E' da un bel po' che su questo blog non si parla di cucina, complice il caldo che non ci fa venire voglia di cucinare, e complice la bonaccia di agosto, per dirla con Battiato, che non fa venire voglia di scrivere.
In realtà non è che ci sia moltissimo su cui scrivere.
La politica è finalmente in ferie, per lo meno per quanto riguarda la sua copertura mediatica, anche se sono convinta che proprio in questio periodo si stano preparando i simpatici scherzetti con cui dovremo fare i conti da settembre in avanti.
Come la chiusura e l'accorpamento delle scuole elementari dei piccoli paesi, si parla di qualcosa come 2500 plessi scolastici, in nome del risparmio.
Benissimo, risparmiamo pure, tanto tutto il movimento per portare avanti e indietro i bambini mica va nel conto del ministero, i soldi escono dalle tasche dei cittadini, i quali respirano anche i gas di scarico ... però il governo farà vedere di aver risparmiato.
Il guaio è che non avremo mai un'Italia ricca con i cittadini sempre più poveri e privi di servizi.
In ogni caso, oggi avevamo una voglia di pesce che abbiamo prontamente soddisfatto.
Spaghetti alla bottarga a modo mio (x 2 persone)
160 g di spaghettini, 1 spicchio d'aglio, 1 peperoncino, 4 filetti di acciuga, prezzemolo tritato, olio extravergine di oliva, bottarga di muggine grattuggiata.
Rosolare l'aglio tritato, il peperoncino e i filetti di acciuga nell'olio.
Nel frattempo lessare la pasta al dente, scolarla e saltarla in padella col condimento e un cucchiaio di prezzemolo tritato.
Servire caldissimo, con abbondante bottarga grattuggiata.
Orata alla marinara (x 2 persone)
2 orate da porzione, 1 spicchio d'aglio, una decina di pomodorini, pepe, olio extravergine di oliva, origano.
Tagliare l'aglio a fettine, rosolarlo nell'olio, aggiungere le orate e dorarle leggermente da entrambe le parti.
Coprire con i pomodorini, pepare e spolverizzare di origano.
Cuocere a fuoco dolcissimo, in padella coperta, per 20 minuti, girando delicatamente a metà cottura.
Sono nato per aiutare la mia creatrice che era a dieta. La dieta funziona anche, ma la politica nemmeno un po', e così sempre di quella si finisce per parlare ...
mercoledì 20 agosto 2008
giovedì 14 agosto 2008
Il dito medio ce l'abbiamo ancora
Così disse il celodur ministro qualche giorno fa, durante la festa del carroccio a Pontida.
Ora, io Pontida la conosco bene, e mi chiedo dove cavolo lo hanno messo il Carroccio: o il Carroccio, o gli abitanti del paesucolo, che le due cose insieme non stanno.
In ogni caso mi consola che abbia ancora un dito medio, e concordo col fatto che il suo alzarlo durante l'Inno di Mameli non sia stato considerato un reato ministeriale.
Innanzi tutto considerare Bossi un ministro è una aberrazione che si può vedere solo nella nostra sgangherata repubblica e sotto lo scettro di re Silvio, poi ricordiamo che l'uomo ha subito dei gravi danni cerebrali, non al suo cervello pensante, ma alla massa situata nella testa e che muove i muscoli. In altre parole un impulso scoordinato è arrivato al medio durante l'Inno nazionale. Non c'è la volontà né il dolo, insomma.
Fatto sta che se possiamo scusare il celoduro, che col catetere ben infilzato nel suo unico organo pensante, e il centro del coordinamento muscolare seriamente danneggiato non può fare di meglio che dire sciocchezze, non si riesce invece proprio a capire che cosa è passato per la testa a Borghezio.
Oddio, anche qui un ossimoro, la prola testa e la parola Borghezio non stanno normalmente nella stessa frase, e poi l'uomo non è noto per pronunciare versi di senso compiuto.
Comunque, tutto soddisfatto per la buona messe di medaglie d'oro ottenuta dagli atleti italiani alle olimpiadi, in un olimpico impeto di cretineria ha detto " le medaglie d'oro alle olimpiadi dimostrano la superiorità etnica padana".
Ora, a parte che qualcuno dovrebbe spiegarmi che cosa si intende per etnia padana, e lo chiedo da persona nata sulle rive del Po, da due famiglie antichissime e ben note nella città in cui sono nata. Nonostante ciò mi basta guardare la mia faccia, e leggere i miei esami del sangue per sapere per certo che nel mio corredo genetico è passato di tutto.
In ogni caso, tanto per informazione del mitico Borghy
Matteo Tagliariol è nato a Treviso
Giulia Quintavalle è nata a Livorno
Valentina Vezzali è nata a Jesi
Federica Pellegrini è nata a Mirano
Chiara Cainero è nata a Udine (particolare menzione di disonore in questo caso per il neosindaco Honsel, che per fare i complimenti all'atleta avrebbe detto la sciocchezza del giorno, se Borghezio non avesse detto di peggio)
Insomma che non mi pare proprio di poter desumere una qualsiasi supremazia padana da questo medagliere, vedo invece l'Italia, quella dei cosiddetti sport minori, che, una volta ogni quattro anni, riesce a dimostrare che c'è, e ad alti livelli, anche se nessuno gli da una lira.
E siccome le Olimpiadi non sono ancora finite, immagino che altri non padani calcheranno il podio, alla faccia dello scioccherello.
Vabbè, c'è chi alza una medaglia d'oro, e chi alza il medio ... a ognuno secondo le sue possibilità.
Ora, io Pontida la conosco bene, e mi chiedo dove cavolo lo hanno messo il Carroccio: o il Carroccio, o gli abitanti del paesucolo, che le due cose insieme non stanno.
In ogni caso mi consola che abbia ancora un dito medio, e concordo col fatto che il suo alzarlo durante l'Inno di Mameli non sia stato considerato un reato ministeriale.
