mercoledì 27 agosto 2008

Poesia dorsale

Cos'è la poesia dorsale?
Mettere dei libri uno sopra l'altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “poesia dorsale”. Inoltre la poesia dorsale è nata da uno spunto visivo e perciò va scattata una foto, subito, alla prima versione convincente, che poi resta l'unica e sola testimone della propria creazione (dal sito http://www.poesiadorsale.it).

Su Anobii, vale a dire il sito di lettori pazzi di cui faccio parte, nel sottoinsieme ancora più pazzo di lettori che si dedicano a sifde lettararie (ovviamente sono un membro attivissimo), si è deciso di fare una sfida per la creazione di una propria poesia dorsale, ed ecco la mia



Poveri e semplici
cristalli sognanti,
stelle che bruciano
oltre l'orbita di Giove.
Assalto a un tempo
devastato e vile.
Recinti e finestre
il mio paese inventato.

Con i contributi di: Anna Maria Ortese, Theodore Sturgeon, AA.VV, Keith Leumer, Giuseppe Genna, Naomi Klein, Isabel Allende.

lunedì 25 agosto 2008

Questa l'ho già sentita

I fatti sono noti: una coppia di cicloturisti olandesi è stata aggredita a Roma, da due balordi, che ne hanno fatto scempio, derubandoli e violentando la donna.
Terribile, non dovrebbero succedere cose così, oddio dove siamo arrivati ... breve riassunto dei commenti intelligenti, per quanto possano essere intelligenti dei commenti di questo genere per una cosa del genere.
Eppure sono costretta a definirli intelligenti, perché poi ci sono i commenti del sindaco Alemanno.
Che cosa ha detto questo sindaco così ferrato sulla sicureza da aver vinto le elezioni proprio per quello, e che pure porta nel suo cognome il segno di un arrivo al seguito di una banda di stupratori e assassini come i Lanzichenecchi?
Questo ha detto: "Non stavano uscendo da una stazione ferroviaria né andavano sulla ciclabile. Si sono andati ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati. La loro è stata una grave imprudenza".
Ma santo cielo, ma Roma non è quindi una città sicura, nonostante il sindaco Alemanno e nonostante l'esercito?
Ci sono ancora posti dimenticati da dio e dagli uomini nella sicura città di questo lanzichenecco?
Che poi questi vengono dall'Olanda, mica dal paese delle fate, possibile che solo in Italia debbano aver beccato, in città, un posto dimenticato da dio e dagli uomini?
Ovviamente i vari politicanti si schierano pro o contro le dichiarazioni del sindaco, ma qui non c'è da schierarsi pro o contro, ci sarebbe da dare ai turisti olandesi una bella mazza, e vedere se picchiano prima i due balordi oppure il sindaco.
Non so come mai, ma opterei per la seconda soluzione.
Ed è inutile dire che i due erano rumeni. Perché, non ci sono mai state donne, turiste o italiane, violentate brutalmente da balordi nostrani?
Non è che l'atto sia più o meno grave! Disgustoso è e disgustoso resta.
Disgustoso è e disgustoso resta che sia fatto in un luogo dimenticato da dio oppure fuori da una stazione (ma non era fuori da una stazione che è stata violentata e uccisa una donna a Roma tempo fa? Ah già, il lanzichenecco non era ancora sindaco, quindi quella morte non conta, o meglio, conta solo perché cavalcandola ha guadagnato voti).
Dopo di che, basta applicare la buona vecchia logica fascista e maschilista: cara signora, se ti sei trovata un cazzo dove non volevi, beh, che ci possiamo fare? Te la sei cercata ... eri vestita come non dovevi/eri dove non dovevi essere/erano immigrati ... eccetera eccetera cercando scuse.
Gia sentita, già sentita troppe volte. E non me ne frega niente di chi si spacca sulle dichiarazioni di Alemanno, qualche fatto vorrei vedere, tipo mandarlo a casa a calci in culo!

Meglio che parlo di cucina, così mi consolo un po': un velocissimo e gustoso piatto di linguine.

