mercoledì 22 aprile 2009

Terremoto SpA, prima puntata: la genesi

L'Italia, si sa, è un paese di grandi sconvolgimenti, i fiumi straripano, le montagne finiscono dentro bacini artificiali facendo strage di popolazione e scempio di territorio, ma soprattutto, la terra trema.
Trema con grandissimo entusiasmo dal nord al sud di tutto lo stivale, per usare una immagine cara ai nostrani patrioti.
Trema da sempre, cosicché, secondo il noto proverbio “col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”, si dovrebbe supporre che gli italiani abbiano imparato a convivere con questo territorio parkinsoniano, e a contrastarne gli effetti.
E invece no, ogni volta è la prima volta, come dice ogni giorno un simpatico conduttore radiofonico colpito da amnesia.
E infatti è la prima volta anche questa volta, col devastante terremoto dell'Abruzzo.
Devastante, beh, mi pare una parola grossa, visto che in Giappone terremoti di quell'ordine di grandezza sono quasi all'ordine del giorno e non fanno né caldo né freddo a nessuno.
E invece in Abruzzo è venuto giù tutto.
Ora, passi per i monumenti storici, costruiti per forza di cose senza alcun criterio antisismico. Quelli era quasi ovvio che crollassero, grandissimo danno, certo, ma, come ha dimostrato il Friuli, pietra su pietra li si può tirare su di nuovo, belli come prima, e a prova di terremoto, che ovviamente nella ricostruzione, per quanto filologica, ci si può infilare qualche trucchetto.
Il problema è che sono venuti giù, e con grande fervore, edifici recenti, nuovi o nuovissimi, che essendo stati costruiti DOPO il terremoto del Friuli avrebbero dovuto essere stati costruiti con i criteri che quel disastro ha ispirato al legislatore.
Ops, a quanto pare il legislatore propone e i costruttori dispongono. Poverini, dovessero costruire con i criteri della legge vedrebbero drasticamente diminuire il loro margine di guadagno, e così iniziano col chiedere deroghe, prontamente concesse, che ovviamente il politico di turno è sensibile agli interessi di chi lo ha finanziato, più di chi lo ha votato.
Dopo di che a volte la deroga non basta, cavolo, con la sola deroga invece di guadagnare i soliti 100 si rischia di guadagnare solo 80. Che cosa si può fare per prevenire una simile sciagura?
Beh, sappiamo tutti benissimo che al supermercato c'è la pasta che costa 2 euro al chilo e quella che invece costa 70 centesimi, ma è tutta pasta no? Fa niente se quella da 2 euro tiene la cottura e ha una resa ottimale, mentre l'altra si trasforma in una orrenda colla non appena versata nell'acqua calda.
Ecco, anche il cemento, la sabbia, il ferro, hanno le loro versioni a costo normale e low cost. Con gli identici problemi.
Attenzione, io non sto dicendo che sono contro i risparmi o il low cost in generale, sto semplicemente dicendo che se la differenza di costo presuppone una differenza di prestazioni, che sia pasta o che sia cemento è bene utilizzare il materiale che costa di più.
Insomma che i nostri beneamati costruttori hanno utilizzato materiali low cost, nella migliore delle ipotesi, e poi, giusto perché occhio non vede, cuore non duole, hanno evitato di fare quelle simpatiche cosette che sono le prove di resistenza materiali.
Breve nota di spiegazione su cosa sono le prove di resistenza materiali, mi scusi chi è del settore, ma è veramente “for dummies”.
All'atto pratico si produce una serie di cubi di cemento, o del materiale da testare, identici per composizione al materiale che poi verrà posto in opera, e questi cubi vengono maltrattati in tutti i modi, per vedere di nascosto l'effetto che fa, ottenendo così una serie di parametri che permettono di predire che cosa succederà alla nostra costruzione durante la sua vita vera.
Insomma che di queste prove se ne sono fatte poche o punte, e questo me lo conferma un amico che lavora proprio in un laboratorio dove le prove vengono effettuate, molto stupito dal fatto che di case se ne costruiscono sempre tante, ma di cubetti da strapazzare ne arrivano veramente pochi, e sempre meno.
E poi, ci scommetterei, qualche cubetto che proprio doveva essere prodotto risulterà non corrispondere alla composizione del materiale messo in opera. L'ha detto il gobbo nazionale che a pensare male si fa peccato ma di solito non si sbaglia, io mi adeguo solamente.
Insomma che risica e rosica, il nostro bravo costruttore si è riportato quasi al suo 100 di guadagno. Quasi. C'è ancora qualche piccola discrepanza che lo fa sentire tanto povero.
