gettando i pezzi di buccia direttamente sulla piazzetta che si affaccia su un panorama meraviglioso.
Percorriamo le stradette in porfido con il naso all'aria, ammirando il borgo, che pure avrebbe bisogno urgente di un restauro e nonostante ciò è suggestivo, con Matteo sul passeggino che fa continue domande su qualsiasi cosa. Arriviamo, dopo una svolta, al principio di una discesa vertiginosa, e a quel punto Matteo esclama “Giù”, intendendo dire che ne ha avuto abbastanza del passeggino e che intende camminare da solo. Lo facciamo scendere, gli diamo un paio di raccomandazioni essenziali, e ci avviamo.
Il bambino non salta nemmeno una delle infinite scalette che fiancheggiano la strada, e viene fermato prima che si possa fiondare correndo in tutti i negozi che si aprono di lato. Sono tutte piccole botteghe, con merci un po' dubbie in vetrina, e sono un po' strane soprattutto per me che sono abituata agli infiniti franchising dei negozi del nord, e dove comunque i negozi, anche quelli che conservano una certa quale aria di bottega, cercano di mostrare al pubblico una facciata ampia a luminosa. Qui paiono aperture di grotta.
E una vera e propria apertura di grotta ci introduce in un vecchissimo forno a legna, uno stanzone di vendita che da sulla sala del forno, che ha l'aria di aver visto tutte e due le guerre, e forse qualcuna di più, di più antica.
Il profumo di pane ci ha attirato dentro, e sul banco, vecchissimo, ci sono alcune pagnotte lunghe, dalla crosta grigiastra e lievemente annerita dalla fuliggine. Ne prendiamo una, e la fornaia ce la taglia per renderla più maneggevole, rivelando all'interno la tipica mollica morbida ed elastica, occhiata finemente, caratteristica del pane di grano duro preparato con la pasta cresciuta e un paio di giorni di lievitazione. La fornaia dà anche a Matteo un pezzetto di pizza bianca, che lui rifiuta di dividere con la mamma e la specie di zia acquisita (cioè io), e poi, mentre scelgo da una mensola un sacchetto di ciambelle con la granella di zucchero, lascia cadere che domani farà le crostate. Molto dispiaciute le diciamo che siamo solo di passaggio, ma poi ripensiamo a questa proposta per tutta la giornata, e chissà mai, potremmo anche tornare domani.
Continuiamo la nostra discesa, con Matteo che ha finito la pizza e chiede pane, e tace e cammina allegramente, anche quando torniamo indietro, e quindi saliamo, finché ha il suo pezzetto in mano.
Scherzando diciamo che dobbiamo calcolare quanti km sarebbe in grado di fare con l'intero filone.
Torniamo a casa, mangiamo e facciamo tutti un riposino, e poi, come deciso ieri, andiamo al lago di Albano a fare il bagno e prendere il sole. Camilla sta sulla spiaggia nera con Michela, mentre io, Matteo e Diego entriamo in acqua. I contrafforti vulcanici del lago sono punteggiati di parapendio, e li indichiamo a Matteo come compensazione del mancato spettacolo dei canadair di ieri.
Mi porto dietro Matteo attaccato alle spalle, e si diverte così tanto che al momento di uscire fa un capriccio epico, che alla fine gli costa un meritatissimo scapaccione.
Una volta calmata la buriana gli si dice che torneremo domani, e di ricordarsi la palla, perché si giocherà a pallanuoto.
Torniamo a casa, nessuno ha voglia di cucinare, e anche la fame non è gran che, così finiamo per mangiare fette di pane casereccio, seguite da anguria accompagnata da ciambelle, intanto che progettiamo la gita di domani, e sarà a Nemi.
Per essere più precisi il ministro propone che le trasmissioni dedicate al territorio e ai prodotti locali siano tenute nel dialetto del posto, cosa che secondo lui darebbe un sapore più autentico a queste cose tradizionali.
Per esempio, la ricetta dell'oss bus in gremulada dovrebbe essere rigorosamente data in dialetto milanese, e quella dei bruscit in dialetto di Busto Arsizio, quella dei cjarsons in friulano, la ribollita in fiorentino, la pastiera e i purpatielli alla Luciana in napoletano, e via così.
Si da il caso che siano tutti piatti che so fare, e il fatto che, pur conoscendone i nomi originali, chi mi ha insegnato le ricette lo abbia fatto rigorosamente in italiano non li rende di sicuro meno autentici, mentre è certo che se qualcuno tentasse di descrivermi la preparazione dei cjarsons in lingua friulana non otterrebbe da me altro che uno sguardo di totale incomprensione.
Si da il caso, come ho già detto più volte, che io sia una lombarda residente in Friuli che non parla e non capisce alcun dialetto, ma questo non mi priva né dell'interesse né della capacità di cimentarmi con varie cucine regionali, ma a quanto pare al ministro Zaia sfugge il fatto che in Italia ci siano italiani che parlano italiano, lingua la quale essendo quella della repubblica è la sola in grado di veicolare per tutti tutti i contenuti, cosa che i dialetti, pur con tutta la possibile (e impossibile) dignità non possono fare.
Ho sempre ritenuto Zaia il pezzo migliore di questo governo, l'ho sentito più volte intervistato a Decanter, una trasmissione sul cibo e la cultura del buon bere e del buon mangiare che ascolto volentieri, e mi era sembrata una persona misurata e competente, per cui attribuisco questa sua uscita decisamente poco intelligente alla calura estiva: si sa, il solleone provoca crolli psichici, in questa stagione escono i matti e coloro che non lo sono tendono a diventarlo.
Riassumo la proposta del ministro leghista a Diego e Michea. Diego è un friulano trasferito a Roma, Michela una romana puro sangue, di me ho già detto più sopra, e ci troviamo d'accordo nel giudizio in un corale vaffanculo, al ministro e alla sia idea geniale.
Nel frattempo Michela è pronta, e Matteo, che ha deciso di venire con noi, pure. Diego resterà a casa con Camilla.
Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Castelgandolfo.
Scendiamo dalla macchina, e l'auto della polizia ferma davanti al cancello ci dice che sua santità sta nella sua residenza estiva, che pertanto non è possibile visitare. Cerchiamo di indirizzarci verso la zona archeologica, ma ci si presenta davanti una salita impossibile da fare con il passeggino, così torniamo in macchina e raggiungiamo la nostra seconda meta, vale a dire Rocca di Papa.
Il paesetto è delizioso, ancorché infestato di macchine che starebbero meglio da un'altra parte, e di cassonetti puteolenti, che mi fanno esclamare un “Raccolta differenziata no grazie, eh?” sotto lo sguardo attonito di due tizi che siedono sul gradino di una botteguccia mangiando cocomero e gettando i pezzi di buccia direttamente sulla piazzetta che si affaccia su un panorama meraviglioso.
Percorriamo le stradette in porfido con il naso all'aria, ammirando il borgo, che pure avrebbe bisogno urgente di un restauro e nonostante ciò è suggestivo, con Matteo sul passeggino che fa continue domande su qualsiasi cosa. Arriviamo, dopo una svolta, al principio di una discesa vertiginosa, e a quel punto Matteo esclama “Giù”, intendendo dire che ne ha avuto abbastanza del passeggino e che intende camminare da solo. Lo facciamo scendere, gli diamo un paio di raccomandazioni essenziali, e ci avviamo.
Il bambino non salta nemmeno una delle infinite scalette che fiancheggiano la strada, e viene fermato prima che si possa fiondare correndo in tutti i negozi che si aprono di lato. Sono tutte piccole botteghe, con merci un po' dubbie in vetrina, e sono un po' strane soprattutto per me che sono abituata agli infiniti franchising dei negozi del nord, e dove comunque i negozi, anche quelli che conservano una certa quale aria di bottega, cercano di mostrare al pubblico una facciata ampia a luminosa. Qui paiono aperture di grotta.
E una vera e propria apertura di grotta ci introduce in un vecchissimo forno a legna, uno stanzone di vendita che da sulla sala del forno, che ha l'aria di aver visto tutte e due le guerre, e forse qualcuna di più, di più antica.
Il profumo di pane ci ha attirato dentro, e sul banco, vecchissimo, ci sono alcune pagnotte lunghe, dalla crosta grigiastra e lievemente annerita dalla fuliggine. Ne prendiamo una, e la fornaia ce la taglia per renderla più maneggevole, rivelando all'interno la tipica mollica morbida ed elastica, occhiata finemente, caratteristica del pane di grano duro preparato con la pasta cresciuta e un paio di giorni di lievitazione. La fornaia dà anche a Matteo un pezzetto di pizza bianca, che lui rifiuta di dividere con la mamma e la specie di zia acquisita (cioè io), e poi, mentre scelgo da una mensola un sacchetto di ciambelle con la granella di zucchero, lascia cadere che domani farà le crostate. Molto dispiaciute le diciamo che siamo solo di passaggio, ma poi ripensiamo a questa proposta per tutta la giornata, e chissà mai, potremmo anche tornare domani.
Continuiamo la nostra discesa, con Matteo che ha finito la pizza e chiede pane, e tace e cammina allegramente, anche quando torniamo indietro, e quindi saliamo, finché ha il suo pezzetto in mano.
Scherzando diciamo che dobbiamo calcolare quanti km sarebbe in grado di fare con l'intero filone.
Torniamo a casa, mangiamo e facciamo tutti un riposino, e poi, come deciso ieri, andiamo al lago di Albano a fare il bagno e prendere il sole. Camilla sta sulla spiaggia nera con Michela, mentre io, Matteo e Diego entriamo in acqua. I contrafforti vulcanici del lago sono punteggiati di parapendio, e li indichiamo a Matteo come compensazione del mancato spettacolo dei canadair di ieri.
Mi porto dietro Matteo attaccato alle spalle, e si diverte così tanto che al momento di uscire fa un capriccio epico, che alla fine gli costa un meritatissimo scapaccione.
Una volta calmata la buriana gli si dice che torneremo domani, e di ricordarsi la palla, perché si giocherà a pallanuoto.
Torniamo a casa, nessuno ha voglia di cucinare, e anche la fame non è gran che, così finiamo per mangiare fette di pane casereccio, seguite da anguria accompagnata da ciambelle, intanto che progettiamo la gita di domani, e sarà a Nemi.
Del maritozzo
No, non è un nomignolo più o meno affettuoso per un marito basso e un po' atticciato, il maritozzo è una specialità di Roma.
L'altro giorno, arrivando, avevo espresso il desiderio di gustarlo di nuovo, dopo oltre vent'anni dall'ultima volta, e Diego stamattina, smontando dall'ultima notte di lavoro, si è fermato in un laboratorio a prenderne un paio, oltre ad altri generi da colazione mattutina.
Il maritozzo è una specie di grosso e oblungo panino al latte, che può essere o meno con uvetta, che viene tagliato a metà per il lungo e farcito di panna montata.
Teoricamente semplicissimo, come tutte le cose veramente geniali può riservare sgradevoli sorprese così come gioie sublimi.
Il maritozzo sublime deve essere appena sfornato, consistente ma né duro né gommoso, saporito, non eccessivamente dolce. Se è nella versione con uvetta deve conservare il sapore da maritozzo, che è completamente diverso da quello del panino con uva sultanina. Il taglio longitudinale deve separare quasi completamente le due metà, lasciando però un istmo non fragile a congiungerle, dato che questa spaccatura farà da soletta a sostenere la consistente farcitura di panna. La panna in questione deve essere freschissima, ariosa, senza sentore di burro, ma anzi, con aroma di latte fresco, non deve dare sensazione di pesantezza, lo zucchero deve essere tanto quanto serve ad enfatizzarne il sapore senza prevaricarlo. Il maritozzo tipico è lungo una ventina di centimetri e fornisce sufficienti calorie da attraversare lo stretto di Gibilterra a nuoto, ma di questa sua carica energetica non deve esserci traccia mentre lo si mangia, deve andare giù, un boccone dopo l'altro, la fragranza della pasta esaltata dalla freschezza della panna, e la lievità della panna supportata dalla consistenza della pasta.
Poi però però per una intera giornata, soprattutto se non lavorativa, ci si sostenterà con qualche verdurina, lasciando lo stomaco libero di tentare di avere la meglio sul maritozzo.
Dopo cotanta colazione oziamo, i bimbi sono sempre un po' esagitati, e cerchiamo di fare un qualche genere di programma, che al momento si arena sul fatto che nel pomeriggio Diego e Michela dovranno portare Camilla dal pediatra.
Quando tornano io e Diego decidiamo di compiere una piccola esplorazione sul lago di Albano, che avevamo costeggiato ieri sera durante la nostra scorribanda serale.
Come si sa, il lago è formato da due crateri vulcanici, è un occhio azzurro sul fondo di una conca verde sormontata su un lato dalla mole di Castelgandolfo. Sulle rive si stendono spiaggette di sabbia vulcanica nera, con scintillii di mica.
La maggior parte della gente probabilmente è al mare, sulle spiaggia che scegliamo ci sono una ventina di persone in tutto, che prendono il sole e fanno il bagno nel lago.
Facciamo il bagno anche noi, l'acqua è pulitissima, e al di là delle boe di balneazione scivolano canoe e piccole barche a vela. Da qualche parte c'è un incendio, lo intuiamo dal fatto che sull'altro lato del lago si abbassano in successione i Canadair a fare il pieno d'acqua.
E' la prima volta che li vedo in azione così da vicino. I piccoli bimotore scendono a sfiorare la superficie del lago, aprendo i serbatoi che devono riempirsi, per poi riprendere quota compiendo un giro stretto sopra la conca. Guardando le loro manovre giungo a due conclusioni: devono avere motori potentissimi, e piloti coi controcazzi.
A un certo punto arriva un gruppo di bengalesi, si dispongono in un angolo della spiaggia, con tavolino e altri confort. Sono parecchi, almeno una decina, uomini, donne e bambini, sono allegri, rumorosi, hanno un pattino con cui vanno in acqua, spruzzandosi e ridendo.
Mi rendo conto che molta della gente sulla spiaggia li guarda male, qualche matrona si affretta a paludarsi nell'asciugamano per togliere il costume salvaguardando il pudore (quello dei vicini che potrebbero rimanere un po' sconvolti da certe carni, è il mio pensiero un po' maligno) e ad andarsene.
Io ripenso alle fragole di ieri a Nemi, e suppongo di aver trovato chi può averle raccolte.
