Quante coincidenze siete disposti a considerare coincidenze, prima di capire che non lo sono? Ecco, questa è una domanda che mi pongo spesso quando catene di coincidenze, appunto, mi accompagnano nel fare un percorso che forse coscientemente non sceglierei.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono stati tragici, e ci hanno mostrato un volto di noi italiani che forse era meglio rimanesse nascosto, ma di questo ha parlato assai meglio di me Roberto Saviano, nel suo articolo apparso oggi su Repubblica.
Posso dire che venire a sapere che un quotidiano come Avvenire ha chiamato Beppino Englaro "boia" mi ha riempito di amarezza, oltre a rafforzarmi nella considerazione che una casta di maschi celibi non deve in alcun modo interferire con la gente normale, che prova dolori che loro non sono minimamente in grado di comprendere.
Posso dire che mi ha sconvolto vedere ieri un drappo, appeso a una casa nelle vicinanze della clinica dove finalmente Eluana Englaro ha trovato la sua pace, drappo che diceva "Eluana ribellati ti stanno uccidendo". Ora, avrei voluto scendere dalla macchina e far entrare la luce della ragione nel cervellino bacato di chi ha scritto quel drappo: Eluana era già morta, nessuno la stava uccidendo, e non si ribellava per questo semplice ed evidente motivo. Poi ho pensato che è inutile ragionare con le rape e con i fanatici, che sono men che rape, e ho desistito.
Insomma che in questa panoramica spiritualmente così faticosa, si è inserito un libro, Pan, di Francesco Dimitri. Ed è dopo aver letto questo libro che ho iniziato a pormi la solita domanda sulle coincidenze.
Perché Pan, che parte più o meno come un libro tra il punk e il fantasy, è invece una analisi della società dei nostri giorni, delle lotte intestine, del ritorno della repressione e del grigiore, delle regole imposte invece di quelle condivise, della volontà dello stato superiore a quella dei cittadini, di una Chiesa che ha scordato la pietà e la compassione.
Insomma che è un romanzo sul ritorno di Capitan Uncino.
Penso che tutti abbiamo letto il romanzo originale di Barrie, Peter Pan, anche se probabilmente nella riduzione per ragazzi, e penso che, proprio per questo, non ci abbiamo capito nulla.
Bene, Peter Pan è una versione moderna del dio Pan, e invito a leggere Wikypedia per avere notizie del grazioso esserino, ma il personaggio più importante del romanzo è Capitan Uncino, che non è niente altro che la personificazione della repressione, dell'adulto (in quel caso vittoriano) che reprime tutte le pulsioni infantili in nome della legge e dell'ordine. E il fatto che Barrie lo rappresenti come un pirata la dice lunga su come la pensava in materia.
Capitan Uncino è tornato, ed è molto forte, e gli effetti del suo ritorno li stiamo vedendo, e li abbiamo visti fortissimi in questi giorni, con questa vicenda, con le proposte che stanno venendo fuori, che ridurranno ciascuno di noi a oggetti privi di volontà nel momento in cui la volontà per natura si annulla, e dovrebbe essere sostituita dalla pietà: il passaggio tra la vita e la morte.
In altre parole ciascuno di noi, da oggi in avanti, sarà privato della propria volontà, in nome di una cultura della morte, che si spaccia per cultura della vita, e che invece della vita non tiene conto: dove sono quelli che invocavano per Eluana il dirittto a non morire di fame e di sete, dove sono quando bambini e non solo nella lontana Africa, muoiono di fame e di sete? Dov'è questa chiesa ipocrita, che non tiene conto che tenere in stato di freschezza un cadavere è un costo spaventoso, quando bambini muoiono perché non ci sono soldi per un vaccino?
Nel loro estremo delirio di onnipotenza dimenticano che non possono obbligare nessuno di noi a fare quello che vogliono: la volontà, l'ultima volontà, è una questione privata, e io non intendo privarmi della libertà della morte che scelgo in nome di chi va in parlamento col cilicio o di un papa in cui non mi posso riconoscere perché non mi riconosco nel cattolicesimo!
Chi, chi risponde alla mia domanda? Io NON sono cattolica, non sono religiosa, sono atea, e ho il diritto di esserlo, in uno stato che si definisce laico.
Perché questo stato non riconosce i miei diritti e si schiera invece solo dalla parte delle richieste della chiesa, chiesa che, ricordiamolo e urliamolo, col Cristo e col Vangelo non hanno nulla a che vedere.
Bene, e allora parlerò qui, pubblicamente, della mia morte.
In nessun modo il mio corpo dovrà essere profanato da atti che siano intesi a prolungare la vita apparente, rifiuto alimentazione e idratazione dal momento stesso in cui non mi sarà più possibile manifestare palesemente una qualsivoglia volontà.
Considero finita la mia vita nel momento in cui non sarà in grado di essere autonoma.
