Stamattina il tempo era bellissimo, per cui al risveglio ho detto al prof che mi sarebbe piaciuto fare un lungo giro in bicicletta.
Ha acconsentito, così ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione, cibato i gatti, espletato bisogni vari, fatto la doccia, insomma che poco dopo le nove a parer mio si sarebbe potuti partire.
Mentre mi allacciavo le scarpe il prof mi dice: ah, ma fai con calma, che io devo tirare i raggi della bici.
Devi fare che cosa? dico io
Ora, io di bicilette so esclusivamente che hanno ruote e pedali, e che pedalando ti portano in giro, non ho nemmeno una bicicletta col cambio perché ho paura di incasinarmi, ma so che tirare i raggi non è una operazione banale.
Comunque lui ribatte che deve tirare i raggi della bici.
Ma sai come si fa? chiedo
E che ce vo', risponde
Ora, quando il prof risponde così la situazione ormai è quella di una locomotiva lanciata a tutta velocità contro una parete di cemento, coi freni rotti, non si può fare nient'altro che togliersi dal suo percorso e andare a vedere dopo l'impatto che cosa è rimasto.
Così lui scende in cantina, e io guardo la posta sul pc, poi ricevo una telefonata che diventa lunghetta, e finisce alle dieci passate.
A questo punto scendo, butto la pattumiera e vado in cantina, e trovo il prof incazzatissimo perché adesso che lui ha tirato i raggi quella cavolo di bici si ritrova con la ruota dietro bloccata.
Ormai non è nemmeno il caso di parlare della gita in bici.
Bisognava portarla dal ciclista già da prima, gli dico
Ma il ciclista costa, risponde
E adesso costerà di più, concludo
Portiamo la bici in cortile, dove un vicino sta accuratamente lustrando una vecchia bicicletta.
Il prof gli piomba addosso come un avvoltoio, sperando che lo possa aiutare a risolvere il problema, il vicino sghignazza, gli spiega che tirare i raggi non è una cosa per dilettanti (lo ha detto un altro maschio, e quindi china il capo e incassa), e come unico aiuto gli suggerisce l'indirizzo di un meccanico ciclista.
Cerchiamo di infilare la bici in macchina, ma è necessario smontare la ruota davanti, cosa che si rivela al di sopra delle nostre capacità, per cui issiamo il portabici, ci mettiamo sopra la bici, e via.
Usciamo dalla via di casa, e lui prende la strada a destra, mentre per andare dal ciclista suggerito dal vicino saremmo dovuti andare a sinistra.
Dove vai? gli chiedo
A vedere se c'è l'ometto, risponde
L'ometto è un pensionato, quasi sicuramente mezzo alcoolizzato, che qualcuno, non ricorda più chi, gli ha detto essere capace di riparare le bici se non ubriaco, e questo in virtù del fatto che il padre era meccanico ciclista, perché lui di suo faceva il muratore.
Taccio per decenza, perché i commenti sarebbero stati irriferibili, e per fortuna l'ometto non c'è, così finalmente ci dirigiamo dal ciclista.
Ci dicono che la bici sarà pronta stasera alle sette, e il prof passa il pomeriggio a pensare a quanto spenderà.
Non dice niente, ma io sento il rumorino che fanno i suoi pensieri.
All'ora stabilita andiamo a prendere la bici.
Ci vengono incontro con la bici riparata e un cerchione in mano.
Il prof impallidisce visibilmente.
Il meccanico spiega che c'è un limite a cui si possono tirare i raggi, e che poi il cerchione era già deformato, probabilmente da una buca, per cui il lavoro malfatto ha peggiorato la situazione e impedito di provare a raddrizzare il cerchio.
Intanto che c'erano gli hanno anche tarato il cambio, che non ne avevano mai visto uno messo peggio.
Con voce malferma il prof chiede il conto: sono 25 euro. Prezzo decisamente onesto e, soprattutto, di un bel po' inferiore alla cifra che evidentemente di stava gonfiando nei pensieri del prof, il quale, visibilmente sollevato, paga.
Usciamo nel piazzale, sale sulla bici e la prova: va come un violino, nemmeno da nuova è mai andata meglio, al punto che il prof decide di tornare a casa in bicicletta.
Salendo in macchina gli rifilo un: hai visto che è meglio rivolgersi a chi sa quello che fa invece che inventare o chiamare omini e omuncoli? e si spende pure poco.
Conclusione: ma perché gli uomini, solo per il fatto di essere uomini, devono essere convinti di saper fare tutto? Io credo che sia colpa del maledetto cromosoma Y, che, vistosamente zoppo, gli provoca delle vistose crisi di autostima, e loro, poveri, rimediano come possono.