Nel frattempo però è venuta anche per noi l'ora di andare, abbiamo deciso di fare una grigliata di sole verdure per cena, e dobbiamo comprare qualcosa. Mi tolgo il due pezzi che non ha fatto in tempo ad asciugarsi (senza paludarmi in alcun asciugamano, visto che non ho alcun pudore da salvaguardare), e infilo a pelle i jeans e la maglietta, e ce ne andiamo ripromettendoci di tornare domani con Michela e i bimbi.
Mentre torniamo alla macchina deploriamo lo stato di trascuratezza in cui versa il vialetto di accesso alla spiaggia. Il comune di Castelgandolfo si è affrettato a circondare il lago di parcheggi a pagamento, ha costruito un bel lungolago, con accessi alle spiagge, ma a quanto pare il suo interesse si è fermato lì, non c'è alcuna valorizzazione delle stesse, né alcun servizio, e l'incuria della gente, che come sempre in Italia scambia la res publica con res nullius, fa il resto.
Torniamo a casa, e mentre Diego si dedica alla griglia io produco una salsina di prezzemolo e aglio per le verdure, e una dadolata di pomodoro fresco per le bruschette.
Finalmente i bimbi vanno a dormire, e rimane solo Mila, cagnona golosa, ad elemosinare pezzi di bruschetta e di patata cotta sotto la cenere.
Restiamo a chiacchierare io e Michela, cercando di definire un programma per domani, ci diciamo che ci alzeremo presto, chissà ...
L'altro giorno, arrivando, avevo espresso il desiderio di gustarlo di nuovo, dopo oltre vent'anni dall'ultima volta, e Diego stamattina, smontando dall'ultima notte di lavoro, si è fermato in un laboratorio a prenderne un paio, oltre ad altri generi da colazione mattutina.
Il maritozzo è una specie di grosso e oblungo panino al latte, che può essere o meno con uvetta, che viene tagliato a metà per il lungo e farcito di panna montata.
Teoricamente semplicissimo, come tutte le cose veramente geniali può riservare sgradevoli sorprese così come gioie sublimi.
Il maritozzo sublime deve essere appena sfornato, consistente ma né duro né gommoso, saporito, non eccessivamente dolce. Se è nella versione con uvetta deve conservare il sapore da maritozzo, che è completamente diverso da quello del panino con uva sultanina. Il taglio longitudinale deve separare quasi completamente le due metà, lasciando però un istmo non fragile a congiungerle, dato che questa spaccatura farà da soletta a sostenere la consistente farcitura di panna. La panna in questione deve essere freschissima, ariosa, senza sentore di burro, ma anzi, con aroma di latte fresco, non deve dare sensazione di pesantezza, lo zucchero deve essere tanto quanto serve ad enfatizzarne il sapore senza prevaricarlo. Il maritozzo tipico è lungo una ventina di centimetri e fornisce sufficienti calorie da attraversare lo stretto di Gibilterra a nuoto, ma di questa sua carica energetica non deve esserci traccia mentre lo si mangia, deve andare giù, un boccone dopo l'altro, la fragranza della pasta esaltata dalla freschezza della panna, e la lievità della panna supportata dalla consistenza della pasta.
Poi però però per una intera giornata, soprattutto se non lavorativa, ci si sostenterà con qualche verdurina, lasciando lo stomaco libero di tentare di avere la meglio sul maritozzo.
Dopo cotanta colazione oziamo, i bimbi sono sempre un po' esagitati, e cerchiamo di fare un qualche genere di programma, che al momento si arena sul fatto che nel pomeriggio Diego e Michela dovranno portare Camilla dal pediatra.
Quando tornano io e Diego decidiamo di compiere una piccola esplorazione sul lago di Albano, che avevamo costeggiato ieri sera durante la nostra scorribanda serale.
Come si sa, il lago è formato da due crateri vulcanici, è un occhio azzurro sul fondo di una conca verde sormontata su un lato dalla mole di Castelgandolfo. Sulle rive si stendono spiaggette di sabbia vulcanica nera, con scintillii di mica.
La maggior parte della gente probabilmente è al mare, sulle spiaggia che scegliamo ci sono una ventina di persone in tutto, che prendono il sole e fanno il bagno nel lago.
Facciamo il bagno anche noi, l'acqua è pulitissima, e al di là delle boe di balneazione scivolano canoe e piccole barche a vela. Da qualche parte c'è un incendio, lo intuiamo dal fatto che sull'altro lato del lago si abbassano in successione i Canadair a fare il pieno d'acqua.
E' la prima volta che li vedo in azione così da vicino. I piccoli bimotore scendono a sfiorare la superficie del lago, aprendo i serbatoi che devono riempirsi, per poi riprendere quota compiendo un giro stretto sopra la conca. Guardando le loro manovre giungo a due conclusioni: devono avere motori potentissimi, e piloti coi controcazzi.
A un certo punto arriva un gruppo di bengalesi, si dispongono in un angolo della spiaggia, con tavolino e altri confort. Sono parecchi, almeno una decina, uomini, donne e bambini, sono allegri, rumorosi, hanno un pattino con cui vanno in acqua, spruzzandosi e ridendo.
Mi rendo conto che molta della gente sulla spiaggia li guarda male, qualche matrona si affretta a paludarsi nell'asciugamano per togliere il costume salvaguardando il pudore (quello dei vicini che potrebbero rimanere un po' sconvolti da certe carni, è il mio pensiero un po' maligno) e ad andarsene.
Io ripenso alle fragole di ieri a Nemi, e suppongo di aver trovato chi può averle raccolte.
Nel frattempo però è venuta anche per noi l'ora di andare, abbiamo deciso di fare una grigliata di sole verdure per cena, e dobbiamo comprare qualcosa. Mi tolgo il due pezzi che non ha fatto in tempo ad asciugarsi (senza paludarmi in alcun asciugamano, visto che non ho alcun pudore da salvaguardare), e infilo a pelle i jeans e la maglietta, e ce ne andiamo ripromettendoci di tornare domani con Michela e i bimbi.
Mentre torniamo alla macchina deploriamo lo stato di trascuratezza in cui versa il vialetto di accesso alla spiaggia. Il comune di Castelgandolfo si è affrettato a circondare il lago di parcheggi a pagamento, ha costruito un bel lungolago, con accessi alle spiagge, ma a quanto pare il suo interesse si è fermato lì, non c'è alcuna valorizzazione delle stesse, né alcun servizio, e l'incuria della gente, che come sempre in Italia scambia la res publica con res nullius, fa il resto.
Torniamo a casa, e mentre Diego si dedica alla griglia io produco una salsina di prezzemolo e aglio per le verdure, e una dadolata di pomodoro fresco per le bruschette.
Finalmente i bimbi vanno a dormire, e rimane solo Mila, cagnona golosa, ad elemosinare pezzi di bruschetta e di patata cotta sotto la cenere.
Restiamo a chiacchierare io e Michela, cercando di definire un programma per domani, ci diciamo che ci alzeremo presto, chissà ...
venerdì 24 aprile 2009
Terremoto SPA, seconda puntata: il libro dei numeri
Ecco, dopo un terremoto, un terremoto devastante come quello dell'Abruzzo, dove alcuni paesi come l'ormai tristemente famosa Onna sono stati completamente rasi al suolo, e dove nel capolouogo il 100% degli edifici pubblici è stato dichiarato inagibile, bisogna ricostruire.
E bisogna ricostruire in fretta, in modo da evitare un'altra tristemente famosa vergogna italica, vale a dire i terremotati che per decenni campano nelle tendopoli e nei container.
Basti pensare che ci sono ancora notevoli tracce dei terremoti, tanto per fare qualche esempio, di Messina (anno 1908), Belice (anno 1968), Irpinia (anno 1980), Umbria (1997).
Stranamente non ci sono tracce del terremoto del Friuli, o meglio, una traccia c'è, una rovina diroccata … custodita con la massima cura a perenne memento di quando di questa regione non restò pietra su pietra, ed era il 1976, non il 1908.
Qual'è la differenza tra gli altri terremoti e quello del Friuli, dove l'ultimo baraccato tornò a vivere in una vera casa a meno di dieci anni dall'evento, quando, appunto, ci sono famiglie che ormai hanno visto trascorrere le generazioni nelle baracche nelle altre zone terremotate?
Io non ero in Friuli all'epoca, anche se quel terremoto mi è rimasto impresso per un gustoso episodio famigliare, ma da quel che so, da quello che mi hanno raccontato friulani che quella tragedia hanno vissuto, credo che la differenza l'abbia fatta la circostanza che i cittadini presero in mano in prima persona la situazione, senza attendere l'aiuto di nessuno, e poi accettando e utilizzando al meglio l'aiuto di tutti quelli che vollero darlo.
E questo sia nel momento dell'emergenza, come lo svuotamento dell'ospedale di Gemona, che allora si trovava in pieno centro, dove una catena umana di volontari autoorganizzati evuacò i malati usando le proprie automobili, sia dopo, al momento della ricostruzione, quando ognuno impegnò se stesso fino alla spasimo.
Nessuna grande ricostruzione per il Friuli, ma un grande amore per il territorio, e un attento utilizzo di tutte le risorse che vi piovvero, al punto che, con una battuta, si dice che la fortuna del Friuli è stata il terremoto, che prima la principale produzione di questa regione erano gli emigranti, e adesso fa parte della “locomotiva del Nord-Est”.
Insomma questa lunga digressione per dire che adesso bisogna ricostruire alla svelta.
E qui tornano in primo piano i costruttori edili, vale a dire quelle stesse persone e imprese che sono in gran parte responsabili, assieme ai politici che gli hanno tenuto mano, del disastro avvenuto.
In realtà, dopo il terremoto del Friuli, nessun disastro imputabile a movimenti tellurici è privo di colpevole, e questo deve essere molto chiaro, e il colpevole è colpevole per dolo, e non per semplice colpa od omissione, perché le leggi ci sono, da decenni ormai, e solo il loro mancato rispetto ha provocato tutto questo, e lo provocherà ancora in qualsiasi parte la terra italica deciderà di tremare di nuovo.
Ho già sentito invocare nuove leggi, l'altro grande sport di noi italiani. Abbiamo uno dei corpus giuridici più complesso e completo del mondo, in gran parte ancora abbastanza ben scritto, per lo meno in quelle parti dove la furia e la foga celoduristica e pseudoliberista che girano libere per l'aere dal 1994 in avanti non hanno ancora messo mano.
Sono leggi che se fossero applicate, invece che continuamente disattese e derogate, ci darebbero, tra le altre cose, abitazioni, scuole, uffici pubblici capaci di stare in piedi per uno scuotimento che non ha raggiunto il sesto grado della scala Richter, valore che in Giappone considerano a malapena fastidioso, altro che devastante.
E invece no, si invocano nuove leggi, una ricostruzione veloce, quartieri nuovi, L'Aquila più grande e più bella che pria, si va a far visita ai terremotati nelle tendopoli con grande sfoggio di cerone e fard, si colpevolizza un vignettista che fa semplicemente il suo mestiere, vale a dire esprime dubbi e pungola, si mandano sms per donare soldi alla protezione civile, si fanno consigli dei ministri, e forse pure un G8, nelle zone terremotate, e, soprattutto si dice che le inchieste per scoprire i colpevoli di tanto casino intralciano la ricostruzione.
Ora, è ben vero che nell'Italia di Berlusconi, così come è stato nell'America di Bush Junior, non è lecito disturbare il manovratore, e soprattutto chi ha uno spirito critico viene tacciato di essere un sabotatore, uno privo di amor di patria, un comunista pedofilo e mangiatore di bambini, e soprattutto, oggi, in riguardo all'Abruzzo, uno che non vuole che questo terremoto sia diverso dagli altri, che non lasci i terremotati nelle tendopoli.
Ora, riaffermo il concetto che un terremoto diverso dagli altri c'è già stato, ed è stato quello del Friuli, eppure non c'erano all'epoca ceronati e postfascisti in grande spolvero, non c'erano consigli dei ministri e G8, che erano anni biechi di Democrazia Cristiana, e Moro sarebbe morto solo due anni dopo.
E quindi, come ricostruire in fretta e bene, evitando che gli stessi pescecani che sono colpevoli del disastro si pappino le fette più grosse della pioggia di aiuti che sono in arrivo, beati e pasciuti fino al prossimo terremoto, col quale si potranno poi pascere di nuovo?
Bene, la mia ricettina, non a caso sono anche una cuoca, è questa:
innanzi tutto, tutti, e dico tutti, quelli che non si danno da fare con le mani vadano fuori dalle palle (mi si passi il francesismo, ma prediligo l'efficacia alla finezza del discorso), quindi via televisioni, ceronati, nani, ballerine, pseudoesperti raglianti e quant'altro. Si permetta, come mezzo di comunicazione e informazione, la sola radio, che ha mostrato di essere veramente un servizio pubblico, pubblica o privata che fosse.
Vengano formati dei comitati per la gestione degli aiuti, formati dai cittadini, in primis da coloro che hanno perso casa e famiglia, perché solo chi ha molto sofferto sarà in grado di tenere alla larga chi potrebbe causare nuove sofferenze.
Stiano alla larga i grandi costruttori nazionali, coloro che sono infiltrati dalla mafia, dalla camorra e dalla semplice speculazione, che secondo me di danni ne fa di più che la mafia e la camorra messi insieme, ma la ricostruzione sia affidata alle sole piccole imprese locali, e che queste imprese siano comunque controllate fino alla carta asciugamani nei cestini dei cessi.
Si dia mano libera alla magistratura, perché individui in via definitiva i colpevoli, e li affidi certamente a scontare la loro pena (è vero che io suggerirei i lavori forzati, ma anche spogliarli di tutti i guadagni ingiustamente realizzati, da dividersi tra i loro operai sottopagati non sarebbe male, con successiva interdizione allo svolgere qualsiasi lavoro pagato più di mille euro al mese).
E, soprattutto, si ami finalmente il territorio, lo si consideri una parte viva della comunità: non c'è comunità senza territorio, quando il territorio è devastato si svuota, e infatti già si sentono voci di gente che se ne vuole andare dall'Abruzzo, e se un territorio si svuota, si perde definitivamente una ricchezza di gente e di cultura.
Eppure, non so perché, ma ho la sensazione che le cose andranno in modo diametralmente opposto.