Siccome la necessità aguzza l'ingegno, finalmente ricorda che dal punto di vista puramente riempitivo la sabbia è sabbia, sia che provenga dal mare sia che provenga dalla cava, dove anche quella della qualità più scadente ha un costo. La sabbia di mare invece è del tutto gratuita. E se è gratuita, vale a dire non ha alcun valore, c'è un buon motivo.
Avete presente il sale, quello che mettete nell'acqua della pasta e che fa salire la pressione?
Ecco, chimicamente è cloruro di sodio, NaCl, e si trova in enormi quantità nel mare. Dovreste saperlo, visto che oggi come oggi il sale marino di evaporazione va assai di moda tra i gourmet, che possono scegliere tra il sale grigio di Guerande, il sale lievemente rosato della Bolivia, quello nero, quello affumicato della Norvegia, e via così salando.
E dato che il mare è pieno di sale, non si vede perché non debba esserlo la sabbia che sta nel mare.
Beh, si chiederà qualcuno, ma che c'entra il sale nella sabbia con il terremoto?
C'entra, e sciagurato questo paese che non insegna la chimica e la trasforma in una materia odiosa per i più, perché con tante lettere classiche si finisce col non rendersi conto di quante fregature ci vengono propinate.
E a questo punto vediamo di fare un po' di chimica per dummies, giuro, sarò breve.
Come sappiamo tutti il sale si scioglie molto bene nell'acqua (la pasta, ricordate?), e guardacaso il calcestruzzo, che è poi la miscela di cemento e sabbia con cui sono costruite le nostre case, viene impastato con acqua. L'acqua scioglie il sale contenuto nella sabbia, e il sale, in soluzione acquosa, è una sostanza abbastanza vivace, non a caso le due sostanze che lo compongono sono il cloro e il sodio, che ritroviamo in due bestioline simpatiche come l'acido cloridrico e la soda caustica, di cui tutti sanno essere personcine da trattare con i dovuti modi.
Insomma che queste due sostanze, non più legate tra di loro, ma rese libere e indipendenti dall'acqua, iniziano a far danni in giro, legandosi con tutto quello che trovano e che glielo permette (chimicamente parlando si intende), e producendo composti chimici che nel calcestruzzo proprio non ci dovrebbero essere, ma fin qui la cosa è grave ma non gravissima, qualche civile iraqueno ammazzato per effetti collaterali, direbbe il non rimpianto ex presidente degli stati uniti Bush Junior.
I veri fuochi artificiali avvengono quando questa miscela che non possiamo più chiamare veramente calcestruzzo incontra il ferro di armatura (lo sapete vero che parlare di cemento armato significa che ha un'anima in ferro, e non che è dotato di kalashnikof?). Il cloro ha una vera passione per il ferro, li vuole tanto bene che se lo mangia proprio, cosicché dopo un tempo relativamente breve invece delle nostre bacchettine di ferro dentro i pilastri non ci sarà più nulla, il composto che si forma dall'unione mistica tra ferro e cloro è un sale, non ha alcuna proprietà meccanica.
La casa non crollerà immediatamente, assolutamente no, ma i pilastri sono privi di anima, e così al primo scossone il calcestruzzo, che poi non è nemmeno veramente calcestruzzo, visto che il troppo sodio che ha dentro ne modifica le caratteristiche, deciderà che ne ha avuto abbastanza e si sgretolerà.
Come è successo alla casa dello studente de L'Aquila, o all'ospedale della stessa città, o ad alre costruzioni.
Ma mica è finita qui, perché questo trucchetto della sabbia marina nel calcestruzzo ha portato il nostro costruttore molto vicino al suo desiderato guadagno 100, ma l'obiettivo non è stato centrato in pieno, assolutamente no. E allora che cosa resta da inventare?
Beh, i calcoli sono i calcoli, la carta, o i fogli elettronici si lasciano ben scrivere, e poi l'edilizia mica è una scienza esatta. Se in altri campi la precisione della misura si misura in centesimi, millesimi, armstrong, in edilizia si misura in centimetri. Insomma che se il calcolo da una sezione per un pilastro, per ipotesi, di 50x50 cm, a furia di arrotondamenti si può anche arrivare a 30x30 cm. La casa (l'ospedale) sta su lo stesso … fino al primo scossone.
Dopo di che, quando lo scossone è arrivato, e tutto è venuto giù, hai voglia di risalire alla catena di responsabilità, ciascuno dei personaggi che fanno parte della catena scaricherà sull'altro, e c'è verso che alla fine il colpevole risulti il committente, che così finisce cornuto e mazziato.
Ma dov'è il problema? Dopo un terremoto si ricostruisce no? Lavoro per tutti!
Il resto è un'altra storia, e sarà raccontata un'altra volta ... (La storia infinita - Michael Ende)