(*) Venere più X è il titolo di un romanzo di Theodore Sturgeon che parla dell'identità sessuale
Sono nato per aiutare la mia creatrice che era a dieta. La dieta funziona anche, ma la politica nemmeno un po', e così sempre di quella si finisce per parlare ...
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giovedì 24 aprile 2008
mercoledì 23 aprile 2008
Clafutis in biciletta
Il tempo ci sta facendo impazzire: lunedì siamo usciti col sole, siamo andati a fare la spesa in bici, e quando siamo usciti dal supermercato pioveva, e sì che non ci siamo stati più di mezz'ora.
Ieri tappati in casa, con un freddo degno di novembre.
Stamattina non pioveva, ma era un po' nuvoloso, ma avevamo lo stesso voglia di uscire, e così ci siamo azzardati a prendere le biciclette.
Siamo andati al supermercato più lontano da casa dei due vicini a casa (si, lo so, la frase è involuta, ma è così), e mentre pedalavo mi sono presa nota mentale di un fosso le cui ripe erano piene di fiori di fragola, posto quindi da ricontrollare in futuro, mi sono dispiaciuta del fatto che tutta quella pioggia abbia fatto crescere le ortiche alte come arbusti, e quindi inutilizzabili per fare una frittata, e insomma, ho fatto tutte quelle osservazioni che in macchina non si possono certo fare.
Arrivati al supermercato, ci siamo presi un caffè, poi abbiamo fatto un giro in edicola, e alla fine abbiamo fatto la spesa vera e propria.
Abbiamo preso la solita dose industriale di carne per i gatti, un po' di verdura, qualche troiatella tipo le pirofiline di porcellana per fare gli sformati da porzione, che probabilmente verranno usate una volta l'anno, ma erano carine e in offerta, e poi gli ingredienti per fare il clafutis.
Il tutto è entrato tranquillamente in una singola borsa della spesa, che è stata messa in uno dei dei cestini delle bici per il ritorno a casa.
Mentre uscivamo dal supermercato abbiamo visto una coppia che si stava sfiancando per spingere un enorme carrello, il cui contenuto era in gran parte costituito da bottiglie d'acqua minerale, naturale.
Mi hanno fatto un po' pena. Traportare tutta quell'acqua, e magari anche loro come noi abitano al terzo piano senza ascensore, quando gliela porta a domicilio l'acquedotto, e poi, tanto continuare la fatica, portare da basso la plastica, e alla fine, oltre a pagare l'acqua (cara), la plastica, gli tocca anche pagare la tassa dei rifiuti.
E mannaggia, quella la devo pagare anch'io, per colpa loro!
Cmq dicevo, mi facevano un po' pena, mentre caricavano le loro bottiglie sulla macchina, mentre noi ce ne andavamo via leggeri, con la nostra spesa, in bicicletta.
Clafutis di fragole
80 g di farina, 60 g di zucchero, 1 pizzico di sale, 1 scorza di arancia, 1 scorza di limone, 200 cc di latte, 50 cc di panna fresca, 2 uova, 1 busta di vanillina, 1 cestino di fragole (c.ca 300 g).
Pulire le fragole e disporle sul fondo di una pirofila imburrata.
Unire in una ciotola lo zucchero, la farina, il sale e le scorze di frutta. Amalagamare le uova una alla volta, quindi aggiungere il latte, la panna e la vanillina, battendo con una frusta fino ad avere un composto liscio e cremoso.
Versarlo sulle fragole e informare a 200 °C per 30 minuti.
Sfornare e servire tiepido.
Ieri tappati in casa, con un freddo degno di novembre.
Stamattina non pioveva, ma era un po' nuvoloso, ma avevamo lo stesso voglia di uscire, e così ci siamo azzardati a prendere le biciclette.
Siamo andati al supermercato più lontano da casa dei due vicini a casa (si, lo so, la frase è involuta, ma è così), e mentre pedalavo mi sono presa nota mentale di un fosso le cui ripe erano piene di fiori di fragola, posto quindi da ricontrollare in futuro, mi sono dispiaciuta del fatto che tutta quella pioggia abbia fatto crescere le ortiche alte come arbusti, e quindi inutilizzabili per fare una frittata, e insomma, ho fatto tutte quelle osservazioni che in macchina non si possono certo fare.
Arrivati al supermercato, ci siamo presi un caffè, poi abbiamo fatto un giro in edicola, e alla fine abbiamo fatto la spesa vera e propria.
Abbiamo preso la solita dose industriale di carne per i gatti, un po' di verdura, qualche troiatella tipo le pirofiline di porcellana per fare gli sformati da porzione, che probabilmente verranno usate una volta l'anno, ma erano carine e in offerta, e poi gli ingredienti per fare il clafutis.