Ma questa è un'altra storia,e si dovrà raccontare un'altra volta.
E bisogna ricostruire in fretta, in modo da evitare un'altra tristemente famosa vergogna italica, vale a dire i terremotati che per decenni campano nelle tendopoli e nei container.
Basti pensare che ci sono ancora notevoli tracce dei terremoti, tanto per fare qualche esempio, di Messina (anno 1908), Belice (anno 1968), Irpinia (anno 1980), Umbria (1997).
Stranamente non ci sono tracce del terremoto del Friuli, o meglio, una traccia c'è, una rovina diroccata … custodita con la massima cura a perenne memento di quando di questa regione non restò pietra su pietra, ed era il 1976, non il 1908.
Qual'è la differenza tra gli altri terremoti e quello del Friuli, dove l'ultimo baraccato tornò a vivere in una vera casa a meno di dieci anni dall'evento, quando, appunto, ci sono famiglie che ormai hanno visto trascorrere le generazioni nelle baracche nelle altre zone terremotate?
Io non ero in Friuli all'epoca, anche se quel terremoto mi è rimasto impresso per un gustoso episodio famigliare, ma da quel che so, da quello che mi hanno raccontato friulani che quella tragedia hanno vissuto, credo che la differenza l'abbia fatta la circostanza che i cittadini presero in mano in prima persona la situazione, senza attendere l'aiuto di nessuno, e poi accettando e utilizzando al meglio l'aiuto di tutti quelli che vollero darlo.
E questo sia nel momento dell'emergenza, come lo svuotamento dell'ospedale di Gemona, che allora si trovava in pieno centro, dove una catena umana di volontari autoorganizzati evuacò i malati usando le proprie automobili, sia dopo, al momento della ricostruzione, quando ognuno impegnò se stesso fino alla spasimo.
Nessuna grande ricostruzione per il Friuli, ma un grande amore per il territorio, e un attento utilizzo di tutte le risorse che vi piovvero, al punto che, con una battuta, si dice che la fortuna del Friuli è stata il terremoto, che prima la principale produzione di questa regione erano gli emigranti, e adesso fa parte della “locomotiva del Nord-Est”.
Insomma questa lunga digressione per dire che adesso bisogna ricostruire alla svelta.
E qui tornano in primo piano i costruttori edili, vale a dire quelle stesse persone e imprese che sono in gran parte responsabili, assieme ai politici che gli hanno tenuto mano, del disastro avvenuto.
In realtà, dopo il terremoto del Friuli, nessun disastro imputabile a movimenti tellurici è privo di colpevole, e questo deve essere molto chiaro, e il colpevole è colpevole per dolo, e non per semplice colpa od omissione, perché le leggi ci sono, da decenni ormai, e solo il loro mancato rispetto ha provocato tutto questo, e lo provocherà ancora in qualsiasi parte la terra italica deciderà di tremare di nuovo.
Ho già sentito invocare nuove leggi, l'altro grande sport di noi italiani. Abbiamo uno dei corpus giuridici più complesso e completo del mondo, in gran parte ancora abbastanza ben scritto, per lo meno in quelle parti dove la furia e la foga celoduristica e pseudoliberista che girano libere per l'aere dal 1994 in avanti non hanno ancora messo mano.
Sono leggi che se fossero applicate, invece che continuamente disattese e derogate, ci darebbero, tra le altre cose, abitazioni, scuole, uffici pubblici capaci di stare in piedi per uno scuotimento che non ha raggiunto il sesto grado della scala Richter, valore che in Giappone considerano a malapena fastidioso, altro che devastante.
E invece no, si invocano nuove leggi, una ricostruzione veloce, quartieri nuovi, L'Aquila più grande e più bella che pria, si va a far visita ai terremotati nelle tendopoli con grande sfoggio di cerone e fard, si colpevolizza un vignettista che fa semplicemente il suo mestiere, vale a dire esprime dubbi e pungola, si mandano sms per donare soldi alla protezione civile, si fanno consigli dei ministri, e forse pure un G8, nelle zone terremotate, e, soprattutto si dice che le inchieste per scoprire i colpevoli di tanto casino intralciano la ricostruzione.
Ora, è ben vero che nell'Italia di Berlusconi, così come è stato nell'America di Bush Junior, non è lecito disturbare il manovratore, e soprattutto chi ha uno spirito critico viene tacciato di essere un sabotatore, uno privo di amor di patria, un comunista pedofilo e mangiatore di bambini, e soprattutto, oggi, in riguardo all'Abruzzo, uno che non vuole che questo terremoto sia diverso dagli altri, che non lasci i terremotati nelle tendopoli.
Ora, riaffermo il concetto che un terremoto diverso dagli altri c'è già stato, ed è stato quello del Friuli, eppure non c'erano all'epoca ceronati e postfascisti in grande spolvero, non c'erano consigli dei ministri e G8, che erano anni biechi di Democrazia Cristiana, e Moro sarebbe morto solo due anni dopo.
E quindi, come ricostruire in fretta e bene, evitando che gli stessi pescecani che sono colpevoli del disastro si pappino le fette più grosse della pioggia di aiuti che sono in arrivo, beati e pasciuti fino al prossimo terremoto, col quale si potranno poi pascere di nuovo?
Bene, la mia ricettina, non a caso sono anche una cuoca, è questa:
innanzi tutto, tutti, e dico tutti, quelli che non si danno da fare con le mani vadano fuori dalle palle (mi si passi il francesismo, ma prediligo l'efficacia alla finezza del discorso), quindi via televisioni, ceronati, nani, ballerine, pseudoesperti raglianti e quant'altro. Si permetta, come mezzo di comunicazione e informazione, la sola radio, che ha mostrato di essere veramente un servizio pubblico, pubblica o privata che fosse.
Vengano formati dei comitati per la gestione degli aiuti, formati dai cittadini, in primis da coloro che hanno perso casa e famiglia, perché solo chi ha molto sofferto sarà in grado di tenere alla larga chi potrebbe causare nuove sofferenze.
Stiano alla larga i grandi costruttori nazionali, coloro che sono infiltrati dalla mafia, dalla camorra e dalla semplice speculazione, che secondo me di danni ne fa di più che la mafia e la camorra messi insieme, ma la ricostruzione sia affidata alle sole piccole imprese locali, e che queste imprese siano comunque controllate fino alla carta asciugamani nei cestini dei cessi.
Si dia mano libera alla magistratura, perché individui in via definitiva i colpevoli, e li affidi certamente a scontare la loro pena (è vero che io suggerirei i lavori forzati, ma anche spogliarli di tutti i guadagni ingiustamente realizzati, da dividersi tra i loro operai sottopagati non sarebbe male, con successiva interdizione allo svolgere qualsiasi lavoro pagato più di mille euro al mese).
E, soprattutto, si ami finalmente il territorio, lo si consideri una parte viva della comunità: non c'è comunità senza territorio, quando il territorio è devastato si svuota, e infatti già si sentono voci di gente che se ne vuole andare dall'Abruzzo, e se un territorio si svuota, si perde definitivamente una ricchezza di gente e di cultura.
Eppure, non so perché, ma ho la sensazione che le cose andranno in modo diametralmente opposto.
Ma questa è un'altra storia,e si dovrà raccontare un'altra volta.
mercoledì 22 aprile 2009
Terremoto SpA, prima puntata: la genesi
L'Italia, si sa, è un paese di grandi sconvolgimenti, i fiumi straripano, le montagne finiscono dentro bacini artificiali facendo strage di popolazione e scempio di territorio, ma soprattutto, la terra trema.
Trema con grandissimo entusiasmo dal nord al sud di tutto lo stivale, per usare una immagine cara ai nostrani patrioti.
Trema da sempre, cosicché, secondo il noto proverbio “col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”, si dovrebbe supporre che gli italiani abbiano imparato a convivere con questo territorio parkinsoniano, e a contrastarne gli effetti.
E invece no, ogni volta è la prima volta, come dice ogni giorno un simpatico conduttore radiofonico colpito da amnesia.
E infatti è la prima volta anche questa volta, col devastante terremoto dell'Abruzzo.
Devastante, beh, mi pare una parola grossa, visto che in Giappone terremoti di quell'ordine di grandezza sono quasi all'ordine del giorno e non fanno né caldo né freddo a nessuno.
E invece in Abruzzo è venuto giù tutto.
Ora, passi per i monumenti storici, costruiti per forza di cose senza alcun criterio antisismico. Quelli era quasi ovvio che crollassero, grandissimo danno, certo, ma, come ha dimostrato il Friuli, pietra su pietra li si può tirare su di nuovo, belli come prima, e a prova di terremoto, che ovviamente nella ricostruzione, per quanto filologica, ci si può infilare qualche trucchetto.
Il problema è che sono venuti giù, e con grande fervore, edifici recenti, nuovi o nuovissimi, che essendo stati costruiti DOPO il terremoto del Friuli avrebbero dovuto essere stati costruiti con i criteri che quel disastro ha ispirato al legislatore.
Ops, a quanto pare il legislatore propone e i costruttori dispongono. Poverini, dovessero costruire con i criteri della legge vedrebbero drasticamente diminuire il loro margine di guadagno, e così iniziano col chiedere deroghe, prontamente concesse, che ovviamente il politico di turno è sensibile agli interessi di chi lo ha finanziato, più di chi lo ha votato.
Dopo di che a volte la deroga non basta, cavolo, con la sola deroga invece di guadagnare i soliti 100 si rischia di guadagnare solo 80. Che cosa si può fare per prevenire una simile sciagura?
Beh, sappiamo tutti benissimo che al supermercato c'è la pasta che costa 2 euro al chilo e quella che invece costa 70 centesimi, ma è tutta pasta no? Fa niente se quella da 2 euro tiene la cottura e ha una resa ottimale, mentre l'altra si trasforma in una orrenda colla non appena versata nell'acqua calda.
Ecco, anche il cemento, la sabbia, il ferro, hanno le loro versioni a costo normale e low cost. Con gli identici problemi.
Attenzione, io non sto dicendo che sono contro i risparmi o il low cost in generale, sto semplicemente dicendo che se la differenza di costo presuppone una differenza di prestazioni, che sia pasta o che sia cemento è bene utilizzare il materiale che costa di più.
Insomma che i nostri beneamati costruttori hanno utilizzato materiali low cost, nella migliore delle ipotesi, e poi, giusto perché occhio non vede, cuore non duole, hanno evitato di fare quelle simpatiche cosette che sono le prove di resistenza materiali.
Breve nota di spiegazione su cosa sono le prove di resistenza materiali, mi scusi chi è del settore, ma è veramente “for dummies”.
All'atto pratico si produce una serie di cubi di cemento, o del materiale da testare, identici per composizione al materiale che poi verrà posto in opera, e questi cubi vengono maltrattati in tutti i modi, per vedere di nascosto l'effetto che fa, ottenendo così una serie di parametri che permettono di predire che cosa succederà alla nostra costruzione durante la sua vita vera.
Insomma che di queste prove se ne sono fatte poche o punte, e questo me lo conferma un amico che lavora proprio in un laboratorio dove le prove vengono effettuate, molto stupito dal fatto che di case se ne costruiscono sempre tante, ma di cubetti da strapazzare ne arrivano veramente pochi, e sempre meno.
E poi, ci scommetterei, qualche cubetto che proprio doveva essere prodotto risulterà non corrispondere alla composizione del materiale messo in opera. L'ha detto il gobbo nazionale che a pensare male si fa peccato ma di solito non si sbaglia, io mi adeguo solamente.
Insomma che risica e rosica, il nostro bravo costruttore si è riportato quasi al suo 100 di guadagno. Quasi. C'è ancora qualche piccola discrepanza che lo fa sentire tanto povero.
Siccome la necessità aguzza l'ingegno, finalmente ricorda che dal punto di vista puramente riempitivo la sabbia è sabbia, sia che provenga dal mare sia che provenga dalla cava, dove anche quella della qualità più scadente ha un costo. La sabbia di mare invece è del tutto gratuita. E se è gratuita, vale a dire non ha alcun valore, c'è un buon motivo.
Avete presente il sale, quello che mettete nell'acqua della pasta e che fa salire la pressione?
Ecco, chimicamente è cloruro di sodio, NaCl, e si trova in enormi quantità nel mare. Dovreste saperlo, visto che oggi come oggi il sale marino di evaporazione va assai di moda tra i gourmet, che possono scegliere tra il sale grigio di Guerande, il sale lievemente rosato della Bolivia, quello nero, quello affumicato della Norvegia, e via così salando.
E dato che il mare è pieno di sale, non si vede perché non debba esserlo la sabbia che sta nel mare.
Beh, si chiederà qualcuno, ma che c'entra il sale nella sabbia con il terremoto?
C'entra, e sciagurato questo paese che non insegna la chimica e la trasforma in una materia odiosa per i più, perché con tante lettere classiche si finisce col non rendersi conto di quante fregature ci vengono propinate.
E a questo punto vediamo di fare un po' di chimica per dummies, giuro, sarò breve.
Come sappiamo tutti il sale si scioglie molto bene nell'acqua (la pasta, ricordate?), e guardacaso il calcestruzzo, che è poi la miscela di cemento e sabbia con cui sono costruite le nostre case, viene impastato con acqua. L'acqua scioglie il sale contenuto nella sabbia, e il sale, in soluzione acquosa, è una sostanza abbastanza vivace, non a caso le due sostanze che lo compongono sono il cloro e il sodio, che ritroviamo in due bestioline simpatiche come l'acido cloridrico e la soda caustica, di cui tutti sanno essere personcine da trattare con i dovuti modi.
Insomma che queste due sostanze, non più legate tra di loro, ma rese libere e indipendenti dall'acqua, iniziano a far danni in giro, legandosi con tutto quello che trovano e che glielo permette (chimicamente parlando si intende), e producendo composti chimici che nel calcestruzzo proprio non ci dovrebbero essere, ma fin qui la cosa è grave ma non gravissima, qualche civile iraqueno ammazzato per effetti collaterali, direbbe il non rimpianto ex presidente degli stati uniti Bush Junior.