Rifiuto qualsiasi cura invasiva in caso di qualsiasi malattia, nel caso in cui non ci sia una garanzia di riprisitino delle funzioni di un corpo sano, e di un cervello in grado di decidere per il corpo.
Chiedo a una mano pietosa di mettere fine ai battiti del mio cuore se, ridotta all'impotenza, non fossi in grado di farlo da sola.
Sono nato per aiutare la mia creatrice che era a dieta. La dieta funziona anche, ma la politica nemmeno un po', e così sempre di quella si finisce per parlare ...
giovedì 12 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
Un cuore che batte
Tre notizie di oggi: si tenta ancora una volta di impedire al povero padre di Eluana Englaro di seppellire dignitosamente la figlia; sarà consentito ai medici fare i delatori in caso di prestazioni sanitarie nei confronti di clandestini; sono state rese legali le immonde ronde padane.
Sono piegata dall'orrore, e non sono riuscita a scrivere altro se non la poesia qui sotto.
Mi scuso per la pochezza dei miei mezzi poetici.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
e urla dal fondo della gola
ma la voce non c'è.
Favella ammutolita
sbigottimento nella barbarie.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
tam tam tribale
che cancella la luce
la civiltà e l'amore.
Digrignare di denti
e rimbombare dei pugni
di gorilla selvaggi.
Odio profondo
razziale
religioso
politico
inumano.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
muscolo involontario
sopravvalutato
non sede di vita
non sede di intelligenza
non, soprattutto non
sede di amore.
Sono piegata dall'orrore, e non sono riuscita a scrivere altro se non la poesia qui sotto.
Mi scuso per la pochezza dei miei mezzi poetici.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
e urla dal fondo della gola
ma la voce non c'è.
Favella ammutolita
sbigottimento nella barbarie.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
tam tam tribale
che cancella la luce
la civiltà e l'amore.
Digrignare di denti
e rimbombare dei pugni
di gorilla selvaggi.
Odio profondo
razziale
religioso
politico
inumano.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
muscolo involontario
sopravvalutato
non sede di vita
non sede di intelligenza
non, soprattutto non
sede di amore.
domenica 1 febbraio 2009
I libri di gennaio
L'eleganza del riccio - Muriel Barbery
Il mio paese inventato - Isabel Allende - 29.01/2009
Triste, solitario y final - Osvaldo Soriano - 28.01.2009
Racconti di Bosnia - Ivo Andric - 26.01.2009
La luce di Orione - Valerio Evangelisti - 22.01.2009
La bibliotecaria - Claudio Ciccarone - 20.01.2009
Recinti e finestre - Naomi Klein - 19.01.2009
Stagioni - Mario Rigoni Stern - 16.01.2009
Frankenstein - Mary Shelley - 15.01.2009
La tavola fiamminga - Arturo Perez-Reverte - 14.01.2009
Navi a perdere - Carlo Lucarelli - 12.01.2009
Carrie - Stephen King - 11.01.2009
Morte in lista d'attesa - Veit Heinichen - 11.01.2009
Il nuovo domani - Maeve Blinchy - 09.01.2009
La guerra del basilico - Nico Orengo - 09.01.2009
Le stagioni di Giacomo - Mario Rigoni Stern - 08.01/2009
Guida galattica per gli autostopisti - Douglas Adams - 07.01.2009
L'impero del sole - J.G. Ballard - 06.01.2009
Carmine Pascià - Gian Antonio Stella - 04.01.2008
Middlesex - Jeffry Eugenides - 03.01.2009
Il mio paese inventato - Isabel Allende - 29.01/2009
Triste, solitario y final - Osvaldo Soriano - 28.01.2009
Racconti di Bosnia - Ivo Andric - 26.01.2009
La luce di Orione - Valerio Evangelisti - 22.01.2009
La bibliotecaria - Claudio Ciccarone - 20.01.2009
Recinti e finestre - Naomi Klein - 19.01.2009
Stagioni - Mario Rigoni Stern - 16.01.2009
Frankenstein - Mary Shelley - 15.01.2009
La tavola fiamminga - Arturo Perez-Reverte - 14.01.2009
Navi a perdere - Carlo Lucarelli - 12.01.2009
Carrie - Stephen King - 11.01.2009
Morte in lista d'attesa - Veit Heinichen - 11.01.2009
Il nuovo domani - Maeve Blinchy - 09.01.2009
La guerra del basilico - Nico Orengo - 09.01.2009
Le stagioni di Giacomo - Mario Rigoni Stern - 08.01/2009
Guida galattica per gli autostopisti - Douglas Adams - 07.01.2009
L'impero del sole - J.G. Ballard - 06.01.2009
Carmine Pascià - Gian Antonio Stella - 04.01.2008
Middlesex - Jeffry Eugenides - 03.01.2009
lunedì 26 gennaio 2009
La scoperta del secolo
Scenario: mattina piuttosto presto, radio accesa (io non ho la televisione, come ormai sanno tutti meno la RAI che puntualmente almeno una volta all'anno mi scrive dicendo che io non compaio negli elenchi di quelli che pagano il canone ... e conto di non comparirci nemmeno in futuro, prossimo o lontano che sia, giusto a titolo informativo se qualche funzionario RAI passa di qui), gatti affamati e cassette da pulire.