lunedì 6 aprile 2009

I libri di marzo

L.A. Confidential - James Ellroy - 29.03.2009
Il ponte sulla Drina - Ivo Andric - 27.03.2009
L'amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez - 20.03.2009
L'uomo che amava i bambini - Christina Stead - 19.03.2009
Non A-3 - Alfred E. van Vogt - 15.03.2009
Melampus - Ennio Flaiano - 14.03.2009
Quello che ti meriti - Anne Holt - 13.03.2009
Il triangolo quadrilatero - William F. Temple - 11.03.2009
Flatlandia - Edwin A. Abbott - 10.03.2009
Letteratura e salti mortali - Raffaele la Capria - 09.03.2009
La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson - 07.03.2009
Everyman - Philip Roth - 05.03.2009
Occhio di gatto - Margaret Atwood - 04.03.2009
La storia infinita - Michael Ende - 02.03.2009

domenica 8 marzo 2009

Lo spirito delle feste

Otto marzo, festa della donna, e buona parte degli uomini a sperticarsi in auguri e mazzi di mimose, mentre parecchie donne fanno le "cene tra donne", magari seguite da spettacolino di spogliarello maschile. Dopo di che, nella cassetta della posta si trovano gli auguri e le esortazioni della politica locale, che è una specie di "monstrum", in quanto unica e pertanto tirata fuori dalla naftalina a dire e fare cose ininfluenti in momenti inutili.
Intanto continuano e aumentano gli stupri, intanto continua e aumenta l'emorragia che fa uscire le donne dal lavoro, aumenta, sebbene stigmatizzata, la discriminazione.
Io mi chiedo che senso abbia festeggiare la donna, veramente.
Innanzi tutto la donna non è niente altro che il genere femminile della specie "homo sapiens", e come tale è diversissima dal genere maschile, eppure identica.
Nessuno si chiede se esista una questione femminile tra i gatti, tanto per fare un esempio, maschi e femmine sono diversi dnelle funzioni e nei compiti, ma assolutamente uguali nella specie.
Se questo banale concetto entrasse nelle nostre troppo complicate testoline, forse potremmo tutto in un botto risolvere la questione.
Maschi e femmine sono diversi, biologicamente, psicologicamente, comportamentalmente, eppure sono identici nel loro ruolo di specie, che, considerato che la specie umana non può vivere allo "stato di natura", altrimenti saremmo ancora scimmie arboricole, consiste, oltre che nel crescere e moltiplicarsi, nel far funzionare la complicata società che ci siamo costruiti.
E ognuno di noi, femmina o maschio che sia, la fa funzionare con identico sforzo, identico uso delle proprie risorse personali, identico impegno, e, soprattutto, identico valore.
E qui ho già finito il mio argomentare, nel senso che le donne della mia età hanno fatto di sicuro una certa confusione, cercando di negare il proprio essere "femmine", e gli uomini invece continuano a non riconoscere l'identità di specie, trasformando in merito e privilegio una semplice differenza biologica.
Così nascono le leggi di emancipazione e parificazione (e io mi chiedo: da chi mi devo emancipare? a chi mi devo parificare? io che sono unica e irripetibile, un assoluto campione di alterità da chiunque?), e sono leggi che nascono già zoppe, perché stabiliscono uno stato di privilegio, o anche solo di normalità, al quale chi non è privilegiato o normale (le donne) deve essere equiparato.
Così, per far bene si fa male, si stabilisce per legge che le donne hanno una situazione di disparità, certificata.
E come si rimedia? si festeggia la donna, ma si sa, le feste servono a mettersi a posto la coscienza. Esattamente come a Natale siamo tutti più buoni, dimenticando quale è il messaggio del Natale (che lo si intenda come nascita di Cristo, di Mitra da cui il natale cristiano è derivato, o Beltane, l'antica festa del solstizio d'inverno), vale a dire il momento del rinnovamento dei patti tra l'uomo e la natura, così si festeggia la donna, dimenticando che nessuna particolare ricorrenza o celebrazione è necessaria tra uguali.

