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martedì 4 novembre 2008

Post pedante

Consiglio tutti coloro che conoscono bene sia la lingua italiana sia il codice di non leggere questo post, non ne ricaveranno nulla di nuovo, o meglio, consiglio di andare direttamente in fondo al post, visto che ci troveranno la ricetta del coniglio con la zucca.

Bancarotta fraudolenta:
La bancarotta è un reato connesso con il fallimento; essa può essere semplice (cagionata da imprudenza) o fraudolenta (frode diretta ad aggravare l'insolvenza e a violare le legittime aspettative dei creditori). Il nome deriva proprio dal fatto che, anticamente, ai falliti veniva rotto il banco.


Etica:
L'etica (il termine deriva dal greco ἦθος, ossia "condotta", "carattere", “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Si può anche definire l'etica come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà; essa è inoltre una considerazione razionale, dei limiti entro cui la libertà umana si può estendere. In questa accezione ristretta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale: in quest'ottica essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell'uomo.
Ma l'etica si occupa anche della determinazione di quello che può essere definito come il senso (talvolta indicato con il maiuscolo Il Senso), il significato profondo etico-esistenziale (eventuale) della vita del singolo e del cosmo tutto.
Anche per questo motivo è consuetudine differenziare i termini 'etica' e 'morale'. Un altro motivo è che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso del termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola 'etica' per riferirsi all'intento razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina.
L'etica può essere descrittiva se descrive il comportamento umano, mentre è normativa (o prescrittiva) se fornisce indicazioni. In ogni caso l'indagine verte sul significato delle teorie etiche.


Anonimo e anonimato:
L'anonimato (o anche anonimìa) è lo stato di una persona anonima, ossia di una persona di cui l'identità non è conosciuta. Questo può accadere per diversi motivi: una persona è riluttante a farsi conoscere, oppure non lo vuole per motivi di sicurezza come per le vittime di crimini e di guerra, la cui identità non può essere individuata.
Nascondere la propria identità può essere una scelta, per legittime ragioni di privacy e, in alcune occasioni, per sicurezza personale: un esempio ne sono i criminali, i quali, solitamente, preferiscono rimanere anonimi, in particolare nelle lettere ricattatorie.


Tutto questo ad uso dell'amico anonimo, che ha espresso il suo parere sul mio post relativo a Gelli.
Ora, potevo benissimo non pubblicare il suo commento: se è un anonimo evidentemente non si vuole esporre, non vuole dare in pasto al pubblico nemmeno una faccia di gatto con la mosca al naso, e rispetterò per il futuro tale delicato sentimento: non pubblicherò più commenti completamente anonimi.

Io non approvo chi ha difeso le proprie idee politiche con l'omicidio, come ho detto in un post diverso tempo fa, quando è venuto il mio momento di scegliere la forma per me più appropriata per combattere uno stato in cui non mi riconoscevo, ho scelto il lato luminoso e non quello oscuro, rifiutando la violenza fisica.
Resta il fatto che gli ex brigatisti che vanno a parlare in tv, e che, giustamente, parlano di etica, hanno rinnegato il loro passato e si sono resi conto dei propri sbagli, hanno completamente pagato il loro debito con uno stato che li ha sconfitti sul loro stesso terreno. Gli altri, quelli che non hanno capito che la guerra è finita e persa, sono ancora in prigione, dove è giusto che stiano.

Diverso è il caso di Gelli, dato che, come mi pare più che logico, una bancarotta fraudolenta non ha nulla di onorevole: non si combatte nulla con la truffa. Un bancarottiere di quel tipo viene chiamato da chi peracottaro, da chi magliaro, da chi ciuculatè. Se lo leggiamo così, invece che con il nome melenso di maestro venerabile, forse ci rendiamo conto meglio di chi sia questo ineffabile personaggio.
Dopo di che, ho sbagliato dicendo che il tizio compariva sulla tv pubblica, io non ho la televisione, e ammetto di fare ogni tanto un po' di confusione, e nello stesso non ho sbagliato, visto che su canali pubblici si è parlato e riparlato di questa trasmissione, portando via spazio, tempo e soldi a cose sicuramente più importanti per il paese, per cui alla fin fine il risultato non cambia.