Capisco che sentire il giornale radio in queste condizioni può influenzare il giudizio su quello che sento, però ...
Però stamattina ho sentito una notizia che mi ha fatto fare la scoperta del secolo, vale a dire: Berlusconi è un idiota pericoloso, e questo lo sapevamo già, ma i vari leader della cosiddetta sinistra sono degli idioti galattici degni di Balle spaziali.
Mi spiego.
E' notizia risaputa che pare ci sia in corso un'epidemia di stupri. Non sto a fare una analisi sul motivo per cui esistono ancora uomini che non riescono a relazionarsi col genere femminile se non ficcandogli dentro il proprio cazzo contro la loro volontà, e questo non perché non mi sia posta la domanda, ma perché non è in questo post che voglio parlare di questo.
Quello di cui voglio parlare sono le scomposte reazioni dei nostri politici al governo, e le idiotiche risposte della cosidetta opposizione, che, ahimè, sarebbe anche la mia parte politica se non mi avesse ormai del tutto disgustato per la sua totale mancanza di comprensione della realtà.
Insomma che il bisunto del signore, a commento di questi comportamenti idegni ha dichiarato che "anche nello stato più poliziesco e militarizzato sono possibili stupri, e poi ci vorrebbe un soldato per ogni bella donna".
Analizziamo un po' la frase. Secondo il nostro presidente del consiglio a quanto pare lo stato auspicabile è quello poliziesco e militarizzato, nel quale tutti i cittadini hanno perso qualsiasi libertà, lasciando al manovratore la libertà di farsi i cazzi propri ovviamente, e depreca il fatto che qualche stupro sarebbe comunque possibile. Da parte di chi mi chiedo, quando è notorio che gli stupri sono massimi negli stati polizieschi e militarizzati, perché non c'è maschio come quello investito di troppo potere che non sappia tenersi l'attrezzo nei pantaloni, e che capisca che l'uso del suddetto è ludico, e non coercitivo. Ma niente da fare, lui che elargisce ministeri in cambio di prestazionisessuali evidentemente non realizza il fatto che anche quello è stupro.
La seconda parte della frase, vale a dire il soldato per ogni bella donna, fa sorridere. In primis perché non mi risulta che le donne stuprate siano tutte top model, e perché, francamente, io, che ho 48 anni e li dimostro, mi ritengo una bella donna, e quindi come la mettiamo, berlusca? Voglio il mio soldato, e che sia alto biondo e disposto a portarmi su la spesa, tre piani senza ascensore, grazie.
Il problema è che dopo questa idiozia, pericolosa e becera nello stesso tempo, arrivano i commenti dell'opposizione, che si scaglia proprio contro questa seconda parte della frase, perché offende la dignità delle donne. Certo che la offende, come la offende ogni parola di questo papa, come la offende ogni tentativo di sottrarre il controllo del corpo delle donne alle donne stesse, come la offende la legge sulla procreazione assistita, e francamente, lo fa persino in modo meno cruento.
Invece sulla prima parte della frase nulla, zitti, nemmeno un piccolo inciso.
Non l'hanno colta? Gli pare logica e tale da non doverla commentare? Hanno una qualche pallida idea di che cosa significhi stupro? Sognano velatamente uno stato poliziesco e militarista anche loro, che finalmente gli cancelli il dovere di fingere di fare opposizione mandandoli a casa apparentemente senza vergona?
Idioti, idioti galattici.
Lo so, non è la scoperta del secolo e il titolo è ingannevole, ma lo stesso mi sono scese le palle di brutto.
Capisco che sentire il giornale radio in queste condizioni può influenzare il giudizio su quello che sento, però ...
Però stamattina ho sentito una notizia che mi ha fatto fare la scoperta del secolo, vale a dire: Berlusconi è un idiota pericoloso, e questo lo sapevamo già, ma i vari leader della cosiddetta sinistra sono degli idioti galattici degni di Balle spaziali.
Mi spiego.
E' notizia risaputa che pare ci sia in corso un'epidemia di stupri. Non sto a fare una analisi sul motivo per cui esistono ancora uomini che non riescono a relazionarsi col genere femminile se non ficcandogli dentro il proprio cazzo contro la loro volontà, e questo non perché non mi sia posta la domanda, ma perché non è in questo post che voglio parlare di questo.