I veri fuochi artificiali avvengono quando questa miscela che non possiamo più chiamare veramente calcestruzzo incontra il ferro di armatura (lo sapete vero che parlare di cemento armato significa che ha un'anima in ferro, e non che è dotato di kalashnikof?). Il cloro ha una vera passione per il ferro, li vuole tanto bene che se lo mangia proprio, cosicché dopo un tempo relativamente breve invece delle nostre bacchettine di ferro dentro i pilastri non ci sarà più nulla, il composto che si forma dall'unione mistica tra ferro e cloro è un sale, non ha alcuna proprietà meccanica.
La casa non crollerà immediatamente, assolutamente no, ma i pilastri sono privi di anima, e così al primo scossone il calcestruzzo, che poi non è nemmeno veramente calcestruzzo, visto che il troppo sodio che ha dentro ne modifica le caratteristiche, deciderà che ne ha avuto abbastanza e si sgretolerà.
Come è successo alla casa dello studente de L'Aquila, o all'ospedale della stessa città, o ad alre costruzioni.
Ma mica è finita qui, perché questo trucchetto della sabbia marina nel calcestruzzo ha portato il nostro costruttore molto vicino al suo desiderato guadagno 100, ma l'obiettivo non è stato centrato in pieno, assolutamente no. E allora che cosa resta da inventare?
Beh, i calcoli sono i calcoli, la carta, o i fogli elettronici si lasciano ben scrivere, e poi l'edilizia mica è una scienza esatta. Se in altri campi la precisione della misura si misura in centesimi, millesimi, armstrong, in edilizia si misura in centimetri. Insomma che se il calcolo da una sezione per un pilastro, per ipotesi, di 50x50 cm, a furia di arrotondamenti si può anche arrivare a 30x30 cm. La casa (l'ospedale) sta su lo stesso … fino al primo scossone.
Dopo di che, quando lo scossone è arrivato, e tutto è venuto giù, hai voglia di risalire alla catena di responsabilità, ciascuno dei personaggi che fanno parte della catena scaricherà sull'altro, e c'è verso che alla fine il colpevole risulti il committente, che così finisce cornuto e mazziato.
Ma dov'è il problema? Dopo un terremoto si ricostruisce no? Lavoro per tutti!
Il resto è un'altra storia, e sarà raccontata un'altra volta ... (La storia infinita - Michael Ende)
Trema con grandissimo entusiasmo dal nord al sud di tutto lo stivale, per usare una immagine cara ai nostrani patrioti.
Trema da sempre, cosicché, secondo il noto proverbio “col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”, si dovrebbe supporre che gli italiani abbiano imparato a convivere con questo territorio parkinsoniano, e a contrastarne gli effetti.
E invece no, ogni volta è la prima volta, come dice ogni giorno un simpatico conduttore radiofonico colpito da amnesia.
E infatti è la prima volta anche questa volta, col devastante terremoto dell'Abruzzo.
Devastante, beh, mi pare una parola grossa, visto che in Giappone terremoti di quell'ordine di grandezza sono quasi all'ordine del giorno e non fanno né caldo né freddo a nessuno.
E invece in Abruzzo è venuto giù tutto.
Ora, passi per i monumenti storici, costruiti per forza di cose senza alcun criterio antisismico. Quelli era quasi ovvio che crollassero, grandissimo danno, certo, ma, come ha dimostrato il Friuli, pietra su pietra li si può tirare su di nuovo, belli come prima, e a prova di terremoto, che ovviamente nella ricostruzione, per quanto filologica, ci si può infilare qualche trucchetto.
Il problema è che sono venuti giù, e con grande fervore, edifici recenti, nuovi o nuovissimi, che essendo stati costruiti DOPO il terremoto del Friuli avrebbero dovuto essere stati costruiti con i criteri che quel disastro ha ispirato al legislatore.
Ops, a quanto pare il legislatore propone e i costruttori dispongono. Poverini, dovessero costruire con i criteri della legge vedrebbero drasticamente diminuire il loro margine di guadagno, e così iniziano col chiedere deroghe, prontamente concesse, che ovviamente il politico di turno è sensibile agli interessi di chi lo ha finanziato, più di chi lo ha votato.
Dopo di che a volte la deroga non basta, cavolo, con la sola deroga invece di guadagnare i soliti 100 si rischia di guadagnare solo 80. Che cosa si può fare per prevenire una simile sciagura?
Beh, sappiamo tutti benissimo che al supermercato c'è la pasta che costa 2 euro al chilo e quella che invece costa 70 centesimi, ma è tutta pasta no? Fa niente se quella da 2 euro tiene la cottura e ha una resa ottimale, mentre l'altra si trasforma in una orrenda colla non appena versata nell'acqua calda.
Ecco, anche il cemento, la sabbia, il ferro, hanno le loro versioni a costo normale e low cost. Con gli identici problemi.
Attenzione, io non sto dicendo che sono contro i risparmi o il low cost in generale, sto semplicemente dicendo che se la differenza di costo presuppone una differenza di prestazioni, che sia pasta o che sia cemento è bene utilizzare il materiale che costa di più.
Insomma che i nostri beneamati costruttori hanno utilizzato materiali low cost, nella migliore delle ipotesi, e poi, giusto perché occhio non vede, cuore non duole, hanno evitato di fare quelle simpatiche cosette che sono le prove di resistenza materiali.
Breve nota di spiegazione su cosa sono le prove di resistenza materiali, mi scusi chi è del settore, ma è veramente “for dummies”.
All'atto pratico si produce una serie di cubi di cemento, o del materiale da testare, identici per composizione al materiale che poi verrà posto in opera, e questi cubi vengono maltrattati in tutti i modi, per vedere di nascosto l'effetto che fa, ottenendo così una serie di parametri che permettono di predire che cosa succederà alla nostra costruzione durante la sua vita vera.
Insomma che di queste prove se ne sono fatte poche o punte, e questo me lo conferma un amico che lavora proprio in un laboratorio dove le prove vengono effettuate, molto stupito dal fatto che di case se ne costruiscono sempre tante, ma di cubetti da strapazzare ne arrivano veramente pochi, e sempre meno.
E poi, ci scommetterei, qualche cubetto che proprio doveva essere prodotto risulterà non corrispondere alla composizione del materiale messo in opera. L'ha detto il gobbo nazionale che a pensare male si fa peccato ma di solito non si sbaglia, io mi adeguo solamente.
Insomma che risica e rosica, il nostro bravo costruttore si è riportato quasi al suo 100 di guadagno. Quasi. C'è ancora qualche piccola discrepanza che lo fa sentire tanto povero.
Siccome la necessità aguzza l'ingegno, finalmente ricorda che dal punto di vista puramente riempitivo la sabbia è sabbia, sia che provenga dal mare sia che provenga dalla cava, dove anche quella della qualità più scadente ha un costo. La sabbia di mare invece è del tutto gratuita. E se è gratuita, vale a dire non ha alcun valore, c'è un buon motivo.
Avete presente il sale, quello che mettete nell'acqua della pasta e che fa salire la pressione?
Ecco, chimicamente è cloruro di sodio, NaCl, e si trova in enormi quantità nel mare. Dovreste saperlo, visto che oggi come oggi il sale marino di evaporazione va assai di moda tra i gourmet, che possono scegliere tra il sale grigio di Guerande, il sale lievemente rosato della Bolivia, quello nero, quello affumicato della Norvegia, e via così salando.
E dato che il mare è pieno di sale, non si vede perché non debba esserlo la sabbia che sta nel mare.
Beh, si chiederà qualcuno, ma che c'entra il sale nella sabbia con il terremoto?
C'entra, e sciagurato questo paese che non insegna la chimica e la trasforma in una materia odiosa per i più, perché con tante lettere classiche si finisce col non rendersi conto di quante fregature ci vengono propinate.
E a questo punto vediamo di fare un po' di chimica per dummies, giuro, sarò breve.
Come sappiamo tutti il sale si scioglie molto bene nell'acqua (la pasta, ricordate?), e guardacaso il calcestruzzo, che è poi la miscela di cemento e sabbia con cui sono costruite le nostre case, viene impastato con acqua. L'acqua scioglie il sale contenuto nella sabbia, e il sale, in soluzione acquosa, è una sostanza abbastanza vivace, non a caso le due sostanze che lo compongono sono il cloro e il sodio, che ritroviamo in due bestioline simpatiche come l'acido cloridrico e la soda caustica, di cui tutti sanno essere personcine da trattare con i dovuti modi.
Insomma che queste due sostanze, non più legate tra di loro, ma rese libere e indipendenti dall'acqua, iniziano a far danni in giro, legandosi con tutto quello che trovano e che glielo permette (chimicamente parlando si intende), e producendo composti chimici che nel calcestruzzo proprio non ci dovrebbero essere, ma fin qui la cosa è grave ma non gravissima, qualche civile iraqueno ammazzato per effetti collaterali, direbbe il non rimpianto ex presidente degli stati uniti Bush Junior.
I veri fuochi artificiali avvengono quando questa miscela che non possiamo più chiamare veramente calcestruzzo incontra il ferro di armatura (lo sapete vero che parlare di cemento armato significa che ha un'anima in ferro, e non che è dotato di kalashnikof?). Il cloro ha una vera passione per il ferro, li vuole tanto bene che se lo mangia proprio, cosicché dopo un tempo relativamente breve invece delle nostre bacchettine di ferro dentro i pilastri non ci sarà più nulla, il composto che si forma dall'unione mistica tra ferro e cloro è un sale, non ha alcuna proprietà meccanica.
La casa non crollerà immediatamente, assolutamente no, ma i pilastri sono privi di anima, e così al primo scossone il calcestruzzo, che poi non è nemmeno veramente calcestruzzo, visto che il troppo sodio che ha dentro ne modifica le caratteristiche, deciderà che ne ha avuto abbastanza e si sgretolerà.
Come è successo alla casa dello studente de L'Aquila, o all'ospedale della stessa città, o ad alre costruzioni.
Ma mica è finita qui, perché questo trucchetto della sabbia marina nel calcestruzzo ha portato il nostro costruttore molto vicino al suo desiderato guadagno 100, ma l'obiettivo non è stato centrato in pieno, assolutamente no. E allora che cosa resta da inventare?
Beh, i calcoli sono i calcoli, la carta, o i fogli elettronici si lasciano ben scrivere, e poi l'edilizia mica è una scienza esatta. Se in altri campi la precisione della misura si misura in centesimi, millesimi, armstrong, in edilizia si misura in centimetri. Insomma che se il calcolo da una sezione per un pilastro, per ipotesi, di 50x50 cm, a furia di arrotondamenti si può anche arrivare a 30x30 cm. La casa (l'ospedale) sta su lo stesso … fino al primo scossone.
Dopo di che, quando lo scossone è arrivato, e tutto è venuto giù, hai voglia di risalire alla catena di responsabilità, ciascuno dei personaggi che fanno parte della catena scaricherà sull'altro, e c'è verso che alla fine il colpevole risulti il committente, che così finisce cornuto e mazziato.
Ma dov'è il problema? Dopo un terremoto si ricostruisce no? Lavoro per tutti!
Il resto è un'altra storia, e sarà raccontata un'altra volta ... (La storia infinita - Michael Ende)
domenica 8 marzo 2009
Lo spirito delle feste
Otto marzo, festa della donna, e buona parte degli uomini a sperticarsi in auguri e mazzi di mimose, mentre parecchie donne fanno le "cene tra donne", magari seguite da spettacolino di spogliarello maschile. Dopo di che, nella cassetta della posta si trovano gli auguri e le esortazioni della politica locale, che è una specie di "monstrum", in quanto unica e pertanto tirata fuori dalla naftalina a dire e fare cose ininfluenti in momenti inutili.
Intanto continuano e aumentano gli stupri, intanto continua e aumenta l'emorragia che fa uscire le donne dal lavoro, aumenta, sebbene stigmatizzata, la discriminazione.
Io mi chiedo che senso abbia festeggiare la donna, veramente.
Innanzi tutto la donna non è niente altro che il genere femminile della specie "homo sapiens", e come tale è diversissima dal genere maschile, eppure identica.
Nessuno si chiede se esista una questione femminile tra i gatti, tanto per fare un esempio, maschi e femmine sono diversi dnelle funzioni e nei compiti, ma assolutamente uguali nella specie.
Se questo banale concetto entrasse nelle nostre troppo complicate testoline, forse potremmo tutto in un botto risolvere la questione.
Maschi e femmine sono diversi, biologicamente, psicologicamente, comportamentalmente, eppure sono identici nel loro ruolo di specie, che, considerato che la specie umana non può vivere allo "stato di natura", altrimenti saremmo ancora scimmie arboricole, consiste, oltre che nel crescere e moltiplicarsi, nel far funzionare la complicata società che ci siamo costruiti.
E ognuno di noi, femmina o maschio che sia, la fa funzionare con identico sforzo, identico uso delle proprie risorse personali, identico impegno, e, soprattutto, identico valore.
E qui ho già finito il mio argomentare, nel senso che le donne della mia età hanno fatto di sicuro una certa confusione, cercando di negare il proprio essere "femmine", e gli uomini invece continuano a non riconoscere l'identità di specie, trasformando in merito e privilegio una semplice differenza biologica.
Così nascono le leggi di emancipazione e parificazione (e io mi chiedo: da chi mi devo emancipare? a chi mi devo parificare? io che sono unica e irripetibile, un assoluto campione di alterità da chiunque?), e sono leggi che nascono già zoppe, perché stabiliscono uno stato di privilegio, o anche solo di normalità, al quale chi non è privilegiato o normale (le donne) deve essere equiparato.
Così, per far bene si fa male, si stabilisce per legge che le donne hanno una situazione di disparità, certificata.
E come si rimedia? si festeggia la donna, ma si sa, le feste servono a mettersi a posto la coscienza. Esattamente come a Natale siamo tutti più buoni, dimenticando quale è il messaggio del Natale (che lo si intenda come nascita di Cristo, di Mitra da cui il natale cristiano è derivato, o Beltane, l'antica festa del solstizio d'inverno), vale a dire il momento del rinnovamento dei patti tra l'uomo e la natura, così si festeggia la donna, dimenticando che nessuna particolare ricorrenza o celebrazione è necessaria tra uguali.
Intanto continuano e aumentano gli stupri, intanto continua e aumenta l'emorragia che fa uscire le donne dal lavoro, aumenta, sebbene stigmatizzata, la discriminazione.
Io mi chiedo che senso abbia festeggiare la donna, veramente.
Innanzi tutto la donna non è niente altro che il genere femminile della specie "homo sapiens", e come tale è diversissima dal genere maschile, eppure identica.