E adesso il coniglio!

Coniglio con la zucca (x 2 persone)
250 g polpa di coniglio a cubetti, 250 g di zucca a cubetti, 1 cipolla bianca tagliata in pezzi grossi, 1 fettina di speck ridotta in striscioline, timo, alloro
olio extravergine di oliva, brodo vegetale

Scaldare l'olio in un tegame, e rosolare il timo e l'alloro con la carne per 3 o 4 minuti.
Unire la cipolla, lo speck e la zucca, coprire col brodo vegetale e cuocere coperto per 15 minuti.
Scoprire il tegame, alzare il fuoco e dorare la carne per qualche minuto.
Servire con orzo, riso o cous cous

mercoledì 15 ottobre 2008

Forse che sì, forse che no

Dato che sto finalmente ricominciando ad interessarmi a che cosa succede nel mondo, finisce che ricomincio ad incazzarmi, ma d'altra parte quello che succede in questo nostro sciagurato paese non può fare altro, e in dosi massicce.
E' ormai opinione riconosciuta che l'intelligenza creata nell'universo è una costante, e che l'aumentare della popolazione non fa altro che diminuire la dose disponibile pro capite. La distribuzione effettiva è però ancora oggetto di studi, in ogni caso le osservazioni dirette paiono dimostrare che c'è una relazione inversa tra l'essere leghista e avere accesso alla scorta universale di intelligenza.
Insomma che ieri leggo Repubblica, e trovo un simpatico articolino, nel quale si cita una seduta della commissione Lavoro durante la quale si è introddotto un criterio di territorialità nelle preferenze sui vincitori dei bandi di concorso.
Oddio, non è una novità, dirà qualcuno, persino nelle assunzioni delle ditte private spesso c'è una indicazione sulla preferenza della residenza del candidato. D'altra parte è ovvio che meno strada uno deve fare per recarsi sul posto di lavoro più fresco e ben disposto sarà.
Il fatto è che l'emendamento proposto dalla lega e approvato in commissione lavoro introduce una novità assoluta nell'applicazione di questo criterio, vale a dire che alla consueta norma che per i bandi di concorso delle regioni prevede "costituisce titolo preferenziale la residenza nelle regioni per i posti ivi banditi" si aggiunge il seguente paragrafo: "I bandi stabiliscono che nella formazione delle graduatorie non si tenga conto del punteggio del titolo di studio".
Oibò! e dell'eccellenza che ne facciamo? Via, raus, non si valuta il migliore, ma quello che parla meglio friulano piuttosto che torinese o milanese?
Insomma, laureatevi pure malamente, tanto nella vostra regione avrete la precedenza, anche se siete dei totali ignoranti!
Dopo di che oggi sento un'altra iniziativa sempre partorita dalle menti frenetiche dei nostri fantasiosi amici celoduristi (evidentemente la mancanza di intelligenza non sopprime la fantasia, semplicemente fa si che i parti fantastici non siano sottoposti a revisione critica) prevede la formazioni di classi per immigrati che non parlino la lingua italiana e/o che non superino specifi test di ingresso.
A parte che spero che nei test di ingresso non si valuti la conoscenza, per esempio, del friulano, dato che in questo caso non li supererei nemmeno io, l'idea ha dei pro e dei contro.
Con il prof parlavamo spesso dei problemi dei ragazzini immigrati, che venivano sbattuti nelle classi senza un minimo di accoglienza ben fatta, senza che venisse fatta una preparazione nei confronti dei ragazzi autoctoni, ma soprattutto, senza che gli insegnanti fossero preparati a trattare con loro.
Il prof, che era un esperto di didattica, ma soprattutto parlava correntemente due lingue oltre all'italiano e al napoletano, era in grado di interloquire in altre tre o quattro oltre al friulano, di capire quello che gli veniva detto nella maggior parte delle lingue slave, e aveva una enorme predisposzione per assorbire qualsiasi lingua e dialetto, si faceva carico, praticamente a livello volontario, di introdurre i numerosissimi ragazzini provenienti dalle più svariate etnie nelle classi in cui erano assegnati, di dargli delle basi di italiano, di tradurre nella loro lingua i problemi di matematica affinché potessero svolgere i compiti in classe, e di fare da mediatore nelle liti, di solito dovute a incomprensione e a pregiudizi instillati dai genitori dei ragazzi italiani.
Tutto questo non gli pesava più di tanto, anche se riteneva che i corsi per i ragazzini immigrati si sarebbero dovuti svolgere durante l'estate, e tenuti da specialisti con l'aiuto di mediatori culturali e di una didattica nuova, in grado di integrarsi coi metodi di studio a cui questi ragazzini erano abituati nei loro paesi di origine.
Quello che però lo mandava in bestia era l'atteggiamento di totale chiusura, incompresione, la rigidezza mentale dei suoi colleghi.
Quante volte arrivava a casa dopo aver ingaggiato combattimenti all'ultimo sangue per salvare ragazzini stranieri dagli strali degli insegnanti, soprattutto di lettere, che lamentavano l'incapacità di questi ragazzini di svolgere un tema, quando gli stessi insegnanti non erano nemmeno in grado di comunicare, con questi ragazzini, per dirgli che cosa volevano esattamente da loro.
Insomma, qualcosa della proposta della lega si può salvare (d'altra parte si dice che data una macchina da scrivere a una scimmia, e un tempo infinito a disposizione, sarà in grado di scrivere la Bibbia), ma come spunto per una didattica nuova, che sia veramente in grado di favorire l'integrazione e l'accoglienza degli stranieri.
Che pensare di escluderli, rinchiuderli, ghettizzarli, è del tutto improponibile, senza contare che è materialmente e storicamente impossibile, alla faccia dei nostri piccoli federalisti.