Quello di cui voglio parlare sono le scomposte reazioni dei nostri politici al governo, e le idiotiche risposte della cosidetta opposizione, che, ahimè, sarebbe anche la mia parte politica se non mi avesse ormai del tutto disgustato per la sua totale mancanza di comprensione della realtà.
Insomma che il bisunto del signore, a commento di questi comportamenti idegni ha dichiarato che "anche nello stato più poliziesco e militarizzato sono possibili stupri, e poi ci vorrebbe un soldato per ogni bella donna".
Analizziamo un po' la frase. Secondo il nostro presidente del consiglio a quanto pare lo stato auspicabile è quello poliziesco e militarizzato, nel quale tutti i cittadini hanno perso qualsiasi libertà, lasciando al manovratore la libertà di farsi i cazzi propri ovviamente, e depreca il fatto che qualche stupro sarebbe comunque possibile. Da parte di chi mi chiedo, quando è notorio che gli stupri sono massimi negli stati polizieschi e militarizzati, perché non c'è maschio come quello investito di troppo potere che non sappia tenersi l'attrezzo nei pantaloni, e che capisca che l'uso del suddetto è ludico, e non coercitivo. Ma niente da fare, lui che elargisce ministeri in cambio di prestazionisessuali evidentemente non realizza il fatto che anche quello è stupro.
La seconda parte della frase, vale a dire il soldato per ogni bella donna, fa sorridere. In primis perché non mi risulta che le donne stuprate siano tutte top model, e perché, francamente, io, che ho 48 anni e li dimostro, mi ritengo una bella donna, e quindi come la mettiamo, berlusca? Voglio il mio soldato, e che sia alto biondo e disposto a portarmi su la spesa, tre piani senza ascensore, grazie.
Il problema è che dopo questa idiozia, pericolosa e becera nello stesso tempo, arrivano i commenti dell'opposizione, che si scaglia proprio contro questa seconda parte della frase, perché offende la dignità delle donne. Certo che la offende, come la offende ogni parola di questo papa, come la offende ogni tentativo di sottrarre il controllo del corpo delle donne alle donne stesse, come la offende la legge sulla procreazione assistita, e francamente, lo fa persino in modo meno cruento.
Invece sulla prima parte della frase nulla, zitti, nemmeno un piccolo inciso.
Non l'hanno colta? Gli pare logica e tale da non doverla commentare? Hanno una qualche pallida idea di che cosa significhi stupro? Sognano velatamente uno stato poliziesco e militarista anche loro, che finalmente gli cancelli il dovere di fingere di fare opposizione mandandoli a casa apparentemente senza vergona?
Idioti, idioti galattici.
Lo so, non è la scoperta del secolo e il titolo è ingannevole, ma lo stesso mi sono scese le palle di brutto.
lunedì 19 gennaio 2009
Dio la benedica, Mr. Obama (*)
Domani il sig. Obama giurerà come nuovo presidente degli Sati Uniti, e su di lui sono puntati gli occhi di tutto il mondo.
Ci sono vari motivi per questo, così come per il diffuso entusiasmo che circonda il nuovo presidente, tra cui non è secondario l'aspetto affascinante e glamour dell'uomo, che ha il bell'aspetto tipico dei meticci, e diffonde un'aura di nuovo in un ambiente che negli ultimi anni, e non conto solo quelli di Bush Jr, ha mostrato di essere pieno di muffa.
Il meticciato di Obama non influisce solo sul suo aspetto, ma, secondo me, anche sulle aspettative che ognuno di noi ha su di lui. Siamo tutti in qualche maniera dei meticci, checchè ne dicano i vari cianciatori sulla purezza della razza, passati presenti e futuri, e vedere il meticciato così riconosciuto e portato ai vertici del mondo, in qualche modo, quasi geneticamente, ci intriga.
Poi è una persona giovane, in un mondo dove la politica diventa sempre più vecchia, perché autoreferenziale e protetta dietro alti steccati: gli altri, i giovani, e per giovani ormai si parla di ultraquarantenni, sta fuori a protestare, forse.
Poi la sua ascesa è avvenuta con i mezzi non convenzionali di Internet, con un colloquio diretto e continuo con la base e non solo. Chi è iscritto al gruppo dei fan di Obama su facebook, indipendentemente dal suo essere o meno americano, ha ricevuto i periodici aggiornamenti a sua firma compresi i ringraziamenti per l'elezione, il video del discorso della vittoria, e un invito per il giuramento di domani. Che cosa ci può essere di più solleticante per l'ego di noi popolo della rete, che abbiamo abbassato gli standard dai tradizionali sei gradi di separazione a un grado di separazione?
Ovviamente domani sarà il coronamento del sogno collettivo di svecchiare e rendere più affascinante il mondo, e come ogni coronamento sarà una fine.
Io non credo nel potere dell'uomo solo al comando, nemmeno se è un uomo fuori dall'ordinario come ha dimostrato di essere Obama.