Innanzi tutto considerare Bossi un ministro è una aberrazione che si può vedere solo nella nostra sgangherata repubblica e sotto lo scettro di re Silvio, poi ricordiamo che l'uomo ha subito dei gravi danni cerebrali, non al suo cervello pensante, ma alla massa situata nella testa e che muove i muscoli. In altre parole un impulso scoordinato è arrivato al medio durante l'Inno nazionale. Non c'è la volontà né il dolo, insomma.
Fatto sta che se possiamo scusare il celoduro, che col catetere ben infilzato nel suo unico organo pensante, e il centro del coordinamento muscolare seriamente danneggiato non può fare di meglio che dire sciocchezze, non si riesce invece proprio a capire che cosa è passato per la testa a Borghezio.
Oddio, anche qui un ossimoro, la prola testa e la parola Borghezio non stanno normalmente nella stessa frase, e poi l'uomo non è noto per pronunciare versi di senso compiuto.
Comunque, tutto soddisfatto per la buona messe di medaglie d'oro ottenuta dagli atleti italiani alle olimpiadi, in un olimpico impeto di cretineria ha detto " le medaglie d'oro alle olimpiadi dimostrano la superiorità etnica padana".
Ora, a parte che qualcuno dovrebbe spiegarmi che cosa si intende per etnia padana, e lo chiedo da persona nata sulle rive del Po, da due famiglie antichissime e ben note nella città in cui sono nata. Nonostante ciò mi basta guardare la mia faccia, e leggere i miei esami del sangue per sapere per certo che nel mio corredo genetico è passato di tutto.
In ogni caso, tanto per informazione del mitico Borghy
Matteo Tagliariol è nato a Treviso
Giulia Quintavalle è nata a Livorno
Valentina Vezzali è nata a Jesi
Federica Pellegrini è nata a Mirano
Chiara Cainero è nata a Udine (particolare menzione di disonore in questo caso per il neosindaco Honsel, che per fare i complimenti all'atleta avrebbe detto la sciocchezza del giorno, se Borghezio non avesse detto di peggio)
Insomma che non mi pare proprio di poter desumere una qualsiasi supremazia padana da questo medagliere, vedo invece l'Italia, quella dei cosiddetti sport minori, che, una volta ogni quattro anni, riesce a dimostrare che c'è, e ad alti livelli, anche se nessuno gli da una lira.
E siccome le Olimpiadi non sono ancora finite, immagino che altri non padani calcheranno il podio, alla faccia dello scioccherello.
Vabbè, c'è chi alza una medaglia d'oro, e chi alza il medio ... a ognuno secondo le sue possibilità.
mercoledì 13 agosto 2008
Una giornata al mare
Va bene che il tempo è poco, va bene che i soldi sono pochi, va bene che tutto sommato stiamo bene a casa nostra, però a un certo punto la voglia di una giornata diversa dalle altre, seza alcuna incombenza, proprio viene, assieme a una gran voglia di mare.
Qui vicino ci sono spiagge rinomate, che a noi non piacciono nemmeno un po' innanzi tutto perché l'arenile si estende per qualche km anche sott'acqua, col risultato di impedire un bagno decente, poi perché sono sovraffollate e puzzolenti di abbronzanti vari e, last but not least, impongono l'uso del costume.
Accidenti, uno sta, per un motivo o per l'altro, vestito tutto il giorno tutti i santi giorni, proprio non capisco perché si debba vestire, anzi travestire, visto che mette un costume, per andare al mare dove dovrebbe rilassarsi.
Senza contare che a volte i minuscoli costumini che si vedono in giro sono del tutto indecenti, e fatti per esserlo. Altre volte invece sono corazze che tentano di mascherare il non più mascherabile, che sarebbe ben più dignitoso mostrare così com'è, senza vergonarsi del tempo che passa e dei suoi segni.
Insomma che se non si fosse ancora capito siamo naturisti convinti.
Solo che nell'ipocrisia italiana il naturismo è una cosa da nascondere, e anche le spiagge naturiste sono nascoste e per nulla attrezzate: mi dicono che ce n'è una anche nella baia di Sistiana, frequentabile a patto di farsi almeno mezz'ora camminando su una pietraia, sotto il sole a picco.
No grazie.
Insomma che si va in Croazia, in un magnifico campeggio naturista sulla costa istriana. Poco più di due ore di macchina e si arriva in una specie di paradiso terrestre. Non c'è spiaggia, ma una piattaforma di pietra, con comode discese a mare, subito dietro c'è il bosco, dove se se si è in tenda o in roulotte ci si può comodamente sistemare.
Noi arriviamo con la macchina nella piazzuola vuota più vicino al mare, scarichiamo le sdraio e ci spogliamo sotto lo sguardo benedicente di una attempata coppia tedesca che si gode il fresco del mattino leggendo il giornale, ovviamente del tutto senza vestiti, esattamente come siamo noi, finalmente.
La giornata è semplicemente perfetta, se avessimo pregato per una giornata così non avremmo ottenuto di meglio. Non una nuvola in cielo, sole caldissimo, ma una brezza di vento e niente umidità. Il mare è una tavola blu, limpidissima.
La spiaggia, la si chiama così anche se non c'è sabbia, è ancora quasi deserta, ci sistemiamo vicino a un muretto, in modo da garantirci ombra per tutta la giornata, e ci tuffiamo seduta stante.
Chi è abituato a fare il bagno col costume non può immaginare il senso di liberazione, e insieme di appartenenza, che si ha entrando in mare nudi.
Si capisce che l'acqua di mare è il nostro elemento costitutivo.
Oltretutto il mare tiene su le tette, una sensazione magnifica che assomiglia a un viaggio nel tempo.
Stiamo in acqua quasi tutta la mattina e constatiamo che il campeggio, visto dal mare, è abbastanza spopolato, soprattutto considerato che siamo nella settimana di ferragosto. La maggior parte dei presenti sono olandesi e tedeschi, cioè la popolazione storica del campeggio, moltissimi sono persone anziane che passano tutta la stagione estiva ad arrostirsi sulla costa croata.