A grande richiesta, pubblico la ricetta della crema di zucca e funghi

Crema di zucca e funghi (x 2 persone)
500 g di zucca gialla, 1 patata media, 1/2 cipolla di tropea, 1 fettina di pancetta tesa, 1 spicchio di aglio, 1 rametto di rosmarino, 1 manciata di funghi misti surgelati, quanche fettina di pane, pecorino grattuggiato, olio extravergine di oliva, 2 uova, brodo vegetale, pepe nero.

Tritare finemente la cipolla, la pancetta, l'aglio e il rosmarino.
Tagliare a dadini la zucca e la patata.
Scaldare l'olio e rosolare il trito di pancetta, quindi aggiungere la zucca e la patata, e rosolare anche quelle.
Aggiungere i funghi, coprire con il brodo bollente e cuocere per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto, schiacchiando la zucca e la patata durante la cottura.
Prolungare la cottura secondo la densità desiderata della crema.
Nel frattempo tostare il pane, e disporlo sul fondo dei piatti, ricoprendolo col pecorino.
Portare ad ebollizione un litro d'acqua, salare leggermente, e rompere delicatamente le uova nell'acqua.
Disporre la crema sui crostini, raccogliere le uova con una schiumarola e disporre sulla crema, spolverizzare con una macinata di pepe e servire caldissimo.