Il mondo è un posto incasinato, che i vecchi bacucchi che hanno governato sin'ora, e che continuano a governare, hanno tutto l'interesse a mantenere incasinato. Divide ed impera, e fai in modo che la conoscenza sia incompleta, frammentaria, e soprattutto, accidenti, vedi di regolamentare quel cavolo di internet!
Obama dovrà districarsi tra i suoi sogni e le sue promesse, e la realtà, e per realtà intendo la visione del mondo della corrente classe politica, che ovviamente non ha alcuna intenzione di essere cancellata con un colpo di spugna.
Ma credo che perdoneremo a Obama quello che non riuscirà a fare, se manterrà degli obiettivi minimi: cambiare la logica del mondo da un totale conflitto a una, anche timida, comprensione; valorizzare ciò che è servizio pubblico, perché ciò che è pubblico è di tutti, mentre ciò che è privato, ciò che è inteso a dare profitto, non da alcun servizio vero se non riempire le tasche dei proprietari; far capire agli americani che fuori dall'America c'è un mondo, che ha gli stessi diritti dell'America, e che non è stato creato in funzione dell'America.
Sembrano sciocchezze, ma credo che se in questi quattro anni Obama riuscirà ad iniziare un cambiamento in questa direzione, il tempo potrà, forse, portare anche il resto.
Per questo dico "Dio la benedica, Mr. Obama" (*)
Dato che è un po' che non scrivo ricette, posto qui quella della zuppa di fave, assai adatta in questo clima invernale
Zuppa di fave (x 2 persone)
160 g di fave secce decorticate, 1/2 cipolla di Tropea, 1 carota, 1 spicchio d'aglio, 1/ cespo di lattuga, 50 g di pancetta in una sola fetta, 1 l di brodo vegetale, olio extravergine di oliva.
Ammollare le fave per una notte.
Tritare la carota, la cipolla, l'aglio, la pancetta, rosolarli in poco olio.
Aggiungere la lattuga tagliata a striscioline, e farla appassire.
Aggiungere le fave scolate, e coprire col brodo.
Far cuocere a fuoco basso finché le fave sono ben cotte. Lasciar riposare e mangiare il giorno dopo, dopo aver riscaldato.
(*) Il titolo fa riferimento al libro di Kurt Vonnegut "Dio la benedica, Mr. Roosewater"
Ci sono vari motivi per questo, così come per il diffuso entusiasmo che circonda il nuovo presidente, tra cui non è secondario l'aspetto affascinante e glamour dell'uomo, che ha il bell'aspetto tipico dei meticci, e diffonde un'aura di nuovo in un ambiente che negli ultimi anni, e non conto solo quelli di Bush Jr, ha mostrato di essere pieno di muffa.
Il meticciato di Obama non influisce solo sul suo aspetto, ma, secondo me, anche sulle aspettative che ognuno di noi ha su di lui. Siamo tutti in qualche maniera dei meticci, checchè ne dicano i vari cianciatori sulla purezza della razza, passati presenti e futuri, e vedere il meticciato così riconosciuto e portato ai vertici del mondo, in qualche modo, quasi geneticamente, ci intriga.
Poi è una persona giovane, in un mondo dove la politica diventa sempre più vecchia, perché autoreferenziale e protetta dietro alti steccati: gli altri, i giovani, e per giovani ormai si parla di ultraquarantenni, sta fuori a protestare, forse.
Poi la sua ascesa è avvenuta con i mezzi non convenzionali di Internet, con un colloquio diretto e continuo con la base e non solo. Chi è iscritto al gruppo dei fan di Obama su facebook, indipendentemente dal suo essere o meno americano, ha ricevuto i periodici aggiornamenti a sua firma compresi i ringraziamenti per l'elezione, il video del discorso della vittoria, e un invito per il giuramento di domani. Che cosa ci può essere di più solleticante per l'ego di noi popolo della rete, che abbiamo abbassato gli standard dai tradizionali sei gradi di separazione a un grado di separazione?
Ovviamente domani sarà il coronamento del sogno collettivo di svecchiare e rendere più affascinante il mondo, e come ogni coronamento sarà una fine.
Io non credo nel potere dell'uomo solo al comando, nemmeno se è un uomo fuori dall'ordinario come ha dimostrato di essere Obama.
Il mondo è un posto incasinato, che i vecchi bacucchi che hanno governato sin'ora, e che continuano a governare, hanno tutto l'interesse a mantenere incasinato. Divide ed impera, e fai in modo che la conoscenza sia incompleta, frammentaria, e soprattutto, accidenti, vedi di regolamentare quel cavolo di internet!
Obama dovrà districarsi tra i suoi sogni e le sue promesse, e la realtà, e per realtà intendo la visione del mondo della corrente classe politica, che ovviamente non ha alcuna intenzione di essere cancellata con un colpo di spugna.