venerdì 6 marzo 2009

Un solo commento è possibile

Bimba di 9 anni stuprata abortisce
l'arcivescovo scomunica i medici
di ORAZIO LA ROCCA

(da Repubblica del 06.03.2009)


CITTA' DEL VATICANO - Imbarazzo, rabbia, dolore, pietà, ma anche una sola incrollabile certezza: "Abortire è peccato. Sempre". Queste le prime reazioni "a caldo" colte in Vaticano alla notizia che la Chiesa cattolica brasiliana ieri ha scomunicato i medici che qualche giorno fa hanno autorizzato l'aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno da quando aveva 6 anni. "E' una tragedia grandissima, specialmente per quella povera bambina, ma la pena della scomunica andava sanzionata perché lo prevede espressamente il Codice di Diritto Canonico di fronte ad un palese caso di aborto procurato", spiegano riservatamente alla Pontificia Accademia per la Vita.

Una posizione del tutto in linea con quanto deciso il monsignore brasiliano Josè Cardoso Sobrunho, arcivescovo di Recife, il quale, nello specificare che il provvedimento non riguarda la bambina, puntualizza che il "peccato" d'aborto ricade esclusivamente sui medici e "chi lo ha realizzato - si è augurato il presule spiegando i termini del provvedimento - si spera che, in un momento di riflessione, si pentano". Mentre un gruppo di avvocati cattolici ha denunciato il caso alla giustizia.

Il patrigno della bambina, un uomo di 23 anni di cui non è stato dato il nome, si trova in stato d'arresto da giorni in un carcere dell'entroterra del Pernambuco, in seguito alla confessione di aver stuprato la piccola - la prima volta tre anni fa - e di aver abusato anche della sorella invalida di 14 anni. Alla bambina di 9 anni vengono attualmente somministrati medicinali per indurre un aborto farmaceutico alla gravidanza di due gemelli in seguito agli abusi, ricorda la stampa locale, che da giorni sta seguendo il caso. La vicenda della piccola ha diviso tra l'altro anche i suoi genitori, visto che il padre si è detto contro l'aborto, la madre invece a favore.


Critico verso il provvedimento ecclesiale, Livio Moraes, primario presso l'ospedale dell'Università di Pernambuco, che ha ricordato che la legge brasiliana "autorizza l'aborto in caso di stupro o pericolo di morte", vale a dire proprio le condizioni entro cui si è venuta a trovare la bambina violentata. Valutazione non condivisa dall'arcivescovo Sobrinho che ha risposta al primario sventolando le ragioni dogmatiche su cui a suo parere poggia la scomunica, sottolineando che "la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per qui, quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore".
Meno dogmatico e più sofferto il commento di uno dei più autorevoli teologi pontifici, monsignor Piero Coda, docente alla Pontificia Università Lateranense, il quale - pur ricordando che per il credente abortire è sempre peccato - ha parole di dolore e di pietà per la piccola brasiliana. "L'aggressione subita da quella bambina - dice subito il teologo - è un crimine abominevole, gravissimo, che va punito con tempestività e severità". Ma, "pur di fronte a tanto dolore" per il monsignore "rispondere ad una tragedia con un'altra tragedia come è l'aborto è sbagliato". "Senza entrare nel merito di questo caso perché non ne conosciamo ancora tutti i termini - puntualizza prudentemente ancora Piero Coda - non possiamo mai dimenticare che per la morale cattolica l'aborto è un atto gravissimo che occorre fare tutto il possibile per evitarlo". "Altra cosa è valutare le responsabilità di chi commette un crimine tanto aberrante, persone che vanno condannane senza esitazione. Ma sarebbe meglio fare tutto il possibile - conclude monsignor Coda - per evitare di arrivare a questi drammi, con una più mirata opera di prevenzione e di aiuto per le fasce sociali più deboli ed esposte, non solo in Brasile, ma in tutto il mondo, Italia compresa".