venerdì 23 maggio 2008

Parliamo di zucche, che è meglio

Titolone su Repubblica "Finito il tempo delle proteste Avanti con le nuove discariche"
Alè, pare che i napoletani volessere la soluzione dell'emergenza rifiuti, e hanno ottenuto esattamente quello che volevano.
Avranno le discariche, che saranno militarizzate, così chè sia possibile incarcerare chi fa opposizione, anzi, la misura è molto chiara: carcere per chi manifesta contro i siti. Il che può anche significare una manifestazione generica e preventiva.
Il commissario Bertolaso ha detto che ci vorranno trenta mesi per risolvere l'emergenza, io però sono sicura che ci metterà molto di meno: già da ieri, al posto delle solite interviste ai cittadini napoletani che da una parte invocavano l'intervento del governo e dall'altra protestavano contro le discariche, si sentono interviste a cittadini napoletani che invitano a collaborare per risolvere l'emergenza, a non bruciare i rifiuti e ad accettare qualche discarica.
Sono spuntati come i funghi nella notte oppure è la preparazione alla chiusura dell'emergenza? Perché si sa, in Italia le cose esistono se le fa vedere la televisione (o ne parla la radio, in seconda battuta), altrimenti non esistono.

Meglio parlare di zucche.
Ieri, approfittando di un pallido solicino, sono riuscita a convincere il prof a piantare cinque piantine di zucca che ci hanno regalato.
Noi abbiamo un piccolo orto, che non è mai stato coltivato.
Quando siamo venuti a vivere in questa casa ho detto al prof che avremmo potuto coltivare qualche pomodoro, qualche zucchino, un po' di erbe aromatiche, e che avrei potuto farlo da sola, a patto che qualcuno dissodasse il terreno.
Il prof ha risposto: eccheccevò? ora, sul signoficato di questa espressione ho già disquisito, per cui non mi dilungo. Insomma, che avvenendo questa conversazione in prossimità del suo compleanno, approfittai per regalargli un bellissimo libro sull'orto. Il prof si ritirò nel suo pensatoio e ne emerse un paio d'ore dopo, del libro nessuna traccia, ma soprattutto non si parlò mai più di orto.
Però a me quel fazzolettino di terra incolto è rimasto sul gozzo per tutto questo tempo, così l'altra sera, quando un'amica mi ha detto che aveva delle piantine di zucca, le ho prese volentieri.
Ovviamente non abbiamo alcun genere di attrezzo per l'orto, così il prof ha preso la zappetta da campeggio, e con questa zappetta era seriamente intenzionato a scavare una buca in cui seppellire le piantine.
L'ho fermato appena in tempo, spiegandogli che ogni piantina necessita del suo buchetto, e nemmeno tanto vicini l'uno all'altro, visto che le zucche corrono.
Questo ultimo concetto è risultato particolarmente arduo.
Il mio giovanotto è un ragazzo di città, la zucca cresce sul banco del supermercato, non in un orto.
Comunque alla fine le zucche sono state piantate, e non c'è nemmeno stato bisogno di inaffiarle, che è piovuto.
Per farci passare la fame da lavoro all'aria aperta, abbiamo fatto degli involtini di sarde.

Involtini di sarde con pesto di prezzemolo (x 2 persone)
1/2 kg di sarde, 50 g di pangrattato, 10 g di pinoli, 10 g di parmigiano grattuggiato, buccia di limone, pomodorini, aglio, prezzemolo, olio extravergine di oliva, 1/2 peperoncino, 1/2 bicchiere di vino bianco secco.

Pulire le sarde, privandole della testa, della lisca e della coda, e aprendole a libro.
Tostare leggermente il pangrattato in una padella antiaderente, con un cucchiaio di olio.
Passare al mixer il pangrattato tostato, l'aglio, il parmigiano, i pinoli, la scorza di limone, una manciata di foglie di prezzemolo e il peperoncino. Frullare, aggiungendo eventualmente poca acqua, fino ad ottenere un composto omogeneo.
Spalmare il composto sulle sarde, dalla parte della polpa, e quindi arrotolarle, fermando l'involtino con uno stecchino infilzato con mezzo pomodorino.
Scaldare un paio di chucchiai d'olio in una padella antiaderente, disporvi gli involtini e cuocere coperto a fiamma bassa per dieci minuti.
Sfumare con il vino bianco, lasciare evaporare e servire molto caldi.