Ma credo che perdoneremo a Obama quello che non riuscirà a fare, se manterrà degli obiettivi minimi: cambiare la logica del mondo da un totale conflitto a una, anche timida, comprensione; valorizzare ciò che è servizio pubblico, perché ciò che è pubblico è di tutti, mentre ciò che è privato, ciò che è inteso a dare profitto, non da alcun servizio vero se non riempire le tasche dei proprietari; far capire agli americani che fuori dall'America c'è un mondo, che ha gli stessi diritti dell'America, e che non è stato creato in funzione dell'America.
Sembrano sciocchezze, ma credo che se in questi quattro anni Obama riuscirà ad iniziare un cambiamento in questa direzione, il tempo potrà, forse, portare anche il resto.
Per questo dico "Dio la benedica, Mr. Obama" (*)
Dato che è un po' che non scrivo ricette, posto qui quella della zuppa di fave, assai adatta in questo clima invernale
Zuppa di fave (x 2 persone)
160 g di fave secce decorticate, 1/2 cipolla di Tropea, 1 carota, 1 spicchio d'aglio, 1/ cespo di lattuga, 50 g di pancetta in una sola fetta, 1 l di brodo vegetale, olio extravergine di oliva.
Ammollare le fave per una notte.
Tritare la carota, la cipolla, l'aglio, la pancetta, rosolarli in poco olio.
Aggiungere la lattuga tagliata a striscioline, e farla appassire.
Aggiungere le fave scolate, e coprire col brodo.
Far cuocere a fuoco basso finché le fave sono ben cotte. Lasciar riposare e mangiare il giorno dopo, dopo aver riscaldato.
(*) Il titolo fa riferimento al libro di Kurt Vonnegut "Dio la benedica, Mr. Roosewater"
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martedì 13 gennaio 2009
La grammatica violata
Copio e incollo da Repubblica il fondo di Franco Cordero, perché esprime il mio stesso pensiero come e meglio di quanto avrei potuto fare io stessa. L'articolo orginale è a questo link .
BENEDETTO Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s'impadronisca dello Stato, in barba all'etica liberale.
Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell'idealismo italiano guasterebbe l'immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della "Critica" hanno devoti lettori, bollettino d'una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini "temperato dalla corruzione". Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell'arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli "priapismo dell'Io". Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l'attuale governo onagrocratico (dal latino "onager", asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d'intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d'Arcore, padrone d'Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l'altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s'intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d'un allegro affarismo), l'affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom.
Il lettore domanda perché definiamo asinina un'idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l'incubo narrato da George Orwell): l'asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l'aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all'ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell'impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano "decisioni" gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell'Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d'intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d'Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l'abbassamento dei livelli mentali.
Appena rimesso piede al governo, s'è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l'organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d'una giustizia da riformare, l'ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s'ingrassa. Aborre l'azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all'avversario molesto. Tale l'obiettivo ma l'idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l'ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo.
Quante volte l'ha detto: diventerà avvocato dell'accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l'occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l'art. 109 Cost. ("l'autorità giudiziaria dispone direttamente" dell'omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l'art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna.
Riconsideriamo l'aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell'elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d'indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché "l'imputato non ne possa avere conoscenza" (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune.
BENEDETTO Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s'impadronisca dello Stato, in barba all'etica liberale.
Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell'idealismo italiano guasterebbe l'immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della "Critica" hanno devoti lettori, bollettino d'una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini "temperato dalla corruzione". Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell'arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli "priapismo dell'Io". Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l'attuale governo onagrocratico (dal latino "onager", asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d'intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d'Arcore, padrone d'Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l'altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s'intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d'un allegro affarismo), l'affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom.
Il lettore domanda perché definiamo asinina un'idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l'incubo narrato da George Orwell): l'asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l'aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all'ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell'impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano "decisioni" gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell'Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d'intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d'Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l'abbassamento dei livelli mentali.
Appena rimesso piede al governo, s'è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l'organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d'una giustizia da riformare, l'ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s'ingrassa. Aborre l'azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all'avversario molesto. Tale l'obiettivo ma l'idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l'ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo.
Quante volte l'ha detto: diventerà avvocato dell'accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l'occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l'art. 109 Cost. ("l'autorità giudiziaria dispone direttamente" dell'omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l'art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna.
Riconsideriamo l'aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell'elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d'indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché "l'imputato non ne possa avere conoscenza" (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune.
domenica 11 gennaio 2009
Matti da lega-re
Sto cercando di seguire in questi giorni il tira e molla relativo al DDL proposto dalla lega che dovrebbe servire a fenare l'immigrazione clandestina, e, se devo essere sincera, non ci sto capendo un cavolo.
E' vero che la lettura dei giornali, così come l'ascoltare i giornali radio, non fornisce sufficienti strumenti di conoscenza: in tutti e due i canali le misure vengono raccontate frammentariamente, vengono discusse prima ancora di essere presentate, e si da più spazio alle opinioni che ai fatti.