Nessuno si chiede se esista una questione femminile tra i gatti, tanto per fare un esempio, maschi e femmine sono diversi dnelle funzioni e nei compiti, ma assolutamente uguali nella specie.
Se questo banale concetto entrasse nelle nostre troppo complicate testoline, forse potremmo tutto in un botto risolvere la questione.
Maschi e femmine sono diversi, biologicamente, psicologicamente, comportamentalmente, eppure sono identici nel loro ruolo di specie, che, considerato che la specie umana non può vivere allo "stato di natura", altrimenti saremmo ancora scimmie arboricole, consiste, oltre che nel crescere e moltiplicarsi, nel far funzionare la complicata società che ci siamo costruiti.
E ognuno di noi, femmina o maschio che sia, la fa funzionare con identico sforzo, identico uso delle proprie risorse personali, identico impegno, e, soprattutto, identico valore.
E qui ho già finito il mio argomentare, nel senso che le donne della mia età hanno fatto di sicuro una certa confusione, cercando di negare il proprio essere "femmine", e gli uomini invece continuano a non riconoscere l'identità di specie, trasformando in merito e privilegio una semplice differenza biologica.
Così nascono le leggi di emancipazione e parificazione (e io mi chiedo: da chi mi devo emancipare? a chi mi devo parificare? io che sono unica e irripetibile, un assoluto campione di alterità da chiunque?), e sono leggi che nascono già zoppe, perché stabiliscono uno stato di privilegio, o anche solo di normalità, al quale chi non è privilegiato o normale (le donne) deve essere equiparato.
Così, per far bene si fa male, si stabilisce per legge che le donne hanno una situazione di disparità, certificata.
E come si rimedia? si festeggia la donna, ma si sa, le feste servono a mettersi a posto la coscienza. Esattamente come a Natale siamo tutti più buoni, dimenticando quale è il messaggio del Natale (che lo si intenda come nascita di Cristo, di Mitra da cui il natale cristiano è derivato, o Beltane, l'antica festa del solstizio d'inverno), vale a dire il momento del rinnovamento dei patti tra l'uomo e la natura, così si festeggia la donna, dimenticando che nessuna particolare ricorrenza o celebrazione è necessaria tra uguali.
giovedì 12 febbraio 2009
Il ritorno di Capitan Uncino, ovvero considerazioni sulla vita e sulla morte, passando per la letteratura
Quante coincidenze siete disposti a considerare coincidenze, prima di capire che non lo sono? Ecco, questa è una domanda che mi pongo spesso quando catene di coincidenze, appunto, mi accompagnano nel fare un percorso che forse coscientemente non sceglierei.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono stati tragici, e ci hanno mostrato un volto di noi italiani che forse era meglio rimanesse nascosto, ma di questo ha parlato assai meglio di me Roberto Saviano, nel suo articolo apparso oggi su Repubblica.
Posso dire che venire a sapere che un quotidiano come Avvenire ha chiamato Beppino Englaro "boia" mi ha riempito di amarezza, oltre a rafforzarmi nella considerazione che una casta di maschi celibi non deve in alcun modo interferire con la gente normale, che prova dolori che loro non sono minimamente in grado di comprendere.
Posso dire che mi ha sconvolto vedere ieri un drappo, appeso a una casa nelle vicinanze della clinica dove finalmente Eluana Englaro ha trovato la sua pace, drappo che diceva "Eluana ribellati ti stanno uccidendo". Ora, avrei voluto scendere dalla macchina e far entrare la luce della ragione nel cervellino bacato di chi ha scritto quel drappo: Eluana era già morta, nessuno la stava uccidendo, e non si ribellava per questo semplice ed evidente motivo. Poi ho pensato che è inutile ragionare con le rape e con i fanatici, che sono men che rape, e ho desistito.
Insomma che in questa panoramica spiritualmente così faticosa, si è inserito un libro, Pan, di Francesco Dimitri. Ed è dopo aver letto questo libro che ho iniziato a pormi la solita domanda sulle coincidenze.
Perché Pan, che parte più o meno come un libro tra il punk e il fantasy, è invece una analisi della società dei nostri giorni, delle lotte intestine, del ritorno della repressione e del grigiore, delle regole imposte invece di quelle condivise, della volontà dello stato superiore a quella dei cittadini, di una Chiesa che ha scordato la pietà e la compassione.
Insomma che è un romanzo sul ritorno di Capitan Uncino.
Penso che tutti abbiamo letto il romanzo originale di Barrie, Peter Pan, anche se probabilmente nella riduzione per ragazzi, e penso che, proprio per questo, non ci abbiamo capito nulla.
Bene, Peter Pan è una versione moderna del dio Pan, e invito a leggere Wikypedia per avere notizie del grazioso esserino, ma il personaggio più importante del romanzo è Capitan Uncino, che non è niente altro che la personificazione della repressione, dell'adulto (in quel caso vittoriano) che reprime tutte le pulsioni infantili in nome della legge e dell'ordine. E il fatto che Barrie lo rappresenti come un pirata la dice lunga su come la pensava in materia.
Capitan Uncino è tornato, ed è molto forte, e gli effetti del suo ritorno li stiamo vedendo, e li abbiamo visti fortissimi in questi giorni, con questa vicenda, con le proposte che stanno venendo fuori, che ridurranno ciascuno di noi a oggetti privi di volontà nel momento in cui la volontà per natura si annulla, e dovrebbe essere sostituita dalla pietà: il passaggio tra la vita e la morte.
In altre parole ciascuno di noi, da oggi in avanti, sarà privato della propria volontà, in nome di una cultura della morte, che si spaccia per cultura della vita, e che invece della vita non tiene conto: dove sono quelli che invocavano per Eluana il dirittto a non morire di fame e di sete, dove sono quando bambini e non solo nella lontana Africa, muoiono di fame e di sete? Dov'è questa chiesa ipocrita, che non tiene conto che tenere in stato di freschezza un cadavere è un costo spaventoso, quando bambini muoiono perché non ci sono soldi per un vaccino?
Nel loro estremo delirio di onnipotenza dimenticano che non possono obbligare nessuno di noi a fare quello che vogliono: la volontà, l'ultima volontà, è una questione privata, e io non intendo privarmi della libertà della morte che scelgo in nome di chi va in parlamento col cilicio o di un papa in cui non mi posso riconoscere perché non mi riconosco nel cattolicesimo!
Chi, chi risponde alla mia domanda? Io NON sono cattolica, non sono religiosa, sono atea, e ho il diritto di esserlo, in uno stato che si definisce laico.
Perché questo stato non riconosce i miei diritti e si schiera invece solo dalla parte delle richieste della chiesa, chiesa che, ricordiamolo e urliamolo, col Cristo e col Vangelo non hanno nulla a che vedere.
Bene, e allora parlerò qui, pubblicamente, della mia morte.
In nessun modo il mio corpo dovrà essere profanato da atti che siano intesi a prolungare la vita apparente, rifiuto alimentazione e idratazione dal momento stesso in cui non mi sarà più possibile manifestare palesemente una qualsivoglia volontà.
Considero finita la mia vita nel momento in cui non sarà in grado di essere autonoma.
Rifiuto qualsiasi cura invasiva in caso di qualsiasi malattia, nel caso in cui non ci sia una garanzia di riprisitino delle funzioni di un corpo sano, e di un cervello in grado di decidere per il corpo.
Chiedo a una mano pietosa di mettere fine ai battiti del mio cuore se, ridotta all'impotenza, non fossi in grado di farlo da sola.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono stati tragici, e ci hanno mostrato un volto di noi italiani che forse era meglio rimanesse nascosto, ma di questo ha parlato assai meglio di me Roberto Saviano, nel suo articolo apparso oggi su Repubblica.
Posso dire che venire a sapere che un quotidiano come Avvenire ha chiamato Beppino Englaro "boia" mi ha riempito di amarezza, oltre a rafforzarmi nella considerazione che una casta di maschi celibi non deve in alcun modo interferire con la gente normale, che prova dolori che loro non sono minimamente in grado di comprendere.
Posso dire che mi ha sconvolto vedere ieri un drappo, appeso a una casa nelle vicinanze della clinica dove finalmente Eluana Englaro ha trovato la sua pace, drappo che diceva "Eluana ribellati ti stanno uccidendo". Ora, avrei voluto scendere dalla macchina e far entrare la luce della ragione nel cervellino bacato di chi ha scritto quel drappo: Eluana era già morta, nessuno la stava uccidendo, e non si ribellava per questo semplice ed evidente motivo. Poi ho pensato che è inutile ragionare con le rape e con i fanatici, che sono men che rape, e ho desistito.
Insomma che in questa panoramica spiritualmente così faticosa, si è inserito un libro, Pan, di Francesco Dimitri. Ed è dopo aver letto questo libro che ho iniziato a pormi la solita domanda sulle coincidenze.
Perché Pan, che parte più o meno come un libro tra il punk e il fantasy, è invece una analisi della società dei nostri giorni, delle lotte intestine, del ritorno della repressione e del grigiore, delle regole imposte invece di quelle condivise, della volontà dello stato superiore a quella dei cittadini, di una Chiesa che ha scordato la pietà e la compassione.
Insomma che è un romanzo sul ritorno di Capitan Uncino.
Penso che tutti abbiamo letto il romanzo originale di Barrie, Peter Pan, anche se probabilmente nella riduzione per ragazzi, e penso che, proprio per questo, non ci abbiamo capito nulla.
Bene, Peter Pan è una versione moderna del dio Pan, e invito a leggere Wikypedia per avere notizie del grazioso esserino, ma il personaggio più importante del romanzo è Capitan Uncino, che non è niente altro che la personificazione della repressione, dell'adulto (in quel caso vittoriano) che reprime tutte le pulsioni infantili in nome della legge e dell'ordine. E il fatto che Barrie lo rappresenti come un pirata la dice lunga su come la pensava in materia.
Capitan Uncino è tornato, ed è molto forte, e gli effetti del suo ritorno li stiamo vedendo, e li abbiamo visti fortissimi in questi giorni, con questa vicenda, con le proposte che stanno venendo fuori, che ridurranno ciascuno di noi a oggetti privi di volontà nel momento in cui la volontà per natura si annulla, e dovrebbe essere sostituita dalla pietà: il passaggio tra la vita e la morte.
In altre parole ciascuno di noi, da oggi in avanti, sarà privato della propria volontà, in nome di una cultura della morte, che si spaccia per cultura della vita, e che invece della vita non tiene conto: dove sono quelli che invocavano per Eluana il dirittto a non morire di fame e di sete, dove sono quando bambini e non solo nella lontana Africa, muoiono di fame e di sete? Dov'è questa chiesa ipocrita, che non tiene conto che tenere in stato di freschezza un cadavere è un costo spaventoso, quando bambini muoiono perché non ci sono soldi per un vaccino?
Nel loro estremo delirio di onnipotenza dimenticano che non possono obbligare nessuno di noi a fare quello che vogliono: la volontà, l'ultima volontà, è una questione privata, e io non intendo privarmi della libertà della morte che scelgo in nome di chi va in parlamento col cilicio o di un papa in cui non mi posso riconoscere perché non mi riconosco nel cattolicesimo!
Chi, chi risponde alla mia domanda? Io NON sono cattolica, non sono religiosa, sono atea, e ho il diritto di esserlo, in uno stato che si definisce laico.
Perché questo stato non riconosce i miei diritti e si schiera invece solo dalla parte delle richieste della chiesa, chiesa che, ricordiamolo e urliamolo, col Cristo e col Vangelo non hanno nulla a che vedere.
Bene, e allora parlerò qui, pubblicamente, della mia morte.
In nessun modo il mio corpo dovrà essere profanato da atti che siano intesi a prolungare la vita apparente, rifiuto alimentazione e idratazione dal momento stesso in cui non mi sarà più possibile manifestare palesemente una qualsivoglia volontà.
Considero finita la mia vita nel momento in cui non sarà in grado di essere autonoma.
Rifiuto qualsiasi cura invasiva in caso di qualsiasi malattia, nel caso in cui non ci sia una garanzia di riprisitino delle funzioni di un corpo sano, e di un cervello in grado di decidere per il corpo.
Chiedo a una mano pietosa di mettere fine ai battiti del mio cuore se, ridotta all'impotenza, non fossi in grado di farlo da sola.
giovedì 5 febbraio 2009
Un cuore che batte
Tre notizie di oggi: si tenta ancora una volta di impedire al povero padre di Eluana Englaro di seppellire dignitosamente la figlia; sarà consentito ai medici fare i delatori in caso di prestazioni sanitarie nei confronti di clandestini; sono state rese legali le immonde ronde padane.
Sono piegata dall'orrore, e non sono riuscita a scrivere altro se non la poesia qui sotto.
Mi scuso per la pochezza dei miei mezzi poetici.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
e urla dal fondo della gola
ma la voce non c'è.
Favella ammutolita
sbigottimento nella barbarie.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
tam tam tribale
che cancella la luce
la civiltà e l'amore.
Digrignare di denti
e rimbombare dei pugni
di gorilla selvaggi.
Odio profondo
razziale
religioso
politico
inumano.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
muscolo involontario
sopravvalutato
non sede di vita
non sede di intelligenza
non, soprattutto non
sede di amore.
Sono piegata dall'orrore, e non sono riuscita a scrivere altro se non la poesia qui sotto.
Mi scuso per la pochezza dei miei mezzi poetici.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
e urla dal fondo della gola
ma la voce non c'è.
Favella ammutolita
sbigottimento nella barbarie.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
tam tam tribale
che cancella la luce
la civiltà e l'amore.
Digrignare di denti
e rimbombare dei pugni
di gorilla selvaggi.
Odio profondo
razziale
religioso
politico
inumano.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
muscolo involontario
sopravvalutato
non sede di vita
non sede di intelligenza
non, soprattutto non
sede di amore.
lunedì 26 gennaio 2009
La scoperta del secolo
Scenario: mattina piuttosto presto, radio accesa (io non ho la televisione, come ormai sanno tutti meno la RAI che puntualmente almeno una volta all'anno mi scrive dicendo che io non compaio negli elenchi di quelli che pagano il canone ... e conto di non comparirci nemmeno in futuro, prossimo o lontano che sia, giusto a titolo informativo se qualche funzionario RAI passa di qui), gatti affamati e cassette da pulire.