Linguine con zucchine e zenzero (x 2 persone)
160 g di linguine, 2 zucchine, 1 piccolo scalogno, 1 cucchiaino abbondante di zenzero in polvere, olio extravergine di oliva, parmigiano grattuggiato.
Tritare finemente lo scalogno.
Grattuggiare le zucchine con la grattuggia a fori grossi.
Soffriggere in un tegamino con l'olio e lo zenzero, a fuoco bassissimo perché le verdure non brucino.
Nel frattempo cuocere al dente le linguine.
Scolarle e saltarle con la salsa di zucchine.
Servire caldissimo cosparso di parmigiano

N.B. se le zucchine hanno il fiore, toglierlo, pulirlo e tagliarlo a listerelle, aggiugendole alle zucchine al momento di saltare la pasta.

domenica 24 agosto 2008

Due pomodori e un pasticcio

Qualche tempo fa il nostro fantastico celodurministro ha tuonato contro gli insegnanti del sud, rei, a suo giudizio, di tartassare i poveri studenti del nord, così geneticamente superiori a loro che bocciarli in matematica per il semplice fatto che non sanno una cippa di matematica è come bestemmiare sul Sinai.
Ovviamente lo studente inchiappettato in matematica era il figliolo del succitato celodurministro, ma questo è un particolare di secondaria importanza ... non è l'offesa ai sacri lombi ad avere scandalizzato il Bossi, ma il fatto che l'insegnante fosse del sud.
E quindi, che tornino ad insegnare al sud, questi insegnanti così poco preparati da non sapere che al figlio del senatur la promozione si dà, per diritto di cazzo duro, e che cazzo!
Ieri invece la maestrina dalla penna rossa, colei che pensa di risolvere i problemi della scuola italiana con i grembiuli e il sette in condotta, vale a dire la ministra minestra Gelmini, dall'alto della sua predella ha tuonato contro le scuole del Sud, dicendo che sono loro che, con la loro scarsa qualità, abbassano la qualità media delle scuole italiane, e ha proposto che per gli insengnanti del sud vengano tenuti appositi corsi di recupero, in modo che imparino a insegnare come quelli del nord.
Ma come?
Sti insegnanti del sud, dove insegnano? Al nord, rompendo le scatole alla lega, ma facendo sì che la qualità delle scuole del nord sia più alta di quelle del sud, oppure a sud con una bassa qualità?
Opure a sud insegnano gli insegnanti del nord?
Insomma, un pasticcio innominabile, quale solo potrebbe venire fuori da una discussione tra due scimmie ammaestrate.
Oggi la minestra Gellini fa parziale marcia indietro, dicendo che è necessario "colmare il gap esistente tra scuole del Nord e scuole del Sud con più formazione e aiuti sia per i docenti che per gli studenti".
Due domande:
1) con che soldi?
2) con che insegnanti? mandando al sud quelli che stanno sui coglioni al senatur?
Ma soprattutto: sa quello che dice? perché l'analisi semantica delle frasi dette dalla ministra minestra spesso rivela simpatiche sorprese ...
Un pasticcio simile è decisamente immangiabile, meglio il polletto grigliato che ci siamo fatti oggi, preceduto da un piatto di penne al pomodoro, anzi, ai due pomodori.

Penne ai due pomodori (x 2 persone)
160 g di penne lisce, 1 scalogno, 1 cucchiaio di capperi di Pantelleria, 6 pomodorini, 3 pomodori secchi sott'olio, erba cipollina, timo, olio extravergine di oliva, pepe.

Tritare finemente lo scalogno, farlo appassire in padella con l'olio e i capperi.
Aggiungere i pomodorini tagliati a pezzetti e i pomodori secchi tritati grossolanamente.
Cuocere a fuoco bassissimo.
Nel frattempo cuocere la pasta al dente.
Quando la pasta è quasi cotta aggiungere al sugo le erbe e il pepe.
Saltare la pasta nel sugo per un minuto a fuoco vivace, e servire caldissima.

giovedì 21 agosto 2008

No, nel parco no!