Ci sono alcuni danesi, mai visti prima, il solito zoccolo duro di triestini, che si riconoscono per la rosolatura uniforme e la crosta scura e croccante, la inesauribile parlantina, la buffonaggine congenita e la capacità di attaccare discorso con chiunque, qualsiasi lingua parli, rivolgendoglisi esclusivamente in triestino.
Iniziano a comparire gli sloveni: sembra che la ferita della guerra si stia in qualche modo chiudendo, e la Croazia sia diventata una meta di villeggiatura come un'altra.
Mentre facciamo queste riflessioni iniziamo a sentire i morsi della fame, così riguadagnamo pigramente la riva, andiamo a farci una doccia veloce, mettiamo il costume da bagno e andiamo al ristorante (il ristorante e il piccolo market sono gli unici due posti del campeggio dove è obbligatorio avere addosso qualcosa, per ragioni fondamentalmente igieniche).
Il ristorante si chiama Danjela, e propone un omonimo piatto per due persone, costituito da carni grigliate e verdure. L'entusiasmo ci spinge a ordinarlo, dimenticando la controindicazione costituita dalle sue dimensioni. Finiamo tutto, lasciando solo un po' di peperoni e qualche patatina, per semplice tigna, ma ci facciamo un appunto mentale di non ordinarlo più se non siamo almeno in tre.
Il piatto ha anche un'altra controindicazione: non è leggerissimo, e ci accompagnerà per il resto del pomeriggio, provocando degli sfoghi che ribattezziamo da-nie-la: da è l'esplosione gassosa nello stomaco, nie la salita dei gas lungo l'esfaogo, la la liberazione finale.
Con questa e altre simili sciocchezze trascorriamo il pomeriggio sulla sdraio, con un altro breve bagno, diversi pisolini e un po' di lettura.
Tramonta il sole su una giornata perfetta, a malincuore raccogliamo le nostre cose e ripartiamo verso casa.
E' stato un giorno solo, ma le pile sembrano di nuovo cariche.
Qui vicino ci sono spiagge rinomate, che a noi non piacciono nemmeno un po' innanzi tutto perché l'arenile si estende per qualche km anche sott'acqua, col risultato di impedire un bagno decente, poi perché sono sovraffollate e puzzolenti di abbronzanti vari e, last but not least, impongono l'uso del costume.
Accidenti, uno sta, per un motivo o per l'altro, vestito tutto il giorno tutti i santi giorni, proprio non capisco perché si debba vestire, anzi travestire, visto che mette un costume, per andare al mare dove dovrebbe rilassarsi.
Senza contare che a volte i minuscoli costumini che si vedono in giro sono del tutto indecenti, e fatti per esserlo. Altre volte invece sono corazze che tentano di mascherare il non più mascherabile, che sarebbe ben più dignitoso mostrare così com'è, senza vergonarsi del tempo che passa e dei suoi segni.
Insomma che se non si fosse ancora capito siamo naturisti convinti.
Solo che nell'ipocrisia italiana il naturismo è una cosa da nascondere, e anche le spiagge naturiste sono nascoste e per nulla attrezzate: mi dicono che ce n'è una anche nella baia di Sistiana, frequentabile a patto di farsi almeno mezz'ora camminando su una pietraia, sotto il sole a picco.
No grazie.
Insomma che si va in Croazia, in un magnifico campeggio naturista sulla costa istriana. Poco più di due ore di macchina e si arriva in una specie di paradiso terrestre. Non c'è spiaggia, ma una piattaforma di pietra, con comode discese a mare, subito dietro c'è il bosco, dove se se si è in tenda o in roulotte ci si può comodamente sistemare.
Noi arriviamo con la macchina nella piazzuola vuota più vicino al mare, scarichiamo le sdraio e ci spogliamo sotto lo sguardo benedicente di una attempata coppia tedesca che si gode il fresco del mattino leggendo il giornale, ovviamente del tutto senza vestiti, esattamente come siamo noi, finalmente.
La giornata è semplicemente perfetta, se avessimo pregato per una giornata così non avremmo ottenuto di meglio. Non una nuvola in cielo, sole caldissimo, ma una brezza di vento e niente umidità. Il mare è una tavola blu, limpidissima.
La spiaggia, la si chiama così anche se non c'è sabbia, è ancora quasi deserta, ci sistemiamo vicino a un muretto, in modo da garantirci ombra per tutta la giornata, e ci tuffiamo seduta stante.
Chi è abituato a fare il bagno col costume non può immaginare il senso di liberazione, e insieme di appartenenza, che si ha entrando in mare nudi.
Si capisce che l'acqua di mare è il nostro elemento costitutivo.
Oltretutto il mare tiene su le tette, una sensazione magnifica che assomiglia a un viaggio nel tempo.
Stiamo in acqua quasi tutta la mattina e constatiamo che il campeggio, visto dal mare, è abbastanza spopolato, soprattutto considerato che siamo nella settimana di ferragosto. La maggior parte dei presenti sono olandesi e tedeschi, cioè la popolazione storica del campeggio, moltissimi sono persone anziane che passano tutta la stagione estiva ad arrostirsi sulla costa croata.
Ci sono alcuni danesi, mai visti prima, il solito zoccolo duro di triestini, che si riconoscono per la rosolatura uniforme e la crosta scura e croccante, la inesauribile parlantina, la buffonaggine congenita e la capacità di attaccare discorso con chiunque, qualsiasi lingua parli, rivolgendoglisi esclusivamente in triestino.
Iniziano a comparire gli sloveni: sembra che la ferita della guerra si stia in qualche modo chiudendo, e la Croazia sia diventata una meta di villeggiatura come un'altra.
Mentre facciamo queste riflessioni iniziamo a sentire i morsi della fame, così riguadagnamo pigramente la riva, andiamo a farci una doccia veloce, mettiamo il costume da bagno e andiamo al ristorante (il ristorante e il piccolo market sono gli unici due posti del campeggio dove è obbligatorio avere addosso qualcosa, per ragioni fondamentalmente igieniche).