Sul caso della bimba stuprata è intervenuto anche il ministro della sanità brasiliano, Josè Gomes Temporao, che ha accusato la Chiesa cattolica di aver adottato una posizione "estremista", "radicale" e "inopportuna" avendo deciso di scomunicare i medici che hanno fatto abortire la bambina di nove anni. "Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che - si è lamentato il ministro -, nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita in pericolo".
Dal Vaticano, risponde padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio epr la Famiglia, presieduto dal cardinale Ennio Antonelli. "E' un tema molto, molto delicato", ma "la chiesa - ricorda il monsignore - non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba". "L'annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia - aggiunge ancora padre Grieco - ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita, anche di fronte a un dramma umano come la violenza di una bambina".
E la scomunica ai medici? "I vescovi giustamente predicano il mistero della vita - risponde il religioso - e la chiesa non può tradire il suo annuncio. L'aborto non è una soluzione, è una scorciatoia". "La scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la chiesa - ricorda Grieco - non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l'aborto, l'uccisione di un innocente. Sono protagonisti di una scelta di morte".

Un solo commento è possibile di fronte a questa posizione della solita oligarchia di maschi celibi: merdosi, smettetela di impicciarvi di cose che non vi riguardano e che non siete in grado di capire!

martedì 3 marzo 2009

I libri di febbraio

L'occhio del gatto - Alberto Bevilacqua - 28.02.2009
Un gatto attraversa la strada - Giovanni Comisso - 24.02.2009
Pensare con i piedi - Osvaldo Soriano - 23.02.2009
Perdas de Fogu - Massimo Carlotto & Mama Sabot - 21.02.2009
L'uomo senza un cane - Håkan Nesser - 21.02.2009
Nemesi - Jo Nesbø - 18.02.2009
I topi meccanici - Eric Franck Russel - 16.02.2009
Altre inquisizioni - Jorge Luis Borges - 14.02.2009
La rosa quantica - Catherine Asaro - 12.02.2009
Pan - Francesco Dimitri - 09.02.2009
Sulla traccia di Nives - Erri de Luca - 07.02.2009
Venere privata - Giorgio Scerbanenco - 05.02.2009
La voce del re - Anton Quintana - 04.02.2009
Il giovane Torless - Robert Musil - 03.02.2009
Nè di Eva né di Adamo - Amélie Nothomb - 03.02.2009

giovedì 12 febbraio 2009

Il ritorno di Capitan Uncino, ovvero considerazioni sulla vita e sulla morte, passando per la letteratura