Girellando sui giornali, che nel generale accaldamento propinano notizie del tutto inutili e inifluenti, mi sono imbattuta in questa bizzarra fotografia , che ritrae l'accogliente ingresso di un parco pubblico in provincia di Padova.
Il parco si chiama Parco della Libertà, ma è un concetto di libertà che assomiglia tanto a quello della Casa delle Libertà, con le sue ordinanze pipposindachesche.
Purtroppo la fotografia non è molto dettagliata, e per la lettura dei divieti ci dobbiamo affidare alla didascalia, ma i segnali di divieto sono 18, per cui non riesco a immaginare che cosa non sia vietato.
Dunque, è vietato calpestare le aiuole, come dappertutto, ma francamente, per camminare su vialetti di ghiaia e asfalto non ho proprio bisogno di andare in un parco.
Poi è vietato buttare mozziconi di sigaretta. Giustissimo, ma ci sono le ceneriere?
Io non fumo, ma fumavo, e so per esperienza che la cosa più difficile da trovare in un parco pubbloco sono i cestini portarifiuti e le ceneriere.
Che poi i cestini portarifiuti, quando ci sono, sono sistemati in posti assurdi, e non vicino alle panchine, dove sarebbero più utili.
Ah già, ma tanto se non sei un bambino, un vecchio o una donna incinta su una panchina non ti puoi sedere, tutti condannati alla peripateticità. Io sono una donna, e quasi vecchia, per cui può darsi che prima o poi possa sedermi.
E a fare che cosa poi, che mangiare e bere in pubblico è vietato? Che poi non si capisce perché, visto che mangiare un panino su una panchina è uno dei piaceri della vita. Non sarà mica per un malinteso senso del decoro? Il Garzanti, alla voce decoro recita "dignità nell'aspetto, nel comportamento, nei modi", che c'entra tutto questo con un panino su una panchina?
Mi pare di essere piombata nelle atmosfere di Cave of Steel, di Asimov, un romanzo in cui per l'umanità era tabù farsi vedere durante i pasti, che venivano consumati in apposito cubicolo. Siamo arrivati a tanto oppure è un eccesso didivietitudine?
Poi è vietato usare un linguaggio volgare e offensivo. Ma di grazia, perché è vietato nel parco e non in tutto il resto dell'universo? Non riesco a capire perché dovrebbe infastidirmi questo tipo di linguaggio in un parco e non sotto casa mia, e non è giuridicamente configurabile l'aggravante di linguaggio offensivo nel parco!
Ma il divieto più divertente è quello di sostare sotto gli alberi in caso di maltempo. Mi sembra già di sentire qualcuno che dice: "ma è giusto, non si sta sotto gli alberi durante i temporali". Ma maltempo non significa necessariamente temporale, nemmeno in questa Italia ormai monsonica, e poi, non sarebbe bastato mettere un avviso, invece che un divieto?
Insomma che sono qui che rifletto su tutte le mirabolanti libertà in vigore in questa Italia della Casa delle Libertà, quando mi arriva una mail del Postino Trasalpino, che riporta un articolo de La Stampa in cui si anuncia per il 20 settembre la «prima giornata mondiale del saluto»: 10 mila volontari saluteranno almeno 10 persone sconosciute a testa, in modo che prima di sera 100 mila persone abbiano ricevuto quei saluti che ignorano da anni: dal Settanta ad oggi i saluti quotidiani sono scesi da 30 a 8.
Ma siamo sicuri? perché secondo me fanno in tempo a emettere una ordinanza di divieto di saluto ... sai com'è, il decoro ...

mercoledì 20 agosto 2008

L'orata nel piatto

E' da un bel po' che su questo blog non si parla di cucina, complice il caldo che non ci fa venire voglia di cucinare, e complice la bonaccia di agosto, per dirla con Battiato, che non fa venire voglia di scrivere.
In realtà non è che ci sia moltissimo su cui scrivere.
La politica è finalmente in ferie, per lo meno per quanto riguarda la sua copertura mediatica, anche se sono convinta che proprio in questio periodo si stano preparando i simpatici scherzetti con cui dovremo fare i conti da settembre in avanti.
Come la chiusura e l'accorpamento delle scuole elementari dei piccoli paesi, si parla di qualcosa come 2500 plessi scolastici, in nome del risparmio.
Benissimo, risparmiamo pure, tanto tutto il movimento per portare avanti e indietro i bambini mica va nel conto del ministero, i soldi escono dalle tasche dei cittadini, i quali respirano anche i gas di scarico ... però il governo farà vedere di aver risparmiato.
Il guaio è che non avremo mai un'Italia ricca con i cittadini sempre più poveri e privi di servizi.
In ogni caso, oggi avevamo una voglia di pesce che abbiamo prontamente soddisfatto.

Spaghetti alla bottarga a modo mio (x 2 persone)
160 g di spaghettini, 1 spicchio d'aglio, 1 peperoncino, 4 filetti di acciuga, prezzemolo tritato, olio extravergine di oliva, bottarga di muggine grattuggiata.
Rosolare l'aglio tritato, il peperoncino e i filetti di acciuga nell'olio.
Nel frattempo lessare la pasta al dente, scolarla e saltarla in padella col condimento e un cucchiaio di prezzemolo tritato.
Servire caldissimo, con abbondante bottarga grattuggiata.