Il ristorante si chiama Danjela, e propone un omonimo piatto per due persone, costituito da carni grigliate e verdure. L'entusiasmo ci spinge a ordinarlo, dimenticando la controindicazione costituita dalle sue dimensioni. Finiamo tutto, lasciando solo un po' di peperoni e qualche patatina, per semplice tigna, ma ci facciamo un appunto mentale di non ordinarlo più se non siamo almeno in tre.
Il piatto ha anche un'altra controindicazione: non è leggerissimo, e ci accompagnerà per il resto del pomeriggio, provocando degli sfoghi che ribattezziamo da-nie-la: da è l'esplosione gassosa nello stomaco, nie la salita dei gas lungo l'esfaogo, la la liberazione finale.
Con questa e altre simili sciocchezze trascorriamo il pomeriggio sulla sdraio, con un altro breve bagno, diversi pisolini e un po' di lettura.
Tramonta il sole su una giornata perfetta, a malincuore raccogliamo le nostre cose e ripartiamo verso casa.
E' stato un giorno solo, ma le pile sembrano di nuovo cariche.
sabato 9 agosto 2008
La torcia insensata
Queste olimpiadi sembrano maledette, sotto tutti i punti di vista.
Già l'averle assegnate a Pechino non è stata una grande idea.
La città è caotica e inquinata, e la nazione ha troppi nodi irrisolti.
Vabbè che di questi tempi nodi irrisolti li hanno un po' tutti, a partire dall'Italia che ha ancora sulle spalle il macigno Genova/G8.
Poi è successo il casino Tibet. Non è una novità. Il Tibet vuole essere indipendente, la Cina non gli vuole dare l'indipendenza. Tutti indignati contro la Cina, dimenticando che situazioni simili sono sparse un po' ovunque, ma ciascuno dei contendenti ritiene che siano diverse, e che solo loro, nel loro caso di specie, hanno ragione. Tutti gli altri invece ledono i diritti umani.
Così è iniziata la tiritera boicottaggio si boicottaggio no, il viaggio blindato della torcia, il tiramolla dei capi di stato, e le continue affermazioni che lo sport e la politica sono due cose distinte.
Col cazzo, e scusate il francesismo.
Lo sport, se uno lo fa nel cortile di casa sua potrà non avere niente a che fare con la politica, e già questo non è poi così vero, che se uno ama nuotare e non ci sono le piscine questo in qualche modo ha a che fare con la politica.
Ma se lo sport muove interessi economici smisurati, che toccano tutte le nazioni, se con la partecipazione o meno alle Olimpiadi si sottolineano malumori tra gli stati (qualcuno si ricorda dei boicottaggi incrociati della allora Unione Sovietica e degli Stati Uniti negli anni '80?), allora lo sport ha molto a che fare con la politica.
D'altra parte le Olimpiadi, ai tempi dei greci che le hanno inventate, avevano un significato eminentemente politico, tanto è vero che durante le Olimpiadi era istituita la cosiddetta "Tregua Sacra", perché tutte le guerre in corso venivano sospese.
E invece che cosa va a combinare ghiacciolino Putin, proprio durante la faraonica inaugurazione dei giochi olimpici a Pechino? Inizia a bombardare la Georgia, forse pensando che lo sfarzo della cerimonia distraesse il mondo dai suoi affari personali.
Ora, gli affari personali di Putin sono facilmente riassumibili con un poco velato tentativo di ripristinare quella che era l'Unione Sovietica, sotto un giogo capitalistico anziche comunista, ma con gli stessi metodi, da quello che si capisce.
Immagino che Putin sia uno strenuo sostenitore del fatto che lo sport non ha nulla a che vedere con la politica, e soprattutto, visto che dice che il bombardamento della Georgia non è un atto di guerra, immagino che ritenga che una non guerra richieda una non tregua.
Resta il fatto che farebbero meglio a spegnere quella torcia, la sua luce brilla su delle Olimpiadi del tutto insensate.
Una ricettina, per titrare su il morale.
Tagliatelle con fegatelli di maiale (x 2 persone)
250 di fegato di maiale, 150 g di tagliatelle all'uovo, 1/2 cipolla rossa, 1 carota, 1/2 bicchiere di vino bianco, erbe di Provenza, 1 cucchiaino di pepe verde in salamoia, olio extravergine di oliva, pecorino romano grattuggiato.
Tagliare il fegato a pezzetti piuttosto piccoli.
Tritare finemente la carota e la cipolla, e stufare con poco olio e qualche cucchiaio di acqua.
Dopo qualche minuto aggiungere le erbe di Provenza
Quando le verdure sono morbide, aggiungere il pepe verde e il fegato.
Rosolare bene il fegato, quindi sfumare col vino bianco.
Cuocere per qualche minuto, senza eccedere, altrimenti il fegato diventa duro.
Cuocere le tagliatelle, quindi saltarle in padella coi fegatelli, servire caldissimo con abbondante pecorino grattuggiato.
Già l'averle assegnate a Pechino non è stata una grande idea.
La città è caotica e inquinata, e la nazione ha troppi nodi irrisolti.
Vabbè che di questi tempi nodi irrisolti li hanno un po' tutti, a partire dall'Italia che ha ancora sulle spalle il macigno Genova/G8.
Poi è successo il casino Tibet. Non è una novità. Il Tibet vuole essere indipendente, la Cina non gli vuole dare l'indipendenza. Tutti indignati contro la Cina, dimenticando che situazioni simili sono sparse un po' ovunque, ma ciascuno dei contendenti ritiene che siano diverse, e che solo loro, nel loro caso di specie, hanno ragione. Tutti gli altri invece ledono i diritti umani.
Così è iniziata la tiritera boicottaggio si boicottaggio no, il viaggio blindato della torcia, il tiramolla dei capi di stato, e le continue affermazioni che lo sport e la politica sono due cose distinte.
Col cazzo, e scusate il francesismo.
Lo sport, se uno lo fa nel cortile di casa sua potrà non avere niente a che fare con la politica, e già questo non è poi così vero, che se uno ama nuotare e non ci sono le piscine questo in qualche modo ha a che fare con la politica.