Capisco che sentire il giornale radio in queste condizioni può influenzare il giudizio su quello che sento, però ...
Però stamattina ho sentito una notizia che mi ha fatto fare la scoperta del secolo, vale a dire: Berlusconi è un idiota pericoloso, e questo lo sapevamo già, ma i vari leader della cosiddetta sinistra sono degli idioti galattici degni di Balle spaziali.
Mi spiego.
E' notizia risaputa che pare ci sia in corso un'epidemia di stupri. Non sto a fare una analisi sul motivo per cui esistono ancora uomini che non riescono a relazionarsi col genere femminile se non ficcandogli dentro il proprio cazzo contro la loro volontà, e questo non perché non mi sia posta la domanda, ma perché non è in questo post che voglio parlare di questo.
Quello di cui voglio parlare sono le scomposte reazioni dei nostri politici al governo, e le idiotiche risposte della cosidetta opposizione, che, ahimè, sarebbe anche la mia parte politica se non mi avesse ormai del tutto disgustato per la sua totale mancanza di comprensione della realtà.
Insomma che il bisunto del signore, a commento di questi comportamenti idegni ha dichiarato che "anche nello stato più poliziesco e militarizzato sono possibili stupri, e poi ci vorrebbe un soldato per ogni bella donna".
Analizziamo un po' la frase. Secondo il nostro presidente del consiglio a quanto pare lo stato auspicabile è quello poliziesco e militarizzato, nel quale tutti i cittadini hanno perso qualsiasi libertà, lasciando al manovratore la libertà di farsi i cazzi propri ovviamente, e depreca il fatto che qualche stupro sarebbe comunque possibile. Da parte di chi mi chiedo, quando è notorio che gli stupri sono massimi negli stati polizieschi e militarizzati, perché non c'è maschio come quello investito di troppo potere che non sappia tenersi l'attrezzo nei pantaloni, e che capisca che l'uso del suddetto è ludico, e non coercitivo. Ma niente da fare, lui che elargisce ministeri in cambio di prestazionisessuali evidentemente non realizza il fatto che anche quello è stupro.
La seconda parte della frase, vale a dire il soldato per ogni bella donna, fa sorridere. In primis perché non mi risulta che le donne stuprate siano tutte top model, e perché, francamente, io, che ho 48 anni e li dimostro, mi ritengo una bella donna, e quindi come la mettiamo, berlusca? Voglio il mio soldato, e che sia alto biondo e disposto a portarmi su la spesa, tre piani senza ascensore, grazie.
Il problema è che dopo questa idiozia, pericolosa e becera nello stesso tempo, arrivano i commenti dell'opposizione, che si scaglia proprio contro questa seconda parte della frase, perché offende la dignità delle donne. Certo che la offende, come la offende ogni parola di questo papa, come la offende ogni tentativo di sottrarre il controllo del corpo delle donne alle donne stesse, come la offende la legge sulla procreazione assistita, e francamente, lo fa persino in modo meno cruento.
Invece sulla prima parte della frase nulla, zitti, nemmeno un piccolo inciso.
Non l'hanno colta? Gli pare logica e tale da non doverla commentare? Hanno una qualche pallida idea di che cosa significhi stupro? Sognano velatamente uno stato poliziesco e militarista anche loro, che finalmente gli cancelli il dovere di fingere di fare opposizione mandandoli a casa apparentemente senza vergona?
Idioti, idioti galattici.
Lo so, non è la scoperta del secolo e il titolo è ingannevole, ma lo stesso mi sono scese le palle di brutto.
Capisco che sentire il giornale radio in queste condizioni può influenzare il giudizio su quello che sento, però ...
Però stamattina ho sentito una notizia che mi ha fatto fare la scoperta del secolo, vale a dire: Berlusconi è un idiota pericoloso, e questo lo sapevamo già, ma i vari leader della cosiddetta sinistra sono degli idioti galattici degni di Balle spaziali.
Mi spiego.
E' notizia risaputa che pare ci sia in corso un'epidemia di stupri. Non sto a fare una analisi sul motivo per cui esistono ancora uomini che non riescono a relazionarsi col genere femminile se non ficcandogli dentro il proprio cazzo contro la loro volontà, e questo non perché non mi sia posta la domanda, ma perché non è in questo post che voglio parlare di questo.
Quello di cui voglio parlare sono le scomposte reazioni dei nostri politici al governo, e le idiotiche risposte della cosidetta opposizione, che, ahimè, sarebbe anche la mia parte politica se non mi avesse ormai del tutto disgustato per la sua totale mancanza di comprensione della realtà.
Insomma che il bisunto del signore, a commento di questi comportamenti idegni ha dichiarato che "anche nello stato più poliziesco e militarizzato sono possibili stupri, e poi ci vorrebbe un soldato per ogni bella donna".
Analizziamo un po' la frase. Secondo il nostro presidente del consiglio a quanto pare lo stato auspicabile è quello poliziesco e militarizzato, nel quale tutti i cittadini hanno perso qualsiasi libertà, lasciando al manovratore la libertà di farsi i cazzi propri ovviamente, e depreca il fatto che qualche stupro sarebbe comunque possibile. Da parte di chi mi chiedo, quando è notorio che gli stupri sono massimi negli stati polizieschi e militarizzati, perché non c'è maschio come quello investito di troppo potere che non sappia tenersi l'attrezzo nei pantaloni, e che capisca che l'uso del suddetto è ludico, e non coercitivo. Ma niente da fare, lui che elargisce ministeri in cambio di prestazionisessuali evidentemente non realizza il fatto che anche quello è stupro.
La seconda parte della frase, vale a dire il soldato per ogni bella donna, fa sorridere. In primis perché non mi risulta che le donne stuprate siano tutte top model, e perché, francamente, io, che ho 48 anni e li dimostro, mi ritengo una bella donna, e quindi come la mettiamo, berlusca? Voglio il mio soldato, e che sia alto biondo e disposto a portarmi su la spesa, tre piani senza ascensore, grazie.
Il problema è che dopo questa idiozia, pericolosa e becera nello stesso tempo, arrivano i commenti dell'opposizione, che si scaglia proprio contro questa seconda parte della frase, perché offende la dignità delle donne. Certo che la offende, come la offende ogni parola di questo papa, come la offende ogni tentativo di sottrarre il controllo del corpo delle donne alle donne stesse, come la offende la legge sulla procreazione assistita, e francamente, lo fa persino in modo meno cruento.
Invece sulla prima parte della frase nulla, zitti, nemmeno un piccolo inciso.
Non l'hanno colta? Gli pare logica e tale da non doverla commentare? Hanno una qualche pallida idea di che cosa significhi stupro? Sognano velatamente uno stato poliziesco e militarista anche loro, che finalmente gli cancelli il dovere di fingere di fare opposizione mandandoli a casa apparentemente senza vergona?
Idioti, idioti galattici.
Lo so, non è la scoperta del secolo e il titolo è ingannevole, ma lo stesso mi sono scese le palle di brutto.
lunedì 19 gennaio 2009
Dio la benedica, Mr. Obama (*)
Domani il sig. Obama giurerà come nuovo presidente degli Sati Uniti, e su di lui sono puntati gli occhi di tutto il mondo.
Ci sono vari motivi per questo, così come per il diffuso entusiasmo che circonda il nuovo presidente, tra cui non è secondario l'aspetto affascinante e glamour dell'uomo, che ha il bell'aspetto tipico dei meticci, e diffonde un'aura di nuovo in un ambiente che negli ultimi anni, e non conto solo quelli di Bush Jr, ha mostrato di essere pieno di muffa.
Il meticciato di Obama non influisce solo sul suo aspetto, ma, secondo me, anche sulle aspettative che ognuno di noi ha su di lui. Siamo tutti in qualche maniera dei meticci, checchè ne dicano i vari cianciatori sulla purezza della razza, passati presenti e futuri, e vedere il meticciato così riconosciuto e portato ai vertici del mondo, in qualche modo, quasi geneticamente, ci intriga.
Poi è una persona giovane, in un mondo dove la politica diventa sempre più vecchia, perché autoreferenziale e protetta dietro alti steccati: gli altri, i giovani, e per giovani ormai si parla di ultraquarantenni, sta fuori a protestare, forse.
Poi la sua ascesa è avvenuta con i mezzi non convenzionali di Internet, con un colloquio diretto e continuo con la base e non solo. Chi è iscritto al gruppo dei fan di Obama su facebook, indipendentemente dal suo essere o meno americano, ha ricevuto i periodici aggiornamenti a sua firma compresi i ringraziamenti per l'elezione, il video del discorso della vittoria, e un invito per il giuramento di domani. Che cosa ci può essere di più solleticante per l'ego di noi popolo della rete, che abbiamo abbassato gli standard dai tradizionali sei gradi di separazione a un grado di separazione?
Ovviamente domani sarà il coronamento del sogno collettivo di svecchiare e rendere più affascinante il mondo, e come ogni coronamento sarà una fine.
Io non credo nel potere dell'uomo solo al comando, nemmeno se è un uomo fuori dall'ordinario come ha dimostrato di essere Obama.
Il mondo è un posto incasinato, che i vecchi bacucchi che hanno governato sin'ora, e che continuano a governare, hanno tutto l'interesse a mantenere incasinato. Divide ed impera, e fai in modo che la conoscenza sia incompleta, frammentaria, e soprattutto, accidenti, vedi di regolamentare quel cavolo di internet!
Obama dovrà districarsi tra i suoi sogni e le sue promesse, e la realtà, e per realtà intendo la visione del mondo della corrente classe politica, che ovviamente non ha alcuna intenzione di essere cancellata con un colpo di spugna.
Ma credo che perdoneremo a Obama quello che non riuscirà a fare, se manterrà degli obiettivi minimi: cambiare la logica del mondo da un totale conflitto a una, anche timida, comprensione; valorizzare ciò che è servizio pubblico, perché ciò che è pubblico è di tutti, mentre ciò che è privato, ciò che è inteso a dare profitto, non da alcun servizio vero se non riempire le tasche dei proprietari; far capire agli americani che fuori dall'America c'è un mondo, che ha gli stessi diritti dell'America, e che non è stato creato in funzione dell'America.
Sembrano sciocchezze, ma credo che se in questi quattro anni Obama riuscirà ad iniziare un cambiamento in questa direzione, il tempo potrà, forse, portare anche il resto.
Per questo dico "Dio la benedica, Mr. Obama" (*)
Dato che è un po' che non scrivo ricette, posto qui quella della zuppa di fave, assai adatta in questo clima invernale
Zuppa di fave (x 2 persone)
160 g di fave secce decorticate, 1/2 cipolla di Tropea, 1 carota, 1 spicchio d'aglio, 1/ cespo di lattuga, 50 g di pancetta in una sola fetta, 1 l di brodo vegetale, olio extravergine di oliva.
Ammollare le fave per una notte.
Tritare la carota, la cipolla, l'aglio, la pancetta, rosolarli in poco olio.
Aggiungere la lattuga tagliata a striscioline, e farla appassire.
Aggiungere le fave scolate, e coprire col brodo.
Far cuocere a fuoco basso finché le fave sono ben cotte. Lasciar riposare e mangiare il giorno dopo, dopo aver riscaldato.
(*) Il titolo fa riferimento al libro di Kurt Vonnegut "Dio la benedica, Mr. Roosewater"
Ci sono vari motivi per questo, così come per il diffuso entusiasmo che circonda il nuovo presidente, tra cui non è secondario l'aspetto affascinante e glamour dell'uomo, che ha il bell'aspetto tipico dei meticci, e diffonde un'aura di nuovo in un ambiente che negli ultimi anni, e non conto solo quelli di Bush Jr, ha mostrato di essere pieno di muffa.
Il meticciato di Obama non influisce solo sul suo aspetto, ma, secondo me, anche sulle aspettative che ognuno di noi ha su di lui. Siamo tutti in qualche maniera dei meticci, checchè ne dicano i vari cianciatori sulla purezza della razza, passati presenti e futuri, e vedere il meticciato così riconosciuto e portato ai vertici del mondo, in qualche modo, quasi geneticamente, ci intriga.
Poi è una persona giovane, in un mondo dove la politica diventa sempre più vecchia, perché autoreferenziale e protetta dietro alti steccati: gli altri, i giovani, e per giovani ormai si parla di ultraquarantenni, sta fuori a protestare, forse.
Poi la sua ascesa è avvenuta con i mezzi non convenzionali di Internet, con un colloquio diretto e continuo con la base e non solo. Chi è iscritto al gruppo dei fan di Obama su facebook, indipendentemente dal suo essere o meno americano, ha ricevuto i periodici aggiornamenti a sua firma compresi i ringraziamenti per l'elezione, il video del discorso della vittoria, e un invito per il giuramento di domani. Che cosa ci può essere di più solleticante per l'ego di noi popolo della rete, che abbiamo abbassato gli standard dai tradizionali sei gradi di separazione a un grado di separazione?
Ovviamente domani sarà il coronamento del sogno collettivo di svecchiare e rendere più affascinante il mondo, e come ogni coronamento sarà una fine.
Io non credo nel potere dell'uomo solo al comando, nemmeno se è un uomo fuori dall'ordinario come ha dimostrato di essere Obama.
Il mondo è un posto incasinato, che i vecchi bacucchi che hanno governato sin'ora, e che continuano a governare, hanno tutto l'interesse a mantenere incasinato. Divide ed impera, e fai in modo che la conoscenza sia incompleta, frammentaria, e soprattutto, accidenti, vedi di regolamentare quel cavolo di internet!
Obama dovrà districarsi tra i suoi sogni e le sue promesse, e la realtà, e per realtà intendo la visione del mondo della corrente classe politica, che ovviamente non ha alcuna intenzione di essere cancellata con un colpo di spugna.
Ma credo che perdoneremo a Obama quello che non riuscirà a fare, se manterrà degli obiettivi minimi: cambiare la logica del mondo da un totale conflitto a una, anche timida, comprensione; valorizzare ciò che è servizio pubblico, perché ciò che è pubblico è di tutti, mentre ciò che è privato, ciò che è inteso a dare profitto, non da alcun servizio vero se non riempire le tasche dei proprietari; far capire agli americani che fuori dall'America c'è un mondo, che ha gli stessi diritti dell'America, e che non è stato creato in funzione dell'America.