Orata alla marinara (x 2 persone)
2 orate da porzione, 1 spicchio d'aglio, una decina di pomodorini, pepe, olio extravergine di oliva, origano.
Tagliare l'aglio a fettine, rosolarlo nell'olio, aggiungere le orate e dorarle leggermente da entrambe le parti.
Coprire con i pomodorini, pepare e spolverizzare di origano.
Cuocere a fuoco dolcissimo, in padella coperta, per 20 minuti, girando delicatamente a metà cottura.

giovedì 14 agosto 2008

Il dito medio ce l'abbiamo ancora

Così disse il celodur ministro qualche giorno fa, durante la festa del carroccio a Pontida.
Ora, io Pontida la conosco bene, e mi chiedo dove cavolo lo hanno messo il Carroccio: o il Carroccio, o gli abitanti del paesucolo, che le due cose insieme non stanno.
In ogni caso mi consola che abbia ancora un dito medio, e concordo col fatto che il suo alzarlo durante l'Inno di Mameli non sia stato considerato un reato ministeriale.
Innanzi tutto considerare Bossi un ministro è una aberrazione che si può vedere solo nella nostra sgangherata repubblica e sotto lo scettro di re Silvio, poi ricordiamo che l'uomo ha subito dei gravi danni cerebrali, non al suo cervello pensante, ma alla massa situata nella testa e che muove i muscoli. In altre parole un impulso scoordinato è arrivato al medio durante l'Inno nazionale. Non c'è la volontà né il dolo, insomma.
Fatto sta che se possiamo scusare il celoduro, che col catetere ben infilzato nel suo unico organo pensante, e il centro del coordinamento muscolare seriamente danneggiato non può fare di meglio che dire sciocchezze, non si riesce invece proprio a capire che cosa è passato per la testa a Borghezio.
Oddio, anche qui un ossimoro, la prola testa e la parola Borghezio non stanno normalmente nella stessa frase, e poi l'uomo non è noto per pronunciare versi di senso compiuto.
Comunque, tutto soddisfatto per la buona messe di medaglie d'oro ottenuta dagli atleti italiani alle olimpiadi, in un olimpico impeto di cretineria ha detto " le medaglie d'oro alle olimpiadi dimostrano la superiorità etnica padana".
Ora, a parte che qualcuno dovrebbe spiegarmi che cosa si intende per etnia padana, e lo chiedo da persona nata sulle rive del Po, da due famiglie antichissime e ben note nella città in cui sono nata. Nonostante ciò mi basta guardare la mia faccia, e leggere i miei esami del sangue per sapere per certo che nel mio corredo genetico è passato di tutto.
In ogni caso, tanto per informazione del mitico Borghy
Matteo Tagliariol è nato a Treviso
Giulia Quintavalle è nata a Livorno
Valentina Vezzali è nata a Jesi
Federica Pellegrini è nata a Mirano
Chiara Cainero è nata a Udine (particolare menzione di disonore in questo caso per il neosindaco Honsel, che per fare i complimenti all'atleta avrebbe detto la sciocchezza del giorno, se Borghezio non avesse detto di peggio)
Insomma che non mi pare proprio di poter desumere una qualsiasi supremazia padana da questo medagliere, vedo invece l'Italia, quella dei cosiddetti sport minori, che, una volta ogni quattro anni, riesce a dimostrare che c'è, e ad alti livelli, anche se nessuno gli da una lira.
E siccome le Olimpiadi non sono ancora finite, immagino che altri non padani calcheranno il podio, alla faccia dello scioccherello.
Vabbè, c'è chi alza una medaglia d'oro, e chi alza il medio ... a ognuno secondo le sue possibilità.