Ma se lo sport muove interessi economici smisurati, che toccano tutte le nazioni, se con la partecipazione o meno alle Olimpiadi si sottolineano malumori tra gli stati (qualcuno si ricorda dei boicottaggi incrociati della allora Unione Sovietica e degli Stati Uniti negli anni '80?), allora lo sport ha molto a che fare con la politica.
D'altra parte le Olimpiadi, ai tempi dei greci che le hanno inventate, avevano un significato eminentemente politico, tanto è vero che durante le Olimpiadi era istituita la cosiddetta "Tregua Sacra", perché tutte le guerre in corso venivano sospese.
E invece che cosa va a combinare ghiacciolino Putin, proprio durante la faraonica inaugurazione dei giochi olimpici a Pechino? Inizia a bombardare la Georgia, forse pensando che lo sfarzo della cerimonia distraesse il mondo dai suoi affari personali.
Ora, gli affari personali di Putin sono facilmente riassumibili con un poco velato tentativo di ripristinare quella che era l'Unione Sovietica, sotto un giogo capitalistico anziche comunista, ma con gli stessi metodi, da quello che si capisce.
Immagino che Putin sia uno strenuo sostenitore del fatto che lo sport non ha nulla a che vedere con la politica, e soprattutto, visto che dice che il bombardamento della Georgia non è un atto di guerra, immagino che ritenga che una non guerra richieda una non tregua.
Resta il fatto che farebbero meglio a spegnere quella torcia, la sua luce brilla su delle Olimpiadi del tutto insensate.
Una ricettina, per titrare su il morale.
Tagliatelle con fegatelli di maiale (x 2 persone)
250 di fegato di maiale, 150 g di tagliatelle all'uovo, 1/2 cipolla rossa, 1 carota, 1/2 bicchiere di vino bianco, erbe di Provenza, 1 cucchiaino di pepe verde in salamoia, olio extravergine di oliva, pecorino romano grattuggiato.
Tagliare il fegato a pezzetti piuttosto piccoli.
Tritare finemente la carota e la cipolla, e stufare con poco olio e qualche cucchiaio di acqua.
Dopo qualche minuto aggiungere le erbe di Provenza
Quando le verdure sono morbide, aggiungere il pepe verde e il fegato.
Rosolare bene il fegato, quindi sfumare col vino bianco.
Cuocere per qualche minuto, senza eccedere, altrimenti il fegato diventa duro.
Cuocere le tagliatelle, quindi saltarle in padella coi fegatelli, servire caldissimo con abbondante pecorino grattuggiato.
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venerdì 8 agosto 2008
I superpoteri dei superpippi
Premessa: per superpippo non si intende Pippo Baudo, il quale a causa della sua longevità artistica e della sua capacità di far digerire alle masse anche il programma più misero è affettuosamente chiamato superpippo.
No, io intendo proprio Pippo, il buffo e scombinato cane amico di Topolino, il quale quando mangia una nocciolina, yuk, si potenzia, e diventa Superpippo, senza peraltro nulla perdere della sua pippitudine.
E altrettanti superpippi mi sembrano i sindaci italiani, graziati da "ghe pensi mi" Maroni con la concessione dei superpoteri senza nemmeno la nocciolina.
I più prudenti tra i pippi-sindaci si sono mostrati un po' perplessi per la concessione di tanta grazia, e ne hanno ben donde.
Innanzi tutto una concessione del genere rischia di minare il ferreo concetto di divisione tra poteri politici e amministrativi all'interno della macchina del Comune.
Perché? Beh, normalmente i sindaci hanno la tendenza a pensare che tutto quello che si forma nel loro cervellino si possa realizzare immediatamente, ed è compito degli amministrativi invece prendere questa idea grezza, vagliarla alla luce di mille sciocchezze, che vanno dalla legalità dell'idea al fatto che ci siano i soldi in cassa per portarla avanti.
La legge già regola alcune situazioni particolari, in cui è concesso al sindaco di prendere provvedimenti immediati, senza curarsi troppo di tutte queste cosucce, per un bene superiore. Infatti il sindaco ha il potere, in alcune materie, di emettere ordinanze contingibili e urgenti, che però devono avere dei requisiti specifici: l'estrema urgenza di risolvere il problema, l'impossibilità di adottare altri strumenti più ortodossi, la temporaneità, e l'impossibilità di reiterare l'ordinanza.
Pochi maledetti e subito, per riassumere.
E adesso si apre il parco giochi: si dà il potere ai sindaci di ordinare la prima cosa che gli passa per l'anticamera del cervello, senza un minimo di verifica sulla reale necessità, sulla reale possibilità di verificare l'adempimento a quanto ordinato, sulla legalità, l'opportunità e l'economicità.
Non a caso questi superpippi-sindaci desiderano tanto chiamarsi sceriffi, infatti la legge è da far-west.
E così Alemanno arma i vigili, e ci si augura che gli faccia fare adeguati corsi di tiro, di self control, di valutazione del rischio, oltre che indagini psicologiche per verificare che siano in grado di portare l'arma, che già abbiamo fin troppe guardie giurate che con la pistola di ordinanza invece che i rapinatori ammazzano la moglie. Dopo di che, posto che intenda far le cose per bene, ci si chiede da quale capitolo di spesa stornerà i soldi per questa cosa, visto che i trasferimenti ai comuni sono sempre più ridotti, e non c'è più l'ICI. Ah si, li toglierà dall'assistenza, o dalle mense scolastiche, che è più importante dare le pistole ai vigili invece che fornire pasti agli anziani disagiati o migliorare la qualità di quelli dei bambini.
Invece il sindaco di Modena pensa di comminare 500 euro di multa ai clienti delle prostitute. Andrà lui, di notte e sui viali, a spiare i suoi concittadini che si intrattengono con le signorine? Ci manda i vigili e gli paga gli straordinari? E soprattutto, dimentica che in Italia non è reato la prostituzione, ma solo il suo sfruttamento?