Vero che non ho la televisione, e forse una sola visione di Bruno Vespa mi potrebbe provocare l'illuminazione, ma sono testardamente resistente alle illuminazioni in generale, è anche una questione di coerenza con le mie rigide politiche di risparmio energetico, ohibò!
In ogni caso, scrivo quello che ho capito, e che il cielo me la mandi buona.
Tra i vari provvedimenti ci sono le maronate, vale a dire le sparate di Maroni, che pensa che basti starnazzare con la sua voce da trombetta stonata che nel 2009 farà cessare gli sbarchi clandestini per far sì che la cosa si avveri, e di questo non voglio discutere, limitandomi a dire che non riescono a frenare gli sbarchi clandestini gli spagnoli, che sui barconi sparano senza troppe remore.
Poi ci sono i provvedimenti economici, vale a dire la tassa di 50 euro sul permesso di soggiono, e i 10.000 euro di fideiussione per gli immigrati che intendono aprire la partita IVA.
Discuterei le due misure separatamente, perché hanno una valenza ben diversa.
Per dirla tutta, la prima misura, se non fosse stata proposta con le modalità vendicative, rancorose e discriminatorie della lega, e con una destinazione d'uso del gettito raccolto che mi fa rivoltare lo stomaco, (il gettito, è scritto nella modifica, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l'attuazione di politiche di sostegno alle famiglie italiane e per il controllo del territorio), potrebbe anche avere un senso. Perché il pagare una tassa è un segno di integrazione, un modo per contribuire al benessere della nazione, per ridistribuire il reddito, ma ovviamente non si può chiedere una visione del genere a chi invece ritiene che una tassa sia una punizione da evitare, e che quindi esercita sentitamente il lavoro di evasore convinto e che ha per proprio sommo capo, cioè il capo del governo, uno come il bisunto che ha dichiarato che evadere le tasse è un dovere morale.
Invece mi sfugge completamente, il senso della fideiussione richiesta agli extracomunitari che vogliono aprire la partita IVA. Io ho una partita IVA, e non ho sborsato nulla per averla. Che cosa mi fa migliore di un extracomunitario che voglia fare la stessa cosa?
Ora, consultando il mitico Devoto-Oli, alla parola fideiussione trovo scritto: "Garanzia di carattere personale mediante la quale un soggetto (fideiussore) si obbliga nei confronti del creditore a soddifare in via accessoria l'obbligazione assunta da altri".
E qui cominciano a venirmi i dubbi.
Per esempio: quando uno apre un'attività che potrebbe rivelarsi compromissoria per l'ambiente e lo stato del territorio, viene richiesta, per legge, una fideiussione.
In pratica l'imprenditore va in una banca, si fa fare una fideiussione a favore, per esempio, del comune dove ha sede il suo stabilimento, immobilizzando quindi dei capitali, in modo che un domani, se la sua ditta fallisse e lui lasciasse un'area da bonificare, il comune potrebbe procedere ai lavori di bonifica venendo rimborsato dalla banca.
E' un esempio piuttosto grossolano, ma penso valido per capire a che cosa serve una fideiussione.
Tornando all'emendameto dei celoduristi, a che titolo un extracomunitario che volesse aprire la partita IVA dovrebbe predisporre la fideiussione? Nei confronti di chi? per quale tipologia di danno, qual'è l'obbligazione?
Se vogliamo proprio dirla tutta mi pare che l'unica obligazione che sia venuta in mente (e ricordiamo che con la parola mente quando si parla di leghisti non si intende nulla che abbia a che vedere con la scatola cranica) sia quella dell'esistenza, e del non voler rimanere in fondo alla scala sociale, dove l'extracomunitario dovrebbe stare per definizione, sempre secondo loro.
Insomma che il pensiero alla base è: tu extracomunitario non sei un essere umano, non hai gli stessi diritti degli altri, e quindi se vuoi aprire un'attività, se vuoi salire nella scala sociale, dobbiamo trattarti come un pericoloso inquinatore, e quindi fai una fideiussione, perché il tuo solo esistere è un danno all'ambiente.
Ma magari mi sbaglio, magari l'intento è lodevole. Magari è solo che più extracomunitari hanno la partita IVA, e quindi si comportano come degni cittadini, producendo ricchezza e pagando le tasse, più si vede come in realtà la maggior parte di coloro che sostengono queste misure non sono altro che parassiti che aprono e chiudono partite IVA come si apre una scatola di cioccolatini, in modo da sfuggire a qualsiasi controllo ed evadere le tasse.
Oppure, ancora più lodevole: non vogliono sottrarre lavoratori in nero alle loro aziende, che ne hanno tanto ma tanto bisogno!