mercoledì 13 agosto 2008

Una giornata al mare

Va bene che il tempo è poco, va bene che i soldi sono pochi, va bene che tutto sommato stiamo bene a casa nostra, però a un certo punto la voglia di una giornata diversa dalle altre, seza alcuna incombenza, proprio viene, assieme a una gran voglia di mare.
Qui vicino ci sono spiagge rinomate, che a noi non piacciono nemmeno un po' innanzi tutto perché l'arenile si estende per qualche km anche sott'acqua, col risultato di impedire un bagno decente, poi perché sono sovraffollate e puzzolenti di abbronzanti vari e, last but not least, impongono l'uso del costume.
Accidenti, uno sta, per un motivo o per l'altro, vestito tutto il giorno tutti i santi giorni, proprio non capisco perché si debba vestire, anzi travestire, visto che mette un costume, per andare al mare dove dovrebbe rilassarsi.
Senza contare che a volte i minuscoli costumini che si vedono in giro sono del tutto indecenti, e fatti per esserlo. Altre volte invece sono corazze che tentano di mascherare il non più mascherabile, che sarebbe ben più dignitoso mostrare così com'è, senza vergonarsi del tempo che passa e dei suoi segni.
Insomma che se non si fosse ancora capito siamo naturisti convinti.
Solo che nell'ipocrisia italiana il naturismo è una cosa da nascondere, e anche le spiagge naturiste sono nascoste e per nulla attrezzate: mi dicono che ce n'è una anche nella baia di Sistiana, frequentabile a patto di farsi almeno mezz'ora camminando su una pietraia, sotto il sole a picco.
No grazie.
Insomma che si va in Croazia, in un magnifico campeggio naturista sulla costa istriana. Poco più di due ore di macchina e si arriva in una specie di paradiso terrestre. Non c'è spiaggia, ma una piattaforma di pietra, con comode discese a mare, subito dietro c'è il bosco, dove se se si è in tenda o in roulotte ci si può comodamente sistemare.
Noi arriviamo con la macchina nella piazzuola vuota più vicino al mare, scarichiamo le sdraio e ci spogliamo sotto lo sguardo benedicente di una attempata coppia tedesca che si gode il fresco del mattino leggendo il giornale, ovviamente del tutto senza vestiti, esattamente come siamo noi, finalmente.
La giornata è semplicemente perfetta, se avessimo pregato per una giornata così non avremmo ottenuto di meglio. Non una nuvola in cielo, sole caldissimo, ma una brezza di vento e niente umidità. Il mare è una tavola blu, limpidissima.
La spiaggia, la si chiama così anche se non c'è sabbia, è ancora quasi deserta, ci sistemiamo vicino a un muretto, in modo da garantirci ombra per tutta la giornata, e ci tuffiamo seduta stante.
Chi è abituato a fare il bagno col costume non può immaginare il senso di liberazione, e insieme di appartenenza, che si ha entrando in mare nudi.
Si capisce che l'acqua di mare è il nostro elemento costitutivo.
Oltretutto il mare tiene su le tette, una sensazione magnifica che assomiglia a un viaggio nel tempo.
Stiamo in acqua quasi tutta la mattina e constatiamo che il campeggio, visto dal mare, è abbastanza spopolato, soprattutto considerato che siamo nella settimana di ferragosto. La maggior parte dei presenti sono olandesi e tedeschi, cioè la popolazione storica del campeggio, moltissimi sono persone anziane che passano tutta la stagione estiva ad arrostirsi sulla costa croata.
Ci sono alcuni danesi, mai visti prima, il solito zoccolo duro di triestini, che si riconoscono per la rosolatura uniforme e la crosta scura e croccante, la inesauribile parlantina, la buffonaggine congenita e la capacità di attaccare discorso con chiunque, qualsiasi lingua parli, rivolgendoglisi esclusivamente in triestino.
Iniziano a comparire gli sloveni: sembra che la ferita della guerra si stia in qualche modo chiudendo, e la Croazia sia diventata una meta di villeggiatura come un'altra.
Mentre facciamo queste riflessioni iniziamo a sentire i morsi della fame, così riguadagnamo pigramente la riva, andiamo a farci una doccia veloce, mettiamo il costume da bagno e andiamo al ristorante (il ristorante e il piccolo market sono gli unici due posti del campeggio dove è obbligatorio avere addosso qualcosa, per ragioni fondamentalmente igieniche).
Il ristorante si chiama Danjela, e propone un omonimo piatto per due persone, costituito da carni grigliate e verdure. L'entusiasmo ci spinge a ordinarlo, dimenticando la controindicazione costituita dalle sue dimensioni. Finiamo tutto, lasciando solo un po' di peperoni e qualche patatina, per semplice tigna, ma ci facciamo un appunto mentale di non ordinarlo più se non siamo almeno in tre.
Il piatto ha anche un'altra controindicazione: non è leggerissimo, e ci accompagnerà per il resto del pomeriggio, provocando degli sfoghi che ribattezziamo da-nie-la: da è l'esplosione gassosa nello stomaco, nie la salita dei gas lungo l'esfaogo, la la liberazione finale.
Con questa e altre simili sciocchezze trascorriamo il pomeriggio sulla sdraio, con un altro breve bagno, diversi pisolini e un po' di lettura.
Tramonta il sole su una giornata perfetta, a malincuore raccogliamo le nostre cose e ripartiamo verso casa.
E' stato un giorno solo, ma le pile sembrano di nuovo cariche.