Sembrano sciocchezze, ma credo che se in questi quattro anni Obama riuscirà ad iniziare un cambiamento in questa direzione, il tempo potrà, forse, portare anche il resto.
Per questo dico "Dio la benedica, Mr. Obama" (*)
Dato che è un po' che non scrivo ricette, posto qui quella della zuppa di fave, assai adatta in questo clima invernale
Zuppa di fave (x 2 persone)
160 g di fave secce decorticate, 1/2 cipolla di Tropea, 1 carota, 1 spicchio d'aglio, 1/ cespo di lattuga, 50 g di pancetta in una sola fetta, 1 l di brodo vegetale, olio extravergine di oliva.
Ammollare le fave per una notte.
Tritare la carota, la cipolla, l'aglio, la pancetta, rosolarli in poco olio.
Aggiungere la lattuga tagliata a striscioline, e farla appassire.
Aggiungere le fave scolate, e coprire col brodo.
Far cuocere a fuoco basso finché le fave sono ben cotte. Lasciar riposare e mangiare il giorno dopo, dopo aver riscaldato.
(*) Il titolo fa riferimento al libro di Kurt Vonnegut "Dio la benedica, Mr. Roosewater"
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martedì 13 gennaio 2009
La grammatica violata
Copio e incollo da Repubblica il fondo di Franco Cordero, perché esprime il mio stesso pensiero come e meglio di quanto avrei potuto fare io stessa. L'articolo orginale è a questo link .
BENEDETTO Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s'impadronisca dello Stato, in barba all'etica liberale.
Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell'idealismo italiano guasterebbe l'immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della "Critica" hanno devoti lettori, bollettino d'una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini "temperato dalla corruzione". Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell'arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli "priapismo dell'Io". Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l'attuale governo onagrocratico (dal latino "onager", asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d'intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d'Arcore, padrone d'Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l'altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s'intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d'un allegro affarismo), l'affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom.
Il lettore domanda perché definiamo asinina un'idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l'incubo narrato da George Orwell): l'asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l'aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all'ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell'impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano "decisioni" gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell'Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d'intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d'Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l'abbassamento dei livelli mentali.
Appena rimesso piede al governo, s'è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l'organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d'una giustizia da riformare, l'ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s'ingrassa. Aborre l'azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all'avversario molesto. Tale l'obiettivo ma l'idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l'ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo.
Quante volte l'ha detto: diventerà avvocato dell'accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l'occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l'art. 109 Cost. ("l'autorità giudiziaria dispone direttamente" dell'omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l'art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna.
Riconsideriamo l'aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell'elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d'indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché "l'imputato non ne possa avere conoscenza" (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune.
BENEDETTO Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s'impadronisca dello Stato, in barba all'etica liberale.
Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell'idealismo italiano guasterebbe l'immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della "Critica" hanno devoti lettori, bollettino d'una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini "temperato dalla corruzione". Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell'arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli "priapismo dell'Io". Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l'attuale governo onagrocratico (dal latino "onager", asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d'intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d'Arcore, padrone d'Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l'altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s'intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d'un allegro affarismo), l'affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom.
Il lettore domanda perché definiamo asinina un'idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l'incubo narrato da George Orwell): l'asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l'aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all'ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell'impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano "decisioni" gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell'Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d'intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d'Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l'abbassamento dei livelli mentali.
Appena rimesso piede al governo, s'è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l'organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d'una giustizia da riformare, l'ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s'ingrassa. Aborre l'azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all'avversario molesto. Tale l'obiettivo ma l'idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l'ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo.
Quante volte l'ha detto: diventerà avvocato dell'accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l'occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l'art. 109 Cost. ("l'autorità giudiziaria dispone direttamente" dell'omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l'art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna.
Riconsideriamo l'aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell'elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d'indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché "l'imputato non ne possa avere conoscenza" (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune.
domenica 11 gennaio 2009
Matti da lega-re
Sto cercando di seguire in questi giorni il tira e molla relativo al DDL proposto dalla lega che dovrebbe servire a fenare l'immigrazione clandestina, e, se devo essere sincera, non ci sto capendo un cavolo.
E' vero che la lettura dei giornali, così come l'ascoltare i giornali radio, non fornisce sufficienti strumenti di conoscenza: in tutti e due i canali le misure vengono raccontate frammentariamente, vengono discusse prima ancora di essere presentate, e si da più spazio alle opinioni che ai fatti.
Vero che non ho la televisione, e forse una sola visione di Bruno Vespa mi potrebbe provocare l'illuminazione, ma sono testardamente resistente alle illuminazioni in generale, è anche una questione di coerenza con le mie rigide politiche di risparmio energetico, ohibò!
In ogni caso, scrivo quello che ho capito, e che il cielo me la mandi buona.
Tra i vari provvedimenti ci sono le maronate, vale a dire le sparate di Maroni, che pensa che basti starnazzare con la sua voce da trombetta stonata che nel 2009 farà cessare gli sbarchi clandestini per far sì che la cosa si avveri, e di questo non voglio discutere, limitandomi a dire che non riescono a frenare gli sbarchi clandestini gli spagnoli, che sui barconi sparano senza troppe remore.
Poi ci sono i provvedimenti economici, vale a dire la tassa di 50 euro sul permesso di soggiono, e i 10.000 euro di fideiussione per gli immigrati che intendono aprire la partita IVA.
Discuterei le due misure separatamente, perché hanno una valenza ben diversa.
Per dirla tutta, la prima misura, se non fosse stata proposta con le modalità vendicative, rancorose e discriminatorie della lega, e con una destinazione d'uso del gettito raccolto che mi fa rivoltare lo stomaco, (il gettito, è scritto nella modifica, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l'attuazione di politiche di sostegno alle famiglie italiane e per il controllo del territorio), potrebbe anche avere un senso. Perché il pagare una tassa è un segno di integrazione, un modo per contribuire al benessere della nazione, per ridistribuire il reddito, ma ovviamente non si può chiedere una visione del genere a chi invece ritiene che una tassa sia una punizione da evitare, e che quindi esercita sentitamente il lavoro di evasore convinto e che ha per proprio sommo capo, cioè il capo del governo, uno come il bisunto che ha dichiarato che evadere le tasse è un dovere morale.
Invece mi sfugge completamente, il senso della fideiussione richiesta agli extracomunitari che vogliono aprire la partita IVA. Io ho una partita IVA, e non ho sborsato nulla per averla. Che cosa mi fa migliore di un extracomunitario che voglia fare la stessa cosa?
Ora, consultando il mitico Devoto-Oli, alla parola fideiussione trovo scritto: "Garanzia di carattere personale mediante la quale un soggetto (fideiussore) si obbliga nei confronti del creditore a soddifare in via accessoria l'obbligazione assunta da altri".
E qui cominciano a venirmi i dubbi.
Per esempio: quando uno apre un'attività che potrebbe rivelarsi compromissoria per l'ambiente e lo stato del territorio, viene richiesta, per legge, una fideiussione.
In pratica l'imprenditore va in una banca, si fa fare una fideiussione a favore, per esempio, del comune dove ha sede il suo stabilimento, immobilizzando quindi dei capitali, in modo che un domani, se la sua ditta fallisse e lui lasciasse un'area da bonificare, il comune potrebbe procedere ai lavori di bonifica venendo rimborsato dalla banca.
E' un esempio piuttosto grossolano, ma penso valido per capire a che cosa serve una fideiussione.
Tornando all'emendameto dei celoduristi, a che titolo un extracomunitario che volesse aprire la partita IVA dovrebbe predisporre la fideiussione? Nei confronti di chi? per quale tipologia di danno, qual'è l'obbligazione?
Se vogliamo proprio dirla tutta mi pare che l'unica obligazione che sia venuta in mente (e ricordiamo che con la parola mente quando si parla di leghisti non si intende nulla che abbia a che vedere con la scatola cranica) sia quella dell'esistenza, e del non voler rimanere in fondo alla scala sociale, dove l'extracomunitario dovrebbe stare per definizione, sempre secondo loro.
Insomma che il pensiero alla base è: tu extracomunitario non sei un essere umano, non hai gli stessi diritti degli altri, e quindi se vuoi aprire un'attività, se vuoi salire nella scala sociale, dobbiamo trattarti come un pericoloso inquinatore, e quindi fai una fideiussione, perché il tuo solo esistere è un danno all'ambiente.
Ma magari mi sbaglio, magari l'intento è lodevole. Magari è solo che più extracomunitari hanno la partita IVA, e quindi si comportano come degni cittadini, producendo ricchezza e pagando le tasse, più si vede come in realtà la maggior parte di coloro che sostengono queste misure non sono altro che parassiti che aprono e chiudono partite IVA come si apre una scatola di cioccolatini, in modo da sfuggire a qualsiasi controllo ed evadere le tasse.
Oppure, ancora più lodevole: non vogliono sottrarre lavoratori in nero alle loro aziende, che ne hanno tanto ma tanto bisogno!
E' vero che la lettura dei giornali, così come l'ascoltare i giornali radio, non fornisce sufficienti strumenti di conoscenza: in tutti e due i canali le misure vengono raccontate frammentariamente, vengono discusse prima ancora di essere presentate, e si da più spazio alle opinioni che ai fatti.
Vero che non ho la televisione, e forse una sola visione di Bruno Vespa mi potrebbe provocare l'illuminazione, ma sono testardamente resistente alle illuminazioni in generale, è anche una questione di coerenza con le mie rigide politiche di risparmio energetico, ohibò!
In ogni caso, scrivo quello che ho capito, e che il cielo me la mandi buona.
Tra i vari provvedimenti ci sono le maronate, vale a dire le sparate di Maroni, che pensa che basti starnazzare con la sua voce da trombetta stonata che nel 2009 farà cessare gli sbarchi clandestini per far sì che la cosa si avveri, e di questo non voglio discutere, limitandomi a dire che non riescono a frenare gli sbarchi clandestini gli spagnoli, che sui barconi sparano senza troppe remore.
Poi ci sono i provvedimenti economici, vale a dire la tassa di 50 euro sul permesso di soggiono, e i 10.000 euro di fideiussione per gli immigrati che intendono aprire la partita IVA.
Discuterei le due misure separatamente, perché hanno una valenza ben diversa.
Per dirla tutta, la prima misura, se non fosse stata proposta con le modalità vendicative, rancorose e discriminatorie della lega, e con una destinazione d'uso del gettito raccolto che mi fa rivoltare lo stomaco, (il gettito, è scritto nella modifica, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l'attuazione di politiche di sostegno alle famiglie italiane e per il controllo del territorio), potrebbe anche avere un senso. Perché il pagare una tassa è un segno di integrazione, un modo per contribuire al benessere della nazione, per ridistribuire il reddito, ma ovviamente non si può chiedere una visione del genere a chi invece ritiene che una tassa sia una punizione da evitare, e che quindi esercita sentitamente il lavoro di evasore convinto e che ha per proprio sommo capo, cioè il capo del governo, uno come il bisunto che ha dichiarato che evadere le tasse è un dovere morale.
Invece mi sfugge completamente, il senso della fideiussione richiesta agli extracomunitari che vogliono aprire la partita IVA. Io ho una partita IVA, e non ho sborsato nulla per averla. Che cosa mi fa migliore di un extracomunitario che voglia fare la stessa cosa?
Ora, consultando il mitico Devoto-Oli, alla parola fideiussione trovo scritto: "Garanzia di carattere personale mediante la quale un soggetto (fideiussore) si obbliga nei confronti del creditore a soddifare in via accessoria l'obbligazione assunta da altri".
E qui cominciano a venirmi i dubbi.
Per esempio: quando uno apre un'attività che potrebbe rivelarsi compromissoria per l'ambiente e lo stato del territorio, viene richiesta, per legge, una fideiussione.
In pratica l'imprenditore va in una banca, si fa fare una fideiussione a favore, per esempio, del comune dove ha sede il suo stabilimento, immobilizzando quindi dei capitali, in modo che un domani, se la sua ditta fallisse e lui lasciasse un'area da bonificare, il comune potrebbe procedere ai lavori di bonifica venendo rimborsato dalla banca.
E' un esempio piuttosto grossolano, ma penso valido per capire a che cosa serve una fideiussione.
Tornando all'emendameto dei celoduristi, a che titolo un extracomunitario che volesse aprire la partita IVA dovrebbe predisporre la fideiussione? Nei confronti di chi? per quale tipologia di danno, qual'è l'obbligazione?
Se vogliamo proprio dirla tutta mi pare che l'unica obligazione che sia venuta in mente (e ricordiamo che con la parola mente quando si parla di leghisti non si intende nulla che abbia a che vedere con la scatola cranica) sia quella dell'esistenza, e del non voler rimanere in fondo alla scala sociale, dove l'extracomunitario dovrebbe stare per definizione, sempre secondo loro.
Insomma che il pensiero alla base è: tu extracomunitario non sei un essere umano, non hai gli stessi diritti degli altri, e quindi se vuoi aprire un'attività, se vuoi salire nella scala sociale, dobbiamo trattarti come un pericoloso inquinatore, e quindi fai una fideiussione, perché il tuo solo esistere è un danno all'ambiente.
Ma magari mi sbaglio, magari l'intento è lodevole. Magari è solo che più extracomunitari hanno la partita IVA, e quindi si comportano come degni cittadini, producendo ricchezza e pagando le tasse, più si vede come in realtà la maggior parte di coloro che sostengono queste misure non sono altro che parassiti che aprono e chiudono partite IVA come si apre una scatola di cioccolatini, in modo da sfuggire a qualsiasi controllo ed evadere le tasse.
Oppure, ancora più lodevole: non vogliono sottrarre lavoratori in nero alle loro aziende, che ne hanno tanto ma tanto bisogno!
domenica 4 gennaio 2009
Tutti a casa
Eccoci qui, anno nuovo vita nuova, e faccio solenne promessa di scrivere almeno una volta alla settimana.
Ma scrivere che cosa poi? Mi restano solo queste note di commento, che altre cose non è il caso di scriverne più, anzi, invito qualsiasi scrittore di fiction di qualsiasi genere dall'astenersi per il futuro da ogni qualsivoglia produzione.
Ebbene si ragazzi, tutti a casa, siamo tutti stati surclassati, modesti dilettanti della tastiera come me così come tutti gli scrittori professionisti e pure immaginifici.
E' arrivata la mente più immaginifica di tutti i tempi, lo scrittore di fiction definitivo, e si chiama ... Vaticano!