Quante coincidenze siete disposti a considerare coincidenze, prima di capire che non lo sono? Ecco, questa è una domanda che mi pongo spesso quando catene di coincidenze, appunto, mi accompagnano nel fare un percorso che forse coscientemente non sceglierei.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono stati tragici, e ci hanno mostrato un volto di noi italiani che forse era meglio rimanesse nascosto, ma di questo ha parlato assai meglio di me Roberto Saviano, nel suo articolo apparso oggi su Repubblica.
Posso dire che venire a sapere che un quotidiano come Avvenire ha chiamato Beppino Englaro "boia" mi ha riempito di amarezza, oltre a rafforzarmi nella considerazione che una casta di maschi celibi non deve in alcun modo interferire con la gente normale, che prova dolori che loro non sono minimamente in grado di comprendere.
Posso dire che mi ha sconvolto vedere ieri un drappo, appeso a una casa nelle vicinanze della clinica dove finalmente Eluana Englaro ha trovato la sua pace, drappo che diceva "Eluana ribellati ti stanno uccidendo". Ora, avrei voluto scendere dalla macchina e far entrare la luce della ragione nel cervellino bacato di chi ha scritto quel drappo: Eluana era già morta, nessuno la stava uccidendo, e non si ribellava per questo semplice ed evidente motivo. Poi ho pensato che è inutile ragionare con le rape e con i fanatici, che sono men che rape, e ho desistito.
Insomma che in questa panoramica spiritualmente così faticosa, si è inserito un libro, Pan, di Francesco Dimitri. Ed è dopo aver letto questo libro che ho iniziato a pormi la solita domanda sulle coincidenze.
Perché Pan, che parte più o meno come un libro tra il punk e il fantasy, è invece una analisi della società dei nostri giorni, delle lotte intestine, del ritorno della repressione e del grigiore, delle regole imposte invece di quelle condivise, della volontà dello stato superiore a quella dei cittadini, di una Chiesa che ha scordato la pietà e la compassione.
Insomma che è un romanzo sul ritorno di Capitan Uncino.
Penso che tutti abbiamo letto il romanzo originale di Barrie, Peter Pan, anche se probabilmente nella riduzione per ragazzi, e penso che, proprio per questo, non ci abbiamo capito nulla.
Bene, Peter Pan è una versione moderna del dio Pan, e invito a leggere Wikypedia per avere notizie del grazioso esserino, ma il personaggio più importante del romanzo è Capitan Uncino, che non è niente altro che la personificazione della repressione, dell'adulto (in quel caso vittoriano) che reprime tutte le pulsioni infantili in nome della legge e dell'ordine. E il fatto che Barrie lo rappresenti come un pirata la dice lunga su come la pensava in materia.
Capitan Uncino è tornato, ed è molto forte, e gli effetti del suo ritorno li stiamo vedendo, e li abbiamo visti fortissimi in questi giorni, con questa vicenda, con le proposte che stanno venendo fuori, che ridurranno ciascuno di noi a oggetti privi di volontà nel momento in cui la volontà per natura si annulla, e dovrebbe essere sostituita dalla pietà: il passaggio tra la vita e la morte.
In altre parole ciascuno di noi, da oggi in avanti, sarà privato della propria volontà, in nome di una cultura della morte, che si spaccia per cultura della vita, e che invece della vita non tiene conto: dove sono quelli che invocavano per Eluana il dirittto a non morire di fame e di sete, dove sono quando bambini e non solo nella lontana Africa, muoiono di fame e di sete? Dov'è questa chiesa ipocrita, che non tiene conto che tenere in stato di freschezza un cadavere è un costo spaventoso, quando bambini muoiono perché non ci sono soldi per un vaccino?
Nel loro estremo delirio di onnipotenza dimenticano che non possono obbligare nessuno di noi a fare quello che vogliono: la volontà, l'ultima volontà, è una questione privata, e io non intendo privarmi della libertà della morte che scelgo in nome di chi va in parlamento col cilicio o di un papa in cui non mi posso riconoscere perché non mi riconosco nel cattolicesimo!
Chi, chi risponde alla mia domanda? Io NON sono cattolica, non sono religiosa, sono atea, e ho il diritto di esserlo, in uno stato che si definisce laico.
Perché questo stato non riconosce i miei diritti e si schiera invece solo dalla parte delle richieste della chiesa, chiesa che, ricordiamolo e urliamolo, col Cristo e col Vangelo non hanno nulla a che vedere.
Bene, e allora parlerò qui, pubblicamente, della mia morte.
In nessun modo il mio corpo dovrà essere profanato da atti che siano intesi a prolungare la vita apparente, rifiuto alimentazione e idratazione dal momento stesso in cui non mi sarà più possibile manifestare palesemente una qualsivoglia volontà.
Considero finita la mia vita nel momento in cui non sarà in grado di essere autonoma.
Rifiuto qualsiasi cura invasiva in caso di qualsiasi malattia, nel caso in cui non ci sia una garanzia di riprisitino delle funzioni di un corpo sano, e di un cervello in grado di decidere per il corpo.
Chiedo a una mano pietosa di mettere fine ai battiti del mio cuore se, ridotta all'impotenza, non fossi in grado di farlo da sola.

giovedì 5 febbraio 2009

Un cuore che batte

Tre notizie di oggi: si tenta ancora una volta di impedire al povero padre di Eluana Englaro di seppellire dignitosamente la figlia; sarà consentito ai medici fare i delatori in caso di prestazioni sanitarie nei confronti di clandestini; sono state rese legali le immonde ronde padane.
Sono piegata dall'orrore, e non sono riuscita a scrivere altro se non la poesia qui sotto.
Mi scuso per la pochezza dei miei mezzi poetici.

Un cuore che batte
come un tamburo in petto
e urla dal fondo della gola
ma la voce non c'è.
Favella ammutolita
sbigottimento nella barbarie.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
tam tam tribale
che cancella la luce
la civiltà e l'amore.
Digrignare di denti
e rimbombare dei pugni
di gorilla selvaggi.
Odio profondo
razziale
religioso
politico
inumano.
Un cuore che batte
come un tamburo in petto
muscolo involontario
sopravvalutato
non sede di vita
non sede di intelligenza
non, soprattutto non
sede di amore.