Il tutto è entrato tranquillamente in una singola borsa della spesa, che è stata messa in uno dei dei cestini delle bici per il ritorno a casa.
Mentre uscivamo dal supermercato abbiamo visto una coppia che si stava sfiancando per spingere un enorme carrello, il cui contenuto era in gran parte costituito da bottiglie d'acqua minerale, naturale.
Mi hanno fatto un po' pena. Traportare tutta quell'acqua, e magari anche loro come noi abitano al terzo piano senza ascensore, quando gliela porta a domicilio l'acquedotto, e poi, tanto continuare la fatica, portare da basso la plastica, e alla fine, oltre a pagare l'acqua (cara), la plastica, gli tocca anche pagare la tassa dei rifiuti.
E mannaggia, quella la devo pagare anch'io, per colpa loro!
Cmq dicevo, mi facevano un po' pena, mentre caricavano le loro bottiglie sulla macchina, mentre noi ce ne andavamo via leggeri, con la nostra spesa, in bicicletta.
Clafutis di fragole
80 g di farina, 60 g di zucchero, 1 pizzico di sale, 1 scorza di arancia, 1 scorza di limone, 200 cc di latte, 50 cc di panna fresca, 2 uova, 1 busta di vanillina, 1 cestino di fragole (c.ca 300 g).
Pulire le fragole e disporle sul fondo di una pirofila imburrata.
Unire in una ciotola lo zucchero, la farina, il sale e le scorze di frutta. Amalagamare le uova una alla volta, quindi aggiungere il latte, la panna e la vanillina, battendo con una frusta fino ad avere un composto liscio e cremoso.
Versarlo sulle fragole e informare a 200 °C per 30 minuti.
Sfornare e servire tiepido.
venerdì 29 febbraio 2008
Decrescita felice

Una delle cose di cui mi occupo per lavoro è la riduzione della produzione di rifiuti, e, in generale, quello che chiamano lo sviluppo sostenibile.
Peccato che io nello sviluppo sostenibile non creda proprio più. Non c'è niente che si sviluppa all'infinito in maniera sostenibile, e, che io sappia, l'unica cosa che cresce all'infinito è il cancro, che finisce con l'uccidere il suo ospite.
Per cui, per quanto mi riguarda, nella mi famiglia sto cercando di adottare, per quanto possibile, il principio della decrescita, cercando di farla diventare felice.
Ho già detto che non ho la televisione, in più in casa mia si usano solo lampadine a risparmio energetico.
Dopo di che, quando ho iniziato la mia dieta contro la pressione alta, ho deciso di smettere di bere acqua in bottiglia.
So da sempre, è il mio mestiere, che l'acqua dell'acquedotto è migliore di qualsiasi acqua in bottiglia, sia dal punto di vista organolettico che microbiologico, ma ho sempre avuto una insana passione nei confronti dell'acqua gasata.
Ci ho messo qualche giorno ad abituarmi, perché mi sembrava che solo la sensazione delle bollicina sul palato potesse veramente farmi passare la sete, ma ce l'ho fatta, e quindi, considerato che io bevevo una media di una bottiglia al giorno, dal grafico qui a fianco adesso è possibile togliere 365 bottiglie!
Senza contare che, senza il peso dell'acqua, è assai più facile andare a fare la spesa in bicicletta, e anche questo fa parte della decrescita felice.
Infatti stamattina, nonostante la nebbia e una sottile acquerugiola, abbiamo finalmente tirato fuori le bici, e siamo andati fino al supermercato. Poca strada, ma bisogna riabituare il fondoschiena alla sella.
Alla pescheria del supermercato ho visto dei polpi che mi strizzavano l'occhio, come resistere?
Insalata di polpo con patate (x 2 persone)
1 polpo da c.ca 700 g, 2 grosse patate, 1/2 cipolla, 1/2 carota, 1 foglia di alloro, 1 ciuffo di prezzemolo, 1 filetto di acciuga, 1 spicchio d'aglio, succo di un limone, pepe, olio extravergine di oliva
Riempire d'acqua una pentola capiente, aggiungere la carota, la cipolla, la foglia di alloro e portare a bollore.
A questo punto mettere il polpo ben pulito e cuicere per 40 minuti, o finché è tenero.
Pelare e tagliare a cubetti le patate, e cuocerle a vapore.
In una insalatiera mettere il prezzemolo tritato con l'aglio e il filetto di acciuga, aggiungere il pepe, l'olio, il succo di limone ed emulsionare sbattendo con una forchetta.
Quando il polpo è cotto, scolarlo e farlo intiepidire, spellarlo, e tagliarlo a cubetti.
Mettere il polpo e le patate nell'insalatiera, mescolando bene per far assorbire il condimento.
Accompagnare con della misticanza.
95,9 kg
141/88 mmHg
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