Non è uno pseudonimo, è proprio il nome dello scrittore.
Vi racconto brevemente la trama del suo ultimo romanzo: sulla terra c'è in atto una congiura per sterminare il genere umano, una congiura che dura da moltissimi anni, e che ha la forma innocua di una piccola pillola, che milioni di donne prendono ogni giorno, senza conoscerne le conseguenze. Perché loro pensano, e la scienza al servizio della cospirazione (aliena si pensa) gli fa credere, che serva solo ad evitare l'ovulazione, e quindi le gravidanze indesiderate. E invece no, solo Vaticano conosce il segreto di questa orribile sostanza. Innanzi tutto non è vero che inibisce l'ovulazione, assolutamente no, invece l'ovulazione avviene normalmente, e la pillola provoca ogni mese, più di una volta al mese, un vero a proprio aborto, uccidendo quindi un vero embrione, anche se piccolo (!). Poi le donne che assumono questa pillola emettono con l'urina degli ormoni, i terribili estrogeni, che causano danni all'ambiente, e rendono sterili gli uomini. Ma finalmente Vaticano ha smascherato l'orribile congiura, che oltretutto lede i diritti dell'uomo, quegli stessi che Vaticano ha rifiutato di firmare, perché ledono i diritti dell'embrione, l'unica vera forma di vita che dovrebbe esistere sulla terra.
Ecco, forse se qualcuno scrivesse veramente un romanzo del genere un qualsiasi editor di buon senso piglierebbe il malcapitato e lo manderebbe a zappare patate, accertandosi che lavori in terreno sterile e senza vere patate per non fare danni.
Inceve i nostri amici della piccola monarchia assoluta teocratica che ci portiamo dentro come una cellula tumorale si sono inventati questa nuova fantasia. Che va a fare il paio con le ultime scoperte scientifiche avvenute sempre all'interno della piccola monarchia, e che dicono che la vita continua anche oltre la morte cerebrale.
Ora mi domando, dove fanno i loro studi gli scienziati vaticani? E soprattutto, si fanno di vinsanto allucinogeno prima di rilasciare certe dichiarazioni?
Ora, che il papa cianci di teologia (avrei qualcosa da dire sulla fantasiosa dotrina di questo cosiddetto papa teologo, ma credo che la teologia non interessi a nessuno) fa parte delle sue prerogative, ma che si metta a cianciar di scienza, veramente mi fa specie. Mi ricorda quella sfortunata situazione in cui il buon Casini cercò di insegnare la fisica nucleare a Rubbia.
Qual'è il problema? Il problema è che con l'attuale classe politica italiana, e non faccio distinzioni tra PD, PDL, CIP, CIOP e Topo Gigio, qualche idiota che non si rende conto che questo intervento vaticano è pura fiction si trova di sicuro. D'altra parte nè la cultura di base nè la sanità mentale sono requisiti fondamentali per diventare parlamentari in questo nostro sciagurato paese.
Una prece.
Ma scrivere che cosa poi? Mi restano solo queste note di commento, che altre cose non è il caso di scriverne più, anzi, invito qualsiasi scrittore di fiction di qualsiasi genere dall'astenersi per il futuro da ogni qualsivoglia produzione.
Ebbene si ragazzi, tutti a casa, siamo tutti stati surclassati, modesti dilettanti della tastiera come me così come tutti gli scrittori professionisti e pure immaginifici.
E' arrivata la mente più immaginifica di tutti i tempi, lo scrittore di fiction definitivo, e si chiama ... Vaticano!
Non è uno pseudonimo, è proprio il nome dello scrittore.
Vi racconto brevemente la trama del suo ultimo romanzo: sulla terra c'è in atto una congiura per sterminare il genere umano, una congiura che dura da moltissimi anni, e che ha la forma innocua di una piccola pillola, che milioni di donne prendono ogni giorno, senza conoscerne le conseguenze. Perché loro pensano, e la scienza al servizio della cospirazione (aliena si pensa) gli fa credere, che serva solo ad evitare l'ovulazione, e quindi le gravidanze indesiderate. E invece no, solo Vaticano conosce il segreto di questa orribile sostanza. Innanzi tutto non è vero che inibisce l'ovulazione, assolutamente no, invece l'ovulazione avviene normalmente, e la pillola provoca ogni mese, più di una volta al mese, un vero a proprio aborto, uccidendo quindi un vero embrione, anche se piccolo (!). Poi le donne che assumono questa pillola emettono con l'urina degli ormoni, i terribili estrogeni, che causano danni all'ambiente, e rendono sterili gli uomini. Ma finalmente Vaticano ha smascherato l'orribile congiura, che oltretutto lede i diritti dell'uomo, quegli stessi che Vaticano ha rifiutato di firmare, perché ledono i diritti dell'embrione, l'unica vera forma di vita che dovrebbe esistere sulla terra.
Ecco, forse se qualcuno scrivesse veramente un romanzo del genere un qualsiasi editor di buon senso piglierebbe il malcapitato e lo manderebbe a zappare patate, accertandosi che lavori in terreno sterile e senza vere patate per non fare danni.
Inceve i nostri amici della piccola monarchia assoluta teocratica che ci portiamo dentro come una cellula tumorale si sono inventati questa nuova fantasia. Che va a fare il paio con le ultime scoperte scientifiche avvenute sempre all'interno della piccola monarchia, e che dicono che la vita continua anche oltre la morte cerebrale.
Ora mi domando, dove fanno i loro studi gli scienziati vaticani? E soprattutto, si fanno di vinsanto allucinogeno prima di rilasciare certe dichiarazioni?
Ora, che il papa cianci di teologia (avrei qualcosa da dire sulla fantasiosa dotrina di questo cosiddetto papa teologo, ma credo che la teologia non interessi a nessuno) fa parte delle sue prerogative, ma che si metta a cianciar di scienza, veramente mi fa specie. Mi ricorda quella sfortunata situazione in cui il buon Casini cercò di insegnare la fisica nucleare a Rubbia.
Qual'è il problema? Il problema è che con l'attuale classe politica italiana, e non faccio distinzioni tra PD, PDL, CIP, CIOP e Topo Gigio, qualche idiota che non si rende conto che questo intervento vaticano è pura fiction si trova di sicuro. D'altra parte nè la cultura di base nè la sanità mentale sono requisiti fondamentali per diventare parlamentari in questo nostro sciagurato paese.
Una prece.
venerdì 5 dicembre 2008
Santa Romana Scuola
Premessa: lo stato italiano è laico e aconfessionale, vale a dire che non ha una religione di stato. Dentro lo stato italiano c'è un pezzetto di terra che invece è una monarchia assoluta teocratica. Un altro stato, con leggi, usi e costumi diversi dai nostri.
Stante l'incombente clima di sospetto nei confronti delle culture diverse dalle nostre, questo piccolo stato nello stato dovrebbe essere attentamente monitorato, in quanto fonte di eversione, di sovvertimento degli usi e costumi correnti del nostro stato, laico e aconfessionale.
Se non che le stupefacenti teorie sulla famiglia, la scuola e l'educazione provenientei dal piccolo stato teocratico, che, come ho già detto, è retto da una aristocrazia interamente maschile e dedita al celibato, che quindi all'atto pratico non ha alcuna esperienza per parlare nè di famiglia, di scuola o di educazione, sono molto di moda nel nostro stato laico e aconfessionale, così di moda da essere ormai una soffocante cultura dominante.
E infatti ci sono delle scuole, private, in cui si insegna secondo i dettami religiosi del piccolo stato teocratico.
A causa di una aberrazione giuridica che si chiama concordato tra stato e chiesa (e parlo di aberrazione giuridica perché lo stato principale ha tutti i doveri, e il piccolo stato teocratico tutti i diritti), queste scuole sono state parificate alle scuole pubbliche, vale a dire alle scuole gestite dallo stato laico e aconfessionale del quale siamo cittadini.
Si dirà: se la qualità dell'istruzione è del tutto simile a quella delle scuole pubbliche, non è poi un gran problema. No, non lo è dico io, però sono scuole private, e quindi chi proprio vuole mandare i figli lì, pagherà per il servizio.
Voglio dire: io ho mandato per alcuni anni mio figlio in una scuola privata, e cattolica per giunta, a cusa di contingenti problemi familiari. L'ho mandato, e finché è stato alle elementari ne sono anche stata soddisfatta, visto che tutto sommato mi sono trovata in presenza di persone intelligenti che hanno capito che la scelta di quella scuola non era dovuta a motivi religiosi ma di pura necessità, e li hanno rispettati. Poi alle medie è cambiato tutto, e quindi ho cambiato scuola. Ma non è questo di cui intendo parlare: il fatto è che negli anni in cui mio figlio ha frequentato quella scuola io ho pagato fior di soldi. E non ho mai preteso che la collettività sostenesse quei costi. Mia la scelta, mia la spesa, onore ed onere insomma.
Se non che invece queste scuole private e confessionali sono sovvenzionate dallo stato.
Nell'ultima finanziaria, e nel conseguente decreto sulla scuola pubblica, alla scuola pubblica, vale a dire, ricordo, la scuola di proprietà dello stato laico e aconfessionale del quale siamo cittadini, sono stati inflitti pesanti tagli alle risorse per la scuola stessa, tagli che hanno portato a decisioni che sconvolgono addirittura la didattica.
C'è la cirsi si dice, e tutti dobbiamo fare la nostra parte e non sprecare. Non entriamo nel merito di questi tagli, ma in fin dei conti nonostante le proteste di alunni e insegnanti la situazione non si è modificata perché c'è la crisi.
Se non che questi tagli sono stati applicati, parzialmente, anche alle sovvenzioni che lo stato laico e aconfessionale concede alle scuole private ispirate alla monarchia tecratica che ospitiamo sul nostro territorio, i cui alunni già pagano una retta.
Immediata levata di scudi da parte dei vescovi, vale a dire i vertici dell'oligarchia religiosa della monarchia teocratica sparsi sul territorio del nostro paese.
Ma insomma, siete ospiti e c'è la crisi, abbiamo tagliato i fondi alla nostra scuola e siamo stati iremovibili, è stata la risposta del ministro delle finanze.
No? Non è stata questa?
Già, non è stata questa. In realtà, senza nemmeno una misera manifestazione di protesta, i tagli sono stati ritirati, perché Santa Romana Scuola in Italia, paese che ha scordato che la sua costituzione dice che è laico e aconfessionale, è la scuola di serie A, l'altra, quella di noi cittadini, è sempre più inesorabilmente di serie B.
Una prece.
Stante l'incombente clima di sospetto nei confronti delle culture diverse dalle nostre, questo piccolo stato nello stato dovrebbe essere attentamente monitorato, in quanto fonte di eversione, di sovvertimento degli usi e costumi correnti del nostro stato, laico e aconfessionale.
Se non che le stupefacenti teorie sulla famiglia, la scuola e l'educazione provenientei dal piccolo stato teocratico, che, come ho già detto, è retto da una aristocrazia interamente maschile e dedita al celibato, che quindi all'atto pratico non ha alcuna esperienza per parlare nè di famiglia, di scuola o di educazione, sono molto di moda nel nostro stato laico e aconfessionale, così di moda da essere ormai una soffocante cultura dominante.
E infatti ci sono delle scuole, private, in cui si insegna secondo i dettami religiosi del piccolo stato teocratico.
A causa di una aberrazione giuridica che si chiama concordato tra stato e chiesa (e parlo di aberrazione giuridica perché lo stato principale ha tutti i doveri, e il piccolo stato teocratico tutti i diritti), queste scuole sono state parificate alle scuole pubbliche, vale a dire alle scuole gestite dallo stato laico e aconfessionale del quale siamo cittadini.
Si dirà: se la qualità dell'istruzione è del tutto simile a quella delle scuole pubbliche, non è poi un gran problema. No, non lo è dico io, però sono scuole private, e quindi chi proprio vuole mandare i figli lì, pagherà per il servizio.
Voglio dire: io ho mandato per alcuni anni mio figlio in una scuola privata, e cattolica per giunta, a cusa di contingenti problemi familiari. L'ho mandato, e finché è stato alle elementari ne sono anche stata soddisfatta, visto che tutto sommato mi sono trovata in presenza di persone intelligenti che hanno capito che la scelta di quella scuola non era dovuta a motivi religiosi ma di pura necessità, e li hanno rispettati. Poi alle medie è cambiato tutto, e quindi ho cambiato scuola. Ma non è questo di cui intendo parlare: il fatto è che negli anni in cui mio figlio ha frequentato quella scuola io ho pagato fior di soldi. E non ho mai preteso che la collettività sostenesse quei costi. Mia la scelta, mia la spesa, onore ed onere insomma.
Se non che invece queste scuole private e confessionali sono sovvenzionate dallo stato.
Nell'ultima finanziaria, e nel conseguente decreto sulla scuola pubblica, alla scuola pubblica, vale a dire, ricordo, la scuola di proprietà dello stato laico e aconfessionale del quale siamo cittadini, sono stati inflitti pesanti tagli alle risorse per la scuola stessa, tagli che hanno portato a decisioni che sconvolgono addirittura la didattica.
C'è la cirsi si dice, e tutti dobbiamo fare la nostra parte e non sprecare. Non entriamo nel merito di questi tagli, ma in fin dei conti nonostante le proteste di alunni e insegnanti la situazione non si è modificata perché c'è la crisi.
Se non che questi tagli sono stati applicati, parzialmente, anche alle sovvenzioni che lo stato laico e aconfessionale concede alle scuole private ispirate alla monarchia tecratica che ospitiamo sul nostro territorio, i cui alunni già pagano una retta.
Immediata levata di scudi da parte dei vescovi, vale a dire i vertici dell'oligarchia religiosa della monarchia teocratica sparsi sul territorio del nostro paese.
Ma insomma, siete ospiti e c'è la crisi, abbiamo tagliato i fondi alla nostra scuola e siamo stati iremovibili, è stata la risposta del ministro delle finanze.
No? Non è stata questa?
Già, non è stata questa. In realtà, senza nemmeno una misera manifestazione di protesta, i tagli sono stati ritirati, perché Santa Romana Scuola in Italia, paese che ha scordato che la sua costituzione dice che è laico e aconfessionale, è la scuola di serie A, l'altra, quella di noi cittadini, è sempre più inesorabilmente di serie B.
Una prece.
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