Quello che è certo è che tutte le ordinanze, o bozze di ordinanza, che mi sono passate nelle mani prevedono un ampio utilizzo delle teleecamere.
Non è che l'ANCI ha fatto un accordo con qualche produttore di questi aggeggi? Perché altrimenti proprio non capisco ...
Comunque, voglio augurare ogni bene ai superpippi-sceriffi, non intendo certo tarpare i loro furori creativi, in fin dei conti sono una montessoriana, e quindi ritengo che la creatività infantile non debba essere limitata .. attenti solo al fatto che ogni tanto anche Pippo esaurisce la nocciolina in pieno volo, e si schianta inesorabilmente a terra.
No, io intendo proprio Pippo, il buffo e scombinato cane amico di Topolino, il quale quando mangia una nocciolina, yuk, si potenzia, e diventa Superpippo, senza peraltro nulla perdere della sua pippitudine.
E altrettanti superpippi mi sembrano i sindaci italiani, graziati da "ghe pensi mi" Maroni con la concessione dei superpoteri senza nemmeno la nocciolina.
I più prudenti tra i pippi-sindaci si sono mostrati un po' perplessi per la concessione di tanta grazia, e ne hanno ben donde.
Innanzi tutto una concessione del genere rischia di minare il ferreo concetto di divisione tra poteri politici e amministrativi all'interno della macchina del Comune.
Perché? Beh, normalmente i sindaci hanno la tendenza a pensare che tutto quello che si forma nel loro cervellino si possa realizzare immediatamente, ed è compito degli amministrativi invece prendere questa idea grezza, vagliarla alla luce di mille sciocchezze, che vanno dalla legalità dell'idea al fatto che ci siano i soldi in cassa per portarla avanti.
La legge già regola alcune situazioni particolari, in cui è concesso al sindaco di prendere provvedimenti immediati, senza curarsi troppo di tutte queste cosucce, per un bene superiore. Infatti il sindaco ha il potere, in alcune materie, di emettere ordinanze contingibili e urgenti, che però devono avere dei requisiti specifici: l'estrema urgenza di risolvere il problema, l'impossibilità di adottare altri strumenti più ortodossi, la temporaneità, e l'impossibilità di reiterare l'ordinanza.
Pochi maledetti e subito, per riassumere.
E adesso si apre il parco giochi: si dà il potere ai sindaci di ordinare la prima cosa che gli passa per l'anticamera del cervello, senza un minimo di verifica sulla reale necessità, sulla reale possibilità di verificare l'adempimento a quanto ordinato, sulla legalità, l'opportunità e l'economicità.
Non a caso questi superpippi-sindaci desiderano tanto chiamarsi sceriffi, infatti la legge è da far-west.
E così Alemanno arma i vigili, e ci si augura che gli faccia fare adeguati corsi di tiro, di self control, di valutazione del rischio, oltre che indagini psicologiche per verificare che siano in grado di portare l'arma, che già abbiamo fin troppe guardie giurate che con la pistola di ordinanza invece che i rapinatori ammazzano la moglie. Dopo di che, posto che intenda far le cose per bene, ci si chiede da quale capitolo di spesa stornerà i soldi per questa cosa, visto che i trasferimenti ai comuni sono sempre più ridotti, e non c'è più l'ICI. Ah si, li toglierà dall'assistenza, o dalle mense scolastiche, che è più importante dare le pistole ai vigili invece che fornire pasti agli anziani disagiati o migliorare la qualità di quelli dei bambini.
Invece il sindaco di Modena pensa di comminare 500 euro di multa ai clienti delle prostitute. Andrà lui, di notte e sui viali, a spiare i suoi concittadini che si intrattengono con le signorine? Ci manda i vigili e gli paga gli straordinari? E soprattutto, dimentica che in Italia non è reato la prostituzione, ma solo il suo sfruttamento?
Quello che è certo è che tutte le ordinanze, o bozze di ordinanza, che mi sono passate nelle mani prevedono un ampio utilizzo delle teleecamere.
Non è che l'ANCI ha fatto un accordo con qualche produttore di questi aggeggi? Perché altrimenti proprio non capisco ...
Comunque, voglio augurare ogni bene ai superpippi-sceriffi, non intendo certo tarpare i loro furori creativi, in fin dei conti sono una montessoriana, e quindi ritengo che la creatività infantile non debba essere limitata .. attenti solo al fatto che ogni tanto anche Pippo esaurisce la nocciolina in pieno volo, e si schianta inesorabilmente a terra.
martedì 5 agosto 2008
Breve viaggio sentimentale
Eccoci qui, di ritorno da quattro giorni in Germania, dei quali due di viaggio e due di meeting del WCF.
La partenza era fissata per venerdì mattina alle otto, il che significa sveglia alle sei, e di conseguenza Diva, che sa sempre a che ora mettiamo la sveglia, ha iniziato a saltare sulla porta alle cinque e mezza.
Insomma che per una volta nella nostra vita siamo partiti in orario.
La giornata era soleggiata ma fresca, ci siamo fermati solo per acquistare la "vignette", vale a dire il bollino che permette di utilizzare le autostrade austriache, e via, più veloci della luce :-D
Che l'Austria sia un paese senza sbocchi al mare, e che desideri tanto averne, è facilmente intuibile dal fondo stradale, fatto in modo da garantire all'automobile rollii e becchegi degni della navigazione in mare mosso.
Per fortuna l'Austria è piccola e passa in fretta: appena la macchina ricomincia a viaggiare come una macchina, e non come una barca impazzita, vuol dire che si è entrati in Germania.
La Germania ha degli ottimi autogrill, dove si mangia anche bene, ma che hanno un tremendo difetto: il bagno a pagamento, ma non come da noi, dove c'è una svogliata signora con un piattino davanti, che al massimo se non le dai nulla ti guarda male.