E' vero che la lettura dei giornali, così come l'ascoltare i giornali radio, non fornisce sufficienti strumenti di conoscenza: in tutti e due i canali le misure vengono raccontate frammentariamente, vengono discusse prima ancora di essere presentate, e si da più spazio alle opinioni che ai fatti.
Vero che non ho la televisione, e forse una sola visione di Bruno Vespa mi potrebbe provocare l'illuminazione, ma sono testardamente resistente alle illuminazioni in generale, è anche una questione di coerenza con le mie rigide politiche di risparmio energetico, ohibò!
In ogni caso, scrivo quello che ho capito, e che il cielo me la mandi buona.
Tra i vari provvedimenti ci sono le maronate, vale a dire le sparate di Maroni, che pensa che basti starnazzare con la sua voce da trombetta stonata che nel 2009 farà cessare gli sbarchi clandestini per far sì che la cosa si avveri, e di questo non voglio discutere, limitandomi a dire che non riescono a frenare gli sbarchi clandestini gli spagnoli, che sui barconi sparano senza troppe remore.
Poi ci sono i provvedimenti economici, vale a dire la tassa di 50 euro sul permesso di soggiono, e i 10.000 euro di fideiussione per gli immigrati che intendono aprire la partita IVA.
Discuterei le due misure separatamente, perché hanno una valenza ben diversa.
Per dirla tutta, la prima misura, se non fosse stata proposta con le modalità vendicative, rancorose e discriminatorie della lega, e con una destinazione d'uso del gettito raccolto che mi fa rivoltare lo stomaco, (il gettito, è scritto nella modifica, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l'attuazione di politiche di sostegno alle famiglie italiane e per il controllo del territorio), potrebbe anche avere un senso. Perché il pagare una tassa è un segno di integrazione, un modo per contribuire al benessere della nazione, per ridistribuire il reddito, ma ovviamente non si può chiedere una visione del genere a chi invece ritiene che una tassa sia una punizione da evitare, e che quindi esercita sentitamente il lavoro di evasore convinto e che ha per proprio sommo capo, cioè il capo del governo, uno come il bisunto che ha dichiarato che evadere le tasse è un dovere morale.
Invece mi sfugge completamente, il senso della fideiussione richiesta agli extracomunitari che vogliono aprire la partita IVA. Io ho una partita IVA, e non ho sborsato nulla per averla. Che cosa mi fa migliore di un extracomunitario che voglia fare la stessa cosa?
Ora, consultando il mitico Devoto-Oli, alla parola fideiussione trovo scritto: "Garanzia di carattere personale mediante la quale un soggetto (fideiussore) si obbliga nei confronti del creditore a soddifare in via accessoria l'obbligazione assunta da altri".
E qui cominciano a venirmi i dubbi.
Per esempio: quando uno apre un'attività che potrebbe rivelarsi compromissoria per l'ambiente e lo stato del territorio, viene richiesta, per legge, una fideiussione.
In pratica l'imprenditore va in una banca, si fa fare una fideiussione a favore, per esempio, del comune dove ha sede il suo stabilimento, immobilizzando quindi dei capitali, in modo che un domani, se la sua ditta fallisse e lui lasciasse un'area da bonificare, il comune potrebbe procedere ai lavori di bonifica venendo rimborsato dalla banca.
E' un esempio piuttosto grossolano, ma penso valido per capire a che cosa serve una fideiussione.
Tornando all'emendameto dei celoduristi, a che titolo un extracomunitario che volesse aprire la partita IVA dovrebbe predisporre la fideiussione? Nei confronti di chi? per quale tipologia di danno, qual'è l'obbligazione?
Se vogliamo proprio dirla tutta mi pare che l'unica obligazione che sia venuta in mente (e ricordiamo che con la parola mente quando si parla di leghisti non si intende nulla che abbia a che vedere con la scatola cranica) sia quella dell'esistenza, e del non voler rimanere in fondo alla scala sociale, dove l'extracomunitario dovrebbe stare per definizione, sempre secondo loro.
Insomma che il pensiero alla base è: tu extracomunitario non sei un essere umano, non hai gli stessi diritti degli altri, e quindi se vuoi aprire un'attività, se vuoi salire nella scala sociale, dobbiamo trattarti come un pericoloso inquinatore, e quindi fai una fideiussione, perché il tuo solo esistere è un danno all'ambiente.
Ma magari mi sbaglio, magari l'intento è lodevole. Magari è solo che più extracomunitari hanno la partita IVA, e quindi si comportano come degni cittadini, producendo ricchezza e pagando le tasse, più si vede come in realtà la maggior parte di coloro che sostengono queste misure non sono altro che parassiti che aprono e chiudono partite IVA come si apre una scatola di cioccolatini, in modo da sfuggire a qualsiasi controllo ed evadere le tasse.
Oppure, ancora più lodevole: non vogliono sottrarre lavoratori in nero alle loro aziende, che ne hanno tanto ma tanto bisogno!
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