No, ma figuriamoci. In Germania per bagno a pagamento si intende a pagamento, ragion per cui c'è un tornello, con una gettoniera in cui si inseriscono 50 centesimi, altrimenti niente pipì. La prima volta ci entri, pensando che a un ingresso così tecnologico, e a tanta cifra, corrisponda un trattamento principesco, imborotalcatura automatica delle parti intime per esempio, un tenore diplomato in conservatorio che faccia pss pss per sollecitare le minzioni difficili. E invece niente, c'è solo la pulizia automatica dell'asse del water per le donne, e una scritta luminosa che invita a provvedere ai propri disturbi sessuali, che si accende non appena uno inizia a pisciare, nel bagno degli uomini. Il prof dice che è molto imbarazzante.
Comunque, tutto bene fino a Monaco e oltre, godendoci il paesaggio di dolci colline ricoperte di coltivazioni di orzo e luppolo (chissà cosa si fa da quelle parti con quei due ingredienti), intervallate di tanto in tanto da qualche campo di mais.
Poi, improvvisamente, il traffico si ferma, la velocità media scende a quella di una lumaca lenta, e sarà così fino a Essen, e intanto il tempo si guasta.
La Germania è lunga e boscosa, e a lungo andare i boschi diventano monotoni, soprattutto se percorsi stando ben incasellati in una colonna di auto, in gran parte con targa olandese, che procede a 50 km/h. A un certo punto uno desidera che succeda qualcosa, un'esplosione termonucleare andrebbe benissimo, l'ideale per scacciare la noia. Invece il massimo di quello che succede è un indicente di tanto in tanto, con l'unico risultato di diminuire la velocità.
Insomma che invece che alle otto arriviamo a Essen alle dieci, facciamo il nostro solito battibecco sull'interpretazione delle indicazioni stradali urbane, e finalmente troviamo l'indirizzo a cui dovremo alloggiare. Dato che si tratta di un affittacamere pensiamo che sarà una stanza con bagno, magari un po' squallidina, e invece è un delizioso miniappartamento, nuovissimo e arredato con gusto, deo gratias.
Il giorno dopo, in perfetto orario, ci presentiamo al Welcome Hotel di Essen, dove si tiene il meeting.
L'hotel è pretenzioso e caro oltre ogni ragionevole limite, e il meeting è, obiettivamente, organizzato molto male, però si incontra un sacco di gente che non si incontra da altre parti, e di solito non scorre il sangue, non palesemente almeno, anche se vengono predisposti parecchi alcoltellamenti.
In ogni caso il motto è sorridere, sorridere sorridere.
Sarà che noi abbiamo sorriso molto, abbiamo dato ragione a tutti, ci siamo mostrati persino dei buontemponi, ma alla fine non solo siamo vivi e, presumibilmente, senza coltelli che ci attendono da qualche parte, non subito almeno, ma abbiamo persino ottenuto dei successi.
In ogni caso due giorni in questo ambientino, molto simile a un acquario pieno di squali e alligatori, sono decisamente stancanti, e la domenica sera rifiutiamo la cena amichevole, con la scusa che preferiamo starcene da soli da bravi neoconiugi.
Ci infiliamo in un ristorantino arabo, ci facciamo preparare rognoncioni di agnello alla brace e qualche dolcetto, e andiamo a goderceli nel nostro appartamentino.
Ieri mattina, dopo una notte di tregenda, causata dal fatto che i dolcetti arabi non sono esattamente leggeri, e da un temporale spaventoso, partiamo per riattraversare la Germania e tornare a casa.
Decidiamo fin da subito che non utilizzeremo le famigerate toilette a pagamento, ma che ci fermeremo nei parcheggi e lasceremo che la natura si occupi dei nostri contributi. Scopriamo che non siamo gli unici che adottano questa politica, dato che i margini dei boschi che costeggiano i parcheggi sono infiorati da una cospicua messe di fazzolettini di carta.
Ci fermiamo a Monaco, in un biergarten vicino all'Englische Garten, per incontrare un amico, con cui finiamo per parlare delle condizioni pietose della politica italiana. Che poi sembra così lontana in questo giardino, col sole che è finalmente tornato a splendere, e dei deliziosi wurstel davanti.
A malincuore ripartiamo per affrontare l'ultimo tratto. Siamo stanchissimi, semiaddormentati, e solo il miraggio del nostro letto ci mantiene in rotta.
Alle 23.30 ci siamo. Salutiamo i gatti, che per fortuna sono già stati sfamati dall'amica che viene a fare la catsitter in nostra assenza, e piombiamo in un sonno profondo.
Non che oggi siamo più svegli di ieri ... l'età avanza e i tempi di recupero aumentano, ahimè ...
La partenza era fissata per venerdì mattina alle otto, il che significa sveglia alle sei, e di conseguenza Diva, che sa sempre a che ora mettiamo la sveglia, ha iniziato a saltare sulla porta alle cinque e mezza.
Insomma che per una volta nella nostra vita siamo partiti in orario.
La giornata era soleggiata ma fresca, ci siamo fermati solo per acquistare la "vignette", vale a dire il bollino che permette di utilizzare le autostrade austriache, e via, più veloci della luce :-D
Che l'Austria sia un paese senza sbocchi al mare, e che desideri tanto averne, è facilmente intuibile dal fondo stradale, fatto in modo da garantire all'automobile rollii e becchegi degni della navigazione in mare mosso.
Per fortuna l'Austria è piccola e passa in fretta: appena la macchina ricomincia a viaggiare come una macchina, e non come una barca impazzita, vuol dire che si è entrati in Germania.
La Germania ha degli ottimi autogrill, dove si mangia anche bene, ma che hanno un tremendo difetto: il bagno a pagamento, ma non come da noi, dove c'è una svogliata signora con un piattino davanti, che al massimo se non le dai nulla ti guarda male.
No, ma figuriamoci. In Germania per bagno a pagamento si intende a pagamento, ragion per cui c'è un tornello, con una gettoniera in cui si inseriscono 50 centesimi, altrimenti niente pipì. La prima volta ci entri, pensando che a un ingresso così tecnologico, e a tanta cifra, corrisponda un trattamento principesco, imborotalcatura automatica delle parti intime per esempio, un tenore diplomato in conservatorio che faccia pss pss per sollecitare le minzioni difficili. E invece niente, c'è solo la pulizia automatica dell'asse del water per le donne, e una scritta luminosa che invita a provvedere ai propri disturbi sessuali, che si accende non appena uno inizia a pisciare, nel bagno degli uomini. Il prof dice che è molto imbarazzante.
Comunque, tutto bene fino a Monaco e oltre, godendoci il paesaggio di dolci colline ricoperte di coltivazioni di orzo e luppolo (chissà cosa si fa da quelle parti con quei due ingredienti), intervallate di tanto in tanto da qualche campo di mais.
Poi, improvvisamente, il traffico si ferma, la velocità media scende a quella di una lumaca lenta, e sarà così fino a Essen, e intanto il tempo si guasta.
La Germania è lunga e boscosa, e a lungo andare i boschi diventano monotoni, soprattutto se percorsi stando ben incasellati in una colonna di auto, in gran parte con targa olandese, che procede a 50 km/h. A un certo punto uno desidera che succeda qualcosa, un'esplosione termonucleare andrebbe benissimo, l'ideale per scacciare la noia. Invece il massimo di quello che succede è un indicente di tanto in tanto, con l'unico risultato di diminuire la velocità.
Insomma che invece che alle otto arriviamo a Essen alle dieci, facciamo il nostro solito battibecco sull'interpretazione delle indicazioni stradali urbane, e finalmente troviamo l'indirizzo a cui dovremo alloggiare. Dato che si tratta di un affittacamere pensiamo che sarà una stanza con bagno, magari un po' squallidina, e invece è un delizioso miniappartamento, nuovissimo e arredato con gusto, deo gratias.
Il giorno dopo, in perfetto orario, ci presentiamo al Welcome Hotel di Essen, dove si tiene il meeting.
L'hotel è pretenzioso e caro oltre ogni ragionevole limite, e il meeting è, obiettivamente, organizzato molto male, però si incontra un sacco di gente che non si incontra da altre parti, e di solito non scorre il sangue, non palesemente almeno, anche se vengono predisposti parecchi alcoltellamenti.
In ogni caso il motto è sorridere, sorridere sorridere.
Sarà che noi abbiamo sorriso molto, abbiamo dato ragione a tutti, ci siamo mostrati persino dei buontemponi, ma alla fine non solo siamo vivi e, presumibilmente, senza coltelli che ci attendono da qualche parte, non subito almeno, ma abbiamo persino ottenuto dei successi.
In ogni caso due giorni in questo ambientino, molto simile a un acquario pieno di squali e alligatori, sono decisamente stancanti, e la domenica sera rifiutiamo la cena amichevole, con la scusa che preferiamo starcene da soli da bravi neoconiugi.
Ci infiliamo in un ristorantino arabo, ci facciamo preparare rognoncioni di agnello alla brace e qualche dolcetto, e andiamo a goderceli nel nostro appartamentino.
Ieri mattina, dopo una notte di tregenda, causata dal fatto che i dolcetti arabi non sono esattamente leggeri, e da un temporale spaventoso, partiamo per riattraversare la Germania e tornare a casa.
Decidiamo fin da subito che non utilizzeremo le famigerate toilette a pagamento, ma che ci fermeremo nei parcheggi e lasceremo che la natura si occupi dei nostri contributi. Scopriamo che non siamo gli unici che adottano questa politica, dato che i margini dei boschi che costeggiano i parcheggi sono infiorati da una cospicua messe di fazzolettini di carta.
Ci fermiamo a Monaco, in un biergarten vicino all'Englische Garten, per incontrare un amico, con cui finiamo per parlare delle condizioni pietose della politica italiana. Che poi sembra così lontana in questo giardino, col sole che è finalmente tornato a splendere, e dei deliziosi wurstel davanti.
A malincuore ripartiamo per affrontare l'ultimo tratto. Siamo stanchissimi, semiaddormentati, e solo il miraggio del nostro letto ci mantiene in rotta.
Alle 23.30 ci siamo. Salutiamo i gatti, che per fortuna sono già stati sfamati dall'amica che viene a fare la catsitter in nostra assenza, e piombiamo in un sonno profondo.
Non che oggi siamo più svegli di ieri ... l'età avanza e i tempi di recupero aumentano, ahimè ...
I libri di luglio
Grand River - Wu Ming - 28.07.2008
Cistiani di Allah - Massimo Carlotto -24.07.2008
L'estate dei morti viventi - John A. Lindqvist - 22.07.2008
Un oscuro bisogno di uccidere - Massimo Picozzi - 19.07.2008
L'abito di piume - Banana Yoshimoto - 17.07.2008
Tornare a galla - Margaret Atwood - 16.07.2008
Il cielo diviso - Christa Wolf - 12.07.2008
Il pozzo - Elizabeth Jolley - 08.07.2008
Come cucinarsi il marito all'africana - Calixthe Beyala - 07.07.2008
Il treno dell'ultima notte - Dacia Maraini - 06.07.2008
Stella del mattino - Wu Ming 4 - 04.07.2008
Incubi per re John - Pierfrancesco Prosperi - 01.07.2008
Cistiani di Allah - Massimo Carlotto -24.07.2008
L'estate dei morti viventi - John A. Lindqvist - 22.07.2008
Un oscuro bisogno di uccidere - Massimo Picozzi - 19.07.2008
L'abito di piume - Banana Yoshimoto - 17.07.2008
Tornare a galla - Margaret Atwood - 16.07.2008
Il cielo diviso - Christa Wolf - 12.07.2008
Il pozzo - Elizabeth Jolley - 08.07.2008
Come cucinarsi il marito all'africana - Calixthe Beyala - 07.07.2008
Il treno dell'ultima notte - Dacia Maraini - 06.07.2008
Stella del mattino - Wu Ming 4 - 04.07.2008
Incubi per re John - Pierfrancesco Prosperi - 01.07.2008
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